fiamma_drakon: dejichan © (Default)
[personal profile] fiamma_drakon
Titolo: Torture speciali
Rating: Rosso
Genere: Erotico
Personaggi: Grommash Hellscream, Velhari
Wordcount: 5816 ([community profile] fiumidiparole)
Prompt: Kink vari per la Badwrong Week #4 @ [community profile] maridichallenge
Timeline: Ambientata durante l'espansione "Warlords of Draenor".
Note: Het, Lactation Kink, Lemon, Sex toys, Violence, Watersports
Velhari lo spinse disteso supino sul pavimento e l’altro rimase in tale posizione nonostante l’anormale lunghezza delle catene gli permettesse di muoversi con un po' di libertà; dopodiché gli strappò via i pochi indumenti che aveva addosso - la cintura, i calzoni e gli stivali - scaraventandoli a distanza.
«Questi sono solo un impiccio! Quell’idiota di Zakuun continua a non capirlo e rimetterteli...» sibilò la femmina con stizza «Bene… ora è decisamente meglio».
Grommash allargò leggermente le gambe, lasciando che il suo pene ancora flaccido ciondolasse in mezzo, in bella vista.


Nel Tempio della Tirannia, Velhari sedeva in attesa che i suoi sottoposti terminassero il compito che aveva loro affidato: recuperare dal fiume che scorreva tutt’attorno alla Cittadella del Fuoco Infernale i liquami verdi di pura Energia Vile. Non aveva detto loro cosa ci avrebbe fatto e nessuno si era azzardato a chiedere: Velhari non era stata soprannominata “La Despota” senza alcuna ragione, in fin dei conti. Ai suoi piedi - o meglio zoccoli - avevano già accumulato una notevole quantità di grossi secchi pieni di liquame verde acido. Il potere Vile che era concentrato in quei contenitori era così tanto che riusciva a percepirlo come un’aura attorno a lei, calda e confortevole, familiare. Era corroborante sentirsi circondata da tutta quell’energia e l’affascinante Eredar non poteva esimersi dal sorridere pensando al potere che avrebbe presto potuto infondersi. Era piacevole rinnovare il fuoco Vile che le scorreva in corpo.
I suoi tirapiedi continuavano silenziosamente la loro processione e fu solo quando dinanzi a lei ci furono alcuni litri di liquami - misurati ad occhio - diede l’ordine di interrompere il carico. Subito dopo scacciò tutti quanti dal Tempio della Tirannia, minacciando chiunque avesse osato violare il suo ordine di morte tra atroci torture e sofferenze.
Quando fu finalmente da sola, Velhari si girò a guardare l’ampia sala vuota e sospirò con un sorriso. Aveva un po' di lavoro di preparazione prima di poter infondere il liquame nel suo corpo, per cui non aveva tempo da perdere. Era impaziente di farlo.
Si tolse l’armatura, rimanendo completamente nuda senza alcun timore né vergogna. A quel punto andò a prendere un macchinario che aveva tenuto nascosto fino a quel momento in un baule sistemato in un angolo in disparte e chiuso con una chiave che portava sempre al collo.
Non era un apparecchio molto complesso: era composto da un capiente serbatoio trasparente collegato ad un lungo tubo snodabile dotato di uno spesso beccuccio appuntito al termine. Velhari aprì il coperchio del serbatoio e cominciò a riempirlo travasando all’interno il liquido verde che le era stato portato.
Benché il contenitore potesse apparire ad un primo sguardo piuttosto piccolo per ospitare tutto il liquame che era stato accumulato, di fatto non lo fu: Velhari era riuscita ad occhio ad intuire la quantità corretta di liquami da farsi consegnare per riempire completamente il suo giocattolo, senza che neanche una goccia venisse sprecata.
Una volta che l’ebbe riempito tutto, lo richiuse ermeticamente e prese l’estremità libera del tubo snodabile. Si sedette alla base della parete più vicina a gambe divaricate e le piegò per puntellarsi con gli zoccoli sul pavimento. Si lasciò scivolare un poco verso il basso per poter avere il buco del posteriore ben accessibile.
Velhari era atletica e longilinea e fu con un movimento fluido e sensuale che si infilò il beccuccio nell’orifizio anale. Nel farlo socchiuse gli occhi e aprì lentamente le labbra, estraendo la lingua e incurvandola verso l’alto per accarezzarsi con la punta la metà del labbro superiore con fare sexy e passionale. Sospirò accoratamente spingendo l’oggetto bene dentro, forzandolo con gesti lenti e quasi gentili. Sentire i muscoli dell’apertura schiudersi sotto le sue spinte era una percezione piacevole per lei, così come lo era sentirsi il posteriore occluso.
Continuando a leccarsi il labbro superiore allungò una mano e attivò il macchinario. Un rumore di meccanismi che si attivavano e cominciavano a muoversi le manifestò che aveva effettivamente attivato la macchina.
Il tubo si gonfiò, inturgidendosi progressivamente mentre il liquame verde scorreva in esso. Quando il getto la raggiunse, esondò in lei con una certa forza, facendola gemere con più foga. Tese le cosce e inarcò la schiena, puntellandosi meglio contro la parete per spingersi un poco più giù.
