fiamma_drakon: dejichan © (Default)
[personal profile] fiamma_drakon
Titolo: Incidenti di coppia
Rating: Rosso
Genere: Erotico
Personaggi: Aggra, Draka, Durotan, Thrall (Go'el)
Wordcount: 4036 ([community profile] fiumidiparole)
Prompt: Incest per la Badwrong Week #3 @ [community profile] maridichallenge
Timeline: Ambientata durante l'espansione "Warlords of Draenor".
Note: Drunk sex, Het, Incest, Lemon
«Sei già stanco…?» biascicò Durotan ridendo, dando una vigorosa pacca sulla spalla di Thrall che lo fece andare giù sul tavolo con una certa forza.
Quest’ultimo sbatté il mento barbuto sul piano sotto di lui - per fortuna sgombro dalle stoviglie - ed emise un verso da ubriaco. Sbatté le palpebre come se fossero pesantissime e si raddrizzò con la schiena con uno slancio, rischiando di far ribaltare la sedia per il peso che di colpo lo schienale si ritrovò a dover sostenere.
Una volta di nuovo seduto si accasciò contro una spalla di Durotan nel goffo tentativo di dargli una gomitata nel fianco.
«Anche te… hic!... hai sbadigliato prima… ti ho visto!» ribatté Thrall con inflessione infantile sul tono di voce.


La vittoria riportata a Shattrath contro Blackhand e i Roccianera aveva riacceso gli animi e rialzato il morale dei soldati dell’Orda, spingendoli a festeggiare il trionfo in battaglia con una bella festa in Guarnigione. Il Comandante in persona incaricò Murg e i suoi cuochi di preparare cibo e bevande in abbondanza ed organizzare un vero e proprio banchetto in onore dei valorosi combattenti che avevano reso possibile la vittoria riportata quello stesso giorno a Shattrath.
Furono preparati numerosi tavoli improvvisati nell’avvallamento al centro della Guarnigione, che funzionava da piazza principale, e tutti i membri della spedizione partita da Azeroth e del clan dei Lupi Bianchi ebbero modo di sfamarsi e dissetarsi brindando alla vittoria.
Thrall e sua moglie Aggra erano seduti a tavola insieme a Durotan e Draka. Le due Orchesse erano diventate molto amiche e nonostante i maschi trovassero ancora un po' d’impaccio nel relazionarsi tra loro - erano molto più simili di quanto fossero disposti ad ammettere - concessero alle loro compagne di poter mangiare insieme. I loro problemi di comunicazione passarono rapidamente in secondo piano dopo i primi dieci boccali di birra, quando si ritrovarono a cantare insieme a squarciagola un inno orchesco che Aggra non aveva mai udito prima di allora.
Aggra e Draka ridevano e scherzavano coi loro compagni come non avevano mai fatto in vita loro. Thrall non era mai stato così allegro nemmeno dopo il matrimonio ai piedi di Nordrassil, e Aggra cercò di appuntarsi mentalmente che forse avrebbe dovuto farlo bere di più in futuro.
Anche lei e la sua amica bevvero smodatamente, finendo ubriache come i loro partner; cosicché quando Thrall invitò Aggra a ballare sulle note di una incalzante musica suonata con grossi tamburi di pelle, l’Orchessa non ci pensò due volte ad accettare.
Mentre la coppia danzava scompostamente tra fischi e schiamazzi provenienti dai tavoli vicini, Draka diede una poderosa gomitata nel fianco del marito, facendogli rovesciare mezzo boccale di birra nel piatto pieno di ossa spolpate.
L’Orco lasciò cadere il boccale in mezzo ai resti della cena e con un grugnito stanco abbassò anche il braccio, addossandosi all'indietro contro lo schienale della sedia.
«Guardali, che carini! Te lo ricordi quando mi hai chiesto di ballare la prima volta? Non facevi che pestarmi i piedi!» sghignazzò Draka, appoggiandosi contro il massiccio braccio del compagno. Il tono di voce altalenante palesava il fatto che fosse già ben lontana dalla sobrietà.
