fiamma_drakon: (Eve)
[personal profile] fiamma_drakon
Titolo: Carezze delicate
Rating: Rosso
Genere: Erotico
Personaggi: Drek'thar, Ga'nar
Wordcount: 3480 ([livejournal.com profile] fiumidiparole)
Prompt: 2. Vanga dalla mia cartellina per la Maritombola #7 @ [livejournal.com profile] maridichallenge + "Non... pensavo provassi certe cose per me" per il P0rnfest #10 @ [livejournal.com profile] fanfic_italia
Timeline: Ambientata durante l'espansione "Warlords of Draenor".
Note: Lemon, Yaoi
«Ga'nar? Cosa è successo?» domandò guardingo.
L'altro sobbalzò leggermente udendo la sua voce. Si era quasi dimenticato della sua presenza.
«Niente, niente» si affrettò a rassicurarlo mentre stava per riprovare a lavarsi autonomamente la schiena, ma si bloccò a metà del gesto.
Si girò verso Drek'thar guardandolo con rinnovata consapevolezza.
«Ehm... potresti aiutarmi a lavare la schiena?» domandò, la voce che esprimeva un po' dell'impaccio che sentiva lui personalmente.


Ga'nar levò la vanga che stringeva tra le mani sudicie e lanciò un grido di battaglia agghiacciante mentre si avventava sull'ultimo operaio Roccianera che lo separava dalla spedizione di stranieri il cui capo era andato a liberarlo dal letamaio in cui era costretto a lavorare da schiavo per il clan di Blackhand.
Usò il lato del badile ancora sporco di escrementi per abbatterlo come avrebbe fatto con un'ascia da guerra sulla testa pelata dell'Orco Roccianera che stava correndo verso di lui. Quest'ultimo cercò di schivarla ma riuscì solo a prendere il colpo sul lato del cranio anziché nel centro. Il risultato finale fu il medesimo: la batosta lo stordì a sufficienza da permettere a Ga'nar di assestargli un colpo di piatto in piena faccia, rompendogli le zanne sporgenti e il naso. Il corpo massiccio della vittima cadde a terra disegnando piccoli archi di sangue in aria e lì giacque.
Ga'nar non rimase ad aspettare di scoprire se era davvero morto o solo svenuto. Proseguì verso il sentiero occupato dagli stranieri e da un manipolo di Draenei vestiti da schiavi, fermandosi su un sasso sul quale riconobbe una familiare figura orchesca curva e dalla pelle marrone.
Non fece in tempo a farsi dappresso che l'Orco in questione si volse al suo indirizzo storcendo il naso. Aveva una benda sugli occhi ma non faticò per niente a individuarlo.
«Ga'nar? Sei tu? Puzzi di sterco» esclamò senza esitazioni.
Ga'nar rimase basito per un momento, poi rise.
«Drek'thar, continuo a chiedermi se tu sia davvero cieco come dici!» esclamò «È bello rivederti».
Fece per battergli una pacca amichevole sulla spalla ma si fermò a metà del movimento, rendendosi effettivamente conto di avere ancora le mani sporche di sterco.
Si era quasi abituato alla puzza del suo corpo, ma vedere Drek'thar così relativamente pulito nonostante dall'aspetto e dalle ferite fosse palese che anche lui aveva passato momenti tutt'altro che lieti gli fece capire quanto fosse messo male.
Si sentiva sporco in maniera quasi imbarazzante, una sensazione cui era del tutto estraneo.
«Anch'io sono felice che tu stia bene, Ga'nar» disse Drek'thar «Potremo ritornare al nostro clan grazie agli stranieri».
L'altro Orco esitò un momento prima di dire: «Prima devo lavarmi. Non posso tornare da Durotan in questo stato».
«Concordo. Senza offesa, ma il tuo tanfo è terribile» rispose l'Orco cieco.
Ga'nar sbuffò stizzito.
«Non c'è bisogno che tu me lo ripeta ancora, ho capito! Ma dove trovo dell'acqua pulita qui?» chiese.
La Giungla di Tanaan si estendeva per molto e nei paraggi per quel che ne sapeva lui non c'erano né fiumi né laghi.
«Alla fonderia dei Roccianera» Drek'thar rispose senza alcuna esitazione.
Allungò una mano e la agitò nel vuoto fino a che con le unghie grattò l'incavo del gomito di Ga'nar. A quel punto fu facile per lui aggiustare la mira abbastanza per prendergli un polso.