«Ooooh… sì! Sento… l’energia che torna!» esclamò con morboso e malsano entusiasmo.
Ogni volta che decideva di rincarare la dose di potere Vile nel suo corpo usando quell’apparecchio si complimentava con se stessa per aver deciso di andare a frugare personalmente all’interno dei resti della Fonderia dei Roccianera alla ricerca di armi o altre risorse riutilizzabili alla Cittadella. Quel clan orchesco aveva delle abitudini davvero bizzarre, come dimostrava il suo ritrovamento. Le ci era voluto un po’ per capire come far funzionare quello strano arnese, però alla fine lo sforzo era valso la pena - e nemmeno poco.
Il liquido le scorreva dentro rapidamente, regalandole una piacevolissima sensazione di riempimento e di nuova forza. Sentiva le sue membra più energiche e pronte a spezzare i suoi nemici.
Gemeva ininterrottamente, acuendo e abbassando la voce, i muscoli delle cosce che si contraevano ritmicamente.
Si portò una mano al pube e sporse l’indice a stuzzicare il clitoride. I suoi mugolii aumentarono drasticamente in volume, così come stava crescendo anche la sua pancia: il suo ventre solitamente era piatto e d’aspetto tonico, ma adesso grazie alla sua iniezione stava diventando più arrotondato e morbido. La percezione di gonfiore crescente la eccitava moltissimo e vedere che aveva ancora molto altro liquame nel serbatoio la rendeva impaziente di procedere e arrivare ad averlo tutto dentro di sé; tuttavia, sapeva anche che la lentezza stessa dell’iniezione faceva sì che per lei fosse tanto eccitante. Con la mano sinistra salì ad accarezzarsi l’addome, desiderosa di sentirlo crescere.
Si masturbava a ritmo sostenuto, ben consapevole dei punti in cui le piaceva di più essere stimolata, cercando di compensare con l’orgasmo la sua brama di ben altro. Venne senza alcuna difficoltà, sospirando con voce acuta mentre i suoi umori fuoriuscivano gocciolando tutt’attorno all’imboccatura del suo fondoschiena.
Il suo ventre cresceva piuttosto rapidamente nonostante il flusso di liquame non fosse poi così sostenuto, e a Velhari piaceva. Parallelamente sentiva l’energia Vile scorrere in lei con più veemenza, ma al momento non era quello che le interessava al momento.
Venne nuovamente, ansimando rumorosamente. La sua pancia continuava a gonfiarsi e La Despota stava cominciando a rimanere a corto di fiato. Stava sbavando per l’eccesso di piacere ed era a malapena a metà del serbatoio.
«Perfetto…!» sospirò, i tentacolini che le poggiavano sulle clavicole che si aggrovigliavano e si agitavano senza posa. Il ripieno della sua pancia iniziava a premere dolorosamente, ma sapeva che era una conseguenza normale di ciò che stava facendo. Il suo intestino e il suo stomaco che si deformavano per l’ingresso forzato di liquidi dall’entrata sbagliata non avrebbero ceduto, lo sapeva in virtù delle sue esperienze passate.
Un altro orgasmo. La sua pancia sembrava quella di una femmina sul punto di mettere al mondo non meno di due bambini. Era rotonda e tesa e premendola aveva la sensazione che avrebbe potuto spruzzare fuori tutto senza troppa fatica, per cui serrò con maggior vigore le chiappe per non lasciar schizzare fuori il suo iniettore personale.
Il liquame terminò una decina di minuti dopo, non senza che Velhari venisse un’ennesima volta. L’Eredar aveva la pancia così piena che i suoi seni stavano sollevati, sostenuti dal suo addome rotondo. I capezzoli erano turgidi e dritti.
La femmina sogghignò soddisfatta, leccandosi la bocca mentre si raddrizzava goffamente a causa dell’ingombro anteriore. Con un po’ di fatica si mise in piedi, gocciolando umori sul pavimento, quindi tornò verso il suo baule mentre ancora aveva il beccuccio del suo macchinario infilato dentro di sé.
Si chinò lentamente e dal fondo del baule prese un sacchetto di tela leggero e semitrasparente all’interno del quale si vedeva la sagoma di alcune cose: un grosso oggetto di forma fallica con un'estremità appiattita, un anello metallico, un paio di flaconcini contenenti dei fluidi viscosi colorati. Gli altri oggetti che conteneva erano nascosti tra questi. Un ghigno increspò le labbra di Velhari mentre allargava le gambe e si fletteva leggermente, afferrando il tubo che ancora le pendeva dal posteriore e togliendolo con un gesto secco. Strinse le chiappe con ferocia per evitare perdite, quindi estrasse dal sacchetto il primo “giocattolo” - che pareva decisamente un enorme tappo di forma fallica - e se lo infilò lesta nel culo, spingendolo bruscamente dentro. Per sua fortuna il liquido che la riempiva le aveva anche lubrificato per bene l'orifizio; infatti l’oggetto scivolò all’interno senza che il suo sedere opponesse la benché minima resistenza. Emise solo un lieve grugnito di soddisfazione nel sentirsi finalmente col posteriore chiuso e pieno fino al suo massimo limite.
