Combattendo l'afa
Sep. 26th, 2015 11:28 amTitolo: Combattendo l'afa
Rating: Rosso
Genere: Erotico, Slice of life
Personaggi: Dante, Nero
Wordcount: 2984 (
fiumidiparole)
Note: Age difference, Enema, Lemon, Weapon!kink, Yaoi
Si alzò in piedi ed assunse una posizione difensiva ma non poté far niente per bloccare ciò che successe nei secondi successivi: con incredibile rapidità Dante estrasse un'arma decisamente colorata da dietro la schiena e gliela puntò contro impugnandola con una sola mano nonostante le dimensioni, aprendo il fuoco e spruzzandogli un generoso getto d'acqua in faccia.
Il più giovane distolse di scatto il viso, tossì ed espulse rumorosamente acqua dal naso.
Dante rise di cuore di fronte a quella scena ridicola: non era cosa comune vedere Nero così vulnerabile.
«Allora? Ti sei rinfrescato?» lo sfotté apertamente, mostrando anche l'arma che impugnava nella mano sinistra.
Le torride temperature estive sembravano destinate a durare per sempre. Non c'era giorno in cui l'aria non fosse bollente e la calura intollerabile.
Dante e Nero, in mutande, erano intenti a bighellonare nell'ufficio della Devil May Cry.
Il più grande leggeva una rivista seduto dietro la sua scrivania mentre il suo compagno se ne stava disteso a fissare il soffitto con espressione sonnacchiosa.
«Dante... il gelato è finito?» domandò all'improvviso.
«Ieri sera abbiamo mangiato gli ultimi...» gli ricordò l'altro «E ancora la spesa a casa non ce la porta nessuno, purtroppo» aggiunse con pungente sarcasmo.
Il minore sbuffò e si mise seduto.
«Allora usciamo! Potremmo andare da qualche parte dove c'è un po' d'aria fresca» propose con insofferenza. Era stufo di poltrire e voleva assolutamente trovare una via per sfuggire all'afa, anche se temporanea.
«A meno che tu non voglia trasferirti presso il banco frigo del più vicino supermercato non credo ci siano altri posti dove poter scappare da questo inferno» rispose con un sospiro esasperato «Quindi puoi anche metterti il cuore in pace e rassegnarti a soffr...».
«E se andassimo alla piscina pubblica?» propose Nero, interrompendolo bruscamente e con entusiasmo.
Dante lanciò la sua rivista sulla scrivania e si alzò in piedi, aggirando il mobile e appoggiandovisi col fondoschiena.
«Vuoi andare in piscina? Dove ci sono decine di persone normali e dove non puoi andare vestito e col braccio coperto?» chiese, calcando particolarmente sull'ultima parte della domanda.
«Posso nasconderlo, una fasciatura stretta e spessa et voilà! Niente più brutto braccio demoniaco in vista!» il ragazzo fece spallucce «L'ho fatto migliaia di volte e non mi hanno mai scoperto, lo sai».
Dante non poteva negare che avesse ragione. Attraverso le bende non si poteva notare la natura del braccio. Al massimo si intravedevano le dita e il gomito stranamente acuminati.
«Be', non possiamo andare. Non abbiamo molti soldi da parte in questo periodo e preferirei tenerli per cose più utili della piscina... tipo fare la spesa e comprare qualche gelato...» rispose con una smorfia di disappunto sulle labbra.
Gli dispiaceva dover negare qualcosa al suo fidanzato ma ancora di più gli sarebbe dispiaciuto se per concedergli un momentaneo sollievo dalla calura estiva fosse finito di nuovo in debito con qualcuna delle pizzerie che facevano servizio a domicilio nei dintorni della sua agenzia. Era faticosamente riuscito a saldare i conti arretrati e non aveva intenzione di finire di nuovo in quelle condizioni.
Nero rimase a fissarlo per qualche istante, attonito, poi esplose in un ruggito di rabbia: «Allora non era il mio braccio il problema! Vaffanculo!».
Balzò in piedi in un impeto d'ira, il viso tirato in una smorfia d'ira allo stato puro. La calura estiva lo rendeva ancora più irritabile di quanto non fosse già di solito.
«Perché non possiamo mai andare da nessuna parte?! Fa caldo e io non ho voglia di starmene qui a non fare un cazzo per tutto il giorno» inveì Nero avvicinandosi al suo interlocutore con atteggiamento minaccioso.
Temendo che volesse fare a botte - litigare così animatamente senza un valido motivo non aveva la benché minima attrattiva per lui al momento - Dante si riparò sollevando gli avambracci ed esclamò: «Aspetta prima di incazzarti come una iena, ragazzo!».
Nero ignorò bellamente la sua richiesta e lo afferrò per le braccia, strattonandolo a sé con veemenza.
«E perché non dovrei?! È colpa tua se non possiamo andare mai da nessuna parte, neppure fuori per mezzo pomeriggio!» gli sbraitò in faccia.
«Guarda che qui dentro ci viviamo in due, quindi è anche colpa tua...» fece presente Dante ma la puntualizzazione non fece altro che alimentare la rabbia del più giovane, come benzina gettata sul fuoco.
Il padrone di casa lo vide sollevare un pugno col chiaro intento di colpirlo in piena faccia, come aveva fatto durante il loro primo movimentato incontro.
