fiamma_drakon: dejichan © (Default)
[personal profile] fiamma_drakon
Titolo: Una punizione ben accetta
Rating: Rosso
Genere: Erotico
Personaggi: Garrosh Hellscream, Grommash Hellscream
Wordcount: 2886 ([community profile] fiumidiparole)
Prompt: Age Difference, Angry!sex, Daddy!kink, Graffi e morsi, Nel letto dei parenti e Omegaverse per la challenge Uova di Prompt @ bestiedigitali
Note: Age difference, Anal sex, Angry sex, Biting, Daddy!kink, Incest, Omegaverse
Alla fine del banchetto, Garrosh si appoggiò contro il robusto braccio di suo padre, sazio e sonnolento. Stava quasi iniziando ad addormentarsi quando sentì il braccio di Grom spostarsi dietro di lui e muoversi a cingerlo stretto all’altezza del torace, strizzandolo vigorosamente. In contemporanea Garrosh sentì le sue dita ruvide andargli a grattare dietro un orecchio.
«Sono fiero di te, figlio mio! Tieni alto il nome degli Hellscream!» esclamò Grommash molto vicino al suo orecchio.
Suo figlio emise un grugnito e un mugolio di piacere: dietro l’orecchio c’era una zona particolarmente sensibile per lui.


Il sole splendeva alto sulle pianure rigogliose e verdi di Nagrand e l’aria calda tipica dell’estate filtrava da ogni buco disponibile nelle capanne degli Orchi che cercavano senza successo di scampare all’afa rifugiandosi in esse.
Nella capanna più grande di Grommashar - insediamento principe del clan Cantaguerra - Garrosh Hellscream riposava nell’enorme giaciglio del padre dopo aver consumato un lauto pranzo a base di selvaggina e sidro.
Si era coricato in biancheria, un paio di minuscoli slip che cercavano di contenere la prepotente virilità che il giovane Orco aveva sviluppato negli ultimi anni in virtù della pubertà. La sua coda da lupo - simbolo della “maledizione” sua e del suo clan - fuoriusciva dal retro delle mutande e poggiava morbidamente sul giaciglio, inerte. Il passaggio tra l’età infantile e quella adulta stava operando anche altri cambiamenti nel suo fisico: il suo corpo si stava ricoprendo di pelo castano scuro e sulla cima aguzza delle sue orecchie erano spuntati due folti ciuffetti di pelo dello stesso colore. Le sue zanne si erano anche fatte più grosse e appuntite.
Garrosh dormiva semi-prono al centro, la bocca mezza aperta dalla quale fuoriusciva un lieve russare regolare insieme ad un consistente rivolo di bava.
La secrezione salivare aumentata e l’espressione di pace beata ed estasi che recava in viso erano dovute al sogno che stava facendo, in cui suo padre Grommash lo ricompensava per la vittoriosa battuta di caccia con la quale aveva riportato al villaggio il corpo senza vita di Banthar, il più grosso e malvagio Mammuceronte di tutta Nagrand.
Suo padre aveva organizzato una cerimonia in suo onore e quella notte lui e tutti gli altri Orchi di Grommashar lo stavano festeggiando e acclamando.
Il banchetto che Grom aveva fatto preparare per lui era enorme e gli Orchi sedevano intorno alla rozza tavola di legno ingurgitando carne in abbondanza.
Grommash sedeva di fianco a Garrosh, battendogli pacche sulla spalla e stringendolo con un braccio, complimentandosi continuamente con lui e appagando il suo ego mentre il giovane Hellscream trangugiava carne e sidro come fossero pane e acqua.
Era così bello essere apprezzati in pubblico…! Tutti lo osannavano e suo padre era fiero di lui e non si peritava a gridarlo a voce così alta da poter essere udito in tutta Grommashar.
Alla fine del banchetto, Garrosh si appoggiò contro il robusto braccio di suo padre, sazio e sonnolento. Stava quasi iniziando ad addormentarsi quando sentì il braccio di Grom spostarsi dietro di lui e muoversi a cingerlo stretto all’altezza del torace, strizzandolo vigorosamente. In contemporanea Garrosh sentì le sue dita ruvide andargli a grattare dietro un orecchio.