«È appena dietro di noi. Possiamo andare mentre gli stranieri finiscono di progettare l'assalto allo Spezzamondi» spiegò il cieco, avviandosi per primo e trascinandosi dietro un Ga'nar alquanto sorpreso
Drek'thar zoppicava leggermente e procedeva un po' zigzagando sul sentiero di mattoni grossolani, seguendo la disposizione dei blocchi che percepiva con la pianta dei piedi nudi per rimanere sul sentiero.
Ga'nar era sbalordito dalla sua forza e indipendenza nonostante la sua grave mancanza.
Scoprì suo malgrado che Drek'thar non aveva mentito: la fonderia a cielo aperto dei Roccianera era diventata una specie di lago artificiale e l'acqua era limpida.
L'Orco cieco non si fermò sul bordo asciutto, ma fece per proseguire oltre.
Ga'nar lo trattenne lesto, strattonandolo indietro con forza tale da farlo cadere a terra.
«Ahio! Ga'nar!» protestò Drek'thar, tastando il lastricato incrinato intorno a lui per cercare un punto un po' più solido per farci leva e rialzarsi.
«Stavi per finire in acqua!» si giustificò Ga'nar prontamente «Forza, prendi la mia mano».
«Mi posso rialzare da solo» disse per tutta risposta Drek'thar «Va' a lavarti, Ga'nar».
L'Orco grugnì stizzito per i suoi modi così schietti e decise di lasciare che si arrangiasse.
«Visto che zoppichi, almeno prendi la vanga per aiutarti a stare in piedi e capire cosa hai intorno» aggiunse Ga'nar prima di allontanarsi verso l'acqua.
Si tolse la sua vecchia armatura con immenso sollievo. Era ridotta talmente male che era quasi disgustoso averla addosso.
L'acqua era tiepida ed era pulitissima. Era bello potersi lavare dopo tanto tempo passato nella sporcizia e negli escrementi dei Roccianera. Non pensava che un atto così banale - e nella sua personale opinione anche un po' frivolo - gli sarebbe stato così di conforto un giorno.
Non aveva niente per pulirsi come si doveva ma non avrebbe certamente rinunciato per questo. Si accovacciò nell'acqua e iniziò a frizionare la pelle con le mani con vigore. Lo sporco dilagò intorno a lui, una patina marrone sulla superficie del laghetto artificiale.
Drek'thar si era alzato ed aveva usato la vanga come bastone per arrivare fino al ciglio del sentiero che sprofondava nell'acqua. Si inginocchiò lì con cautela e si mise a sciacquare lo strumento, puzzolente come il suo vecchio proprietario.
Sentiva il rumore dell'acqua che veniva agitata e seppe che Ga'nar si trovava di fronte a lui, a qualche metro di distanza. Il suo udito riusciva a dargli una collocazione spaziale abbastanza precisa, sostituendo almeno in parte la sua vista mancante.
Ga'nar era girato a dargli la schiena ed era talmente concentrato a lavarsi che non gli stava praticamente badando. Aveva ripulito il torace largo e segnato di cicatrici di vecchie battaglie e da quelle più recenti della sua schiavitù e si stava occupando del resto. Era scrupoloso come mai in vita sua.
Una volta risolto il problema sul lato anteriore, quello più agevole da raggiungere, cominciò ad agitarsi per cercare di raggiungere anche la schiena. Si contorse e spinse le mani callose e ruvide fino alle scapole, raggiungendole a fatica e non senza farsi del male alle spalle.
Grugnì frustrato, picchiando i pugni sull'acqua. Il rumore attirò l'attenzione dell'Orco cieco seduto sulla "riva".
«Ga'nar? Cosa è successo?» domandò guardingo.
L'altro sobbalzò leggermente udendo la sua voce. Si era quasi dimenticato della sua presenza.
«Niente, niente» si affrettò a rassicurarlo mentre stava per riprovare a lavarsi autonomamente la schiena, ma si bloccò a metà del gesto.
Si girò verso Drek'thar guardandolo con rinnovata consapevolezza.
«Ehm... potresti aiutarmi a lavare la schiena?» domandò, la voce che esprimeva un po' dell'impaccio che sentiva lui personalmente. Era abituato a fare da solo ed era in grado di farlo come ogni Orco adulto che si rispettasse, ma in quel momento aveva bisogno disperatamente di aiuto per arrivare a ripulire ogni centimetro del suo corpo.
