fiamma_drakon: dejichan © (Default)
[personal profile] fiamma_drakon
Titolo: Piacere condiviso
Rating: Rosso
Genere: Erotico
Personaggi: Garrosh Hellscream, Grommash Hellscream
Wordcount: 4029 ([community profile] fiumidiparole)
Prompt: Age Difference per la Badwrong Week #1 @ [community profile] maridichallenge
Timeline: Ambientata subito prima dell'espansione "Warlords of Draenor".
Note: Age difference, Anal sex, Drunk sex, Incest, Lemon, Rough sex, Yaoi
Grom si rovesciò un ennesimo boccale di sidro in bocca da una certa altezza, facendone fuoriuscire la maggior parte. La bevanda gocciolò sul mento tatuato e poi sul petto, passando attraverso i solchi della sua tonica muscolatura. Garrosh lo guardò attonito e inebetito dall’alcol per qualche momento, eccitato in maniera quasi imbarazzante da quello spettacolo così grezzo.

L’Orda di Ferro si era preparata per mesi all’invasione di Azeroth. Garrosh li aveva avvertiti dei pericoli e degli ostacoli che avrebbero incontrato e aveva fornito agli Orchi dell’antica Draenor l’addestramento necessario e i suggerimenti tattici necessari ad affrontare al meglio la minaccia.
Grommash era orgoglioso di lui e del suo operato e Garrosh si crogiolava nelle sue lodi come non aveva mai potuto fare in vita sua.
Alla vigilia dell’invasione, il morale dei clan era altissimo e nessuno aveva ovviamente voglia di andare a dormire presto. L’entusiasmo per la conquista e la guerra era tale che tutti avevano voglia di festeggiare, Cantaguerra e Roccianera in testa. E così fecero.
Nel vasto accampamento allestito nella Giungla di Tanaan, all’intorno del Portale Oscuro, gli Orchi dell’Orda di Ferro urlavano e festeggiavano senza freno.
Kargath e Blackhand - i Capoclan di Manomozza e Roccianera rispettivamente - si erano allontanati ed erano spariti nel sottobosco insieme non appena era terminato il primo giro di succose e grasse bistecche al sangue e nessuno li aveva più visti - non che qualcuno li avesse davvero cercati.
Grommash Hellscream - Capoclan dei Cantaguerra e Capoguerra in carica dell’Orda di Ferro - sedeva in mezzo al suo esercito insieme al figlio.
Grommash era un esempio di forza ed orgoglio orchesco come Garrosh non ne aveva mai visti altrove, se non forse in se stesso. Riusciva a comandare l’Orda di Ferro non solo con manifestazioni di potere e pura forza fisica, ma anche ispirando all’azione. Garrosh aveva provato a diventare un leader di quel tipo, ma non c’era riuscito. Altre situazioni presenti su Azeroth gli avevano richiesto il pugno di ferro e lui non si era mai sottratto al suo dovere, come invece aveva fatto Thrall.
Stavolta si sarebbe limitato a sostenere suo padre. Grommash li avrebbe guidati alla vittoria e lui avrebbe potuto vendicarsi di tutti coloro che avevano cercato di ostacolarlo.
Il Capoguerra stava mangiando un ennesimo trancio di carne da un vassoio che gli era appena arrivato e Garrosh non voleva di certo essere da meno, non quando sentiva di avere ancora appetito e spazio nello stomaco. Si servì di un altro pezzo di carne prendendolo dallo stesso vassoio di Grom, strappandone a morsi un paio di grossi bocconi e inghiottendoli con l’aiuto di diversi sorsi di sidro. Ne aveva già bevuto tanto ma ancora non gli bastava.
I vassoi di carne girarono a lungo e i boccali dei soldati vennero riempiti più volte, dando fondo alle riserve di sidro dei clan. Grommash cominciò a schiamazzare e ruggire più forte col passare del tempo, chiaramente ubriaco, scatenando ovazioni a lui e alla sua potenza della sua Orda.