«Sono fiero di te, figlio mio! Tieni alto il nome degli Hellscream!» esclamò Grommash molto vicino al suo orecchio.
Suo figlio emise un grugnito e un mugolio di piacere: dietro l’orecchio c’era una zona particolarmente sensibile per lui. Istintivamente cominciò a battere ritmicamente un piede a terra e uggiolò come un cucciolo viziato.
Quel genere di stimolo lo eccitava molto e nel giro di poco si ritrovò desideroso e insoddisfatto.
«Padre...» chiamò piano, la tensione nel suo corpo che ormai era arrivata a livelli indecenti «Papà…».
«Che bravo cacciatore che sei diventato! Ti meriti proprio un premio...» Grommash si chinò sull’altro orecchio e glielo mordicchiò appena, giocherellando col lobo con una zanna.
Garrosh dovette sforzarsi per non mettersi a gemere a voce alta. Gli piacevano molto tutte quelle attenzioni, forse addirittura troppo visto il contesto.
C’era troppa gente intorno, non poteva tirarlo fuori e masturbarsi senza un briciolo d’intimità.
«P-papà…» sussurrò ancora «Le orecchie…».
Grommash scese con la mano libera a fargli i grattini sull’addome e Garrosh non riuscì a trattenersi oltre. Tirò fuori l’erezione dai pantaloni, infischiandosene degli Orchi nei paraggi, e cominciò a masturbarsi apertamente. I suoi uggiolii erano diventati più forti e suo padre ridacchiava compiaciuto.
La faccia di Garrosh era una maschera d’estasi pura e venne senza alcuna difficoltà dopo appena pochi minuti di masturbazione veemente. La sensazione di sollievo e appagamento che ne seguì fu immensa.
A quel punto Garrosh si svegliò di colpo e si alzò di scatto, mettendosi carponi sul giaciglio. Ansimava leggermente e la sua faccia era divenuta di un bel marrone-rossiccio. Si sentiva accaldato, ma ovviamente non era dovuto all’afa estiva.
La sua espressione cambiò poco dopo mentre abbassava lo sguardo verso i suoi slip, che esibivano una bella macchia più scura e fradicia sul davanti. Scendendo ancora vide che anche il giaciglio era bagnato, per giunta in misura maggiore. Il suo sguardo si fece colmo di amara vergogna nel realizzare che il sollievo percepito al termine del suo sogno altro non era che quello dovuto allo svuotamento involontario della sua vescica.
Si mise seduto sul fondo del giaciglio, tormentandosi costernato il labbro inferiore coi denti: aveva appena combinato un guaio enorme. Quello era il giaciglio di suo padre, che nemmeno sapeva che si trovava lì - era uscito a caccia con alcuni dei cacciatori del villaggio quella mattina presto - e lui ci aveva urinato sopra nel sonno. Era un disastro.
Il giovane Orco imprecò a mezza voce e si guardò intorno, cercando con lo sguardo qualcosa per cercare di rimediare. Purtroppo non c’era niente.
«Che faccio ora? Quando torna… andrà su tutte le furie» Garrosh balzò in piedi come se si fosse bruciato e cominciò a camminare avanti e indietro.
L’idea che Grommash si arrabbiasse con lui lo spaventava, ma ancora di più lo terrorizzava l’idea che lo considerasse una delusione e decidesse di allontanarlo.
Grommash era l’Alfa del clan. Lui era suo figlio ed aveva disperatamente bisogno della sua approvazione. Fare pipì nel suo giaciglio mentre dormiva non era la strada per guadagnarsela.
Dall’esterno udì degli ululati e rumori che stavano diventando sempre più forti, simili a quelli di qualcosa di ingombrante che veniva trascinato. Gli ululati si ripeterono.
Garrosh guaì come un cagnolino bastonato. Suo padre era tornato e lui non sapeva come fare per nascondere il suo crimine.
«No» borbottò a bassa voce con tono risoluto, gonfiando il petto ampio e villoso «Devo dirglielo. Devo dimostrare di essere coraggioso».
Sapeva che non sarebbe stato facile, ma sperava che avrebbe apprezzato almeno il fatto che sapeva prendersi le sue responsabilità, come ci si aspettava dal figlio del Capoclan.