«Dovevo fare un tentativo… hic!» esclamò Durotan, sporgendosi verso il viso della moglie col proprio. Il tanfo di birra del suo alito era quasi soffocante.
Un’espressione perversa e maliziosa gli deformò i lineamenti mentre sollevava una mano a palparle un seno.
«Eri così sexy mentre ballavi… e lo sei ancora» commentò con tono più suadente, ghermendo un seno di lei con la mano e strizzandolo vigorosamente.
Draka non apprezzò la palpata: respinse la sua mano così violentemente da farlo scivolare giù dalla sedia.
«Tieni le mani a posto!» brontolò con un ringhio.
L’Orco cercò di rimettersi goffamente in piedi ma prima che ci riuscisse venne letteralmente investito da Thrall: quest’ultimo e la sua compagna si erano avvicinati troppo al tavolo nella loro danza sconnessa e lui ad un certo punto aveva perso l’equilibrio, finendo addosso a Durotan.
Aggra, vicina abbastanza da vedere l'intera scena, scoppiò a ridere mentre Draka si alzava sdegnata da tavola e si allontanava barcollando in direzione della locanda brontolando a proposito di pervertiti e incapacità di trattenersi.
Thrall era davvero pesante. Durotan gesticolò tentando di toglierselo di dosso per un po' ma non ottenne nessun risultato. Fu solo con uno sforzo congiunto da parte sua, di Thrall e di Aggra che i due Orchi riuscirono a liberarsi l’uno dall’altro.
Una volta libero, Durotan si mise seduto con un verso di sforzo mentre l’altro si arrampicava nuovamente su una sedia.
Aggra non si sedette di nuovo a tavola. Si chinò sul marito e gli baciò la testa rasata.
«Amore, sono stanca… torno alla locanda, d’accordo…?» disse quasi in un sussurro.
Thrall stava praticamente sdraiato sul tavolo con la parte superiore del torace. La faccia era poggiata di lato sul piano e guardava nella direzione in cui si trovava sua moglie.
«Mmmh… sicura di non voler ballare ancora?».
Biascicò con tale fatica quelle poche parole da risultare quasi incomprensibile; tuttavia, la sua compagna parve capirlo perfettamente perché gli rispose: «Non ti reggi più in piedi! Perché non… vieni con me a letto?».
Nel frattempo, Durotan era riuscito nell’ardua impresa di riguadagnarsi uno dei posti lasciati vuoti al tavolo. Per lo sforzo era diventato paonazzo in viso, ma adesso sedeva accanto a Thrall e stava cercando di prendere uno dei boccali per riempirselo di altra birra. Aveva palesemente dei problemi a focalizzarsi su un singolo oggetto da afferrare.
Thrall e Aggra non si curarono di lui, continuando con i loro discorsi come se non ci fosse.
L’Orchessa si appoggiò con i gomiti al tavolo, esibendo i suoi seni sodi attraverso la scollatura della tunica, ma il suo compagno parve non vederli nemmeno.
«Voglio rimanere ancora a festeggiare… vai tu» bofonchiò, raddrizzandosi goffamente e allungando un braccio a prendere un boccale.
Aggra emise un sospiro deluso e si allontanò a sua volta, fermandosi ogni tanto per non cadere.
Così Durotan e Thrall rimasero da soli al loro tavolo. Il primo era riuscito a riempirsi di birra il boccale e la stava sorseggiando con espressione depressa; il secondo invece mise via il boccale e decise di attaccarsi direttamente al beccuccio della brocca per bere quel che rimaneva - che non era poi molto.
Rimasero in silenzio per un po', poi Durotan proruppe con uno stizzito: «C’era bisogno di spingermi per una palpatina? Stavo solo apprezzando».
«Forse… a lei non interessa quel tipo di apprezzamento» Thrall abbassò la brocca ed esplose in un poderoso rutto.
Durotan sbatté il suo boccale vuoto sul tavolo con veemenza.
«Tutte le femmine apprezzano complimenti per le loro forme!» brontolò, d’un tratto irritato «La tua compagna sembrava non aspettare altro!».