Tutte quelle grida e quell’entusiasmo riempivano Garrosh di gioia e di adrenalina. Il giovane Hellscream continuò a mangiare più del padre - che invece preferiva piuttosto riempirsi di sidro - fermandosi ogni tanto solo per unirsi alle grida d’esultanza del resto dell’esercito.
Mangiò fino a che non fu completamente sazio, lo stomaco talmente pieno che gli doleva piegarsi in avanti. Il sidro cominciava a fare il suo effetto, perché la testa gli pulsava e doleva nonostante si sentisse pieno di energia ed entusiasmo.
Suo padre era in piedi accanto a lui sopra un piccolo tavolo che non si sapeva come riusciva a sostenerne il peso senza spezzarsi, mezzo nudo e urlante. Garrosh si ritrovò a studiarlo in maniera quasi morbosa: la luce delle torce illuminava i suoi pettorali scolpiti e duri come la pietra e i lunghi capelli selvaggi. I tatuaggi neri gli davano un aspetto ancor più minaccioso e affascinante.
Garrosh era così profondamente attratto da lui in quel momento. Era suo padre ed era perfetto, il rappresentante più forte e più imponente della sua razza.
Il giovane Orco percepì il fastidio dei pantaloni che grattavano sul suo pene ora ben turgido e sensibile. Era eccitato ed era colpa - o forse merito? - di Grommash.
«Padre» lo chiamò Garrosh con voce un po' incerta, allungando un braccio verso di lui per aggrapparsi alla sua cintura.
Grom si rovesciò un ennesimo boccale di sidro in bocca da una certa altezza, facendone fuoriuscire la maggior parte. La bevanda gocciolò sul mento tatuato e poi sul petto, passando attraverso i solchi della sua tonica muscolatura. Garrosh lo guardò attonito e inebetito dall’alcol per qualche momento, eccitato in maniera quasi imbarazzante da quello spettacolo così grezzo.
Voleva fare sesso con suo padre. Doveva farlo, altrimenti sarebbe esploso. Voleva scoparlo forte e con violenza. Ubriaco com’era, nemmeno si sarebbe ribellato e lui avrebbe potuto ottenere facilmente ciò che desiderava.
Era un piano così semplice e lineare da essere assolutamente perfetto.
Garrosh si alzò barcollando leggermente, piantando bene i piedi a terra e divaricando leggermente le gambe per avere un migliore appoggio. Si sporse verso suo padre e lo prese per la cintura, attirandolo a sé.
Grommash cercò di ribellarsi ma suo figlio lo strattonò con più forza di quella con la quale lui opponeva resistenza. Cedette quasi di peso e Garrosh rischiò di venire investito in pieno dal genitore.
«Padre… è ora di tornare in tenda...» esclamò quasi biascicando il giovane Hellscream. Parlò lentamente per la fatica che faceva a comporre frasi di senso compiuto e trascinando le parole.
Grom gli si aggrappò alla schiena, abbandonandocisi praticamente sopra.
«È ancora presto…» grugnì rabbioso «La notte è giovane!» ruggì con più forza, seguito da un coro di schiamazzi d’approvazione. Peccato che mentre urlava stava appoggiato con il mento sull’ampia spalla del figlio, col risultato che gli gridò direttamente nell’orecchio.
Garrosh barcollò di lato emettendo un ringhio cupo e cercando di allontanarsi dal frastuono, stordito, ma inutilmente: il peso del corpo di Grom lo tenne inchiodato dov’era.
«Sì, sì… uuurgh… andiamo…» bofonchiò suo figlio, cingendogli le spalle con un braccio. Si sorressero a vicenda fino alla tenda, oscillando pericolosamente da una parte all’altra lungo tutto il tragitto, costellato di Orchi e Orchesse ubriachi quasi quanto loro che si mettevano in mezzo continuamente cercando di spronare il Capoguerra a festeggiare ancora.
Garrosh fece un’immensa fatica a tenere suo padre vicino a sé e ancora di più a trattenersi dall’abbandonarsi in pubblico ai suoi bassi istinti. Sentiva il corpo bollente di suo padre contro di lui, la forma asciutta del suo fisico, la stazza massiccia, e tutto ciò che desiderava era spogliarlo e scoparselo il prima possibile.
