fiamma_drakon: dejichan © (Maid_Gardevoir)
[personal profile] fiamma_drakon
Titolo: Pensieri poco consoni dopo il lavoro
Rating: Rosso
Genere: Erotico
Personaggi: Raul Chaser
Wordcount: 968 ([livejournal.com profile] fiumidiparole)
Prompt: Autotune / #17. I Touch Myself - DIVinyls @ [livejournal.com profile] mmom_italia
Timeline: Ambiantata dopo l'episodio 4.
Note: Het, Lemon, Missing Moment, Self!love
Sdraiato sul suo letto con gli occhi rivolti al soffitto e le braccia intrecciate dietro la testa, Raul cercava di prender sonno ad ogni costo: l'indomani doveva tornare a lavoro di nuovo, per cui doveva riposare. Eppure, non riusciva a togliersi Nova dalla testa né tantomeno il suo sedere.

Raul ogni sera tornava al suo piccolo appartamento più morto che vivo. Non si stancava così tanto neanche quando andava per dungeon a caccia di demoni, ai tempi in cui si applicava anima e corpo per diventare un eroe. 
Quel giorno però non era stanco. Era solo provato psicologicamente: aver scoperto che alla sua collega Nova non dava fastidio essere palpata sul sedere e che addirittura gli aveva detto che se voleva poteva toccarle il sedere anche lui l'aveva... destabilizzato, ecco. 
Di tutte le risposte che avrebbe potuto dargli era quella che meno si aspettava. 
Sdraiato sul suo letto con gli occhi rivolti al soffitto e le braccia intrecciate dietro la testa, Raul cercava di prender sonno ad ogni costo: l'indomani doveva tornare a lavoro di nuovo, per cui doveva riposare. Eppure, non riusciva a togliersi Nova dalla testa né tantomeno il suo sedere. 
Arroventava al solo pensare alla sua minigonna che si sollevava rivelando le mutandine; ciononostante quella visione era un chiodo fisso nella sua testa. Non riusciva a togliersi dalla mente l'idea che a Nova non sarebbe dispiaciuto affatto se lui le avesse toccato il fondoschiena ed immaginava quale morbido contatto potesse essere. 
Raul scosse la testa e si mise seduto. 
«Devo smettere con questi pensieri» si disse deciso «È una collega! N-non posso fare certe cose... l'ha detto anche Viser!» si rimproverò. 
Era sicuro nel suo non voler dare ascolto ai suoi pensieri e non assecondare quella sua strana voglia di contatto; tuttavia, di diverso avviso era il suo corpo. 
Continuava ad ignorarlo ma da quando era uscito da Leon alla fine del suo turno aveva il pene insolitamente duro e la situazione continuava a peggiorare man mano che il tempo passava. 
Adesso era quasi in erezione e tutto per colpa di Nova. 
«Non avrei dovuto chiederle niente...! Accidenti» esclamò a se stesso, esalando un sospiro esasperato. La sua vita era stata già abbastanza distrutta senza che ci si mettessero improvvise perversioni da maniaco sessuale. 
Non voleva essere etichettato come un molestatore. 
Si lasciò scivolare fino sul bordo del materasso e, con immenso imbarazzo, portò lo sguardo dove fino ad allora non aveva osato guardare: dai suoi boxer traspariva chiaramente il profilo della sua erezione. 
Avvampò e s'irrigidì, deglutendo mentre si portava una mano all'elastico delle mutande e lo tirava, allargandole. 
Senza il tessuto a coprirla, la sua erezione lo metteva ancora più a disagio ma d'altro canto non aveva molte alternative. O affrontava il problema subito, evitandosi ore di insonnia, oppure continuava a tormentarsi. 
Se avesse soddisfatto il suo desiderio fisiologico probabilmente avrebbe trovato un po' di pace. Probabilmente avrebbe anche smesso di immaginare Nova che, in piedi sulla scaletta mentre puliva e riordinava gli scaffali più alti, gli offriva un singolare spettacolo del suo morbido fondoschiena. 
Doveva solamente fare una cosa abbastanza normale: masturbarsi. Non era una cosa difficile dato che l'aveva già fatto un paio di volte in passato. Non molte, ma qualcuna sì e non si era mai fatto così tanti problemi come quella sera. 
Ovviamente, per quello era tutta colpa di Nova, però da bravo quasi eroe quale era non dava la colpa ad altri se non a se stesso e alle inusuali attenzioni che aveva rivolto quel giorno alla sua collega. 
Scosse il capo cercando di allontanare quei pensieri scomodi che lo stavano trascinando in un gorgo dal quale temeva non sarebbe più riuscito ad uscire e cercò di concentrarsi. 
Si infilò una mano nei boxer, accarezzando timidamente la sua erezione come se temesse di farle male. Il contatto gli risultò molto più gradito di quanto potesse immaginare, tanto da convincerlo a mostrarsi un po' più deciso e a stringere con più energia. 
Rimase bloccato in quella posizione per qualche momento, paonazzo in volto, poi cominciò ad agitare il braccio destro con veemenza. Era talmente allenato a brandire spade pesanti che al confronto quello non poteva neanche definirlo uno sforzo. 
Per la testa non aveva altro che l'immagine del sedere di Nova che funzionava da ottimo stimolo per quello che stava facendo. 
Se dava libero sfogo alla fantasia in quel momento e soddisfaceva il suo desiderio avrebbe potuto dormire tranquillo. Era una cosa in cui confidava con ogni fibra del suo essere e soprattutto era il motore principale che lo spingeva a masturbarsi. 
Man mano che i minuti passavano la cosa gli diveniva sempre più piacevole e gradita. Ci stava facendo il polso e ogni mossa era mirata a cercare l'angolazione e la forza giusti per godere di più. 
Raul si costrinse a tacere benché ben presto gli fosse decisamente difficile farlo: aveva bisogno di manifestare in maniera più soddisfacente l'appagamento carnale che percepiva; tuttavia, Fino abitava accanto a lui e - nonostante avesse il sonno pesante - lui temeva di essere scoperto da un momento all'altro. 
Non avrebbe più avuto il coraggio di mostrare la faccia in pubblico se fosse accaduta una disgrazia simile. 
«Su, avanti... perché ci mette tanto...?!» si domandò tra sé cercando di accelerare il ritmo ma così facendo non ottenne altro che smorzare l'effetto che aveva così faticosamente guadagnato. 
Cercò di immaginarsi le mutandine di Nova, la loro consistenza e cosa potessero nascondere. Non era il tipo di pensieri con cui si intratteneva generalmente ma servì ad eccitarlo ulteriormente ed avvicinarlo al tanto agognato orgasmo. 
Continuò su quella linea d'azione per altri cinque minuti buoni, reprimendo puntualmente gridolini, ansiti e mugolii prima di percepire l'accaloramento e la spinta estrema tipica dell'orgasmo imminente. 
Accelerò il ritmo e stavolta riuscì ad azzeccarlo perché il piacere si acuì fino ad esplodere in un'estasi tale da stordirlo. 
Raul si lasciò cadere all'indietro sul materasso respirando affannosamente. 
«Cavolo...» borbottò storcendo le labbra in una smorfia: aveva schizzato sperma sul pavimento ed aveva gocciolato pure sul lenzuolo. Prima di dormire avrebbe dovuto ripulire tutto e alla sola idea si sentiva ancora più stanco di quanto già fosse. 
La sua smorfia si trasformò in un sorrisetto trionfante mentre bofonchiava: «Ce l'ho fatta...». 
Adesso Nova ed il suo invitante sederino erano l'ultimo dei suoi pensieri.
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