«No, fermo!» esclamò, alzando la mano e bloccandogli il pugno a metà strada «Possiamo... vedere di fare qualcosa di rinfrescante qui a casa, senza dover per forza andare in piscina...» proseguì rapidamente, sperando di riuscire così a convincere il suo partner a calmarsi - almeno temporaneamente.
Nero inarcò un sopracciglio con enorme scetticismo, senza abbassare il braccio né smettere totalmente di opporre resistenza al palmo di Dante.
«E cosa intendi fare?» chiese irritato. Era proprio curioso di vedere cosa sarebbe riuscito ad inventarsi per farlo calmare.
«Se mi fai andare senza prendermi a pugni magari te lo faccio vedere...» replicò l'altro in tono vagamente acido.
Nero parve pensarci su per qualche istante prima di acconsentire. Abbassò il pugno e lo lasciò libero di allontanarsi.
Dante ne approfittò per svicolare via e sparire oltre la porta della cucina.
Il ragazzo rimase in piedi vicino alla scrivania ancora per un poco; poi, rendendosi conto che pareva trattarsi di cosa lunga, tornò a stendersi sul divano.
Dalla cucina gli arrivò all'improvviso un gran fracasso, come se fosse appena caduta una montagna di pentole e padelle, e le vivaci imprecazioni del suo compagno.
Non riuscì a reprimere una risata: era raro che usasse un linguaggio così colorito persino quando si arrabbiava.
«Si può sapere che stai combinando?» gridò in tono divertito, mettendosi di nuovo seduto.
«Tu aspetta lì e fidati!» replicò a voce alta il padrone di casa, senza neppure affacciarsi dallo stipite.
Nero rimase dov'era ma tese le orecchie per cogliere altri rumori che gli potessero tornare utili per capire cosa avesse in mente.
Il frastuono di poco prima non si ripeté, anzi, per qualche minuto tutto ciò che udì fu solo silenzio; successivamente udì il rumore del rubinetto che veniva aperto e l'acqua che veniva raccolta in qualche contenitore - l'impatto tra il liquido e le pareti era chiaramente distinguibile sotto lo scorrere dell'acqua.
Incuriosito fece per alzarsi ma Dante comparve nel vano della porta prima che terminasse il movimento, quindi preferì rimanere seduto per dimostrargli che gli aveva dato ascolto.
«Allora?» lo interrogò con impazienza.
Sul viso di Dante prese vita un sogghigno che alimentò ulteriormente la curiosità del più giovane e al tempo stesso lo mise in allerta.
Si alzò in piedi ed assunse una posizione difensiva ma non poté far niente per bloccare ciò che successe nei secondi successivi: con incredibile rapidità Dante estrasse un'arma decisamente colorata da dietro la schiena e gliela puntò contro impugnandola con una sola mano nonostante le dimensioni, aprendo il fuoco e spruzzandogli un generoso getto d'acqua in faccia.
Il più giovane distolse di scatto il viso, tossì ed espulse rumorosamente acqua dal naso.
Dante rise di cuore di fronte a quella scena ridicola: non era cosa comune vedere Nero così vulnerabile.
«Allora? Ti sei rinfrescato?» lo sfotté apertamente, mostrando anche l'arma che impugnava nella mano sinistra.
«Dante vaffanculo!» ringhiò mentre si spostava dal viso ciuffi di capelli umidi alle estremità «Io ti ammazzo!» sbraitò, avventandoglisi contro.
Si sentiva preso per i fondelli nella peggiore maniera possibile.
Dante rimase dove si trovava fino all'ultimo momento e alla fine scartò rapidamente di lato, approfittando della nuova angolazione e della distrazione di Nero per colpirlo di nuovo, stavolta dietro la schiena.
Il ragazzo sobbalzò per la sorpresa e si piegò, scoprendo che il suo partner aveva lasciato cadere uno dei due fucili.
Un sogghigno gli increspò le labbra mentre con uno scatto repentino si chinava a raccoglierlo, imbracciandolo con presa salda.
Si lanciò di lato, rotolandosi sul pavimento e rialzandosi con un ginocchio a terra e l'altro flesso, mirò e sparò.
L'acqua colpì Dante in mezzo agli occhi, accecandolo momentaneamente.
Il più giovane esultò per la vendetta appena consumata e si preparò a tornare all'attacco.
«Vuoi giocare? E allora facciamolo!» lo provocò esplicitamente, prendendo di nuovo la mira.
«Non mi tirerò certo indietro, ragazzino!» rispose il maggiore, muovendosi a sua volta mentre ricaricava con l'apposita pompa la pressione nel discreto serbatoio dell'arma.
Si diedero battaglia senza esclusione di colpi. L'acqua schizzò dovunque nell'ufficio e l'eccellente mira di entrambi contribuì ad inzupparli da capo a piedi nel giro di pochi minuti.
Nero si stava preparando a rispondere al fuoco nemico da dietro il fianco del divano quando vide Dante abbandonare l'arma - probabilmente scarica - e correre nella sua direzione.
Il ragazzo sorrise e si alzò in piedi, correndogli incontro a sua volta: aveva ancora parecchia acqua ma voleva concludere degnamente lo scontro con un corpo a corpo. All'ultimo istante si lanciò in scivolata dal basso, il piede destro rigidamente piegato.
L'attacco basso colse alla sprovvista il suo partner, col risultato che Nero impattò di piatto contro la sua gamba, poco sopra la caviglia, mandandolo a cadere faccia a terra oltre di lui.