Riuscire ad arrivare alla loro tenda fu una sofferenza per entrambi. Non appena furono dentro, Garrosh si liberò del peso morto di suo padre e si accinse a togliere la cintura. La difficoltà di un gesto così semplice era aumentata esponenzialmente con ogni boccale di sidro che si era tracannato e adesso a fatica riusciva a mettere a fuoco la fibbia.
Grommash caracollò in avanti e poi cadde goffamente seduto sul pavimento, al centro della tenda, e scoppiò a ridere.
«Non riesci a togliere le braghe, Garrosh?» domandò suo padre in tono sarcastico. Trascinava le parole ma sembrava decisamente più lucido di quanto fosse parso fino a poco prima.
«Ce… la faccio da solo…» brontolò il più giovane, ma era palese che non fosse così anche agli occhi del suo ubriaco padre, il quale riuscì a spogliarsi senza troppi problemi.
Quest’ultimo scaraventò via i pantaloni e le placche dei paraspalle e camminò carponi verso Garrosh, afferrandogli la fibbia ed aprendola molto semplicemente.
Sentendo suo padre che armeggiava intorno al suo inguine emise un debole verso di appagamento e spinse il bacino verso la faccia di Grommash rischiando di finire per terra per la posizione sbilanciata. Grom non si accorse di niente e gli tirò giù i pantaloni di getto. Venne colpito in piena faccia dal pene mezzo duro di suo figlio, finalmente libero dalla costrizione dei calzoni.
Mugolii di piacere si levarono dalla gola del diretto interessato, che stava sforzandosi moltissimo per non crollare come un sacco di patate a terra. Grommash gli afferrò l’erezione e iniziò a masturbarlo con un certo trasporto, fatto che mandò letteralmente in estasi il figlio, il quale si lasciò cadere seduto sul terreno con espressione beata. Teneva le gambe aperte e piegate verso l’esterno. Rimase seduto con la schiena incurvata nel tentativo di mantenere la posizione per qualche secondo, poi cedette al suo stesso peso e si stese supino.
Grommash si inginocchiò tra le sue cosce e continuò a lavorare per un poco, per poi uscirsene con un improvviso: «È minuscolo anche quando ce l’hai duro...».
Garrosh ringhiò indignato ma non disse niente, continuando a gemere. Gli piacevano le attenzioni che gli stava rivolgendo suo padre. Era davvero bravo, non c’era che dire.
«Pensavo di averti trasmesso il meglio degli Hellscream» brontolò piano Grom, leccandosi le labbra lentamente mentre si avvicinava con la faccia al pene del figlio, come a voler essere sufficientemente vicino da vederlo bene.
«… mostrami il tuo...» Garrosh sogghignò guardando verso l’alto, senza voltarsi verso il padre. Voleva vederlo, assolutamente.
Grommash si levò goffamente in piedi e gli mostrò i suoi attributi. Il suo pene era imponente già allora, senza che neanche fosse eccitato. Garrosh cercò di immaginarselo eretto e fu sopraffatto dalla libidine. Con un grido animalesco strinse le gambe ad intrappolare quelle di suo padre, il quale gli cadde addosso più perché colto dalla sorpresa che per la forza in sé della presa.
Garrosh fu lesto a prenderlo, allargando le braccia e serrandole intorno al suo busto, trattenendolo. Grom gli morse il collo con foga e passione, strappandogli un mugolio. Si agitò su di lui, strusciandogli il pene tra le cosce e sopra la sua erezione, facendogli percepire quanto effettivamente si stesse eccitando. Garrosh si sentiva soffocare sotto la sua mole ma non gli importava. Era così piacevole il contatto col suo corpo bollente e i suoi morsi erano così feroci! Probabilmente gli sarebbero rimasti dei segni e non se ne sarebbe per niente lamentato.