Guardò Drek'thar rimanere fermo dove era per qualche istante, inginocchiato e con la vanga bagnata - perché era bagnata? - appoggiata accanto, poi lo vide alzarsi e togliere i suoi gambali simili ad una gonna.
«D'accordo» disse semplicemente «Penso che dovresti sbrigarti prima che gli stranieri decidano di ripartire» aggiunse.
Ga'nar si voltò velocemente per non guardarlo denudarsi, lasciandogli comunque un minimo di privacy.
«Lo so, per questo ti ho chiesto una mano» replicò l'altro.
Drek'thar scese in acqua piano, tastando coi piedi nudi per evitare di cadere. Aveva lasciato all'asciutto la vanga.
L'acqua non era particolarmente profonda. Bastava a malapena ad arrivare ai pettorali di Ga'nar, seduto sul fondo laddove si trovavano i mattoncini dell'ex fonderia.
Drek'thar si accovacciò e progredì carponi alla cieca, aiutandosi nuotando con le mani. Arrivò alle spalle dell'altro Orco, sbattendo la faccia tra le sue scapole.
«Ehi!» protestò burbero Ga'nar, senza girarsi.
Drek'thar appoggiò entrambe le mani sulle spalle dell'altro e iniziò a lavarlo.
Aveva le mani stranamente lisce. Fu quella la prima constatazione che fece Ga'nar. Era ovvio che non fosse un guerriero.
Il suo tocco era persino delicato sulla sua pelle segnata dalle cicatrici.
Era così dannatamente piacevole che alcune parti del suo corpo stavano iniziando a rispondere a quella sollecitazione in maniera del tutto anomala. Ga'nar non era un Orco che andava per il sottile: era sanguigno, vivo, e godeva le passioni che la vita gli metteva davanti intensamente e fino in fondo.
«Oh...» commentò improvvisamente Ga'nar, chiudendo gli occhi.
«Ti sto facendo male?» domandò Drek'thar, seguendo i fasci dei suoi muscoli per assicurarsi di lavarlo come si doveva. Il tanfo era divenuto più sopportabile.
«No, anzi...!» replicò subito il guerriero, forse con troppa fretta, almeno a giudicare dalla risatina di Drek'thar.
Ga'nar grugnì imbarazzato e disse: «Non che mi piaccia essere accarezzato...».
«Con tutto il rispetto, non è quello che mi sta dicendo il tuo corpo» rispose il cieco alle sue spalle.
Ga'nar sgranò gli occhi, a disagio.
«Come? Che cosa ti... sta dicendo?» chiese.
«I muscoli sono tesi e rilassati a seconda dei punti che tocco e quando sposto le mani tu le segui quasi con urgenza» Drek'thar fece una breve pausa «Dovrebbe significare che al tuo corpo piace. Forse... ti piacerebbe anche altrove».
«Drek'thar!» Ga'nar sobbalzò, agitato per quel che l'Orco cieco aveva appena detto: aveva indovinato.
In quel momento gli sarebbe piaciuto essere accarezzato così anche altrove.
Il diretto interpellato ridacchiò, poi si ritrasse per tornare verso la riva rialzata.
«Sono cieco ma capisco cosa mi trasmettono gli altri sensi... e tu Ga'nar hai tutti i "sintomi" di un Orco eccitato» ammise, poi soggiunse: «... e io non sono da meno, al momento».
Ga'nar si girò a guardarlo a bocca aperta, sorpreso dalla confessione. Non se ne era per niente accorto - anche se effettivamente aveva cercato di non guardarlo troppo.
«Non... pensavo provassi certe cose per me» esclamò Ga'nar in totale sincerità.
«Solo perché sono cieco non significa che non sappia apprezzare un Orco dal fisico prestante come il tuo» brontolò Drek'thar.
L'altro si girò a guardarlo mentre cercava di issarsi fuori dall'acqua. In quel momento avrebbe tanto desiderato poterlo guardare negli occhi, anche solo per ritrovarsi a fissare orbite bianche.
«Aspetta» disse, mentre remava con le grosse braccia muscolose verso il cieco.
Fu piuttosto veloce a raggiungerlo. Drek'thar ebbe appena il tempo di girarsi prima di essere ghermito da un suo braccio ed essere trascinato con una certa foga verso Ga'nar, fino ad aderire con l'inguine contro la sua coscia, massiccia quasi quanto il resto del suo corpo.