Il ragazzo non perse tempo: si rialzò subito e si posizionò a cavallo della sua schiena mentre lui si metteva carponi nel tentativo di riacquisire la posizione eretta. Si mise al contrario, in modo da bloccargli la parte superiore della schiena con la maggior parte del suo peso.
«Ho vinto io!» esultò con l'entusiasmo di un bambino «Quindi... mi merito un premio».
Nell'ultima frase Dante percepì una inflessione più cupa e minacciosa, come se fosse nelle sue intenzioni fargli qualcosa di veramente cattivo. Lo sentì armeggiare con le sue mutande ed abbassarle fino alle ginocchia, al che si mosse cercando di disarcionarlo. Non riuscì nel suo intento abbastanza in fretta: avvertì la canna del fucile ad acqua che gli veniva premuta nel culo senza alcun garbo né esitazione e poi un fiotto d'acqua ormai tiepida in pressione che gli veniva pompato dentro.
Gemette e si inarcò, indolenzito per la brusca penetrazione.
«Smettila... subito!» disse con voce incrinata, serrando i pugni e digrignando i denti.
«Non credo proprio! A differenza tua, avevo ancora un bel po' d'acqua nel serbatoio e sarebbe un peccato sprecarla, non ti pare?» replicò Nero, premendo l'arma con un po' più di forza.
Dante avrebbe voluto replicare ancora ma non riusciva a ritrovare la fermezza nella voce necessaria a mascherare ciò che gli stava accadendo: la percezione del liquido che lo riempiva con forza gli stava piacendo da impazzire.
Lo eccitava tantissimo sentire lo sperma di Nero che lo riempiva quando gli veniva dentro, per cui adesso che il liquido gli veniva sparato dentro con più forza ed in maggior quantità era ovvio che non potesse che godere enormemente. A ciò si aggiungeva anche il piacere misto a dolore che derivava dalle dimensioni non indifferenti della canna del fucile.
Nero sogghignava compiaciuto, ignaro del tumulto di gradevoli stimoli che stava riversando in massa sul suo partner.
Dante era paonazzo in viso per lo sforzo che stava compiendo nel trattenersi dal gemere ed ansimare in maniera oscena. Sarebbe stato un atto estremamente liberatorio ma anche dannatamente imbarazzante e già la consapevolezza di quella sua peculiare debolezza lo metteva molto a disagio.
Il più giovane, vedendo che non reagiva violentemente né cercava di convincerlo a farlo scendere, iniziò a stuzzicarlo verbalmente e fisicamente.
«Il gatto ti ha mangiato la lingua? Non hai proprio niente da dire riguardo a questo?» disse, muovendo l'arma giocattolo come se lo stesse penetrando sul serio, senza però smettere di premere il grilletto.
Lo strofinare della canna contro la muscolatura fradicia del suo sfintere fu la goccia che fece traboccare il vaso: il più grande inarcò di colpo la schiena verso il basso - Nero per un attimo temette di averlo fatto incazzare seriamente - e si sbilanciò col corpo all'indietro, sollevando il sedere e inclinando il busto, divaricando allo stesso tempo le gambe, per quanto gli era possibile.
In quella nuova posizione piuttosto sbilenca, Dante poté affondare il viso nelle braccia saldamente intrecciate sul pavimento e Nero dovette puntellarsi a terra con le ginocchia per non scivolargli fino sul collo.
«Dante che caz...?» iniziò ma venne interrotto da un lungo ed estatico sospiro di piacere e sollievo da parte del suo compagno.
Adesso che aveva le gambe più aperte il fucile poteva entrare ancor più in profondità e senza fargli troppo male.
«C-continua... spingilo più... oh, dentro-ah!» esclamò con voce stranamente più acuta del solito.
Nero sbatté perplesso le palpebre e decise di scendere dalla sua schiena per poter avere una più chiara visione d'insieme.
Gli si inginocchiò di fianco, in modo tale da continuare a lavorare con la sua arma e al tempo stesso poterlo guardare in faccia. Rimase allibito nel constatare quanto fosse diventato rosso in viso - almeno nella metà superiore, dato che l'altra era nascosta nelle braccia.
«Ti... sta piacendo?» indagò, curioso e scettico insieme.
Dante si era ben guardato dal rivelargli il suo piccolo kink prima di allora, certo che in tal caso Nero non avrebbe più finito di prenderlo in giro; tuttavia, arrivati a quel punto non aveva altra scelta.
Annuì con un breve cenno del capo, chiudendo gli occhi mentre con voce esitante aggiungeva: «Mi piace sentirmi... pieno».
Il più giovane lo guardò con aria stupita.
«Non credevo che fare il sottomesso ti piacesse così tanto! E pensare che insisti sempre perché sia io a farlo! Come mai non vuoi invertire i ruoli?» obiettò.
«Ti... a-aah-ooohw...» Dante si morse il labbro inferiore e si interruppe, cercando di darsi di nuovo un briciolo di contegno «... ti monteresti... troppo la testa...» riuscì finalmente a dire dopo poco.
«Perché secondo te adesso cosa sto facendo?» rise il minore, affondandogli con veemenza il fucile nel culo «Il fatto è che è così strano vederti in questo stato... ma allo stesso tempo è stupendo saperti così facile da manovrare...» soggiunse estraendo in parte l'estremità della canna.
Dante ansimò pesantemente e picchiò un pugno a terra in chiaro segno di scontento.