Suo padre ci stava prendendo gusto e non ci mise molto a stancarsi di quei giochetti. Si sollevò e guardò suo figlio in faccia con un’espressione decisamente maliziosa oltre che palesemente poco lucida.
«Ora te lo faccio… sentire» borbottò a bassa voce.
Garrosh sentì le sue dita scendere a solleticargli l’orifizio anale, accarezzandolo blandamente dall’esterno, ma già così nelle sue condizioni era uno stimolo più che sufficiente. Lasciò cadere di lato le gambe verso l’esterno e mugolò con voce più alta.
Desiderava essere lui a dare piacere a suo padre e a ricoprire il ruolo dominante tra i due, ma a quel punto capì di non esserne in grado. Le sollecitazioni di Grom gli piacevano molto di più da subire.
Vedendo il figlio così ben disposto, lo fece rotolare prono sul pavimento e Garrosh, appellandosi a tutte le sue forze, piegò le gambe sotto di sé per mettersi carponi almeno con la metà inferiore del corpo. Il torace rimase piegato verso il basso, in maniera che il suo largo deretano fosse posizionato più in alto e quindi messo più in mostra.
Grommash riusciva a vedere l’ingresso nonostante la sbronza non da poco e la peluria tra le chiappe di Garrosh. Non vedeva l’ora di dare sollievo alla tensione sessuale che gli si era accumulata dentro in quei pochi minuti passati a masturbare il più giovane.
Si masturbò a sua volta per inturgidire ulteriormente il suo pene già mezzo duro, quindi lo spinse verso il posteriore di Garrosh senza neanche preoccuparsi di lubrificare. L’attrito iniziale provocò nel giovane Orco un grugnito di dolore ed un sobbalzo piuttosto violento. Non si era aspettato una simile violenza, così come non si era aspettato che suo padre fosse dotato di attributi così enormi.
Per sua fortuna il suo sedere era stato bene allenato. Anche Malkorok a suo tempo era stato davvero molto dotato e le sue numerose incursioni nel suo fondoschiena erano state non solo molto apprezzate da lui medesimo ma anche e soprattutto utili a prepararlo per simili evenienze.
Nonostante la mancanza di lubrificante, Grommash non incontrò molta resistenza, anzi quasi per niente. Dovette fare un po' di pressione per vincere l’attrito, ma il culo di suo figlio era di facile ingresso.
Garrosh si inarcò sentendosi finalmente riempire di nuovo, come quando era all’apice del potere come Capoguerra dell’Orda su Azeroth e poteva trascorrere in pace la notte nella sua stanza all’interno del Mastio Grommash a farsi scopare dal suo seguace più fedele. Era una sensazione così bella e profondamente appagante che non riusciva a credere di essere riuscito a sopravvivere così a lungo senza poterla sperimentare.
Con più impeto di quanto ne servisse realmente, Grommash cominciò a dimenarsi contro il sedere del figlio, uscendo e rientrando con forza. Garrosh iniziò a gemere in maniera indecente poco dopo, man mano che il suo culo cominciava ad abituarsi alle feroci penetrazioni di suo padre e ad autolubrificarsi quel tanto necessario a rendere l’amplesso più piacevole.
Le grida accorate di Garrosh aumentarono in volume e frequenza man mano che suo padre si spingeva a fondo in lui.
«Sei davvero largo qui dietro» esclamò sogghignando Grommash, compiaciuto «Non ho mai… fatto sesso con qualcuno… così aperto, neanche le Orchesse...».
«Padre… o-ooh, sì!... sei così grosso… aaah!» mugolò il più giovane, inarcandosi maggiormente e chiudendo gli occhi. Cercò di andare incontro ai movimenti di suo padre al meglio delle sue possibilità, col risultato di avere movimenti non sincronizzati e troppo lenti rispetto alle spinte di Grom.
Quest’ultimo incredibilmente riuscì a venire nonostante la mancanza di sinergia nei loro movimenti ed eruttò una notevole quantità di sperma nel posteriore del figlio, il quale prese a masturbarsi per il piacere con frenesia, desideroso di venire a sua volta.
