fiamma_drakon: dejichan © (Grell_Sutcliffe)
[personal profile] fiamma_drakon
Titolo: Difetti di fabbricazione
Rating: Rosso
Genere: Erotico, Generale
Personaggi: Blackfuse, Garrosh Hellscream, Malkorok
Wordcount: 3790 ([livejournal.com profile] fiumidiparole)
Prompt: Fucking Devices per la Missione Crisi (settimana 3) del team Ysmaros per il COW-T #7 @ [livejournal.com profile] maridichallenge
Note: Handjob, Lemon, Steampunk!AU, Yaoi
«Mio signore, questo è il macchinario che mi avevate commissionato» spiegò, accarezzando con una mano la coscia dell'Orco di ferro «Ho seguito tutte le vostre direttive... per il vostro piacere personale».
Sperava che Garrosh fosse soddisfatto del suo operato ed ignorasse quel suo blando tentativo di fare dello spirito.


Garrosh Hellscream attendeva con impazienza di poter fare ritorno al Mastio Grommash presso Orgrimmar. Al momento si trovava presso la base dei Kor'kron - la sua guardia scelta - per consegnare di persona l'ultimo carico di armi che l'Ingegnere Blackfuse aveva spedito. Si trattava di spadoni dotati di ingranaggi che potevano attivarsi all'occorrenza e trasformarsi in seghe meccaniche e lance che potevano tramutarsi in micidiali trapani. Erano armi nuove di zecca e Blackfuse aveva garantito di aver eseguito tutti i test per la sicurezza e che erano andati a buon fine. Le armi erano collaudate e pronte all'uso.
Nel mentre che stava assistendo alle prove delle armi, un Kor'kron gli si era avvicinato e gli aveva comunicato che Blackfuse aveva portato a termine l'incarico speciale che gli aveva affidato e che lo aspettava ad Orgrimmar, all'interno del Mastio.
Garrosh da quel momento non era più riuscito a prestare la dovuta attenzione a ciò che stava facendo e ben presto - forse pure troppo - si dichiarò soddisfatto del collaudo pubblico delle nuove armi. Ordinò che tutti i Kor'kron fossero riequipaggiati e risalì sullo zeppelin che lo aveva portato lì in tutta fretta, diretto alla capitale di Durotar.
Orgrimmar, costruita all'interno di una serie di ampie valli scavate naturalmente nell'arida terra di Durotar, adesso era coperta da una cappa persistente di fumo grigio a causa delle macchine a vapore che erano state installate ovunque e che servivano a mitigare spontanea la calura secca del clima.
Svariati zeppelin partivano ed arrivavano dalla città, entrando e fuoriuscendo dalla cappa di fumo. Lo zeppelin di Garrosh si inserì nella cupola fumosa lentamente.
Il Capoguerra era in piedi a prua, le grosse braccia marroni e nude incrociate sul torace massiccio. Con un piede calzato in uno stivale pesante picchiava ritmicamente sul pavimento di legno sotto di lui, manifestando la sua impazienza.
Perlomeno gli zeppelin erano rimasti come erano in origine: palloni ovali ai quali erano attaccate rozze imbarcazioni di legno. Il meccanismo che li muoveva era stato aggiornato, migliorato, rivisitato almeno un centinaio di volte - si trattava pur sempre di ingegneria Goblin - ma nel complesso gli zeppelin erano rimasti una specie di "ponte" tra il passato e il futuro.
La coltre di fumi di scarico era abbastanza spessa e densa e lo zeppelin fu costretto a rallentare ed accendere i fari girevoli anteriori, in maniera da farsi scorgere da eventuali altri mezzi di trasporto che si fossero trovati nei paraggi e al tempo stesso avere modo - qualora avessero avvistato un altro zeppelin venire nella loro direzione - di virare rotta ed evitare una collisione. Garrosh emise un grugnito, irrigidendo la postura mentre cercava di opporsi all'impulso di andare a strangolare il pilota per farlo arrivare a destinazione il più in fretta possibile.