Nero rimise subito l'oggetto al suo posto ma fu del tutto inutile: con un soffio piuttosto rumoroso, lo spruzzo d'acqua cessò e Dante si rese conto solo allora di quanta acqua avesse dentro.
La pancia gli doleva abbastanza a causa della postura contratta proprio in corrispondenza dell'addome.
Si mise di nuovo carponi di scatto ma anche quella posizione non gli piaceva poi così tanto: sentiva le gambe deboli e il desiderio impellente di stendersi.
«Togli il fucile...» disse al compagno, il quale eseguì, stanco di sorreggere l'oggetto e desideroso di passare alla prossima fase: anche se non quanto il più grande, era comunque parecchio eccitato pure lui.
Dante inspirò profondamente in preparazione al dolore che molto probabilmente avrebbe percepito di lì a poco.
Raddrizzò il busto, liberando la pancia dalla pressione delle ginocchia, quindi si mise seduto e poi disteso supino nel verso contrario a quello di poco prima.
Ad ogni minima flessione sentiva l'addome dolere, pertanto portò a termine lo spostamento piuttosto faticosamente e lentamente.
Una volta disteso, Dante lanciò un'occhiata verso il basso e capì il motivo di tutto quel dolore: aveva la pancia decisamente rotonda, molto più di quel che sembrava a giudicare solamente dal senso di gonfiore che percepiva.
Si portò una mano ad accarezzarsi il ventre ed esclamò: «Non... mi sembrava di essere così pieno...».
L'attenzione del suo partner era però rivolta a tutt'altra questione: «Quanto cazzo sei eccitato?!».
Dante aveva una erezione decisamente grossa che si ergeva dal suo inguine quasi perpendicolarmente, il glande completamente scoperto e già leggermente inumidito.
Il ragazzo gli sfiorò l'estremità con la mano umana, facendolo sobbalzare pesantemente.
«Uh... come siamo sensibili...» commentò sorridendo malizioso.
L'altro si inarcò leggermente, mordendosi il lato del labbro inferiore, l'espressione improvvisamente sofferente.
«Rimetti... il fucile... subito!» gemette sollevando gli occhi e calando a metà le palpebre.
Nero rimase a guardarlo per qualche momento, stupito dalla richiesta improvvisa e contrastante.
«C-cosa?!» chiese perplesso.
«Ho... bisogno di andare in bagno...» esalò sofferente «Chiudimi con qualcosa, muoviti!».
Il più giovane, preso momentaneamente dal panico, usò come tappo l'unica cosa che aveva a portata di mano: Dante sentì la sua erezione scivolargli dentro senza alcun problema ed ansimò pesantemente.
«Oh, sì...» sospirò, rilassando lo sfintere anale contratto fino allo spasimo.
Il pene di Nero era turgido abbastanza da chiuderlo completamente e risparmiargli la fatica di reprimere l'acqua.
«Ora fammi venire...» esclamò Dante «Ci sono veramente... ugh... vicino».
A Nero non parve vero di cominciare a darci dentro. Voleva venire anche lui, anche se non tanto quanto il suo partner.
Divaricò per bene le gambe, cercando di rimanere ad un'angolazione tale da non farsi male.
Nero stava osservando il suo addome gonfio con attenzione, sempre più attratto da essa.
Così rotondo e pieno gli risultava eccitante in una maniera del tutto nuova. Arrivò al punto di desiderare con tutto se stesso di premergli il ventre e così fece mentre spingeva con foga.
«Ah!» esclamò Dante allarmato, colto alla sprovvista «Cosa sta-ahi! Smettila-ah!» boccheggiò a metà tra dolore e piacere.
Se non avesse avuto la sua erezione affondata nel culo era certo che l'acqua sarebbe fuoriuscita in pressione.
«Non premere!» ringhiò con meno forza nella voce. Non riusciva proprio a darsi un contegno in quelle condizioni.
Venne prima che il suo fidanzatino gli desse ascolto ed eiaculò in abbondanza, schizzando le braccia del ragazzo ed il suo addome.
Sospirò soddisfatto e si abbandonò esausto contro il pavimento.
«Vienimi dentro...» asserì in tono di richiesta.
«Non sei ancora abbastanza pieno?» rimbeccò l'altro in tono sarcastico.
Dante si agitò leggermente, a disagio.
«Tu fallo e basta...» rispose.
Il suo compagno non smise di comprimergli l'addome e continuò a penetrarlo, godendo nel sentirlo gemere senza alcun pudore fino all'orgasmo.
Gli venne dentro, come gli aveva chiesto, continuando a spingere e dimenarsi in lui finché non ebbe terminato.
A quel punto si rilassò e si ritrasse.
Dante era talmente sfinito che si rese conto solo troppo tardi che stava uscendo.
«N-no, aspet...! Oh!» allungò un braccio ad afferrare quello dell'altro, bloccandolo «Aiutami ad... alzarmi!» gemette «Presto!».
Nero esaudì la sua richiesta ed il suo compagno, dolorante e barcollante, si diresse verso il bagno e ci si chiuse dentro sbattendo con veemenza la porta.
Il ragazzo sorrise e andò a sedersi sul divano, passandosi una mano sugli occhi.
Era decisamente soddisfatto del modo in cui aveva trascorso le ultime ore, specialmente grazie alla scoperta del kink di Dante.
