fiamma_drakon: dejichan © (Maid_Gardevoir)
[personal profile] fiamma_drakon
Titolo: Buio come a notte fonda
Rating: Rosso
Genere: Erotico, Slice of life
Personaggi: Draka, Durotan
Wordcount: 2188 ([livejournal.com profile] fiumidiparole)
Prompt: Sensory Deprivation per la Missione Crisi (settimana 3) del team Ysmaros per il COW-T #7 @ [livejournal.com profile] maridichallenge
Timeline: Ambientata durante l'espansione "Warlords of Draenor".
Note: Anal sex, Blindfold, Handjob, Het, Lemon, Morning sex
L’Orchessa si mosse piano, mugugnando e strusciando la schiena contro il petto del marito. Fu il risveglio più piacevole e intimo che avesse sperimentato da molti giorni a quella parte.
«Durotan…?» mormorò con un fil di voce, ruotando leggermente la testa verso la spalla. Fece per socchiudere gli occhi ma cambiò idea subito dopo, tornando ad appoggiarsi sul cuscino con un sospiro beato.
«Cosa vuoi fare…?» domandò.


Draka guardava suo marito Durotan con un misto di tenerezza e compassione nello sguardo: l'Orco era caduto addormentato come un sasso nella Locanda di Rocciafredda, complice l'abbondante cena che Murg aveva preparato per tutti quanti e per il sidro che era scorso a fiumi per festeggiare la vittoria riportata nella battaglia alla Darsena di Ferro nell'estremo nord di Gorgrond.
Draka era riuscita a notare in tempo che il suo compagno era arrivato al suo limite e l'aveva portato in una delle stanze del piano superiore della locanda, lontano da altro cibo e altro sidro. Lo aveva trascinato verso il letto - ben diverso dal giaciglio che avevano loro nella loro capanna - e ce l'aveva adagiato sopra, quindi lo aveva aiutato a spogliarsi. Durotan aveva sbadigliato un esorbitante numero di volte, le palpebre già quasi chiuse per quanto le sentiva pesanti. Non appena fu libero dagli indumenti andò giù subito e si addormentò nel giro di pochi secondi. Adesso russava piano disteso supino sopra le coperte.
Draka continuava a sorridere. Aggirò il materasso, andando dal lato libero e vi salì sopra. Era molto morbido, quasi come il loro giaciglio - la differenza era veramente esigua - anche se non le piaceva molto il fatto che fosse sopraelevato rispetto al pavimento.
Si ritrovò a ridacchiare a bassa voce nell'immaginarsi suo marito che, rotolandosi nel sonno, finiva oltre il bordo e rovinava come un peso morto sul freddo e duro legno sottostante.
Si mise a muovere piano Durotan per spostarlo. Per fortuna che aveva avuto almeno il tempo di spogliarlo: era già pesante a sufficienza nudo, se avesse avuto pure gli abiti addosso - che erano gli indumenti di cuoio e gli accessori in ferro che usava in battaglia nonostante l'occasione allegra della sera - non sarebbe riuscita a spostarlo facendo tutto da sola. Riuscì a metterlo al caldo sotto le coperte e gli accarezzò uno zigomo con affetto mentre il suo cervello continuava a lavorare febbrilmente sull'immagine tutt'altro che virile e buffissima che le era balenata in mente solo un momento prima.
Si mordicchiò il labbro inferiore e il suo sorriso si accentuò. Si afferrò il lembo di tessuto rettangolare che le pendeva dalla cintura recante il simbolo del suo clan e lo strappò. Comunque al di sotto indossava un paio di spessi pantaloncini di pelle conciata, per cui la rimozione di quel drappo non avrebbe pregiudicato il pudore della sua armatura.
Il tessuto era morbido e leggero pur essendo abbastanza spesso; soprattutto, era lungo a sufficienza per ciò che voleva farci.
Sorridendo con espressione dispettosa si accinse a sollevare la testa di Durotan dal cuscino e annodarci attorno il drappo a mo' di benda.