Il mezzo di trasporto si fermò poco più tardi sopra il Mastio Grommash, con somma gioia del Capoguerra. Fecero calare la scala di corda e Hellscream fu ovviamente il primo a scendere, infischiandosene del fatto che in realtà dovevano essere i Kor'kron ad atterrare per primi per garantire la sua sicurezza. Scese rapidamente, rischiando più volte che i suoi stivaloni rimanessero impigliati nei piccoli rettangoli realizzati dai "gradini" della scala, ansioso di incontrare Blackfuse. Balzò a terra ignorando gli ultimi quattro pioli e sollevando una nube di terra a causa del suo peso non indifferente e della forza dell'impatto. Senza aspettare che i Kor'kron lo raggiungessero si diresse all'interno del Mastio Grommash.
L'edificio era stato ristrutturato insieme a buona parte della città. Il legno era stato sostituito col metallo ed erano stati aggiunti molti più spuntoni, secondo il personale è indiscutibile gusto estetico del Capoguerra Garrosh. All'interno si udivano i ticchettii degli ingranaggi e di quando in quando anche dei fischi per lo scarico del vapore. L'Orco Mag'har ci aveva fatto l'abitudine e quasi non ci faceva più caso; soprattutto in quel frangente, la sua attenzione era rivolta a ben altre cose.
Superò l'ingresso e non si diresse verso la sala delle udienze, bensì salì a balzi di due gradini per volta le scale a chiocciola che si inerpicavano girando d'intorno alla sala delle udienze fino al piano superiore, dove si trovava la sua camera da letto. Il Mastio Grommash di fatto era costituito solamente da quelle due stanze, costantemente tenute sotto controllo dai Kor'kron.
Due delle sue guardie speciali erano di guardia ai lati della porta della sua stanza. Non appena lo videro arrivare si misero sull'attenti e si batterono il pugno destro chiuso sul petto, laddove c'era il cuore. Era il tipico saluto dei guerrieri e Hellscream ricambiò facendo altrettanto. Era stato abituato a farlo da troppo tempo perché la sua carica di Capoguerra dell'Orda potesse cambiarlo.
Le armature meccaniche dei due Kor'kron - in dotazione solo a coloro che erano addetti alla sua protezione personale - ticchettarono rumorosamente mentre i due Orchi all'interno si muovevano per salutare il loro Capoguerra. Gli spuntoni sui massicci spallacci di piastre luccicavano alla luce delle lanterne a combustibile appese alle pareti.
L'Orco Mag'har li congedò con un gesto della mano.
«Non c'è nessun pericolo adesso. Andate, devo conferire in privato con l'Ingegnere Blackfuse» ringhiò Hellscream alle due guardie. Queste ultime, ben lungi dal voler contraddire un ordine diretto del loro Capoguerra, assentirono con un secco movimento del capo e se ne andarono. Le giunture delle armature ripresero a ticchettare mentre si allontanavano.
Garrosh ignorò il rumore e si piazzò dinanzi alla porta. Ghignò mentre si lasciava pervadere dall'aspettativa nei confronti di ciò che lo attendeva dall'altro lato della parete. Si godette la sensazione per qualche istante, poi spalancò i due battenti con impeto.
«Blackfuse!» esclamò quasi ruggendo, carico di entusiasmo ed impazienza. La mandibola gli rimase aperta a metà nel vedere che l'ingegnere Goblin non era da solo nella camera: vicino a lui si trovava una grossa macchina che non aveva mai visto prima d'allora e che Blackfuse, nel preciso momento in cui lui aveva fatto irruzione, stava lucidando.
Sentendosi richiamare all'ordine, infatti, il Goblin aveva sobbalzato di colpo lasciando cadere il cencio unto di olio che aveva in mano e si era girato verso l'Orco.