Aveva appena deciso come agire che sentì la tenda della capanna muoversi e i familiari passi pesanti di Grommash sul pavimento di legno. Il giovane Hellscream si preparò al peggio.
«Garrosh!» chiamò Grommash con voce perentoria, facendo sobbalzare suo figlio «Dove ti sei cacciato?!».
«Qui» rispose il diretto interessato, affacciandosi oltre la sottile parete che divideva la “camera da letto” dal resto della capanna - che altro non era che una grande sala dove a volte venivano accolti coloro che chiedevano udienza al Capoclan. Garrosh di solito la usava per allenarsi nelle prove di agilità quando era solo.
Grommash arrivò in un batter d’occhio. Con la sua stazza copriva quasi per intero l’ingresso.
Il suo torso nudo era ricoperto di pelo nero e la carnagione marrone s’intravedeva leggermente. Le orecchie avevano il lobo ricoperto di peluria e una cascata di capelli neri gli incorniciava il viso.
Emanava un sottile odore di sudore misto ad un sentore più acre e pungente che Garrosh aveva imparato ad associare a suo padre.
Il Capoclan si guardò intorno brevemente, scoccando un’occhiata al suo giaciglio prima di portare la sua attenzione sul figlio.
«Stavi dormendo?» domandò in tono accusatorio, inchiodandolo sul posto con un’occhiata tutt’altro che paterna.
Garrosh abbassò istintivamente lo sguardo, ma lo rialzò subito dopo, memore di ciò che aveva deciso di fare.
«Sul tuo giaciglio. A proposito di quello…» esitò un momento, ma non interruppe il contatto visivo diretto col genitore «Ho… ho avuto un incidente e… e l’ho bagnato» aggiunse.
Immediatamente gli occhi feroci di Grommash scattarono verso il basso, all’altezza del suo inguine. Il cambiamento nella sua espressione fu rapidissimo e nel giro di pochi secondi Garrosh si ritrovò a fissare una maschera di furia.
«Alla tua età bagni ancora il giaciglio?!» urlò così forte che il più giovane si sarebbe meravigliato se qualcuno in tutta Grommashar fosse rimasto all’oscuro di quanto accaduto «Garrosh!».
Il diretto interessato sobbalzò e arretrò di un passo.
«Non l’ho fatto di proposito… papà» esclamò per giustificarsi «Mi dispiace...».
Grommash per un istante ammorbidì il suo sguardo, sentendosi chiamare “papà”, ma poi tornò a fissare Garrosh come poco prima. Marciò verso di lui e gli diede un ceffone.
Fu come se il più giovane avesse appena ricevuto una coltellata nel cuore.
«Papà…!» gemette con voce leggermente più stridula «Mi dispiace!».
Grommash gli diede un’altra sberla, ancora più forte della precedente, lasciando dei graffi sulla guancia del figlio a causa degli artigli che erano spuntati nuovamente nell’impeto del momento.
«Smettila di piagnucolare» ringhiò «Frignare e lamentarsi non è un comportamento da Orchi!».
Garrosh finì sul pavimento e si ritrasse d’istinto, gli occhi sgranati e l’espressione ferita. Non era tanto l’assalto fisico a fargli male quanto piuttosto il cipiglio di completa disapprovazione sul viso di suo padre.
Era costernato. Solitamente non manifestava quel suo lato così fragile e sottomesso con il resto del clan, ma suo padre era il suo punto di riferimento, colui che voleva compiacere più di ogni altra persona. Vederlo così infuriato con lui lo stava demolendo. Era l’esatto opposto del sogno che aveva fatto poco prima.
«Papà… papà…» continuava a ripetere come in un loop infinito, trascinandosi sul pavimento all’indietro nell’inutile tentativo di sottrarsi al suo sguardo inquisitorio.
Grommash non era per niente contento di dover pulire il suo giaciglio da certi fluidi corporei di Garrosh. Non riusciva a credere che suo figlio avesse ancora problemi di quel genere nel coricarsi: ormai era quasi pronto per la cerimonia di passaggio all’età adulta. Oltretutto, stava dimostrandogli quanto ancora non fosse pronto per succedergli nel ruolo di Capoclan: dipendeva ancora così tanto da lui da essere quasi imbarazzante, anche se doveva ammettere che a lui piaceva in maniera particolare il suo morboso attaccamento. Pur essendo suo figlio, l’ultimo di una lunga discendenza di Alfa, non aveva ancora mostrato nessun segno di possedere le qualità di un vero Alfa, ma di ciò Grommash ancora non si preoccupava, poiché se era un Alfa - ed era assolutamente certo che lo fosse - esse sarebbero arrivate quando meno se lo sarebbero aspettato, come era stato quando c’era lui al posto di suo figlio.
