fiamma_drakon: dejichan © (Grell_Sutcliffe)
[personal profile] fiamma_drakon
Titolo: Quando dormire sembra impossibile
Rating: Rosso
Genere: Erotico
Personaggi: Nicholas D. Wolfwood, Vash the Stampede
Wordcount: 1190 ([livejournal.com profile] fiumidiparole)
Prompt: Showtime / #1. Colto sul fatto @ [livejournal.com profile] mmom_italia
Note: Lemon, Self!love, Yaoi
Il reverendo se ne stava disteso lungo un lato, sdraiato su un fianco e cercava di prendere sonno a dispetto di tutti i colpi che il tifone umanoide - già profondamente assopito - gli stava affibbiando in modo inconscio.
Era doloroso ricevere continuamente gomitate nelle costole e di certo non gli conciliava il sonno.
Per di più Vash era girato a sua volta su un fianco, verso di lui, e gli stava strusciando l'inguine contro il fondoschiena.


Vash certe volte riusciva a dormire in posizioni veramente strane. Nicholas non se n'era mai accorto dato che avevano sempre dormito in letti separati nonostante di fatto fossero una coppia. 
Quella sera però per una sfortunata serie di eventi - l'hotel dove dovevano dormire era andato semidistrutto durante una sparatoria in centro nella quale stranamente Vash non era stato coinvolto - avevano dovuto prendere una camera con un unico letto da dividersi. 
Il reverendo se ne stava disteso lungo un lato, sdraiato su un fianco e cercava di prendere sonno a dispetto di tutti i colpi che il tifone umanoide - già profondamente assopito - gli stava affibbiando in modo inconscio. 
Era doloroso ricevere continuamente gomitate nelle costole e di certo non gli conciliava il sonno. 
Per di più Vash era girato a sua volta su un fianco, verso di lui, e gli stava strusciando l'inguine contro il fondoschiena. 
Nicholas non era un prete come gli altri e lo dimostrava il Punisher che si portava sempre appresso e che solo lui e pochi altri sapevano maneggiare tant'era pesante. Lui uccideva per non essere ucciso e non era affatto indifferente ai suoi desideri carnali. 
Il corpo di Vash così vicino al suo era una tentazione decisamente forte per essere ignorata ed il suo pene mezzo duro nonostante i suoi strenui tentativi di pensare ad altro o di prender sonno - cosa che gli sarebbe stata assai gradita data la giornata stancante che aveva dovuto affrontare - era la prova concreta di quanto fosse sessualmente coinvolto con il famigerato Vash the Stampede. 
All'ennesima gomitata che ricevette Nicholas soffiò un'imprecazione e spinse indietro il corpo del partner, levandosi poi dal letto. Rabbrividì a contatto con l'aria e le assi del pavimento, entrambi freddi, poiché era con i soli boxer addosso. 
«Accidenti, mi ricoprirò di lividi dopo stanotte...» bofonchiò irritato grattandosi la testa mentre si dirigeva verso il bagno. 
Aprì la porta con una spallata e si diresse verso il lavandino. 
Si sciacquò le mani ed il viso, controllandosi nel piccolo e scheggiato specchio appeso alla parete. 
Sul fianco aveva la pelle leggermente arrossata, ma ancora non c'erano tracce di ematomi. 
Wolfwood si prese qualche momento per calmarsi prima di tornare nell'altra stanza. Non voleva arrabbiarsi con Vash, in fondo non lo colpiva di proposito. 
Fu mentre cercava di rilassarsi che i suoi occhi caddero involontariamente sul cavallo dei suoi boxer, in corrispondenza del quale era abbastanza evidente la protuberanza del suo pene duro. 
Distolse lo sguardo arrossendo, mormorando uno stizzito: «Tch!». Non riusciva a credere che nonostante Vash lo stesse massacrando lui si fosse eccitato al contatto tra la sua zona erogena ed il proprio fondoschiena. 
Doveva esserci un lato masochista nascosto da qualche parte in lui e la cosa non lo rallegrava per niente. 
Tutto sommato però se voleva aspettare che i nervi si calmassero non vedeva perché non potesse ingannare il tempo con qualche cosa di piacevole. Del resto, aveva potuto appurare con il tempo gli effetti rilassanti che aveva il soddisfare i primordiali istinti sessuali. In quel frangente gli sarebbe risultato decisamente utile; inoltre, una volta placati i suoi ardori avrebbe potuto cercare di addormentarsi senza problemi. 
Sì, probabilmente era la soluzione migliore. 
Wolfwood si allontanò dal lavandino ed andò a sedersi sulla tazza chiusa abbassandosi i boxer quel tanto necessario a liberare il suo membro. 