«Capoguerra Garrosh! Che onore rivedervi!» si affrettò a salutare, inchinandosi a lui talmente a fondo che il suo lungo e ingombrante naso verde arrivò quasi a toccare il pavimento.
Il figlio di Grommash tuttavia lo degnò a malapena di un cenno, gli occhi scuri incatenati alla macchina che era al suo fianco: non era un anonimo macchinario come ce ne erano tanti disseminati per Orgrimmar. Aveva una forma ben precisa, quella di un Orco ben piazzato, dal fisico possente e le spalle larghe. Era alto quasi quanto Garrosh. Il torace era una gabbia che andava restringendosi in corrispondenza del punto vita e all'interno della quale si riuscivano a vedere tutte le valvole, gli ingranaggi e i pistoni che si muovevano, segnalando che la macchina era in funzione. Laddove si dovevano trovare i capezzoli erano state fissate due punte simili a piccoli trapani. Sulle gigantesche spalle dell'Orco metallico erano stati montati un esorbitante numero di spuntoni violacei di diverse dimensioni ma tutti ugualmente ricurvi e contorti. Tali ornamenti erano stati messi anche sulle scapole - e questi erano quelli più grossi di tutti gli altri, tali da ergersi ben oltre l'altezza delle spalle - e sugli avambracci. La mano sinistra era grande e aveva delle unghie larghe e aguzze; la destra mancava completamente e al suo posto era stata montata una lama enorme e affilata sul cui dorso facevano bella mostra tre spine acuminate e spesse.
La metà inferiore era nascosta da placche bronzee che mimavano la presenza di un paio di pantaloni di cuoio rotti in corrispondenza delle rotule, sulle quali si trovavano altri spuntoni - un po' più piccoli degli altri. Alla fine delle gambe erano stati modellati i piedi a formare degli stivali.
La faccia era anch'essa assimilabile ad una gabbia nella quale si intravedevano i meccanismi interni. Zanne aguzze spuntavano da quella che doveva essere la linea delle labbra e al posto degli occhi si trovavano due lampadine che brillavano di un'inquietante tonalità di viola. Sulla cima del capo svettava una cresta di peli neri che dovevano essere i capelli e anche ai lati della mandibola erano state appiccicate due strisce di peli neri a mimare delle enormi basette.
Ciò che attirò maggiormente l'attenzione di Garrosh fu il cilindro rivestito di lisce placche metalliche che svettava dritto verso l'esterno a partire dall'inguine del "robot". Il diametro era notevole e poteva fare tranquillamente concorrenza al manico di un martello da guerra in quanto a dimensioni.
Il Capoguerra avvertì un calore ben familiare infiammargli i lombi dall'interno mentre si avvicinava al macchinario con espressione stupita e intrigata insieme.
Blackfuse si frappose tempestivamente tra l'Orco e il suo lavoro.
«Mio signore, questo è il macchinario che mi avevate commissionato» spiegò, accarezzando con una mano la coscia dell'Orco di ferro «Ho seguito tutte le vostre direttive... per il vostro piacere personale».
Sperava che Garrosh fosse soddisfatto del suo operato ed ignorasse quel suo blando tentativo di fare dello spirito. In fin dei conti, era stato lo stesso Capoguerra ad incaricarlo di costruirgli qualcosa "per il suo piacere personale", utilizzando esattamente quelle parole. Fortunatamente l'Orco Mag'har pareva essere talmente attratto dal suo capolavoro da ignorare la sua affermazione; per cui l'ingegnere proseguì: «È il Prototipo 3D14bis-ORC-o-SEX... ermh... lo potete chiamare "Malkorok"».
«Malkorok...» ripeté Garrosh lentamente, come se si stesse gustando la parola una lettera alla volta, soppesandone il suono e la pronuncia. Era un nome rude, forte, da vero Orco. Gli piaceva.