Sobbalzò visibilmente, colto alla sprovvista da tanta audacia.
«Ga'nar...» disse solamente, perplesso.
Anche il guerriero fu colto di sorpresa, ma non nella stessa maniera della sua controparte. Il suo pene era davvero duro e grosso, più di quello che aveva pensato.
La Natura era stata gentile con Drek'thar, almeno su quel versante. Se gli avesse concesso di infilargli quella mazza nel fondoschiena avrebbe avuto dei seri problemi a sedersi per i giorni a venire. Il problema era che lui non era capace di fare niente che riguardasse la sfera sessuale tra maschi. Non lo aveva mai fatto con un altro Orco, nonostante ormai non fosse più esattamente giovane e - almeno col gentil sesso - avesse avuto qualche esperienza.
«Be', complimenti...» disse Ga'nar a mezza voce, a disagio. Non sapeva come invitarlo a farsi avanti senza diventare melenso.
Fortunatamente, Drek'thar parve leggergli nella mente: gli accarezzò i pettorali e scese poi lungo l'addome per arrivare ad accarezzargli l'erezione.
Ga'nar mugolò di piacere e lasciò scivolare Drek'thar a mollo in acqua. Lo sciamano non se lo aspettava e rischiò di perdere l'equilibrio quando sbatté i piedi sul fondo. Si aggrappò alle spalle di Ga'nar, attirandolo a sé con impeto.
Il guerriero lo seguì nel movimento per metà, salvandolo all'ultimo. Si frappose tra Drek'thar e la riva rialzata, appoggiandosi ad essa con la schiena.
Drek'thar lo palpò sui fianchi e poi si spinse fino alle sue natiche, emettendo un flebile grugnito di apprezzamento.
«Ga'nar... puoi voltarti?» chiese.
Almeno non aveva maniere rozze, nonostante fosse palese il suo desiderio.
Il guerriero lo accontentò, girandosi a dargli le spalle. Si sentì in dovere di specificare: «Io... non l'ho mai fatto con un altro maschio. Non so come funzioni... nel dettaglio».
«Io ho avuto qualche esperienza in passato. Sei in buone mani» lo rassicurò lo sciamano, accarezzandogli le natiche con più energia e poi inserendo le dita tra di esse per ghermirle e allargarle.
L'acqua infastidiva Ga'nar, ma sopra al fastidio sentì le dita di Drek'thar cercare di entrare nel suo sedere. Erano grosse ed erano delicate come le maniere utilizzate poco prima con lui per lavarlo, ma il suo fondoschiena non era preparato per una simile incursione.
Strinse i denti e mugugnò un verso ben poco virile, cercando di issarsi fuori dall'acqua con le sue sole forze.
Il suo sguardo cadde sulla sua vanga, adagiata poco distante, e istintivamente si protese ad afferrarla per utilizzarla come ancoraggio.
Drek'thar lo sentì agitarsi e tentare di sottrarsi e lo afferrò gentilmente per i fianchi, trattenendolo senza forzarlo eccessivamente.
«Devi rilassarti Ga'nar. Se sei così teso non riuscirò mai a finire di prepararti» gli disse in tono di garbato ammonimento.
Ga'nar esitò un attimo, poi ridiscese ma mantenne salda la presa sul manico della vanga, per qualsiasi evenienza.
«Procedi...» disse con voce leggermente incrinata per l'attesa.
Drek'thar tornò a mettere alla prova il suo orifizio anale. Lo tastava coi polpastrelli, saggiandone la resistenza e ammonendo Ga'nar di non irrigidirsi. L'acqua aiutava i suoi brevi ingressi ad essere meno dolorosi.
Il guerriero non lo trovava poi così piacevole come aveva immaginato, al contrario dello sciamano, per il quale solamente quei blandi preliminari erano sufficienti ad acuire il suo desiderio. Doveva solo riuscire a portare pazienza ancora per un poco.
Dopo alcuni minuti di premurose attenzioni, il fondoschiena di Ga'nar riuscì finalmente ad accogliere una falange di Drek'thar. L'Orco guerriero sobbalzò leggermente e poi sgranò gli occhi mentre il dito entrava a fondo in lui.