Thrall lo guardò, aggrottando le sopracciglia con cipiglio confuso.
«Aggra non vuole cose tanto frivole!» sbottò, per poi riprendere a bere.
«Ah! Non hai visto come ti ha sbattuto le tette davanti?» rispose Durotan «La tua femmina chiaramente voleva le tue attenzioni! Non ti avrebbe chiesto di seguirla altrimenti!».
In effetti, adesso che glielo diceva, a Thrall parve un po' strano che Aggra gli avesse chiesto di andare con lei a letto. Di solito quando era stanca andava tranquillamente a dormire senza domandargli di andare con lei.
Durotan emise un gemito sconsolato e si accasciò sul tavolo, le braccia conserte per poggiarci il viso. Thrall gli batté una pacca sulla spalla più vicina a lui, facendolo lievemente sobbalzare.
«Prova a non soffocarla di attenzioni. A quel punto sarà lei a farsi avanti quando avrà voglia» suggerì lo sciamano in risposta alla tacita disperazione dell’altro.
Quest’ultimo emise un grugnito e si divincolò dalla sua mano, alzandosi allo stesso tempo in piedi. Anche se pareva intenzionato ad ignorare completamente le sue parole, di fatto stava prendendo in considerazione l’idea di seguire il consiglio solo per poter arrivare a vedere Draka saltargli addosso.
Thrall svuotò la brocca e sbadigliò vistosamente, tanto che piccole lacrime affiorarono agli angoli dei suoi occhi.
«Forse… andare in locanda non… è un’idea così brutta...» commentò prima di sbadigliare una seconda volta.
Con uno scarto di pochi secondi anche Durotan cominciò a sbadigliare senza darsi troppa pena di nasconderlo.
Nonostante fossero entrambi desiderosi di festeggiare e fare baldoria fino al mattino, l’assalto a Shattrath e alle forze navali di Blackhand era stato impegnativo e aveva preteso da loro molte più energie di quanto fosse sembrato all’inizio. Dopo essersi rifocillati a dovere ed aver bevuto tanta di quella birra che probabilmente non ne avrebbero più sentito il bisogno per un bel po' di tempo, era ovvio che le loro membra pretendessero anche un po' di meritato riposo.
«Sei già stanco…?» biascicò Durotan ridendo, dando una vigorosa pacca sulla spalla di Thrall che lo fece andare giù sul tavolo con una certa forza.
Quest’ultimo sbatté il mento barbuto sul piano sotto di lui - per fortuna sgombro dalle stoviglie - ed emise un verso da ubriaco. Sbatté le palpebre come se fossero pesantissime e si raddrizzò con la schiena con uno slancio, rischiando di far ribaltare la sedia per il peso che di colpo lo schienale si ritrovò a dover sostenere.
Una volta di nuovo seduto si accasciò contro una spalla di Durotan nel goffo tentativo di dargli una gomitata nel fianco.
«Anche te… hic!... hai sbadigliato prima… ti ho visto!» ribatté Thrall con inflessione infantile sul tono di voce.
Durotan rise di nuovo, passandogli un braccio intorno alle spalle, attirandolo e stringendolo a sé. Mise un po' troppa foga nel gesto per il suo attuale senso dell’equilibrio, per cui dondolarono entrambi da un lato.
Thrall si aggrappò al braccio del Capoclan dei Lupi Bianchi e lo issò di nuovo dritto appena in tempo per evitare ad entrambi di cadere rovesciando anche le sedie.
«Forse… è ora di andare» bofonchiò Durotan, rimanendo saldamente aggrappato a Thrall mentre quest’ultimo sbadigliava ancora.
Stretti l’uno all’altro, i due Orchi si alzarono in piedi a fatica e ribaltando le sedie nel tentativo di allontanarsi dal tavolo. Fortunatamente riuscirono a non inciamparci mentre caracollavano incerti verso la locanda, acclamati da un’assordante ovazione di gruppo al loro passaggio.