Grommash sovrastò Garrosh, sommergendolo nella sua ombra. Si allungò verso di lui e lo afferrò saldamente per entrambe le enormi spalle massicce, scaraventandolo di peso sul giaciglio sporco. Non fu uno sforzo particolarmente intenso per le sue capacità fisiche, nonostante la mole non indifferente del più giovane.
Lo squadrò dall’alto in basso, un ringhio cupo che gli gorgogliava in gola. In quel momento appariva così debole e fragile rispetto a lui, così vergognosamente e palesemente bisognoso dell’approvazione che non gli avrebbe mai dato in quella circostanza. La sua espressione era tale da riuscire stranamente a toccare corde profonde nel suo essere che solitamente rimanevano ignorate.
Grommash si piegò carponi sopra di lui, costringendo Garrosh a rimanere steso sul giaciglio. Lo guardò negli occhi e lentamente scandì: «Punizione, Garrosh».
La sua voce era piena di rabbia e Garrosh si appiattì sul giaciglio con aria mortificata.
«Lo so, papà. Me la merito» esclamò in tono rassegnato.
Prima che potesse dire o fare qualsiasi altra cosa, Grommash gli strappò via lo slip e gli si avventò addosso, andando a mordergli un orecchio mentre con le dita artigliate andava a graffiargli e titillargli dolorosamente i capezzoli.
Garrosh ansimò sotto di lui, aggrappandosi con le braccia al suo corpo. Sentiva dolore ma gli piaceva anche. Suo padre si era sempre occupato delle sue punizioni personalmente e lui ormai aveva raggiunto una soglia di dolore decisamente alta. Pur vergognandosi di essersi meritato una punizione con il suo comportamento, a Garrosh piaceva essere al centro dell’attenzione di suo padre.
Grommash era in ginocchio a cavallo di una sua coscia e si strofinò su di essa istintivamente. Era eccitato e il suo corpo lo manifestava chiaramente. Gli piaceva sentirsi chiamare “papà” da Garrosh con quel tono devoto che suo figlio usava sempre nei suoi riguardi.
Quest’ultimo si stava parimenti eccitando. Sentiva l’erezione di Grommash premergli contro la coscia e desiderava averla in sé, così grossa e dura, proprio come suo padre. Era la sua punizione e voleva dimostrarsi all’altezza.
Il Capoclan dei Cantaguerra si levò dal figlio per spogliarsi. Lo fece in fretta e bruscamente e poi tornò sopra di lui e stavolta si piazzò tra le sue gambe. Il suo pene mezzo duro premeva mollemente contro il suo addome.
«Papà...» borbottò Garrosh.
Grommash lo penetrò senza alcuna preparazione. Gli spinse semplicemente dentro il fondoschiena il suo pene rigido e turgido. Suo figlio rantolò ma non si sottrasse.
Grommash si piegò su di lui e andò a mordergli il capezzolo sinistro, infischiandosene dei segni di morso che lasciava sulla sua pelle ricoperta di peluria. Le mani lo ghermivano saldamente sui fianchi e le unghie aguzze segnavano la carne laddove passavano.
Si spinse contro il fondoschiena del figlio, ritraendosi e affondando ritmicamente con colpi secchi e bruschi.
Garrosh sentiva il suo orifizio violato bruciare di dolore per la mancanza di preliminari e sotto la schiena sentiva l’umido dell’urina di cui aveva impregnato il giaciglio. Il suo corpo soffriva per il modo in cui veniva trattato. I morsi dolevano e i graffi bruciavano, ma l’erezione di suo padre lo riempiva così bene che non poteva lamentarsene.
Nonostante fosse costretto sotto l’imponente corpo di suo padre, Garrosh riuscì a trovare spazio a sufficienza per muoversi contro di lui, andando incontro come meglio poteva alle sue spinte poderose.