Adesso avrebbe avuto qualcosa di nuovo con cui divertirsi a letto.
Rating: Rosso
Genere: Erotico, Slice of life
Personaggi: Dante, Nero
Wordcount: 2984 (
Note: Age difference, Enema, Lemon, Weapon!kink, Yaoi
Si alzò in piedi ed assunse una posizione difensiva ma non poté far niente per bloccare ciò che successe nei secondi successivi: con incredibile rapidità Dante estrasse un'arma decisamente colorata da dietro la schiena e gliela puntò contro impugnandola con una sola mano nonostante le dimensioni, aprendo il fuoco e spruzzandogli un generoso getto d'acqua in faccia.
Il più giovane distolse di scatto il viso, tossì ed espulse rumorosamente acqua dal naso.
Dante rise di cuore di fronte a quella scena ridicola: non era cosa comune vedere Nero così vulnerabile.
«Allora? Ti sei rinfrescato?» lo sfotté apertamente, mostrando anche l'arma che impugnava nella mano sinistra.
Le torride temperature estive sembravano destinate a durare per sempre. Non c'era giorno in cui l'aria non fosse bollente e la calura intollerabile.
Dante e Nero, in mutande, erano intenti a bighellonare nell'ufficio della Devil May Cry.
Il più grande leggeva una rivista seduto dietro la sua scrivania mentre il suo compagno se ne stava disteso a fissare il soffitto con espressione sonnacchiosa.
«Dante... il gelato è finito?» domandò all'improvviso.
«Ieri sera abbiamo mangiato gli ultimi...» gli ricordò l'altro «E ancora la spesa a casa non ce la porta nessuno, purtroppo» aggiunse con pungente sarcasmo.
Il minore sbuffò e si mise seduto.
«Allora usciamo! Potremmo andare da qualche parte dove c'è un po' d'aria fresca» propose con insofferenza. Era stufo di poltrire e voleva assolutamente trovare una via per sfuggire all'afa, anche se temporanea.
«A meno che tu non voglia trasferirti presso il banco frigo del più vicino supermercato non credo ci siano altri posti dove poter scappare da questo inferno» rispose con un sospiro esasperato «Quindi puoi anche metterti il cuore in pace e rassegnarti a soffr...».
«E se andassimo alla piscina pubblica?» propose Nero, interrompendolo bruscamente e con entusiasmo.
Dante lanciò la sua rivista sulla scrivania e si alzò in piedi, aggirando il mobile e appoggiandovisi col fondoschiena.
«Vuoi andare in piscina? Dove ci sono decine di persone normali e dove non puoi andare vestito e col braccio coperto?» chiese, calcando particolarmente sull'ultima parte della domanda.
«Posso nasconderlo, una fasciatura stretta e spessa et voilà! Niente più brutto braccio demoniaco in vista!» il ragazzo fece spallucce «L'ho fatto migliaia di volte e non mi hanno mai scoperto, lo sai».
Dante non poteva negare che avesse ragione. Attraverso le bende non si poteva notare la natura del braccio. Al massimo si intravedevano le dita e il gomito stranamente acuminati.
«Be', non possiamo andare. Non abbiamo molti soldi da parte in questo periodo e preferirei tenerli per cose più utili della piscina... tipo fare la spesa e comprare qualche gelato...» rispose con una smorfia di disappunto sulle labbra.
Gli dispiaceva dover negare qualcosa al suo fidanzato ma ancora di più gli sarebbe dispiaciuto se per concedergli un momentaneo sollievo dalla calura estiva fosse finito di nuovo in debito con qualcuna delle pizzerie che facevano servizio a domicilio nei dintorni della sua agenzia. Era faticosamente riuscito a saldare i conti arretrati e non aveva intenzione di finire di nuovo in quelle condizioni.
Nero rimase a fissarlo per qualche istante, attonito, poi esplose in un ruggito di rabbia: «Allora non era il mio braccio il problema! Vaffanculo!».
Balzò in piedi in un impeto d'ira, il viso tirato in una smorfia d'ira allo stato puro. La calura estiva lo rendeva ancora più irritabile di quanto non fosse già di solito.
«Perché non possiamo mai andare da nessuna parte?! Fa caldo e io non ho voglia di starmene qui a non fare un cazzo per tutto il giorno» inveì Nero avvicinandosi al suo interlocutore con atteggiamento minaccioso.
Temendo che volesse fare a botte - litigare così animatamente senza un valido motivo non aveva la benché minima attrattiva per lui al momento - Dante si riparò sollevando gli avambracci ed esclamò: «Aspetta prima di incazzarti come una iena, ragazzo!».
Nero ignorò bellamente la sua richiesta e lo afferrò per le braccia, strattonandolo a sé con veemenza.
«E perché non dovrei?! È colpa tua se non possiamo andare mai da nessuna parte, neppure fuori per mezzo pomeriggio!» gli sbraitò in faccia.
«Guarda che qui dentro ci viviamo in due, quindi è anche colpa tua...» fece presente Dante ma la puntualizzazione non fece altro che alimentare la rabbia del più giovane, come benzina gettata sul fuoco.
Il padrone di casa lo vide sollevare un pugno col chiaro intento di colpirlo in piena faccia, come aveva fatto durante il loro primo movimentato incontro.