Si avvicinò a Malkorok ed accarezzò i nastri metallici che costituivano il rivestimento del torace con l'accortezza di chi ci teneva a preservare l'integrità di un oggetto delicato e prezioso. Lo osservava come se fosse attratto magneticamente da lui e non esistesse nient'altro al di fuori di loro due.
Blackfuse non aveva mai visto il suo Capoguerra osservare con tale intensità un qualsivoglia oggetto, di qualsiasi tipo esso fosse, nemmeno la preziosa ascia che gli era stata lasciata in eredità dal padre.
«Ci hai messo tutto?» domandò brusco Hellscream al Goblin, scoccandogli un'occhiataccia di sbieco.
L'ingegnere sobbalzò leggermente, intimorito dall'espressione dell'Orco, e si affrettò a replicare: «Certo! Tutto! Per attivare la vibrazione deve ruotare questa manopola...».
Sgambettò attorno a Garrosh per andare ad indicare un punto vicino alla natica destra di Malkorok. Sporgendosi in quella direzione, Hellscream notò una specie di bottone cilindrico sporgente che era impossibile non notare. Prese mentalmente appunti riguardo alla sua localizzazione.
Blackfuse si mosse dietro la macchina per andare a indicare la natica opposta.
«Qui invece c'è il pulsante per attivare lo spruzzo» proseguì a spiegare l'ingegnere. Guardando, Garrosh notò un pulsante quadrato azzurro.
L'Orco si raddrizzò e annuì, ghignando compiaciuto.
«Hai fatto il tuo dovere, Blackfuse. Va' a cercare Eitrigg nella sala di sotto, lui ti darà il tuo compenso...» disse, poi il suo sguardo si fece improvvisamente torvo «Non ti azzardare a fare parola con nessuno di questa faccenda, intesi?».
Il tono di minaccia arrivò chiarissimo alle ampie orecchie del Goblin, insieme alla tacita promessa di conseguenze tutt'altro che piacevoli nel caso in cui avesse violato tale ordine. Annuì con frettolosi ma visibili cenni del capo.
«È sempre un piacere lavorare per voi, Capoguerra. Nessuno saprà di Malkorok» garantì con un sorriso, esibendo una doppia fila di dentini aguzzi.
«Vattene adesso! Voglio rimanere solo» disse, voltandosi a dare le spalle a Blackfuse e rivolgendo tutta la sua attenzione al suo nuovo giocattolo. Al Goblin non parve vero di andarsene a riscuotere i suoi soldi e corse via dalla camera privata di Garrosh avendo cura di chiudere la porta dietro le sue spalle.
Il figlio di Grommash si leccò il labbro superiore, accarezzando uno spuntone sull'avambraccio di Malkorok. Era impaziente di provarlo.
«Bene, Malkorok... ora che siamo soli direi di farci un giretto di prova...» disse.
L'Orco metallico si mosse, cogliendolo di sorpresa, dirigendosi verso il letto. I suoi movimenti erano piuttosto naturali, come se fosse un vero Orco in carne ed ossa. Si sedette sul materasso e con l'unica mano picchiettò lo spazio libero vicino a sé.
«Vieni qui... Garrosh. Divertiamoci» disse.
La sua voce suonava sgraziata e roca, molto profonda e indubbiamente matura. Era la voce tipica di un Orco maschio adulto e nello spazio di pochi secondi - il tempo che occorse al Capoguerra per correre verso il suo letto e saltarci sopra - si domandò quale Orco avesse utilizzato Blackfuse come base per registrare quei messaggi. Il quesito svanì dalla sua testa subito dopo.
«Dritto al punto. Mi piace» commentò l'Orco Mag'har compiaciuto, scalciando via gli stivali e poi occupandosi di togliere i pantaloni.