Si arrampicarono su per le scale di legno e poi verso la locanda, situata non troppo lontano. Arrivati dentro l’edificio, salirono un’altra breve rampa di scale e poi percorsero un piccolo tratto di corridoio prima di arrivare al fondo. Le loro stanze erano una di fronte all’altra.
I due maschi, che avevano avuto fortuna fino ad allora, non ne ebbero in quel momento: Durotan incespicò nei piedi di Thrall e i due franarono pesantemente sul pavimento, sbattendo le teste l’uno con l’altro e poi crollando vicini. Almeno non collassarono uno sopra l’altro, altrimenti ci sarebbe voluto un bel po' d’aiuto per riuscire a farli tornare in piedi.
Il colpo li lasciò talmente frastornati che rimasero stesi lì dove erano caduti per qualche momento, cercando di placare il caos nelle loro teste. Thrall fu il primo a ritrovare la forza di issarsi nuovamente in posizione eretta. Si appoggiò al muro con la schiena e si piegò ad allungare una mano verso Durotan, aiutandolo ad alzarsi a sua volta.
Il Capoclan dei Lupi Bianchi, una volta in piedi, diede le spalle a Thrall ed entrò nella sua camera, chiudendo la porta. L’altro lo imitò pochi istanti dopo.
All’interno la stanza era al buio più totale, ma Thrall nonostante tutto aveva passato abbastanza tempo là dentro da ricordarsi l’ubicazione dei mobili e del letto.
Barcollò fino a quest’ultimo mentre si toglieva la tunica aperta sul petto, lasciandola cadere a terra. Andò a sedersi con sollievo sul bordo del materasso e rimosse uno dopo l’altro i pezzi di armatura, lasciandoli di volta in volta cadere sul pavimento. A quel punto si coricò sotto le coperte, completamente nudo, girandosi su un fianco.
Era stanco e anche un po' confuso, eppure non riusciva a togliersi dal cervello le parole di Durotan riguardo a sua moglie. Be’, avevano già dei figli, per cui ovviamente avevano già fatto l’amore in diverse occasioni… ma Aggra davvero aveva tentato di fargli delle avances sessuali prima di andarsene…?
C’era solo un modo per scoprirlo.
Allungò un braccio alla cieca nella direzione in cui sarebbe dovuta esserci lei.
Aggra si sentì afferrare per una spalla e voltare supina. Era ancora sveglia nonostante fosse già a letto da un pezzo. Non le andava proprio giù il fatto che Go’el continuasse ad ignorare così palesemente il suo bisogno di un po' di quell’intimità di coppia che avevano all’inizio del loro matrimonio e che poi è andato svanendo con l’arrivo dei loro figli.
Almeno adesso che erano da soli avrebbe anche potuto tornare ad essere l’Orco focoso e passionale che era una volta!
Avvertì la presa sulla sua spalla allentarsi e venire sostituita da un viso pieno di peluria sul mento che le solleticava la pelle.
Thrall udì la sua compagna gemere piano mentre risaliva a baciarle il lato del collo e poi scivolava più su ancora, andando a mordicchiarle giocosamente il lobo di un orecchio. Le sue mani scesero ad accarezzarle il ventre piatto e tonico, da vera Orchessa, e poi proseguirono oltre.
Aggra sentì le dita dell’altro scenderle oltre il ventre, andando ad accarezzare il suo pube rasato e spingendosi poi ancora più giù, all’interno della sua morbida e sensibile piega cutanea.
Thrall sorrise nel riuscire a trovare il clitoride senza alcuna difficoltà anche nel buio più totale in cui si trovava e con il polpastrello iniziò a stuzzicarlo. La sua compagna gemette accoratamente e ruotò il busto verso di lui con impeto. Si sentì improvvisamente soffocare da un paio di morbide labbra appassionate che si unirono alle sue attraverso le tenebre senza alcuna esitazione. L’Orco spesso e volentieri ancora riusciva a sorprendersi per la sintonia che c’era tra lui e sua moglie. Rispose al bacio con enfasi, accarezzandole la schiena - ora facilmente accessibile - con una mano mentre l’altra restava saldamente incastrata tra le sue cosce atletiche e calde.