Ora era davvero pronta per ciò che doveva fare, e al solo pensiero sfregò vogliosa le cosce tra loro come per contenere la sua libidine e allo stesso tempo stuzzicarsi blandamente e tenersi calda e carica per i prossimi orgasmi, che era certa non sarebbero mancati.
Il suo ventre gravido emise un gorgoglio preoccupante ma l’Eredar lo accarezzò con l’affetto che si sarebbe potuto riservare ad un pargolo.
«Sta funzionando… devo sbrigarmi, non sia mai che la mia vittima preferita si perda lo spettacolo» esclamò a mezza voce, riflettendo.
Il brontolio si ripeté ancora un’altra volta e Velhari si affrettò a prendere dal suo baule un’ultima cosa mentre raccoglieva il suo giocattolo e lo riponeva. Estrasse una vestaglia di tessuto pregiato, una specie di seta traslucida di un bel nero intenso sulla quale erano state assicurate delle minuscole pietre verdi luccicanti, simili ad una cascata di Infernali sullo sfondo di un cielo buio.
La indossò e la legò sotto i seni con un fiocchetto, quindi assicurò ad uno dei passanti il suo sacchetto. Era un indumento elegante e le cadeva morbidamente sul corpo, arrivando a coprirle fino a metà le cosce. Il profilo della pancia piena si notava distintamente, così come la sagoma dei suoi capezzoli duri, ma a Velhari non importava: la sua destinazione non era molto lontana. Uscì in déshabillé dal Tempio della Tirannia, dirigendosi senza indugi alla terrazza della Cittadella del Fuoco Infernale che era stata soprannominata Tormento di Grommash. Il nome non era certo casuale, anche se Velhari aveva caldamente sconsigliato al demone torturatore cui era stato affidato Grommash Hellscream di intitolargli un’intera ala della fortezza.
«L’Orco si monterà la testa vedendo quanto viene considerato persino da prigioniero» aveva più volte ripetuto a Zakuun, il Vilsignore suo guardiano; tuttavia, alla fine quella che dava più motivo a Grommash per reputarsi ancora importante da mantenere in vita era proprio lei.
Da quando Velhari aveva scoperto quanto potesse essere divertente dare il tormento a quell’Orco, ritornava da lui ogni volta che poteva per soddisfare i suoi capricci, sperimentando di volta in volta tecniche di tortura - o per meglio dire pratiche sessuali eccentriche - nuove e diverse.
Zakuun aveva intuito qualcosa circa le loro attività, ma si guardava bene dal metterle i bastoni tra le ruote o più semplicemente ammonirla. L’importante per lui era che Grommash Hellscream soffrisse e non gli importava chi fosse l’artefice del suo dolore.
Velhari giunse al Tormento di Grommash pochi minuti più tardi. L’Orco si trovava appeso con delle catene ad uno sperone di roccia che spuntava dall’estremità del pavimento della terrazza frantumato. Zakuun era vicino a lui e lo punzecchiava in un fianco con la cima della sua alabarda. Niente di nuovo, insomma.
Velhari attraversò con nonchalance la terrazza e andò a fermarsi di fronte al demone, accennando un sogghigno.
«Zakuun… il tuo prigioniero come sta oggi?» domandò in tono di finta cortesia.
«Sei già tornata...» il Vilsignore la squadrò da capo a piedi senza battere ciglio «Sei una Eredar davvero strana...».
«Bada a come parli, Zakuun!» ringhiò la femmina, le pupille verdi che scintillavano della sua furia «Tu e i tuoi tirapiedi, toglietevi di mezzo. Voglio divertirmi con Grommash da sola!» ordinò perentoria.
Zakuun la fissò per qualche istante, gli occhi appuntati sul suo ventre rotondo, poi decise di assecondare il suo volere e se ne andò senza aggiungere altro, seguito dal piccolo gruppetto di demoni che faceva la guardia all’estremità più interna della terrazza.
Velhari attese che fossero rientrati nella Cittadella prima di dedicare completamente la sua attenzione all’Orco.
«Salve, Grommash…» salutò con tono deliziato, come se il solo sentir pronunciare il suo nome fosse per lei una sorta di richiamo erotico.
«La demone che non si stanca mai del mio cazzo» Grommash sogghignò verso di lei facendo lampeggiare le zanne alla luce verde del luogo «Sei tornata per divertirti?».
Velhari schioccò le dita, provocando una pioggia di scintille di fuoco verde. Al segnale, le catene di Grommash si fecero di colpo molto più lunghe e l’Orco finì steso prono sul pavimento rovinato, ai piedi di Velhari.
L’Eredar si aprì la vestaglia, mostrandosi a lui quasi del tutto nuda. Si accarezzò il ventre proprio mentre questo emetteva un altro borbottio preoccupante.
«Sei ingrassata...» commentò Grommash. Era la prima volta che la vedeva in quel modo.