L'Orco era talmente stanco quando lo aveva accompagnato lì che probabilmente non si era neanche avveduto di dove fossero. Voleva vedere come si sarebbe comportato trovandosi al buio una volta sveglio. In cuor suo sperava che in un accesso di panico rotolasse giù oltre il fianco del letto. Il pensiero del grande Capoclan dei Lupi Bianchi reso innocuo e spaventato da una semplice benda la divertiva e inteneriva contemporaneamente.
«Speriamo che ci caschi…» ridacchiò tra sé, emozionata come una bambina. Il buonumore generale per la vittoria a Gorgrond l'aveva contagiata più di quanto potesse immaginare.
Una volta che ebbe sistemato il suo compagno si spogliò della sua armatura e si intrufolò sotto le coperte. Non si sarebbe mai persa l’occasione giusta per vedere il frutto del suo piccolo scherzo.
Chiuse gli occhi, divertita e soddisfatta, e nel giro di pochi minuti si addormentò senza alcuna fatica.

Durotan si risvegliò bruscamente da un ibrido tra sogno e incubo. C’erano Draka e il suo vecchio amico d’infanzia Orgrim Doomhammer e festeggiavano tutti insieme qualcosa che al momento gli sfuggiva; poi la situazione era sfuggita di mano a tutti e tre e si erano ritrovati a fare sesso di gruppo con lui al centro delle attenzioni degli altri due. Non era stato piacevole come ci si poteva aspettare.
L’Orco scosse il capo, accentuando un principio di mal di testa che lo costrinse a fermarsi, e aprì gli occhi. Dinanzi a lui c’era solamente il buio totale. La cosa non lo spaventò né altro. Semplicemente, ponderò tra sé: «Stupido incubo… è ancora piena notte…».
Sapeva che la loro capanna si trovava in un punto della Guarnigione particolarmente buio, specialmente durante la notte. Non gli risultò per niente difficile immaginare che fosse quello il motivo per cui non riusciva a vedere niente.
Aveva un po’ di mal di testa, molto probabilmente causato dalla grossa quantità di sidro che aveva tracannato la sera avanti.
«Avrei dovuto dare il buon esempio… sono il Capoclan dei Lupi Bianchi dopotutto…» rimuginò mentre si girava di fianco, verso l’ingombro che percepiva accanto a sé e che non poteva che essere sua moglie Draka.
Si curvò attorno alla sua schiena - si era addormentata rannicchiata su un fianco come al solito - e le passò lentamente un robusto braccio a cingerle a metà la vita.
Nell’aderire al suo corpo minuto scoprì che probabilmente il sogno non era stato l’unica causa di quel risveglio fuori orario. Durotan si agitò imbarazzato nel percepire la sua erezione compressa gentilmente tra il suo inguine e una morbida chiappa della sua compagna.
Era incredibilmente eccitato, quasi più di quanto lo era normalmente al mattino. Con un problema di quelle dimensioni era ovvio che si fosse svegliato.
Spostò verso il basso la mano che ciondolava all’altezza della pancia di Draka, dirigendosi verso il suo pube. Le accarezzò la rada peluria sul Monte di Venere, poi spinse l’indice oltre di esso, affondandolo tra le sue cosce. Aveva esplorato quelle zone del suo corpo in abbondanza e sapeva dove andare a trovare i punti migliori e più piacevoli anche senza l’ausilio degli occhi.
Draka non aveva i suoi stessi problemi con gli ormoni durante la notte, fatto sottolineato dall’assenza completa di umori tra le sue labbra. Durotan andò a stuzzicarle con l’indice il clitoride, lentamente e morbidamente.
L’Orchessa si mosse piano, mugugnando e strusciando la schiena contro il petto del marito. Fu il risveglio più piacevole e intimo che avesse sperimentato da molti giorni a quella parte.
«Durotan…?» mormorò con un fil di voce, ruotando leggermente la testa verso la spalla. Fece per socchiudere gli occhi ma cambiò idea subito dopo, tornando ad appoggiarsi sul cuscino con un sospiro beato.