Al bacio di Aggra si aggiunsero ben presto le loro lingue, che si incrociarono a metà strada tra le loro bocche e poi passarono dall’una all’altra rapidamente e ferocemente, strappando accorati mugolii ad entrambi.
L’Orchessa si agitò contro il corpo del marito per qualche momento, ansimando piano, poi decise di prendere l’iniziativa: lo spinse a mettersi supino e gli salì sopra, sedendosi a cavallo del bacino.
Thrall si sistemò meglio sul materasso, sollevando e piegando le gambe per avere una migliore stabilità e - all’occorrenza - fornire sostegno alla sua compagna. Sentì le mani di lei scendergli lungo l’addome, lentamente, accarezzando il suo ventre largo e piatto, solcato di muscoli robusti e ben allenati. Gemette di desiderio, chiudendo gli occhi e abbandonandosi al suo tocco.
Era da tanto che non si sentiva così bramoso di quell’intimità colma di affetto e di passione. Percepì il suo pene eretto guizzare leggermente quando le mani della sua metà scesero ad afferrarglielo.
Aggra aveva quasi dimenticato quanto fosse bello sentire la calda erezione di suo marito tra le mani. Il suo fallo era così rigido e così lungo e lei non desiderava altro che unirsi ad esso il più velocemente possibile. Le era sempre piaciuta la sensazione di completezza fisica ed emotiva che provava all’atto della penetrazione.
La sua impazienza si tradusse in una veloce masturbazione a fini puramente preparatori per il suo compagno: pur essendo stata stuzzicata poco, era già abbastanza bagnata per poter andare avanti.
Benché si percepisse la voglia di superare in fretta i preliminari, Thrall si godette a pieno il momento, sospirando e mugolando accoratamente. Quasi gli dispiacque quando - dopo appena pochi minuti - sentì le mani che lo avevano coccolato con tanta apprensione sottrarsi alla loro mansione. Contemporaneamente percepì il corpo di sua moglie che si muoveva, salendo a posizionarsi proprio sopra la sua erezione, lasciando dietro di sé una scia di umori appiccicosi sulla zona più interna delle sue cosce.
Aggra mise tutto il suo impegno nel cercare di guidare l’erezione del partner all’interno della sua vagina. Fortunatamente lui le venne incontro, mantenendo dritto il suo pene mentre l’Orchessa prendeva la mira. Il primo tentativo andò a vuoto, ma alla seconda riuscì a prenderlo.
Gemette, rilassando il suo corpo teso per accogliere l’intera erezione dentro di sé. Non essendo ancora venuta nemmeno una volta, ovviamente il suo orifizio era stretto, per cui le risultò più impegnativo di quanto preventivato, ma alla fine riuscì a farcela. Con una lieve smorfia di dolore riuscì a far sì che il suo pene entrasse fino in fondo.
Fu bello sentire i muscoli stretti attorno al suo pene, caldi e viscidi per gli umori che li rivestivano. Thrall le afferrò debolmente i fianchi, sfinito ma determinato ad arrivare sino in fondo, quindi iniziò a spingersi fuori e dentro di lei. Gli affondi erano lenti ma decisi, il massimo che poteva pretendere dal suo corpo nelle sue attuali condizioni.
Aggra andò incontro al partner con enorme piacere, sincronizzandosi abbastanza ai suoi movimenti nonostante la sbronza, ma solo in un primo momento. Successivamente subentrò il suo bisogno di ottenere il puro e semplice godimento sessuale dell’amplesso, che la spinse a muoversi con ferocia sopra di lui.
Thrall non l’aveva mai sentita muoversi con tanto impeto. Cercò di trattenerla, ma non ne aveva le forze, per cui tentò semplicemente di stare al suo ritmo. Gli piaceva la passione che ci stava mettendo, ma era un po’ troppo esagerata per il momento e lui si sentiva sempre più stanco.
Dopo pochi minuti - troppo pochi per i suoi gusti - Aggra sentì i movimenti del suo partner divenire più deboli e poi cessare del tutto, a differenza dei suoi mugolii, che proseguirono dandole la certezza che non si fosse addormentato nel bel mezzo dell’azione.