Velhari gli abbatté una feroce zoccolata in faccia, spaccandogli il labbro inferiore e facendolo sanguinare copiosamente. Si inginocchiò di fronte a lui e gli afferrò il viso con una mano, sollevandolo e costringendolo a mettersi carponi. Con l’altra mano si accarezzò nuovamente la pancia mentre questa rumoreggiava un’altra volta.
«Ho in mente qualche nuovo gioco da provare. Sarà divertente… almeno per me» esclamò l’Eredar, piegandosi leggermente su Hellscream e avvicinando il viso al suo.
Si produsse in un decisamente poco femminile e grosso rutto direttamente sulla faccia di Grommash. L’Orco poté percepire distintamente la puzza di zolfo nella zaffata di aria che gli soffiò addosso.
«Hai mangiato davvero pesante, Velhari… puah!» ringhiò il Capoclan dei Cantaguerra.
«Non è proprio corretto… ma è comunque da maleducati farmelo notare» sbottò La Despota con tono offeso, dandogli un pugno sotto il mento.
Grom grugnì ma non disse niente.
Velhari lo spinse disteso supino sul pavimento e l’altro rimase in tale posizione nonostante l’anormale lunghezza delle catene gli permettesse di muoversi con un po' di libertà; dopodiché gli strappò via i pochi indumenti che aveva addosso - la cintura, i calzoni e gli stivali - scaraventandoli a distanza.
«Questi sono solo un impiccio! Quell’idiota di Zakuun continua a non capirlo e rimetterteli...» sibilò la femmina con stizza «Bene… ora è decisamente meglio».
Grommash allargò leggermente le gambe, lasciando che il suo pene ancora flaccido ciondolasse in mezzo, in bella vista.
«Sei ancora più lussuriosa di quella specie di Succube in miniatura che gironzola sempre per qui» l’Orco sbuffò, un verso molto simile ad una risata di scherno «Mi chiedo come farai quando riuscirò a liberarmi da qui…».
Fece una breve pausa, per dare maggiore enfasi a ciò che stava per dire: «… peccato che a quel punto sarai morta come tutti gli altri mostri al comando di Gul’dan!».
L’espressione di Velhari, piena di sensuale e piccante divertimento, si trasformò in una maschera di rabbia allo stato puro. Si alzò in piedi e diede un calcio all’Orco in un fianco, poi gli calpestò con ferocia il torace al centro dello sterno. Sentì delle costole cedere sotto il suo impeto ma non gliene importava affatto; anzi, ne era felice. Grommash grugnì di dolore, ma a parte ciò non manifestò in altro modo la sua sofferenza, cosa che a Velhari diede non poco fastidio.
L’Eredar gli diede un altro calcio, più in alto, sul pettorale destro. A quel punto si piegò goffamente sulla sua vittima, quasi cadendogli addosso, accorciando fin quasi ad annullare la distanza tra i loro volti.
«Tu non ti libererai mai. Rimarrai qui finché non ci saremo stancati di te… e gozzoviglierò con il tuo corpo quando e quanto mi pare fino a quel momento» disse.
Si mosse più velocemente e si posizionò seduta al contrario sulla faccia di Grommash, con le chiappe premute sulla metà superiore del viso dell’Orco, gli zoccoli poggiati tra i suoi capelli lunghi sparsi sul pavimento in maniera disordinata.
«E adesso usa quella bocca per qualcosa di buono, invece che farle prendere inutilmente aria!» esclamò Velhari, muovendosi un po' col bacino sopra di lui «E non mordermi, altrimenti ti amputo i gioielli!» puntualizzò, allungandosi verso il suo inguine e stringendogli il pene. La compressione addominale - lieve ma ben percepibile - le piacque molto, soprattutto considerato che il fallo finto che aveva affondato nel sedere era di dimensioni tali per cui difficilmente sarebbe uscito senza che fosse lei a rimuoverlo.
Grommash sobbalzò leggermente sotto di lei a quel contatto, poi iniziò a leccarla, obbediente. Era già parecchio bagnata rispetto alle altre volte in cui lo aveva costretto a leccarle la vagina. Il sapore dei suoi umori era ovunque nell’anfratto tra le sue cosce, nel quale era riuscito a ritagliarsi un lieve spiraglio di aria per continuare a respirare mentre lavorava per appagare l’insaziabile libidine di Velhari.
Le prime volte in cui l’Eredar si era presentata alla terrazza per divertirsi a sue spese aveva cercato di opporsi a quel tipo di “tortura”, salvo poi scoprire che effettivamente era una cosa che lo eccitava in maniera incredibile e assolutamente incoerente. Era quasi grato che Blackhand, Kargath e gli altri fossero tutti morti prima di vederlo piegarsi con tale fervore ed entusiasmo ad un demone per appagare i suoi istinti sessuali.
Tutta l’Orda di Ferro avrebbe riso vedendo come si sottometteva volentieri agli ordini dei demoni della Vil-Orda di Gul’dan, soddisfando i loro capricci e godendone a propria volta.
«Oh, bravo… così...» Velhari mugolò in tono compiaciuto, distendendosi ulteriormente sopra il suo addome muscoloso, piatto e completamente nudo «Sì, infila dentro quella lingua… ahw…!».