Rimasto completamente nudo si mise in ginocchio allargando le gambe, si bagnò due dita e si contorse all'indietro per infilarseli nel fondoschiena, lubrificandosi e cercando al tempo stesso di allargarsi l'orifizio con gesti sgraziati e bruschi. Era ansioso di cavalcare Malkorok e i preliminari erano solo una fastidiosa perdita di tempo.
Impiegò pochissimo a prepararsi, talmente forte era il suo desiderio di sentire quell'enorme fallo metallico dentro di sé.
«Malkorok, sdraiati» ordinò, e con soddisfazione vide il robot eseguire il suo comando senza ribattere, stendendosi vicino a lui - ovviamente supino.
Garrosh scavalcò i suoi fianchi stretti e si posizionò ad altezza tale da percepire la cima del pene di Malkorok che gli lambiva il buco del sedere. Affondò una zanna nel labbro superiore, tormentandolo nervosamente mentre col corpo scendeva sul cazzo teso del suo nuovo compagno di giochi, aiutandosi con il suo peso non indifferente per riuscire a farlo entrare in profondità. La sua preparazione sommaria e la scarsità di lubrificazione gli fecero guadagnare una quantità di dolore enorme mentre costringeva il fallo a penetrarlo ignorando l'attrito e la resistenza dei suoi muscoli interni.
Grugniti di dolore e sforzo e respiri spezzati accompagnarono Garrosh in quel doloroso e fallimentare tentativo: Malkorok era troppo ben fornito per il suo deretano al momento; tuttavia, il Capoguerra era ben lungi dal voler gettare la spugna. Sarebbe riuscito a prenderlo tutto dentro e se lo sarebbe goduto fino in fondo, fino a che non avesse avuto un dolore talmente forte al buco del culo da non essere più in grado di sedersi per giorni. Non poteva arrendersi, lui era Garrosh Hellscream, figlio di Grommash.
Si alzò per far uscire il fallo di Malkorok, che sgusciò fuori con incredibile facilità, aiutato dalla strettezza dell'orifizio. Si bloccò quando al suo interno rimase solamente la cima. A quel punto l'Orco Mag'har si chinò a cercare il bottone azzurro sotto la chiappa di Malkorok. Dovette tastare un po' alla cieca prima di riuscire a trovarlo, ma quando ci riuscì lo schiacciò senza esitazioni.
Subito dovette raddrizzarsi, cacciando un gemito indecente che non riuscì a soffocare: il liquido era fuoriuscito subito, il getto ben più forte di quanto avesse immaginato. Dalla consistenza di ciò che Malkorok gli stava eruttando dentro, dubitava che si trattasse di semplice acqua. Se dell'acqua c'era, Blackfuse l'aveva semplicemente utilizzata come base per poi aggiungervi altro.
Cercò di mantenere un po' di contegno e rimanere concentrato su ciò che doveva fare. Si aggrappò agli spuntoni sugli avambracci del suo partner e si mosse su e giù, lentamente, cercando di sfruttare il liquido che gli aveva bagnato le pareti dell'orifizio per far scivolare il fallo più a fondo in lui.
L'operazione gli richiese un po' di tempo è un notevole autocontrollo per non cedere alla tentazione di spingerselo nel sedere di forza. Nel mentre dovette ignorare il crescente turgore del suo pene, per non perdere il ritmo di penetrazione e l'equilibrio. Era una sofferenza atroce, ma era concentrato sul risultato ed era disposto a sacrificarsi per raggiungerlo.
Il liquido continuava a riempirlo, senza posa, dandogli una piacevole ed eccitante sensazione di pienezza addominale, come se avesse mangiato in abbondanza.
Finalmente il gigantesco fallo di Malkorok riuscì ad entrare nel suo culo, fino in fondo. Garrosh si schiacciò con un sospiro pesante sul corpo del suo compagno, socchiudendo le palpebre in un'espressione inebetita ed aprendo la bocca in una muta esibizione di piacere.