Cercò di muoversi con ancor maggiore foga, sentendo l’orgasmo ormai imminente. Anche se iniziava a sentirsi stanca a sua volta, non poteva di certo fermarsi senza essere arrivata in fondo almeno una volta.
Thrall, tra un mugolio e l’altro, riprese blandamente a muoversi, spinto unicamente dalla sua determinazione a dare a sua moglie le attenzioni che le aveva così lungamente e stupidamente negato. Avrebbe dovuto stare più attento ai segnali che gli mandava e non pensare solamente a Garrosh e alla campagna contro l’Orda di Ferro.
Una contrazione più forte delle altre attorno alla sua erezione lo fece sobbalzare improvvisamente. Ad essa ne seguirono molte altre, segno che finalmente la sua compagna stava venendo.
Aggra si piegò sul largo torace del marito, ansimando forte mentre arrivava all’orgasmo. Era così bello e appagante…! Le era mancato moltissimo.
Pochi secondi più tardi sentì il suo compagno che veniva all’interno del suo corpo e non riuscì a reprimere un ulteriore, accorato gemito.
Thrall si inarcò, andando incontro alla sua metà col torace mentre riprendeva a dibattersi sotto di lei con rinnovata energia fino a che non ebbe eiaculato del tutto.
A quel punto si fermarono un attimo entrambi, respirando pesantemente nelle tenebre, prima di baciarsi con passione e affetto un’altra volta.

L’Orco si svegliò l’indomani mattina a causa della matassa di lunghi capelli che gli era finita in faccia. Non sapeva dire che ora fosse, solo che era giorno e che sua moglie si era addormentata sopra di lui. Sentiva il peso del suo corpo sopra il suo.
La festa della sera prima gli aveva lasciato in ricordo un doloroso post-sbornia da smaltire, insieme ai ridicoli e imbarazzanti ricordi di cosa aveva fatto nel centro della Guarnigione con Aggra e Durotan, sotto lo sguardo di tutti.
Emise un grugnito di biasimo verso se stesso nel mentre che spostava i capelli di sua moglie dalla sua faccia. Non ricordava che Aggra avesse una chioma così folta e selvaggia. Portava i capelli lunghi, ma li teneva sempre raccolti in una coda alta dietro la testa e per il resto il cranio era perfettamente rasato. Adesso a giudicare da quelli che sentiva sulla sua testa pareva che ne avesse decisamente di più.
Abbassò lo sguardo, dopo aver sbattuto più volte le palpebre per schiarirsi la vista, e rimase pietrificato a contemplare nella luce del giorno quella che chiaramente non era la figura di sua moglie Aggra, bensì quella di Draka. Sua madre Draka, o meglio la futura madre di se stesso in quella diversa linea temporale - semmai lei è Durotan avessero avuto l’occasione di procreare. Ciò non toglieva che lui la considerasse come se fosse effettivamente la sua vera madre, quella che era morta per salvargli la vita nella sua linea temporale.
Dormiva beatamente sul suo torace nudo ed era nuda a sua volta, ignara del fatto che sotto di lei non c’era suo marito.
Thrall sentì le guance diventargli bollenti per la vergogna nel pensare che quella notte l’aveva confusa con sua moglie e aveva…
Scosse il capo, costringendosi a non pensare a quel che aveva fatto. Doveva essere stato veramente ubriaco per non notare la differenza, anche se doveva ammettere che essendo entrato al buio in camera non aveva potuto vedere se nel letto c’era o meno la sua compagna.
Doveva andarsene da lì prima che lei si svegliasse. Non poteva farsi trovare al posto di Durotan.
«Anche se… se io sono qui significa che...» rifletté momentaneamente, senza terminare il pensiero: doveva sbrigarsi.
Delicatamente la prese per le spalle e la spostò di fianco a sé, liberandosi. Draka rimase avvolta nelle coperte e le trascinò in parte via dal corpo di Thrall.