Ghermì con forza il pene di Grommash, che aveva iniziato ad inturgidirsi, e lo masturbò con veemenza mentre mugolava in maniera indecente per poi venire appena pochi minuti dopo. L’Orco fu inondato di umori particolarmente appiccicosi su buona parte della faccia, ma solo pochi riuscirono a centrargli la bocca. Grom continuò a stimolarla con la lingua per farla venire fino in fondo, poi cominciò a leccarsi d’intorno alle labbra per non far andare sprecato tanto squisito liquido.
Velhari era talmente presa dalla sua erezione che non si accorse nemmeno della breve pausa che l’Orco si prese in maniera del tutto arbitraria. Era dannatamente eccitata e non riuscì a resistere all’impulso di curvarsi per succhiare l’erezione di Grommash, godendosi la pressione sul suo ventre ancora rotondo.
L’Orco emise un verso di apprezzamento e continuò a leccarla, arrivando a mordicchiarle il clitoride per spingerla a venire ancora e mettersi con ancor più impegno a succhiarlo. Le sue intenzioni furono recepite abbastanza, perché sentì le labbra di Velhari chiudersi intorno alla base del suo pene gonfio e duro e la lingua muoversi attorno all’intera lunghezza dell’appendice.
Era sul punto di arrivare all’orgasmo, lo percepiva distintamente e non vedeva l’ora. L’Eredar venne di nuovo, regalandogli un secondo getto di umori col quale dissetarsi mentre andava rapidamente incontro all’eiaculazione. Nel mentre che godeva per l’ennesima volta, La Despota mise mano al sacchettino ancora allacciato alla sua esile vestaglia e ne estrasse qualcosa.
Grommash si inarcò come meglio poté sotto di lei e piegò le gambe verso l’esterno, le cosce tese. Tutto il suo corpo era pronto ad accogliere il sollievo dell’orgasmo, ma quand’era ormai sul punto di arrivare sentì qualcosa di gelido, rigido e stretto che gli veniva allacciato attorno alla base del pene con uno scatto metallico.
Ruggì ferocemente sentendosi bloccare sul più bello dall’oggetto che gli era stato applicato a tradimento, una specie di anello di ferro. Non poté venire e Velhari, sentendolo protestare, gli premette con più forza la vagina sulla faccia, quindi smise di succhiargli il pene.
«Non sento leccare» disse in tono di rimprovero «Non avrai davvero pensato che ti avrei fatto venire subito? Dove starebbe il divertimento, altrimenti…?».
«Velhari…!» ringhiò Grommash contro la sua vagina.
L’Eredar emise un mugolio di appagamento e si strofinò contro di lui mentre improvvisamente si sentiva pervadere da una scarica di energia.
L’Orco era costretto sotto di lei e si rese conto che Velhari stava diventando più grossa e pesante. Stava crescendo. Le sue chiappe iniziarono a soffocarlo e schiacciarlo e la vagina crebbe tanto che la sua faccia poteva tranquillamente entrarci dentro.
I suoi seni lievitarono letteralmente. Divenne così grande da sovrastare totalmente Grommash, ridotto alle dimensioni di un bambino in confronto a lei. Nella sua crescita incredibilmente rapida riuscì a togliere la vestaglietta appena in tempo per evitare che si lacerasse nel futile tentativo di continuare a contenere il suo fisico.
Il tappo che aveva trattenuto il liquido dentro di lei adesso era così piccolo in proporzione che le sgusciò fuori, rimbalzando sulla fronte di Grommash e cadendo oltre a poca distanza. La cosa non era più così importante: la sua pancia adesso era ritornata piatta. Il suo organismo aveva assimilato il liquame e l’energia Vile che conteneva, determinando la sua crescita anormale.
Si spostò da sopra l’Orco, sedendosi di fianco a lui. I seni erano decisamente sproporzionati per dimensioni e dai capezzoli turgidi gocciolava del liquido bianco.
Velhari ruttò di nuovo e si portò una mano alla bocca, coprendola.
«Oh… pensavo ci avrebbe messo molto meno...» disse.
«Che stregoneria è mai questa?!» esclamò Hellscream, sbigottito dall’improvviso mutamento. La metà inferiore del suo volto era coperta di liquido traslucido.
«È il potere del Vile che tu hai rifiutato...» esclamò l’Eredar mentre sosteneva con le mani i seni «Oh… sono veramente pesanti stavolta…».
Sogghignò verso Grommash mentre si chinava su di lui, raccogliendolo senza nessuna fatica da terra, come se fosse una semplice bambola.
«C-cosa vuoi fare?!» esclamò l’Orco Cantaguerra con tono preoccupato, cercando di allontanarsi da lei con le braccia.
«Voglio solo alleggerirmi di un po' di peso» rispose Velhari in tono malizioso «Sono sicura che Zakuun non sia così generoso con i tuoi pasti… o sbaglio?».
Vinse facilmente la sua resistenza grazie alla differenza tra le loro dimensioni, trascinandolo verso di lei e sistemandoselo di traverso in grembo, come un bambino. Gli spinse un seno in faccia e lo costrinse a prenderne in bocca la punta.