Si piegò un'altra volta, stavolta con più intralcio a causa dell'addome che cominciava ad essere rigonfio a causa del liquido dentro di lui. Andò ad attivare il vibratore, facendolo partire a velocità sostenuta sin da subito.
Mugugnò e tornò a stare dritto di nuovo. Si prese l'erezione e si masturbò mentre si agitava sopra Malkorok, sbuffando e gemendo con foga. Il pene rigido del robot sfregava contro le pareti bagnate del suo sedere, occludendolo del tutto con la sua larghezza. Era come avere un tappo lunghissimo che gli pompava dentro un graditissimo ripieno e lo tratteneva allo stesso tempo.
Garrosh venne, inarcandosi all'indietro con la schiena e spruzzando il suo sperma di lato, oltre il fianco di Malkorok. Gli macchiò la lama attaccata all'avambraccio, ma non gliene importava niente. Continuò a masturbarsi con enfasi fino a che non ebbe eiaculato completamente. Quando ebbe terminato esalò un sospiro di profondo sollievo e rimase leggermente reclinato all'indietro, portandosi una mano ad accarezzarsi la pancia. Si rese conto che era cresciuta e si era arrotondata, ammorbidendosi. Era pieno e si sentiva soddisfatto.
Cercò di rimettersi diritto ma la minima pressione sul suo ventre gli causava dolore. Da quella posizione tentò di arrivare ugualmente al bottone che serviva ad azionare il getto di liquido. Dovette sforzarsi un po', ma alla fine riuscì a premerlo.
Si aspettò che il flusso si arrestasse subito, esattamente come era fuoriuscito; invece continuò a schizzare in lui, senza accennare a fermarsi né a diminuire.
Garrosh digrignò i denti e masticò un'imprecazione, premendo ancora una volta il pulsante, e poi una terza. Di nuovo non ottenne niente. Il liquido non si fermava.
«Quel... dannato Goblin...» ringhiò, abbandonandosi ad un mugolio di pietosa sofferenza «O-oooh...!» gemette subito dopo, mordendosi il labbro inferiore mentre si sforzava di rimettersi dritto. Riuscì a farlo stavolta.
Sogghignò con aria trionfante. Poteva resistere, lui era Garrosh Hellscream.
Il fallo di Malkorok continuava a vibrare intensamente nel suo fondoschiena, per cui Garrosh tornò a masturbarsi. Stavolta dovette prestare attenzione alla postura, visto che la sua pancia era diventata troppo gonfia e ingombrante per poter essere ignorata. La sensazione di pienezza stava diventando irritante e fastidiosa; ciononostante riuscì a venire una seconda volta. Schizzò di lato di nuovo, gemendo con voce roca.
Oscillò sul posto, appoggiandosi una mano sul ventre. Era grosso e tondo e lui stava cominciando ad avere la nausea.
Cercò di muoversi per alzarsi ma si scoprì incapace di farlo. Era troppo appesantito dall'addome ripieno.
Si sentì improvvisamente stanco; tuttavia, la sua erezione non era del suo stesso parere. Svettava di nuovo turgida e vogliosa nonostante i due orgasmi recenti. Non era mai riuscito a venire così tanto in un così breve lasso di tempo.
«Malkorok... sei davvero una meraviglia...» si complimentò, ansimando dolorosamente. Ogni parola gli costava una fatica immensa per essere cacciata fuori dalla gola.
Cercò di ignorare la sua erezione, almeno in un primo momento, per concentrarsi sul suo problema principale - quell'orribile nausea che non accennava a diminuire e la pancia talmente gonfia che temeva di poter esplodere - ma poi dovette cedere e tornare a masturbarsi per la terza volta. La vibrazione del fallo di Malkorok era così forte e riusciva a toccarlo talmente a fondo che gli era impossibile non eccitarsi di conseguenza.