Quest’ultimo si mise seduto pian piano e subito se ne pentì a causa delle vertigini che lo aggredirono; tuttavia, non aveva tempo per quello. Piantò bene i piedi sul pavimento e si alzò. Come era prevedibile, barcollò pericolosamente, ma non si diede per vinto e si mosse per raccogliere i pezzi della sua armatura. Non riuscì a fare due passi che crollò sulle ginocchia pesantemente con un sonoro tonfo.
Udì un mugolio proveniente dal letto e si fermò, temendo di aver svegliato Draka; invece al verso non seguirono altri rumori.
Thrall rimase carponi e prese i suoi vestiti e l’armatura frettolosamente. Non volle riprovare ad alzarsi per timore di cadere e fare altro baccano. Poteva essergli andata bene una volta ma non voleva sfidare troppo la fortuna.
Presi i suoi effetti personali si diresse furtivamente verso la porta, l’aprì e sbirciò all’esterno per vedere se poteva uscire nudo senza essere visto.
Caso volle che nello stesso momento in cui si affacciò fece altrettanto anche Durotan dalla porta dirimpetto alla sua.
Il Capoclan dei Lupi Bianchi era in piedi e si stava coprendo con la sua pelliccia l’addome e le pudenda. Dall’espressione pareva essere più sobrio e in condizioni migliori delle sue - oltre che piuttosto imbarazzato.
I due Orchi si guardarono dritti negli occhi azzurri per qualche secondo e furono subito d’accordo nella vergogna per lo scambio.
«Come se non fosse successo» disse Durotan per primo, cercando di parlare piano.
«Mai una parola» replicò Thrall annuendo.
«Mmmh… Durotan? Dove sei…?».
Thrall fu scosso da un brivido e con uno scatto si spinse in avanti ed in piedi, andando incontro a Durotan. L’Orco lo evitò agilmente e andò lesto nella sua camera.
«Draka…? Sei già sveglia…?» esclamò in tono affettuoso, poco prima di chiudere la porta alle sue spalle.
Thrall non riusciva a capire come potesse essere così sereno e tranquillo nonostante quello che avevano combinato quella notte.
Si appoggiò allo stipite della porta della sua camera e si volse a guardare verso il letto: Aggra giaceva prona in mezzo al materasso.
L’Orco sorrise, lieto che stesse ancora dormendo. Lasciò da parte i suoi vestiti e barcollando andò ad unirsi a lei a letto. Con un sospiro di sollievo si distese al suo fianco e la sovrastò parzialmente col suo corpo, accarezzandole la schiena nuda. Le baciò la nuca delicatamente e poi si lasciò cadere disteso supino.
Mentre cercava di riprendere sonno nella speranza che i pesanti sintomi del post-sbornia si attenuassero - sarebbe stato troppo sperare che svanissero semplicemente - l’unico pensiero che aveva nella testa era di essersi divertito facendo sesso con sua madre.
Si sentiva così dannatamente in colpa…!
La mano di Aggra si spostò sul suo braccio, accarezzandolo blandamente e facendolo sobbalzare.
«Amore mio… grazie» borbottò l’Orchessa, girandosi su un fianco e allungandosi ad appoggiarsi in parte sulla sua ampia spalla.
Pur essendo ancora assonnata, gli stava chiaramente sorridendo.
«Per cosa…?» chiese Thrall, non riuscendo a mantenere saldo il tono di voce.
Aggra sospirò beata, accarezzandogli un pettorale.
«Stanotte… è stato bellissimo» rispose «Ti prego… rifacciamolo presto».
Thrall sentì una voragine aprirglisi nel petto. Non pensava di aver fatto niente di così cattivo nella sua vita per meritarsi un simile incubo.
«S-sì… certo» fu tutto ciò che riuscì a replicare, incapace di articolare un discorso più complicato.
Non voleva chiedere a Durotan cosa avevano fatto, voleva solamente fingere che non fosse successo niente.
«Perché la sbronza non si è portata via anche i ricordi di tutto quello che ho fatto stanotte…?!» gemette tra sé mentre Aggra, felice e contenta per la notte di fuoco appena trascorsa, si allungava a baciargli il lato del collo.
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