Gemette a bassa voce, meravigliato dallo strano piacere che gli stava derivando da quell'estremità estranea nel suo didietro.
Piegò le ginocchia e si abbandonò lentamente contro il braccio di Drek'thar, cercando di andare incontro al suo dito.
Mugolò con voce roca e mentre si accasciava completamente sul corpo dell'altro, il quale si ritrovò costretto a sostenere con il solo braccio un peso eccessivo.
«No, Ga'nar!» esclamò allarmato, cercando di sostenerlo, ma purtroppo non ci riuscì.
Caddero all'indietro, Drek'thar bloccato sotto il corpo di Ga'nar, che improvvisamente iniziò a dimenarsi.
Usò la vanga per puntellarsi sul fondo - non troppo lontano per fortuna - e si raddrizzò relativamente in fretta nonostante la sorpresa. A quel punto allungò una mano e afferrò Drek'thar per un braccio, cercando di issarlo fuori dell'acqua. Per sua fortuna era temprato nel corpo e i suoi muscoli erano forti: riuscì a sollevare il cieco abbastanza perché respirasse di nuovo aria.
Drek'thar tossì e Ga'nar gli offrì la sua vanga per appoggiarsi mentre lo trascinava fuori.
Lo sciamano si staccò dall'altro non appena fu fuori e percorse carponi un paio di metri prima di accasciarsi sfinito.
«Non sono un guerriero, Ga'nar... non ho la forza necessaria per sostenerti» brontolò a bassa voce.
Ga'nar lo raggiunse.
«Mi dispiace» ammise mentre si inginocchiava vicino a lui. Lo ruotò supino e lo baciò sulle labbra, esitante, poi lo guardò laddove avrebbero dovuto esserci i suoi occhi.
«Possiamo riprovare adesso?» domandò Ga'nar.
Drek'thar annuì e si mise seduto mentre l'altro si metteva carponi dinanzi a lui, dandogli le spalle.
«È davanti a te... uhm... intendo il mio didietro» borbottò Ga'nar.
L'altro abbandonò la vanga e si protese con le mani in cerca del suo corpo. Quando ghermì una natica del suo partner con la sua mano sinistra, si portò il medio della destra in bocca e lo ricoprì di saliva, quindi cercò l'ingresso al suo corpo.
Ga'nar gemette ma rimase fermo, cercando di rilassarsi per lasciarlo entrare.
Drek'thar fece più piano possibile ma stava ricominciando ad eccitarsi e ormai stava finendo la pazienza.
Rimosse il dito, strappando un verso di delusione a Ga'nar; tuttavia, dopo poco ad esso sostituì qualcosa di più grosso e turgido, spingendolo gradualmente nel suo orifizio.
Ga'nar rantolò pesantemente, raddrizzando la schiena di colpo e sgranando gli occhi: gli stava piacendo.
«Faccio piano» gli garantì lo sciamano.
«N-no, entra» lo esortò Ga'nar con voce incrinata «Spingi in un colpo solo».
Drek'thar rimase perplesso dalla sua richiesta ma lo accontentò.
L'altro Orco mugolò di piacere e dolore insieme: ci aveva visto giusto, Drek'thar era veramente ben dotato; ciononostante, la sua intrusione era bellissima. Non aveva mai provato una sensazione del genere prima di allora.
Drek'thar iniziò a muoversi, uscendo e rientrando con impeto crescente, premendo la cima della sua erezione contro un punto ben preciso in lui, a fondo. Era una zona così sensibile per lui ed ogni colpo lo faceva impazzire. Ga'nar faticava a reprimere grugniti e altri versi di piacere.
«Masturbati, Ga'nar...» gli suggerì lo sciamano «Ti piacerà di più».
L'altro non esitò a seguire il suo consiglio: quello sapeva bene come farlo e non se ne pentì affatto.
Si ritrovò a sforzarsi invano di reprimere mugolii di osceno piacere, le palpebre calate a metà in un'espressione di estasi pura e semplice. L'erezione di Drek'thar, così grossa rispetto al suo orifizio posteriore, gli dava una sensazione di completezza che non si sarebbe mai aspettato. I suoi muscoli erano tesi come lui nel raggiungimento dell'apice estremo.
«D-Drek'thar... non pensavo fo-fossi cos-ah!... così bravo...» commentò a fatica l'Orco guerriero.
«Tu pensi che la mia cecità pregiudichi ogni cosa che potrei fare» lo rimproverò pacatamente lo sciamano.