«Avanti, Grommash… bevi il tuo latte da bravo bambino...».
L’Orco succhiò il capezzolo che gli era stato messo in bocca con la forza e trovò il liquido che ne fuoriuscì molto più dolce del latte normale, molto più saporito. Forse era un altro effetto del potere Vile che aveva alterato le sue dimensioni.
«Non dirmi che non ti piace» disse l’Eredar in tono di finta offesa.
Il grande Grommash Hellscream, Capoclan dei Cantaguerra, non poté che assentire col capo mentre si spingeva contro il seno, succhiando con più forza. Il suo impeto scatenò mugolii di piacere in Velhari piuttosto forti. Le piaceva sentirlo mordere e tirare per avere il latte.
«Ohw, Grommash…! Hai fame, eh? Ci penso io a saziarti» commentò.
L’Orco trovava così strano tutto ciò. Una parte di lui non voleva ridursi in quello stato, simile ad un moccioso bisognoso di cure. Neanche quando era stato davvero un giovane Orco aveva ricevuto simili attenzioni. D’altro canto era anche vero che Zakuun e gli altri demoni che gli facevano solitamente la guardia e si occupavano delle solite torture non gli davano abbastanza cibo perché potesse rifiutare il latte che gli era stato così gentilmente offerto. Era abituato a mangiare bene vista la gran quantità di selvaggina che si trovava libera per le praterie di Nagrand.
In aggiunta a ciò, c’era anche il fatto che più succhiava quel latte e più desiderava berne. Lo trovava delizioso in una maniera strana e terribile. Non solo: sentiva il suo corpo rispondere eccitandosi a quella sollecitazione. Il latte doveva essere intriso di qualche assurda magia perché riuscisse a farlo eccitare allo stesso modo di una normale masturbazione o di una sana scopata.
La sua foga nel succhiare si fece più forte e lui finì con lo schiacciare la faccia contro il suo seno gigante e sodo e tentare di prenderne la maggior parte possibile in bocca. La sua carne era stranamente morbida e calda, quasi bollente.
A lui stava piacendo da impazzire, tanto che ad un certo punto cercò di portarsi una mano all’erezione per masturbarsi e cercare di placare il suo desiderio divenuto ormai incontenibile, ma Velhari lo intercettò prontamente e lo bloccò.
«Non fare il furbo, Grom. Non è ancora il momento» lo rimproverò con fare quasi materno. Per impedirgli di ritentare un simile scherzetto modificò la presa, bloccandolo di fatto nella posizione in cui si trovava. L’unica cosa che poteva fare era bere e così fece.
A Velhari piaceva molto quel tipo di stimolazione, tanto che ben presto non le bastò più allattare l’Orco. Aveva bisogno di altro e fortunatamente il suo latte provvide in tal senso: Grommash ad un certo punto cominciò a sentire dolore all’erezione in corrispondenza della base, dove Velhari aveva posizionato l’anello.
Grugnì di dolore ma l’Eredar lo strinse a sé violentemente, prendendogli il capo contro il suo seno.
«Continua a succhiare… sta funzionando!» esclamò La Despota con entusiasmo.
L’Orco non capiva di cosa stesse parlando, ma i chiari effetti collaterali del latte lo trattenevano dal tentare un qualsiasi gesto di ribellione. Dipendeva totalmente da lei e da quel delizioso liquido.
L’Eredar seguì con lo sguardo l’intero processo: il fallo di Grommash e il suo scroto cominciarono a crescere di dimensioni. Stavano diventando veramente grossi, tanto che lo stesso Hellscream ad un certo punto non poté più non accorgersi del mutamento che stava avvenendo nel suo corpo. L’anello che gli costringeva l’appendice cedette alla pressione del suo pene troppo grosso, aprendosi e schizzando via, lasciando finalmente Grommash libero.
L’Orco grugnì contro i suoi seni e fu costretto ad aprire le gambe dal sovradimensionamento dello scroto, divenuto talmente ingombrante da somigliare più ad un enorme cuscino peloso che ad altro.
La sua appendice era divenuta enorme, lunga quasi quanto le sue gambe, tanto che riusciva a vederne la cima da oltre il braccio dell’Eredar che ancora lo teneva ben stretto.
Velhari fissò l’erezione con la stessa espressione di un cacciatore che vedeva per la prima volta un florido talbuk dopo giorni. L’accarezzò con fare morboso mentre lasciava finalmente andare Grommash, posandolo a terra. Si alzò in piedi, quindi si mise a cavallo del suo corpo prendendo la mira e ci si impalò sopra con un osceno verso di pieno godimento.
Estrasse la lingua e sbavò copiosamente nel lasciarsi scivolare dentro la vagina fradicia la sua erezione, dando un penoso e perverso spettacolo di se stessa. Grommash la guardò attonito mentre si agitava per far sì che il suo nuovo “giocattolo” le scivolasse dentro fino in fondo. Era ancora inebetito per l’improvviso distacco dalla sua fonte di latte.