Dopo quel primo orgasmo, Grommash continuò ad agitarsi dentro di lui, non ancora del tutto soddisfatto. In fin dei conti era così piacevole utilizzare un sedere ben allenato e allargato come il suo. Riusciva a stringere quel tanto necessario a dargli piacere e allo stesso tempo non opponeva affatto resistenza alle sue sollecitazioni. Era perfetto.
Garrosh riuscì a venire mentre suo padre riprendeva a fotterlo con rinnovato vigore. Schizzò sul terreno, senza darsi pena di quanto e dove macchiasse. Aveva solamente necessità di sfogare un po' la tensione nel suo corpo, che aveva raggiunto un livello che definire critico era poco.
Grommash spingeva e grugniva e suo figlio gemeva. Erano entrambi sudati e il rumore dei loro corpi che sbattevano l’un l’altro aveva un che di appiccicoso.
Grom venne di nuovo, eiaculando per la seconda volta dentro Garrosh, il quale si piegò ad appoggiarsi con la fronte contro il terreno incurvando la schiena, ansimando forte. Non gli diede lo stesso sollievo del suo primo orgasmo ma fu comunque molto piacevole.
Grommash era a posto. Aveva eliminato abbastanza fluidi corporei per il momento e si era divertito, anche se era un vero peccato non approfittare oltre della grotta che Garrosh aveva così gentilmente messo a disposizione. Sicuramente a lui due sole eiaculazioni avevano fatto il solletico.
Nella sua mente annebbiata dall’alcol prese forma un’idea che forse in altre circostanze non avrebbe mai nemmeno accarezzato. Si chinò sopra al corpo di Garrosh, schiacciandolo di proposito contro il terreno mentre si allungava verso il suo orecchio.
«Hai ancora voglia…?» chiese, ma sapeva già quale sarebbe stata la sua risposta. Lo sentiva nelle ritmiche contrazioni del suo sfintere anale.
Garrosh emise dei deboli versi di protesta e poi ansimò: «Ancora… sì...».
Sembrava stare soffrendo immensamente per la carenza di attenzioni al suo posteriore, tanto che cercò di muoversi contro il corpo di suo padre per farlo riprendere ma non ottenne il risultato sperato: Grommash semplicemente estrasse dal suo deretano il suo pene parzialmente flaccido, lasciandolo di nuovo vuoto.
«Nooo…! Di già…? Ho… ho bisogno…!» brontolò il giovane Hellscream, biascicando le parole con rabbia e allo stesso tempo una buona dose di stanchezza.
Grommash lo lasciò a crogiolarsi nella sua disperazione e andò barcollando per la tenda alla ricerca di qualcosa che nella sua testa aveva una forma ed uno scopo ben precisi. Quando finalmente riuscì a raggiungere le brande su cui lui e suo figlio erano soliti dormire, prese da una di esse una coperta e tornò indietro. La gettò sopra Garrosh, coprendolo dalla vita in su e avvolgendocelo stretto, quindi lo costrinse a rimettersi in piedi.
«Cosa…? Padre dove… vuoi andare?» brontolò spaesato suo figlio, cercando di liberarsi della coperta «Voglio altro sesso…! Non voglio dormire!».
La sua voce era un misto tra la stizza e la rabbia di un Orco adulto che si vede costretto a fare qualcosa che va contro ogni suo principio e il capriccio di un bambino che viene sgridato dal padre.
«Ti porto a divertirti…» rispose quest’ultimo, un ghigno malevolo a deformargli le labbra mentre trascinava Garrosh fuori della tenda con movimenti più sicuri di quanto non fossero mai stati quella sera «Ti riempiranno per bene, vedrai...» gli garantì.
Garrosh emise quanto di più simile c’era ad un uggiolio di contentezza e si lasciò trasportare attraverso il vasto accampamento di Orchi fino al centro, dove avevano consumato la loro cena poche ore prima.
Il figlio del Capoguerra fu scaraventato brutalmente sul terreno mentre suo padre urlava: «Datemi della legna e delle corde!».