«Cosa vuoi fare…?» domandò.
L’Orco le premette l’erezione sul sedere prima di sussurrare: «Mi puoi aiutare a risolvere il problema…?».
Draka sobbalzò palesemente percependo il turgore della sua erezione. Era abituata al suo alzabandiera mattutino, persino quando le circostanze non erano proprio le migliori per occuparsene, ed era certa di non averlo sentito così duro praticamente mai.
«Oh, Durotan…!» mormorò, strusciando il fondoschiena contro la sua erezione. Subito dopo si lasciò sfuggire un gemito leggero di piacere, agitandosi contro le dita che continuavano a stimolarla con insistenza e garbo insieme.
L’Orco scese poco più in basso col dito, passandolo sull’ingresso dell’orifizio vaginale. Vi trovò una buona quantità di umori e si lubrificò in abbondanza indice e medio, tornando poi a masturbarla affettuosamente.
Draka si muoveva in accordo ai gesti del suo compagno, gemendo piano e tendendo ritmicamente i muscoli in risposta alle sensazioni provate dal suo corpo.
«Non ero io… a doverti aiutare col tuo problema…?» indagò l’Orchessa ad un certo punto, il respiro leggermente affannoso.
«Prima voglio occuparmi di te…» mormorò semplicemente Durotan.
L’impegno che aveva preso con lei durò veramente poco: Draka si era talmente eccitata per il tocco delle sue dita che venne senza nessuna difficoltà e senza alcun ritegno. L’Orco avvertì i suoi umori riversarsi in massa sulla sua mano e grugnì piano di piacere vicino all’orecchio della sua partner.
Quest’ultima sporse il fondoschiena verso l’inguine dell’altro, schiacciando le natiche contro di esso.
«Posso approfittare…?» domandò sussurrando Durotan, utilizzando gli umori della moglie per lubrificarsi l’erezione.
«Prendi pure quelli che servono» rise Draka, allargando un poco le gambe per concedergli miglior spazio di manovra.
L’Orco si lubrificò meglio le dita e le portò al sedere della sua compagna, penetrandola con gentilezza e muovendo lentamente le falangi per far sì che il suo accesso posteriore si adeguasse all’intrusione.
Il deretano di Draka era ben allenato: in quei tempi di guerra non potevano rischiare gravidanze che avrebbero messo in pericolo sia la sua adorata metà sia suo figlio; per cui avevano deciso di comune accordo di fare solo sesso anale. La lubrificazione abbondante rese molto facile e veloce la fase di preparazione.
L’Orchessa provò molto più piacere del normale pure in quel momento e non riuscì a reprimere i sospiri accorati che spontaneamente emetteva per farlo capire anche al suo compagno.
Durotan si prese il suo tempo per inserire l’erezione nel suo fondoschiena. Non voleva farle male e voleva assaporare fino in fondo la sensazione di strettezza umida che accompagnò il gesto. Gli piaceva sentire il suo corpo stringersi intorno a lui e dischiudersi pian piano man mano che si spingeva all’interno.
Mugolò in maniera indecente, curvandosi su sua moglie ancora di più, premendosi contro di lei. I suoi umori gli resero l’ingresso molto più agevole e nonostante il turgore il suo fallo sgusciò all’interno con relativa facilità.
Si presero entrambi un attimo per godersi quella profonda e intima unione, poi l’Orco iniziò a spingere con colpi di bacino che divenivano sempre più incalzanti. Il rumore dei loro corpi che si scontravano si unì ai loro sospiri e ai gemiti.
Durotan tornò ad occuparsi del piacere di sua moglie riprendendo a masturbarla, stavolta con un ritmo più sostenuto.
Draka si ritrovò letteralmente contesa tra due piaceri così diversi che si fondevano in lei in maniera armoniosa e sinergica, spingendola verso l’apice del piacere.