Venne per il piacere stesso della penetrazione, ricoprendo il pene dell’Orco di fluidi che lo aiutarono ad affondare maggiormente. Non serviva certamente un genio per rendersi conto del fatto che pur essendo cresciuta molto dopo il potenziamento, aveva reso il cazzo di Grom più grosso di quanto avrebbe potuto prendere dentro di sé; infatti arrivò al massimo della sua capacità normale che metà della lunghezza dell’erezione del suo partner era ancora fuori.
«Così grosso… così largo…» borbottò Velhari con voce altalenante, gemendo accoratamente. Si strinse le tette con le mani, lasciando schizzare fuori altro latte.
Grommash protestò vedendo tanto delizioso liquido andare sprecato e per la prima volta dall’inizio di quel lungo e bizzarro amplesso, prese l’iniziativa. Puntellò i piedi sul pavimento e fece leva, spingendo la sua erezione dentro Velhari, mandandola in estasi.
L’Eredar urlò di piacere e si spinse verso di lui con tutto il peso del suo corpo, smettendo di sostenersi in posizione eretta con le gambe. Grommash sentì opporre resistenza solo in un primo momento, poi qualsiasi cosa stesse resistendo cedette con uno schiocco inquietante e Velhari prese dentro la metà mancante della sua erezione. La sua pancia si deformò e vi comparve chiaramente la sagoma del pene. Atterrando, le sue chiappe rimbalzarono letteralmente sui suoi testicoli giganti, causandogli un dolore stranamente contenuto.
«Aaaah… sì…!» mugolò Velhari, muovendosi in maniera scoordinata per avere più piacere ancora.
Approfittando della sua distrazione, Grommash allungò le mani e le ghermì i seni. Li attirò a sé con l’irruenza tipica della sua razza - e ancor più del suo carattere - e si mise a succhiare dalla tetta cui era stato attaccato prima.
Velhari gemeva incoerentemente, sopraffatta dalle ondate di piacere che gli arrivavano da ogni parte. Percependo con quanta foga l’Orco desiderasse avere il latte di cui era piena, si piegò su Grommash e gli schiacciò entrambi i seni sulla faccia. A lui pareva piacere e certamente non sarebbe stata lei a lamentarsi per tutte quelle attenzioni.
«Succhia, succhia… ah, sì!» esclamò in tono misto di supplica ed esaltazione.
L’Orco Cantaguerra non si fece certamente pregare e si mise a succhiare alternativamente i due capezzoli, affondando piacevolmente la faccia in quelle soffocanti rotondità.
Si riempì la bocca di latte, tracannandolo come se fosse acqua ed eccitandosi ancora di più. Velhari dal canto suo era sovrastimolata e si agitava convulsamente in preda ad orgasmi che avevano pochissima distanza gli uni dagli altri. L’erezione di Grommash e il suo scroto erano fradici dei suoi umori, che stavano gocciolando e raccogliendosi sul terreno sotto di loro.
Il latte e il continuo sballottamento riuscirono a far finalmente venire Grommash, il quale si riversò copiosamente dentro Velhari, ingrossandole nuovamente l’addome. Non era mai venuto così tanto in una volta sola ed attribuì la colpa - o il merito - alle particolari condizioni del suo apparato riproduttore. Era talmente tanto lo sperma che aveva prodotto che in parte schizzò fuori, riversandosi sullo scroto.
L’Eredar aveva abusato del suo corpo in maniera eccessiva nel giro di pochissimo tempo e ormai le sue membra erano fiaccate oltre ogni immaginazione. Venne un’ennesima volta e poi collassò violentemente sul povero Grommash, che si ritrovò letteralmente schiacciato non solo dai giganteschi seni di Velhari ancora pieni di latte, ma anche dal resto del suo pesante corpo sovradimensionato.
Perse conoscenza, semplicemente, con l’enorme erezione dell’Orco ancora infilata dentro. Grom annaspò cercando di liberarsi, colto da un momento di panico, poi riuscì a convogliare le sue forze nel sollevarla, ritornando a respirare a pieni polmoni. Nel suo stato attuale riuscì solamente a farla rotolare supina di fianco a lui e dovette muoversi insieme a lei perché il suo pene era rimasto incastrato dentro di lei. Le si inginocchiò a cavalcioni sopra, agevolato dal “cuscino” naturale del suo scroto gigante.
L’espressione di Velhari era rimasta di perverso piacere e accompagnata al fatto che adesso giaceva incosciente risultava essere quasi inquietante.
Grommash dalla sua posizione avrebbe potuto facilmente sopraffarla e tentare di ucciderla strangolandola con le catene, ma gli effetti collaterali del suo latte erano ancora forti e lui era pieno di lussuria insoddisfatta. Adocchiò i seni ancora traboccanti di latte e non perse tempo. Non gli sarebbe più capitata un’occasione simile per molto tempo.

Velhari si risvegliò dopo un indefinito lasso di tempo col rumore di un sonoro rutto soddisfatto proveniente da fin troppo vicino. Sentiva ancora le energie Vili che le pompavano nel sangue e le sue dimensioni erano ancora maggiori del consueto; tuttavia, sentiva che c’era qualcosa di diverso in lei, e non le occorse molto per trovare la differenza: il petto era decisamente più leggero e l’addome decisamente gonfio. Non solo: qualcuno era steso su di lei e aveva qualcosa di enorme infilato dentro la vagina.