La confusione di grida e corpi coperti di metallo che sferragliava nel movimento assalì il delicato udito di Garrosh come se si trovasse in mezzo al fuoco incrociato di gigantesche cannoniere Goblin, stordendolo. Cercò di strisciare via, grugnendo nello sforzo di muoversi, ma nel giro di pochi secondi venne placcato a terra da mani forzute e callose e corpi pesanti che si sedettero sopra di lui.
L’Orco cercò di liberarsi ma l’ubriachezza gli aveva portato via gran parte della forza, lasciandogli solo una insaziabile fame di sesso. Nonostante i maltrattamenti subiti, era di nuovo duro e bramoso di sentirsi nuovamente violare il culo, per non parlare dell’essere “farcito” di altro sperma. Quello di suo padre riusciva tranquillamente a trattenerlo, senza nemmeno sforzarsi.
I soldati che avevano udito e soprattutto compreso l’ordine impartito da Grommash raccolsero le forze e la lucidità rimasta dai festeggiamenti ed eseguirono, seppur con una certa lentezza. Dopotutto, erano pieni di cibo e sidro.
Grommash rimase a guardare suo figlio che veniva soverchiato di soldati come se fosse un prigioniero di guerra in fuga e sorrise divertito nel constatare come alcuni di loro stessero prestando decisamente troppa attenzione al suo culo nudo per i comuni standard. Trovava lo spettacolo decisamente di suo gusto, specialmente vedendo come Garrosh si dibatteva inutilmente nella speranza di liberarsi della mole di Orchi che gli si era radunata sopra. Alcuni del suo esercito gli passarono altri boccali di sidro e lui riprese a bere mentre si godeva la scena.
Quando finalmente arrivarono le travi e le corde che aveva chiesto, il Capoguerra dell’Orda di Ferro tracannò ciò che rimaneva del suo boccale e cacciò fuori un poderoso rutto mentre lanciava via il contenitore ormai vuoto. Afferrò con mano decisamente malferma il materiale e si mise all’opera.
Riuscì contro ogni più rosea aspettativa a mettere in piedi una specie di gogna grossolana: una trave sostenuta alle estremità dalle altre due e fissate in posizione dalle corde robuste.
Grommash arrancò verso il figlio e i soldati si fecero da parte vedendolo avvicinarsi. Non appena libero, Garrosh si sentì trascinare per i piedi sul terreno e poi fu costretto a stare inginocchiato è piegato su un sostegno orizzontale di legno. Ad esso venne legato con corde attorcigliate intorno alle mani e al collo.
Il sedere era messo bene in mostra.
Grommash era in piedi accanto a lui e gli affibbiò un poderoso ceffone su una chiappa.
«Orda di Ferro! Scatenatevi e divertitevi!» esclamò mentre già in diversi Orchi si affrettavano ad avvicinarsi, accerchiando il Capoguerra.
«Sfogatevi pure dentro di lui, c’è posto per tutti!».
Altre grida di ovazione ed esultanza seguirono le sue parole e dopo di esse si avvicinarono i primi volontari.
Mentre Garrosh veniva violato da ben due grossi Orchi nerboruti insieme, Grommash si sedette da parte a guardare.
Suo figlio ruggiva e si agitava, cercando di venire incontro ai suoi partner sconosciuti e così piacevolmente riempitivi.
Intorno a Grom gli altri soldati si stavano spogliando delle armature, ansiosi di sperimentare quell’invitante posteriore. Al Capoguerra venne passato altro sidro e lui se ne rimase lì a bere e osservare, soddisfatto, mentre tutto il suo esercito a turno si divertiva ad abusare del ben allenato deretano di Garrosh senza sapere che lui era il proprietario. Tutto ciò che sapevano era che non erano solamente loro quelli che si stavano divertendo in quel momento: l’Orco del quale stavano abusando deliberatamente gemeva e chiedeva altro sesso continuamente, desiderio che nessuno in quel momento era propenso a negargli.