«No, fermo!» esclamò, alzando la mano e bloccandogli il pugno a metà strada «Possiamo... vedere di fare qualcosa di rinfrescante qui a casa, senza dover per forza andare in piscina...» proseguì rapidamente, sperando di riuscire così a convincere il suo partner a calmarsi - almeno temporaneamente.
Nero inarcò un sopracciglio con enorme scetticismo, senza abbassare il braccio né smettere totalmente di opporre resistenza al palmo di Dante.
«E cosa intendi fare?» chiese irritato. Era proprio curioso di vedere cosa sarebbe riuscito ad inventarsi per farlo calmare.
«Se mi fai andare senza prendermi a pugni magari te lo faccio vedere...» replicò l'altro in tono vagamente acido.
Nero parve pensarci su per qualche istante prima di acconsentire. Abbassò il pugno e lo lasciò libero di allontanarsi.
Dante ne approfittò per svicolare via e sparire oltre la porta della cucina.
Il ragazzo rimase in piedi vicino alla scrivania ancora per un poco; poi, rendendosi conto che pareva trattarsi di cosa lunga, tornò a stendersi sul divano.
Dalla cucina gli arrivò all'improvviso un gran fracasso, come se fosse appena caduta una montagna di pentole e padelle, e le vivaci imprecazioni del suo compagno.
Non riuscì a reprimere una risata: era raro che usasse un linguaggio così colorito persino quando si arrabbiava.
«Si può sapere che stai combinando?» gridò in tono divertito, mettendosi di nuovo seduto.
«Tu aspetta lì e fidati!» replicò a voce alta il padrone di casa, senza neppure affacciarsi dallo stipite.
Nero rimase dov'era ma tese le orecchie per cogliere altri rumori che gli potessero tornare utili per capire cosa avesse in mente.
Il frastuono di poco prima non si ripeté, anzi, per qualche minuto tutto ciò che udì fu solo silenzio; successivamente udì il rumore del rubinetto che veniva aperto e l'acqua che veniva raccolta in qualche contenitore - l'impatto tra il liquido e le pareti era chiaramente distinguibile sotto lo scorrere dell'acqua.
Incuriosito fece per alzarsi ma Dante comparve nel vano della porta prima che terminasse il movimento, quindi preferì rimanere seduto per dimostrargli che gli aveva dato ascolto.
«Allora?» lo interrogò con impazienza.
Sul viso di Dante prese vita un sogghigno che alimentò ulteriormente la curiosità del più giovane e al tempo stesso lo mise in allerta.
Si alzò in piedi ed assunse una posizione difensiva ma non poté far niente per bloccare ciò che successe nei secondi successivi: con incredibile rapidità Dante estrasse un'arma decisamente colorata da dietro la schiena e gliela puntò contro impugnandola con una sola mano nonostante le dimensioni, aprendo il fuoco e spruzzandogli un generoso getto d'acqua in faccia.
Il più giovane distolse di scatto il viso, tossì ed espulse rumorosamente acqua dal naso.
Dante rise di cuore di fronte a quella scena ridicola: non era cosa comune vedere Nero così vulnerabile.
«Allora? Ti sei rinfrescato?» lo sfotté apertamente, mostrando anche l'arma che impugnava nella mano sinistra.
«Dante vaffanculo!» ringhiò mentre si spostava dal viso ciuffi di capelli umidi alle estremità «Io ti ammazzo!» sbraitò, avventandoglisi contro.
Si sentiva preso per i fondelli nella peggiore maniera possibile.
Dante rimase dove si trovava fino all'ultimo momento e alla fine scartò rapidamente di lato, approfittando della nuova angolazione e della distrazione di Nero per colpirlo di nuovo, stavolta dietro la schiena.
Il ragazzo sobbalzò per la sorpresa e si piegò, scoprendo che il suo partner aveva lasciato cadere uno dei due fucili.
Un sogghigno gli increspò le labbra mentre con uno scatto repentino si chinava a raccoglierlo, imbracciandolo con presa salda.
Si lanciò di lato, rotolandosi sul pavimento e rialzandosi con un ginocchio a terra e l'altro flesso, mirò e sparò.
L'acqua colpì Dante in mezzo agli occhi, accecandolo momentaneamente.
Il più giovane esultò per la vendetta appena consumata e si preparò a tornare all'attacco.
«Vuoi giocare? E allora facciamolo!» lo provocò esplicitamente, prendendo di nuovo la mira.
«Non mi tirerò certo indietro, ragazzino!» rispose il maggiore, muovendosi a sua volta mentre ricaricava con l'apposita pompa la pressione nel discreto serbatoio dell'arma.
Si diedero battaglia senza esclusione di colpi. L'acqua schizzò dovunque nell'ufficio e l'eccellente mira di entrambi contribuì ad inzupparli da capo a piedi nel giro di pochi minuti.
Nero si stava preparando a rispondere al fuoco nemico da dietro il fianco del divano quando vide Dante abbandonare l'arma - probabilmente scarica - e correre nella sua direzione.
Il ragazzo sorrise e si alzò in piedi, correndogli incontro a sua volta: aveva ancora parecchia acqua ma voleva concludere degnamente lo scontro con un corpo a corpo. All'ultimo istante si lanciò in scivolata dal basso, il piede destro rigidamente piegato.
L'attacco basso colse alla sprovvista il suo partner, col risultato che Nero impattò di piatto contro la sua gamba, poco sopra la caviglia, mandandolo a cadere faccia a terra oltre di lui.