Fece mente locale, cercando di ricapitolare gli ultimi eventi.
Un altro rutto proruppe poco distante da lei, al che l’Eredar sollevò il viso, mossa dalla curiosità: Grommash era sdraiato prono sopra di lei, la faccia appoggiata sulle sue tette non più sovradimensionate rispetto alla sua corporatura.
A quella vista i ricordi degli ultimi avvenimenti le piovvero addosso come una doccia fredda e la sua faccia divenne una maschera di pura costernazione.
«Che diavolo mi hai fatto?!».
Velhari, di nuovo in forze, si mise seduta e spinse l’Orco di lato per scrollarselo di dosso. Quest’ultimo mugolò e rotolò di fianco a lei, ma di fatto rimase saldamente ancorato con l’erezione alla sua vagina. Era troppo grosso perché un semplice movimento come quello riuscisse a farlo uscire da dentro di lei.
L’Eredar emise un verso d’insofferenza mentre di nuovo venivano ribaltate le rispettive posizioni. Grommash tornò ad essere quello steso supino sotto e lei inginocchiata sopra di lui. Velhari allora lo ghermì all’altezza dei lombi e cercò di estrarsi la sua erezione.
Grommash era talmente inebriato e in estasi che rimase completamente fermo, lasciando a lei tutto il lavoro.
«Tira anche te, dannazione!» sibilò La Despota, irritata. Non si stava più divertendo, non sapendo di essere stata vittima inconsapevole della libidine di quello stupido Orco.
Quest’ultimo ruttò nuovamente e sogghignò verso di lei.
«Perché dovrei farlo…? Lì dentro è così… caldo e umido…» commentò in tono piuttosto ilare.
Velhari digrignò i denti con evidente rabbia. Rannicchiò le gambe tra il suo corpo e il terreno, infilando la punta degli zoccoli sotto le chiappe di Grommash, quindi fece leva per riuscire a sollevarsi. Gemette, ma stavolta non di piacere: il suo pene doveva essersi ingrossato ancora, perché non le sembrava che fosse così immenso da incastrarsi in maniera tanto drastica e dolorosa nel suo corpo. Non le riusciva toglierlo.
«Quanto… latte hai bevuto?!» ringhiò l’Eredar, frustrata. Viste le conseguenze dell’allattamento recente, era ovvio supporre che se le dimensioni del suo pene erano cresciute ancora la colpa era da attribuire solo a quello.
Grom le rivolse un’occhiata che definire idiota era eufemistico. Era così pietoso vederlo ridotto in quello stato, come se fosse rincitrullito per l’eccesso di piacere sessuale.
«Era davvero tantissimo… ed anche… delizioso...» commentò lui, passandosi la lingua sulle labbra «Che peccato che sia finito...».
L’addome le faceva male per la pressione congiunta del fallo fuori misura di Grommash e di tutto lo sperma di cui l’aveva riempita. Lacrime di rabbia e frustrazione le punsero i lati degli occhi mentre cercava disperatamente di sfilarsi da Grommash senza riuscire di fatto ad ottenere alcun miglioramento nel risultato.
Gridando in maniera incoerente cominciò a prendere a pugni l’Orco con violenza ovunque riuscisse a raggiungerlo. Quando aveva deciso di tornare a torturarlo per ottenere appagamento sessuale non aveva certo immaginato che sarebbe finita in quella maniera così imbarazzante per lei. Non voleva rimanere lì sulla terrazza col cazzo di un prigioniero - che per giunta era un insulso Orco - incastrato dentro la vagina.
Grommash sanguinava da diversi tagli aperti sulle labbra e presumibilmente era riuscita a rompergli il naso a forza di prenderlo a pugni. Il sangue le ricopriva le nocche e i suoi convulsi tentativi di liberarsi continuavano a fallire.
Rassegnata, si lasciò cadere prona sul corpo martoriato di Hellscream, che contro ogni logica possibile era ancora cosciente e pareva insensibile al dolore che indubbiamente doveva stare provando.
«Ti odio, maledetto…!» sibilò l’Eredar, la faccia appoggiata contro la sua.
Una risata gorgogliò nella gola del Cantaguerra.
«Non è vero. Sono troppo bravo… e grosso» gli rispose con voce nasale, proiettando schizzi di sangue dalle narici nel tentativo di usarle per esalare aria.
Velhari digrignò i denti dinanzi all’evidente veridicità delle sue parole, anche se non si sarebbe mai abbassata a dargli ragione, alimentando ulteriormente il suo ego. Gli aveva già dato sin troppa importanza e adesso iniziava a pentirsene. Ciò non le impedì tuttavia di continuare a prenderlo a pugni nella speranza che presto l’effetto del suo latte svanisse.
Nonostante tutto ciò, sotto sotto sapeva che quell’imbarazzante incidente non le avrebbe mai potuto impedire di tornare da Grommash in futuro. “Torturarlo” le piaceva troppo.

Tags