Sentiva il suo fisico protestare in ogni maniera e probabilmente i punti in cui era stato graffiato recavano anche del sangue e delle ferite, seppur minime. Sarebbero guarite in fretta, ma per il momento erano decisamente dolorose.
«Mai più dovrai dormire sul mio giaciglio, Garrosh… chiaro?!» ringhiò rabbioso Grommash vicino al suo orecchio.
Per tutta risposta suo figlio mugolò a mezza voce, socchiudendo gli occhi e aprendo leggermente le labbra.
«Mi hai capito?!» ripeté Grommash con voce più decisa, affondando le unghie nelle sue spalle.
Garrosh cacciò un gridolino roco.
«Sì, papà… niente più giaciglio» riuscì a borbottare l’interpellato.
Gli affondi nel suo corpo si fecero più rapidi e bruschi. Garrosh soffriva e godeva insieme e dopo poco dovette infilare a forza la mano tra i loro corpi per masturbarsi. Venne senza farsi aspettare troppo a lungo, inarcandosi contro suo padre e mugolando forte.
Grommash sentì la punta della sua erezione premere sul suo addome e non riuscì a far niente per spostarla prima che suo figlio venisse e lo imbrattasse. Sentì il fluido schizzargli addosso e un ringhio gutturale gli risalì la gola spontaneamente.
«Garrosh no!» ululò a metà tra il frustrato e l’arrabbiato. Trovava disgustosi i fluidi corporei appiccicati sul suo corpo.
Garrosh per tutta risposta gemette con sollievo e soddisfazione, scatenando l’ulteriore ira di suo padre, che continuò con più ferocia a penetrarlo fino a che, diversi minuti dopo, eiaculò a sua volta - e lo fece nel deretano del figlio. Ciononostante, non si fermò neanche un istante per godersi il momento.
Andarono avanti per ore. Grommash non si stancava tra un orgasmo e l’altro e Garrosh sembrava decisamente in pace con se stesso nonostante i graffi e i morsi che continuava a subire. La furia di suo padre non si placava.
Alla fine, a sera inoltrata terminarono. Grommash uscì dal sedere di suo figlio e lo guardò mentre rantolava e sanguinava.
«Papà…» mormorò semplicemente, portandosi una mano al fondoschiena violentato, dal quale stava fuoriuscendo un piccolo rivolo di sperma. Grommash non si era peritato minimamente a riempirlo del suo seme, e adesso che l’orifizio era di nuovo libero ovviamente esso stava cercando di uscire. Ormai il giaciglio era da cambiare, tanto valeva sporcarlo a dovere.
«La tua punizione è finita» dichiarò con voce solenne l’Alfa.
Garrosh si rilassò sul giaciglio. Il culo gli doleva da impazzire e suo padre l’aveva talmente allargato che anche volendo non sarebbe riuscito a trattenere il suo seme neanche un po'. Era provato dalla punizione che aveva ricevuto, ma era anche soddisfatto della sua lunga resistenza e sperava moltissimo che suo padre avesse apprezzato tanto quanto lui.
Quest’ultimo gli batté una pacca sulla coscia e gli rivolse quello che pareva un sorriso appena accennato. Per Garrosh fu un gesto colmo di significato che lo riempì di gioia.
«Sistemati, stasera mangeremo selvaggina cacciata di fresco» esclamò Grommash alzandosi. Pareva riposato, a dispetto delle pietose condizioni di suo figlio.
Garrosh si mise seduto con uno sforzo di volontà non indifferente, le ferite e il culo che gli facevano malissimo.
«Sì, papà!» rispose con entusiasmo, alzandosi in piedi. Lo sperma cominciò a fuoriuscire più facilmente e abbondantemente, gocciolandogli lungo il versante interno di entrambe le gambe.
Il giovane Hellscream aggirò il padre senza aggiungere altro e se ne andò a farsi un bagno e prendere degli abiti puliti in vista della cena.
Grommash lo seguì con lo sguardo fino a che non sparì oltre lo stipite della porta. Respirò a fondo per calmare i bollenti spiriti e poi si rivestì, quindi decise di andare a vedere se suo figlio aveva bisogno di un aiuto per darsi una ripulita. Era certo che se si fosse offerto di dargli una mano ne sarebbe stato felice all’inverosimile.
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