Il ragazzo non perse tempo: si rialzò subito e si posizionò a cavallo della sua schiena mentre lui si metteva carponi nel tentativo di riacquisire la posizione eretta. Si mise al contrario, in modo da bloccargli la parte superiore della schiena con la maggior parte del suo peso.
«Ho vinto io!» esultò con l'entusiasmo di un bambino «Quindi... mi merito un premio».
Nell'ultima frase Dante percepì una inflessione più cupa e minacciosa, come se fosse nelle sue intenzioni fargli qualcosa di veramente cattivo. Lo sentì armeggiare con le sue mutande ed abbassarle fino alle ginocchia, al che si mosse cercando di disarcionarlo. Non riuscì nel suo intento abbastanza in fretta: avvertì la canna del fucile ad acqua che gli veniva premuta nel culo senza alcun garbo né esitazione e poi un fiotto d'acqua ormai tiepida in pressione che gli veniva pompato dentro.
Gemette e si inarcò, indolenzito per la brusca penetrazione.
«Smettila... subito!» disse con voce incrinata, serrando i pugni e digrignando i denti.
«Non credo proprio! A differenza tua, avevo ancora un bel po' d'acqua nel serbatoio e sarebbe un peccato sprecarla, non ti pare?» replicò Nero, premendo l'arma con un po' più di forza.
Dante avrebbe voluto replicare ancora ma non riusciva a ritrovare la fermezza nella voce necessaria a mascherare ciò che gli stava accadendo: la percezione del liquido che lo riempiva con forza gli stava piacendo da impazzire.
Lo eccitava tantissimo sentire lo sperma di Nero che lo riempiva quando gli veniva dentro, per cui adesso che il liquido gli veniva sparato dentro con più forza ed in maggior quantità era ovvio che non potesse che godere enormemente. A ciò si aggiungeva anche il piacere misto a dolore che derivava dalle dimensioni non indifferenti della canna del fucile.
Nero sogghignava compiaciuto, ignaro del tumulto di gradevoli stimoli che stava riversando in massa sul suo partner.
Dante era paonazzo in viso per lo sforzo che stava compiendo nel trattenersi dal gemere ed ansimare in maniera oscena. Sarebbe stato un atto estremamente liberatorio ma anche dannatamente imbarazzante e già la consapevolezza di quella sua peculiare debolezza lo metteva molto a disagio.
Il più giovane, vedendo che non reagiva violentemente né cercava di convincerlo a farlo scendere, iniziò a stuzzicarlo verbalmente e fisicamente.
«Il gatto ti ha mangiato la lingua? Non hai proprio niente da dire riguardo a questo?» disse, muovendo l'arma giocattolo come se lo stesse penetrando sul serio, senza però smettere di premere il grilletto.
Lo strofinare della canna contro la muscolatura fradicia del suo sfintere fu la goccia che fece traboccare il vaso: il più grande inarcò di colpo la schiena verso il basso - Nero per un attimo temette di averlo fatto incazzare seriamente - e si sbilanciò col corpo all'indietro, sollevando il sedere e inclinando il busto, divaricando allo stesso tempo le gambe, per quanto gli era possibile.
In quella nuova posizione piuttosto sbilenca, Dante poté affondare il viso nelle braccia saldamente intrecciate sul pavimento e Nero dovette puntellarsi a terra con le ginocchia per non scivolargli fino sul collo.
«Dante che caz...?» iniziò ma venne interrotto da un lungo ed estatico sospiro di piacere e sollievo da parte del suo compagno.
Adesso che aveva le gambe più aperte il fucile poteva entrare ancor più in profondità e senza fargli troppo male.
«C-continua... spingilo più... oh, dentro-ah!» esclamò con voce stranamente più acuta del solito.
Nero sbatté perplesso le palpebre e decise di scendere dalla sua schiena per poter avere una più chiara visione d'insieme.
Gli si inginocchiò di fianco, in modo tale da continuare a lavorare con la sua arma e al tempo stesso poterlo guardare in faccia. Rimase allibito nel constatare quanto fosse diventato rosso in viso - almeno nella metà superiore, dato che l'altra era nascosta nelle braccia.
«Ti... sta piacendo?» indagò, curioso e scettico insieme.
Dante si era ben guardato dal rivelargli il suo piccolo kink prima di allora, certo che in tal caso Nero non avrebbe più finito di prenderlo in giro; tuttavia, arrivati a quel punto non aveva altra scelta.
Annuì con un breve cenno del capo, chiudendo gli occhi mentre con voce esitante aggiungeva: «Mi piace sentirmi... pieno».
Il più giovane lo guardò con aria stupita.
«Non credevo che fare il sottomesso ti piacesse così tanto! E pensare che insisti sempre perché sia io a farlo! Come mai non vuoi invertire i ruoli?» obiettò.
«Ti... a-aah-ooohw...» Dante si morse il labbro inferiore e si interruppe, cercando di darsi di nuovo un briciolo di contegno «... ti monteresti... troppo la testa...» riuscì finalmente a dire dopo poco.
«Perché secondo te adesso cosa sto facendo?» rise il minore, affondandogli con veemenza il fucile nel culo «Il fatto è che è così strano vederti in questo stato... ma allo stesso tempo è stupendo saperti così facile da manovrare...» soggiunse estraendo in parte l'estremità della canna.
Dante ansimò pesantemente e picchiò un pugno a terra in chiaro segno di scontento.