Grommash si disse orgoglioso e soddisfatto della sua idea, grazie alla quale non solo era riuscito ad appagare i perversi bisogni di suo figlio ma era anche riuscito ad ottenere ulteriore successo tra i suoi soldati. Il loro favore era fondamentale per la guerra che si sarebbe combattuta di lì a poche ore.
«Forza, forza! Fatemi vedere di cosa siete capaci!» sbraitò Grommash «Voglio vederlo così pieno da avere lo sperma che gli schizza fuori mentre siete ancora tutti dentro!».

All’indomani della festa, l’accampamento si era desertificato. I soldati nonostante la baldoria sfrenata erano stati svegliati praticamente all’alba per marciare verso il Portale Oscuro ed attraversarlo alla volta di Azeroth.
Qualcuno però era stato lasciato indietro.
«O-oooh… che male...» Garrosh si svegliò prono sul terreno, in mezzo all’accampamento. La gogna che l’aveva sostenuto nella notte aveva ceduto da tempo all’impeto dei suoi numerosi partner e lui ci era rimasto sdraiato sopra quando era caduto vittima del sonno, ormai esausto e soddisfatto in ogni senso possibile.
Aveva le braccia e il collo ancora bloccati contro la trave e gli arti ormai gli si erano intorpiditi. Era ancora nascosto per metà dalla coperta e cominciava ad essere un tantino soffocante.
Cercò di issarsi in piedi usando soltanto le gambe, ma scoprì che il torpore generale nelle sue membra si trasformava in puro e semplice dolore dalla vita in giù, specialmente al sedere. Da quello che sentiva, sembrava che ci fosse passato qualcosa tipo il Mastodonte di Ferro che era andato distrutto durante l’assedio a Orgrimmar.
Appellandosi a tutto il suo autocontrollo, Garrosh ignorò l’emicrania lancinante da post-sbornia e le fitte alle gambe per mettersi in ginocchio. Ricordava poco di quello che era accaduto la notte prima e nella sua testa c’era semplicemente vuoto quando si trattava di ricordare come era finito lì fuori, legato ad un pezzo di legno completamente nudo.
A malapena ricordava di essere riuscito ad accompagnare suo padre nella loro tenda con l’intento di fare sesso con lui.
«Padre…!» chiamò con voce roca, sperando che non fosse troppo lontano «… Capoguerra!».
Non gli rispose nessuno; non solo, la sua voce riecheggiò come se non ci fosse niente intorno a lui per chilometri.
Garrosh grugnì e fece per mettersi in piedi e andare in cerca di suo padre ma si bloccò nel momento stesso in cui raddrizzò il busto: sentì chiaramente del liquido viscoso e tiepido - molto in verità - che gli fuoriusciva dal posteriore. Cercò di arginare la perdita ma scoprì suo malgrado che i muscoli del suo sfintere erano troppo lassi per riuscire a stringere.
Rimase dritto per un poco, grugnendo di sollievo mentre il suo deretano si svuotava, poi ricadde pesantemente in avanti.
Evidentemente non era stato lui a scoparsi suo padre, bensì l’esatto opposto. Sorrise compiaciuto e in maniera totalmente ebete cercando di compensare con l’immaginazione ciò che la memoria non riusciva a mostrargli e tentò di figurarsi la portata dell’erezione che Grommash doveva aver avuto per fargli cedere così brutalmente la muscolatura del fondoschiena. In confronto il suo pene e qualsiasi altro giocattolo avesse utilizzato fino ad allora erano niente.
Le sue guance si colorirono e giacque compiaciuto sul terreno nel punto in cui era caduto, a lasciare che lo sperma di cui era stato riempito fuoriuscisse. Era uno svuotamento lento e blando ma piacevole, specialmente visto che stringere le natiche gli causava altro dolore.
Suo padre doveva essersi divertito molto nella notte se lo aveva sfondato e riempito a quella maniera, e lui era felice di essere stato all’altezza del compito.
Sperava solo di poterlo rifare da sobrio, così da potersi ricordare ogni momento del piacere che regalava a Grommash e di quello che viceversa suo padre gli elargiva.

July 2017

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