I suoi versi erano divenuti un'accozzaglia incoerente di gemiti di sforzo, gridolini acuti di piacere e rantoli di sofferenza. Non riusciva più a mantenere una posizione fissa ed oscillava a destra e a sinistra seguendo i movimenti del suo braccio destro, ancora una volta impegnato a soddisfare la sua libidine.
Venne di nuovo, stavolta con meno abbondanza - cosa abbastanza prevedibile visti i suoi precedenti orgasmi - e per l'immenso sollievo si lasciò cadere in avanti, piegandosi sulla sua pancia piena.
Si accorse con pochi secondi di ritardo di aver osato troppo, quando al movimento - istintivo e del tutto involontario - fece seguito un'impennata improvvisa della nausea. Garrosh grugnì e si afferrò la pancia - tesa e rigida nello sforzo di contenere tutto il liquido - con entrambe le mani. Chiuse gli occhi con impeto mentre il suo ripieno trovava finalmente la maniera di uscire: con un forte conato rigurgitò sul torace di Malkorok, innaffiando gli ingranaggi con un misto di bile e di quell'acqua "modificata" che il suo Orco-robot non voleva saperne di smettere di pompargli con foga dal culo.
Garrosh mugugnò levando gli occhi verso il soffitto in una palese espressione di sofferenza quando ebbe terminato col primo rigurgito, ma ad esso ne seguì quasi subito un altro, più intenso del precedente. Dovette tapparsi il naso per cercare di non schizzare liquido anche da lì, ma alla fine dovette cedere per non soffocare.
Aveva lo sguardo di qualcuno che aveva appena visto un fantasma ed era impallidito, oltre ad essere ricoperto da uno spesso strato di sudore freddo. Ignorando il dolore addominale si piegò a cercare freneticamente la manopola per spegnere il vibratore e almeno quella funzionò, anche se gli costò un terzo rigurgito. A quel punto però non aveva più da preoccuparsi di doversi masturbare ancora. Era comunque un miglioramento.
Esausto per gli sforzi fisici pretesi da quel gioco erotico finito palesemente male, Garrosh Hellscream, figlio di Grommash Hellscream e Capoguerra dell'Orda, collassò di peso sul petto di Malkorok, sull'orlo dello svenimento.
Il movimento fece sì che l'erezione metallica del robot - complice l'enorme quantità di liquido lubrificante nel suo deretano - gli sgusciasse fuori completamente, lasciandogli l'orifizio libero.
Garrosh sgranò gli occhi, percependo l'uscita posteriore di nuovo aperta, poi li richiuse mentre spingeva all'esterno il fluido con un moto di sollievo ben percepibile nel lungo e tremulo sospiro che si lasciò sfuggire tra i denti. Alla fuoriuscita del suo "ripieno" si accompagnarono rumori indecenti e vergognosi dei quali l'Orco al momento era consapevole solo in minima parte, troppo stanco per provare il giusto e ardente imbarazzo. Si limitò a ringraziare mentalmente gli Antenati di essere da solo nella stanza e senza i Kor'kron appostati fuori della sua porta: l'enfasi con cui si stava svuotando avrebbe consentito a chiunque si fosse trovato giusto fuori dell'uscio di sentire tutto quanto.
Gli ingranaggi di Malkorok stridettero in maniera assordante appena al di sotto del suo orecchio, lasciandolo temporaneamente sordo da un lato. Subito dopo gli stantuffi sfiatarono esausti e un lungo fischio di vapore annunciò il definitivo cedimento dell'intera macchina. Malkorok ne aveva passate fin troppe, così come il suo nuovo padrone.
Stordito da tutti quei rumori acuti e troppo vicini a lui e già sull'orlo dello svenimento, Garrosh Hellscream ebbe a malapena il tempo di maledire mentalmente Blackfuse ancora una volta prima di cadere finalmente nell'oblio dell'incoscienza, incurante del caos incriminante e scandaloso che si era lasciato alle spalle per chiunque sarebbe stato il primo a ritrovarlo.
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