Nero rimise subito l'oggetto al suo posto ma fu del tutto inutile: con un soffio piuttosto rumoroso, lo spruzzo d'acqua cessò e Dante si rese conto solo allora di quanta acqua avesse dentro.
La pancia gli doleva abbastanza a causa della postura contratta proprio in corrispondenza dell'addome.
Si mise di nuovo carponi di scatto ma anche quella posizione non gli piaceva poi così tanto: sentiva le gambe deboli e il desiderio impellente di stendersi.
«Togli il fucile...» disse al compagno, il quale eseguì, stanco di sorreggere l'oggetto e desideroso di passare alla prossima fase: anche se non quanto il più grande, era comunque parecchio eccitato pure lui.
Dante inspirò profondamente in preparazione al dolore che molto probabilmente avrebbe percepito di lì a poco.
Raddrizzò il busto, liberando la pancia dalla pressione delle ginocchia, quindi si mise seduto e poi disteso supino nel verso contrario a quello di poco prima.
Ad ogni minima flessione sentiva l'addome dolere, pertanto portò a termine lo spostamento piuttosto faticosamente e lentamente.
Una volta disteso, Dante lanciò un'occhiata verso il basso e capì il motivo di tutto quel dolore: aveva la pancia decisamente rotonda, molto più di quel che sembrava a giudicare solamente dal senso di gonfiore che percepiva.
Si portò una mano ad accarezzarsi il ventre ed esclamò: «Non... mi sembrava di essere così pieno...».
L'attenzione del suo partner era però rivolta a tutt'altra questione: «Quanto cazzo sei eccitato?!».
Dante aveva una erezione decisamente grossa che si ergeva dal suo inguine quasi perpendicolarmente, il glande completamente scoperto e già leggermente inumidito.
Il ragazzo gli sfiorò l'estremità con la mano umana, facendolo sobbalzare pesantemente.
«Uh... come siamo sensibili...» commentò sorridendo malizioso.
L'altro si inarcò leggermente, mordendosi il lato del labbro inferiore, l'espressione improvvisamente sofferente.
«Rimetti... il fucile... subito!» gemette sollevando gli occhi e calando a metà le palpebre.
Nero rimase a guardarlo per qualche momento, stupito dalla richiesta improvvisa e contrastante.
«C-cosa?!» chiese perplesso.
«Ho... bisogno di andare in bagno...» esalò sofferente «Chiudimi con qualcosa, muoviti!».
Il più giovane, preso momentaneamente dal panico, usò come tappo l'unica cosa che aveva a portata di mano: Dante sentì la sua erezione scivolargli dentro senza alcun problema ed ansimò pesantemente.
«Oh, sì...» sospirò, rilassando lo sfintere anale contratto fino allo spasimo.
Il pene di Nero era turgido abbastanza da chiuderlo completamente e risparmiargli la fatica di reprimere l'acqua.
«Ora fammi venire...» esclamò Dante «Ci sono veramente... ugh... vicino».
A Nero non parve vero di cominciare a darci dentro. Voleva venire anche lui, anche se non tanto quanto il suo partner.
Divaricò per bene le gambe, cercando di rimanere ad un'angolazione tale da non farsi male.
Nero stava osservando il suo addome gonfio con attenzione, sempre più attratto da essa.
Così rotondo e pieno gli risultava eccitante in una maniera del tutto nuova. Arrivò al punto di desiderare con tutto se stesso di premergli il ventre e così fece mentre spingeva con foga.
«Ah!» esclamò Dante allarmato, colto alla sprovvista «Cosa sta-ahi! Smettila-ah!» boccheggiò a metà tra dolore e piacere.
Se non avesse avuto la sua erezione affondata nel culo era certo che l'acqua sarebbe fuoriuscita in pressione.
«Non premere!» ringhiò con meno forza nella voce. Non riusciva proprio a darsi un contegno in quelle condizioni.
Venne prima che il suo fidanzatino gli desse ascolto ed eiaculò in abbondanza, schizzando le braccia del ragazzo ed il suo addome.
Sospirò soddisfatto e si abbandonò esausto contro il pavimento.
«Vienimi dentro...» asserì in tono di richiesta.
«Non sei ancora abbastanza pieno?» rimbeccò l'altro in tono sarcastico.
Dante si agitò leggermente, a disagio.
«Tu fallo e basta...» rispose.
Il suo compagno non smise di comprimergli l'addome e continuò a penetrarlo, godendo nel sentirlo gemere senza alcun pudore fino all'orgasmo.
Gli venne dentro, come gli aveva chiesto, continuando a spingere e dimenarsi in lui finché non ebbe terminato.
A quel punto si rilassò e si ritrasse.
Dante era talmente sfinito che si rese conto solo troppo tardi che stava uscendo.
«N-no, aspet...! Oh!» allungò un braccio ad afferrare quello dell'altro, bloccandolo «Aiutami ad... alzarmi!» gemette «Presto!».
Nero esaudì la sua richiesta ed il suo compagno, dolorante e barcollante, si diresse verso il bagno e ci si chiuse dentro sbattendo con veemenza la porta.
Il ragazzo sorrise e andò a sedersi sul divano, passandosi una mano sugli occhi.
Era decisamente soddisfatto del modo in cui aveva trascorso le ultime ore, specialmente grazie alla scoperta del kink di Dante.
Adesso avrebbe avuto qualcosa di nuovo con cui divertirsi a letto.