«Sto iniziando a ripensarci...» bofonchiò Ga'nar.
Quest'ultimo venne di lì a poco, schizzando i mattoncini sotto di lui senza alcun riserbo. Una volta che ebbe terminato esalò un profondo sospiro di sollievo.
«Mi... serviva davvero» ammise con voce leggermente roca, chinando il capo.
Drek'thar, alle sue spalle, sorrise.
«Lo considererò come un complimento» replicò l'Orco cieco pochi secondi prima di emettere un rantolo quasi preoccupante.
Ga'nar non ebbe il tempo materiale di realizzare cosa stesse accadendo che sentì qualcosa di caldo e liquido riempirlo.
Nello stesso istante una voce maschile chiamò: «Drek'thar!».
Ga'nar non la conosceva, ma dal suono sembrava appartenere ad un altro Orco. La voce precedette di pochissimo la comparsa da dietro la curva di un massiccio Orco con indosso un'armatura e sopra di essa una tunica aperta e smanicata. Aveva la barba folta, la testa rasata e la pelle verde, e camminava con la schiena dritta, proprio come le femmine della loro razza.
L'Orco calò immediatamente lo sguardo su loro due e si bloccò in mezzo al sentiero. A giudicare dalla sua espressione pareva sconvolto più che sorpreso.
Ga'nar ricambiò allarmato il suo sguardo - era la prima volta che vedeva un Orco con gli stessi occhi azzurri di suo fratello Durotan - e cercò senza successo di trovare qualcosa da dire.
Drek'thar fu più svelto di lui. Con assoluta nonchalance alzò la testa e chiese: «Avete trovato un modo per distruggere lo Spezzamondi?».
L'Orco dalla pelle verde aprì e richiuse un paio di volte la bocca senza emettere alcun suono; infine rispose: «Ci stiamo preparando all'assalto».
Fece una breve pausa, poi aggiunse: «Dirò a Khadgar di aspettare ancora un momento».
«Grazie» replicò Drek'thar annuendo.
Ciò detto, lo straniero si ritirò silenziosamente e in fretta.
Ga'nar pregò gli Antenati che lo facessero sprofondare nelle viscere della terra in quello stesso momento. Percepiva la sua faccia ardere della vergogna per la pietosa dimostrazione di sé che aveva dato a quell'Orco straniero.
Chissà cosa aveva pensato di lui.
«Ga'nar, aiutami a ritrovare i miei vestiti, per favore» Drek'thar pose la sua richiesta mentre estraeva il suo pene dal fondoschiena del suo compagno, il quale non poté che prestargli attenzione vista la dolorosa operazione «Dobbiamo sbrigarci».
«S-sì» fu tutto ciò che disse l'altro mentre lentamente si rialzava in piedi. Adesso il fondoschiena cominciava a dolergli, e neppure poco.
Ga'nar aiutò Drek'thar a rialzarsi a sua volta, quindi andò a raccogliere gli indumenti di entrambi nonostante non avesse per niente voglia di rimettere i suoi.
Lo sciamano aveva familiarità con quelle piccole incombenze, poiché si vestì rapidamente senza alcun bisogno di aiuto.
Ga'nar ci mise un po' di più a risistemarsi e una volta pronto si accostò al cieco, raccolse la sua vanga e gliela mise in mano.
«Questa servirà più a te che a me, Drek'thar» disse il guerriero.
«Vuoi combattere l'Orda di Ferro a mani nude, Ga'nar?» chiese lo sciamano con una punta di ilarità nella voce.
«Sono certo di riuscire a depredare una buona ascia da battaglia da qualche cadavere» sogghignò Ga'nar «E ora sbrighiamoci prima che tornino a cercarci».
«Così potremo tornare a casa».
Nel tono di Drek'thar l'altro colse una lieve nota di sentimentalismo insieme ad una ben più intensa nostalgia. Il suo viso era rivolto nella direzione di quello di Ga'nar. Probabilmente se avesse avuto la vista i suoi occhi sarebbero stati fissi nei suoi e l'espressione sarebbe senz'altro stata in qualche modo tenera o affettuosa.
Ga'nar distolse imbarazzato lo sguardo e si incamminò al fianco dello sciamano, domandandosi se quello non potesse essere l'inizio di una specie di relazione tra di loro. L'idea non gli dispiaceva poi così tanto.

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