Si addossò contro la parete ancorando la mano destra sul suo pene. Al tatto sembrava ancora più duro di quanto non gli fosse parso sino ad allora. 
Non era mai stato tipo da masturbazione e farlo gli sembrava un po' strano. In genere era Vash che soddisfava i suoi bisogni sessuali, dato che solitamente si trovavano da soli ed in intimità quando si risvegliavano. 
«C'è sempre una prima volta...» commentò tra sé il reverendo, agitando con più forza l'arto. Iniziava ad avvertire più forte il desiderio ed il piacere. 
Serrò con forza la mascella, vincendo l'impeto di sfogare il proprio godimento crescente in maniera udibile: l'ultima cosa che voleva fare era svegliare Vash - anche se a quel punto reputava praticamente impossibile che ciò accadesse visto il suo sonno profondo. 
Nel giro di pochi minuti il piacere crebbe in maniera tale che reprimere i gemiti divenne praticamente impossibile; ciononostante Nicholas continuò a trattenersi. 
Difficile divenne per lui anche mantenersi attivo: d'istinto ogni tanto bloccava la mano e si agitava per acuire il proprio piacere, ma senza che lui facesse niente quella bella sensazione che avvertiva originare nei lombi e diffondersi come scariche elettriche in tutto il corpo svaniva dopo poche frazioni di secondo. 
Non era affatto come quando penetrava Vash: quest'ultimo almeno ad un certo punto iniziava a muoversi per godere di più a sua volta, permettendogli di prendersela un po' più comoda. 
Stava sudando e la mano con cui si stava masturbando iniziava a scivolare leggermente sul suo muscolo teso. 
L'uomo digrignò i denti ed accelerò bruscamente il ritmo della mano, stanco di provare piccole fitte di piacere neanche lontanamente paragonabili alla sensazione di puro appagamento che accompagnava l'orgasmo. 
Ogni muscolo del suo corpo si tese mentre percepiva il picco ormai imminente. 
Nicholas ansimò pesantemente e sgranò gli occhi: era arrivato. 
Nell'attimo in cui raggiunse l'orgasmo con la mano strinse la punta della sua erezione: non voleva sporcare il bagno con il suo sperma, poiché gli mancava la voglia per mettersi lì a pulire. 
Fu in quel preciso momento che la porta del bagno si aprì e Vash si affacciò all'interno con espressione sonnolenta. 
Wolfwood sobbalzò nel vederlo apparire così all'improvviso e lasciò la presa sul suo pene. Con un verso strozzato eiaculò schizzando il pavimento in maniera piuttosto abbondante, gocciolando anche sul bordo della tazza. 
Vash però - almeno all'inizio - parve non accorgersi di nulla. A malapena pareva conscio della presenza del reverendo, come sottolineò il confuso: «Nicholas?» con cui gli si rivolse. 
Il moro si alzò in piedi di scatto, disgustato dallo sperma che gli aveva macchiato la mano e che adesso gli stava colando lungo il lato interno delle cosce. 
«Testa a punta che ci fai qui?!» esclamò irritato. 
«Devo fare pipì...» borbottò con l'innocenza di un fanciullo il biondo, sbadigliando vistosamente. 
Fu solo dopo aver sbattuto le palpebre diverse volte che il cosiddetto tifone umanoide si svegliò a sufficienza da notare cosa era successo nella stanza. 
La sua espressione mutò da sonnolenta in stupefatta nel giro di poche frazioni di secondo ed il suo sguardo passò dal pavimento al viso di Nicholas più volte. 
Wolfwood, che aveva ancora il fiato corto, divenne paonazzo per l'imbarazzo. 
«Che cos'è successo...?» domandò Vash. 
Non sapendo come spiegarsi, l'altro rispose semplicemente accusandolo: «È-è colpa tua! Mi hai fatto prendere un colpo!». 
«Io? Che c'entro io? Dovevo solo usare il bagno!» protestò con veemenza il biondo «Sei tu che ti stavi masturbando!». 
Detto da lui sembrava una cosa molto più perversa di quel che era. 
«I-io...» iniziò il reverendo, con tutta l'intenzione di giustificarsi in qualche modo «È colpa tua che continuavi a strusciarti contro di me!». 
Stavolta fu il turno di Vash di arrossire. 
«Stavo dormendo non lo facevo certo di proposito!» si difese. Perché alla fine doveva sempre essere colpa sua? 
Entrambi si fissarono per un momento, in silenzio, poi sospirarono in coro. 
«Non era mia intenzione venire così...» spiegò Nicholas. 
«Io avrei dovuto bussare...» ammise Vash imbarazzato «Ti do una mano a pulire» soggiunse, varcando completamente la porta. Pareva totalmente sveglio adesso. 
Il moro distolse lo sguardo mormorando un impacciato: «Grazie».

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