Iniziò a muoversi in maniera sconnessa, come in preda agli spasmi, poco prima di venire. Durotan era letteralmente avvolto a lei e quei movimenti non gli facilitavano per niente le cose.
Draka venne, tremando vistosamente e gemendo a voce un poco più alta.
Durotan continuò a spingersi in lei, grugnendo di piacere nel sentire i muscoli del suo orifizio stringersi ritmicamente attorno al suo pene.
Venne a sua volta, riversandosi nel suo fondoschiena, tendendosi in maniera rigida contro di lei. Fu così che venne colpito in faccia da una spallata della compagna che spostò la benda annodata sui suoi occhi.
Durotan aprì le palpebre, ferito attraverso di esse da una lama di luce.
Vide il corpo di Draka, ma vide anche che loro non erano nel loro giaciglio e che quella non era la loro capanna.
«Ma cosa…?!» esclamò con voce appena stridula, allontanandosi di scatto dall’Orchessa, colto alla sprovvista dalla scoperta. Non riusciva a capire dove si trovassero.
Il suo pene fuoriuscì dal sedere di sua moglie con un forte schiocco, come se fosse stata stappata una bottiglia.
«Durotan?!» esclamò Draka, facendo una smorfia per la brusca rimozione del suo fallo.
L’Orco si era allontanato da lei con un tale impeto che finì con l’arrivare col fondoschiena praticamente sul bordo del materasso.
Draka lo udì gridare e poi sentì un tonfo sordo che la fece sobbalzare. Si girò di scatto, arrotolandosi nelle coperte.
«Durotan…» mormorò, strisciando verso di lui e trascinando con sé tutte le coperte. Sporgendosi vide suo marito sdraiato sul pavimento con le gambe dritte verso il soffitto, appoggiate contro la sponda del letto. Aveva un’espressione di dolore buffissima in faccia.
L’Orco masticò un’imprecazione a denti stretti, massaggiandosi la testa e togliendosi la benda.
Draka si portò una mano davanti alla bocca e rise forte, rotolandosi fino a stendersi supina di traverso sul materasso.
Durotan aggrottò le sopracciglia e spostò le gambe sul pavimento - tanto ormai c’era - e osservò il tessuto della benda. Per qualche motivo gli era molto familiare, forse pure troppo.
Si mise piano seduto, a causa del mal di testa che si era fatto ben più intenso con la caduta, e ruotò il capo verso il letto.
«Draka… questo pezzo di stoffa non è tuo…?» chiese in tono forzatamente calmo e inquisitorio.
L’Orchessa esplose in una risata aperta.
«La tua faccia…! Ahahah!» esclamò lei.
«Ah, sì?» fece lui, allungandosi a prenderle un polso. La trascinò giù senza alcuno sforzo, facendola cadere di traverso sopra le sue gambe.
Draka urlò e rise mentre si aggrappava alla possente spalla del marito.
«Va bene, va bene! Scusa!» si arrese mentre cercava di raddrizzarsi goffamente in grembo al marito, le gambe ancora impigliate nelle coperte. Il torso e il fondoschiena ciondolavano appena oltre la sponda del letto.
«D’accordo… allora non ti dispiacerà concedermi un altro giro…» borbottò lui, spingendola di nuovo sul letto, seduta.
Si posizionò dietro di lei e le afferrò le braccia, portandole sulla schiena ed intrecciando i polsi.
«Cosa…?» fece Draka, colta alla sprovvista dal gesto.
«Mi vendico» rise Durotan, allacciandole il drappo intorno ai polsi, bloccandoglieli.
«Andiamo, ti ho chiesto scusa!» brontolò lei.
Durotan la sposto distesa prona al centro del materasso.
«Questo è l’unico modo di scusarti che posso accettare» replicò l’Orco deciso, sogghignando mentre allungava una mano tra le cosce della compagna, andando a toccare le zone più sensibili.
Draka sgranò gli occhi e gemette di piacere. Dovette ammettere a se stessa che in fondo se l’era cercata.

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