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[personal profile] fiamma_drakon
Titolo: Aerocrociera per due
Rating: Arancione
Genere: Commedia, Fluff, Romantico
Personaggi: Elathriel Sunstriker, Peone
Wordcount: 8108 ([community profile] fiumidiparole)
Timeline: Ambientato tra le espansioni "Warlords of Draenor" e "Legion".
Note: Blowjob, Het
L’Elfa del Sangue aprì il contenitore e si versò un po' di vino, poi ne offrì anche al suo compagno. Prese il calice e lo sollevò come per brindare.
L’Orco la imitò con non poco impaccio a causa delle ridotte dimensioni del calice rispetto alla sua mano.
«Alla nostra luna di miele!» esclamò Elathriel « … e a noi» aggiunse, lanciando un bacio a suo marito prima di avvicinare il bicchiere a quello di lui.


Elathriel Sunstriker fece scattare la serratura della porta che aveva dinanzi e la spalancò, sorridendo meravigliata dinanzi alla stanza da letto che si trovava al di là.
«È bellissima!» esclamò mentre varcava la soglia.
La camera era ampia e dotata sulla parete opposta alla porta d’ingresso di due oblò da cui entrava la luce del sole, illuminando a giorno ogni angolo. Il letto era ampio ed il materasso - insolitamente stondato - era sospeso a mezz’aria, trattenuto da catene attorno alle quali erano stati avvolti numerosi tralci di erba e fiori. Un lieve velo semitrasparente di tulle rosa lo circondava a mo’ di baldacchino, a creare un’illusione di riservatezza per chiunque lo avesse occupato. Ai due fianchi, vicino alla parete, si trovavano due mensole in legno scuro attaccate alle pareti con un portacandele su ognuna.
Nell’angolo più vicino all’ingresso si trovava una porta un po' più ampia e con la porta di vetro colorato smerigliato - anch’esso rosa - che lasciava intravedere a malapena l’ombra distorta di una vasca. Doveva trattarsi del bagno, senza ombra di dubbio.
Elathriel avanzò nella camera e andò subito a sedersi sul bordo rotondeggiante. Si lasciò cadere distesa all’indietro, facendolo oscillare leggermente, e rise.
«Non pensavo che sarebbe stato tutto così romantico! I miei genitori e i tuoi fratelli hanno davvero avuto un ottimo gusto!» esclamò l’Elfa del Sangue, rivolgendosi al compagno che si trovava ancora fuori dalla stanza.
Quest’ultimo ebbe qualche difficoltà a raggiungere la sua metà, essendo “appesantito” dai bagagli di entrambi, tutt’altro che leggeri. Trascinò all’interno prima la sua borsa - semplice e sdrucita - e poi la più grossa valigia della sua compagna.
«Me stanco» gemette il Peone, ansimando palesemente. Era abituato ai lavori di fatica, ma trascinarsi appresso i bagagli suoi e quelli della sua novella sposa era comunque uno sforzo notevole, soprattutto quelli di lei. Li depositò non troppo lontani dalla porta, dopo averla chiusa con un debole calcio.
«Ma anche felice» riprese, sorridendo alla sua Elathriel «Me felice vacanza piace Elathriel».
Non voleva dirle che in realtà era stato lui a chiedere ai genitori di sua moglie di cercare qualcosa di originale per farle una sorpresa dopo il matrimonio. Aveva anche cercato di contribuire con un po' dei soldi che aveva messo da parte col suo misero stipendio come manovale a Trinciacolle, ma i due Sin’dorei avevano rifiutato la sua offerta, andando piuttosto a chiedere ai suoi tre fratelli maggiori di aiutarli ad organizzare il loro viaggio per la luna di miele.
Tra il Peone e Karus, Koma e Soran - i suoi fratelli -non era mai scorso buon sangue in virtù del fatto che lui era divenuto un Peone anziché un Grunt, come erano loro e come erano stati i loro genitori e i loro nonni e così via. Al matrimonio erano venuti più per obbligo formale che per vero e proprio amore fraterno e anche la loro partecipazione all’organizzazione del viaggio di nozze era stata tutt’altro che piacevole.
Koma aveva commentato la cosa con disprezzo, imitato dagli altri due, e il Peone aveva tenuto per sé tutto quanto.
Elathriel sorrise al suo Orco.
«È appena iniziata ma sento già che sarà indimenticabile!» esclamò con un sospiro di pura gioia.
Il Peone si mosse goffamente verso sua moglie e si sedette vicino a lei con il massimo della delicatezza che gli riuscì, ottenendo tuttavia di far muovere più del dovuto il materasso. Ciò causò una risata all’Elfa del Sangue, che si sedette a sua volta e si spostò in maniera tale da potersi appoggiare ad una delle poderose spalle del suo compagno. Sentiva l’odore della sua canotta, impregnata di sudore nonostante fossero partiti da casa al mattino presto, quando l’aria non era ancora troppo calda. Doveva aver evidentemente faticato più di quanto avesse previsto e le dispiaceva.
«Vuoi fare un bagno? O dormire un po'...?» gli chiese Elathriel in tono dolce, accarezzandogli il busto. La sua mano sembrava minuscola a confronto con l’ampiezza del torace di suo marito.
Il Peone per tutta risposta sbadigliò vistosamente ma scosse il capo in segno di diniego.
«Me no così stanco» rispose «Me vuole stare con Elathriel».
«Mica mi lasci da sola se dormi un po'» ridacchiò la Sin’dorei «Va bene, ma anche se non vuoi riposarti almeno cambiati gli abiti e fai un bagno» soggiunse gentilmente, staccandosi da lui.
Il Peone si annusò la canotta e poi le ascelle assumendo un’espressione di triviale imbarazzo.
«Me chiede scusa. Me puzza» disse.
Si alzò in piedi e si allontanò dal letto - non senza farlo dondolare ancora, stavolta pure un po' più forte - e si spogliò completamente nudo davanti alla sua compagna, gettando a terra gli abiti sporchi.
«Io fa bagno ora, così io pulito» sorrise con espressione imbarazzata «E no puzza».
Elathriel lo fissò per qualche istante e poi addolcì il suo sguardo.
«Va bene. Io allora mi riposo un po'...» e si stese sul materasso, mettendosi al centro.
L’Orco andò in bagno. Anche quella stanzetta era adorna di fiori.
La vasca sembrava capiente abbastanza da ospitare ben due Orchi corpulenti, anche se il materiale con cui era costruita non sembrava sufficientemente resistente al loro peso. Essendo lui da solo, la cosa non lo preoccupò più di tanto, per cui chiuse in fretta lo scarico della vasca e iniziò a far scorrere l’acqua.
Nel mentre ispezionò la stanza: il wc era fatto di una ceramica piuttosto pregiata e lucida. Il lavabo era sormontato da uno specchio ovale appeso alla parete e circondato di fiori. Sotto ad esso si trovava una mensola di legno su cui erano appoggiate diverse cose. Quella che attirò subito l’attenzione dell’Orco fu la saponetta quadrata che si trovava su un piccolo piatto, avvolta in un foglietto di carta. Era l’unica cosa che c’era in bagno per lavarsi decentemente, per cui l’aprì e la lanciò dentro la vasca - che si era nel frattempo riempita in parte.
La saponetta atterrò nell’acqua con un rumoroso “plof!” e sparì dalla vista, cosa che al Peone non interessò minimamente.
Dopo aver dato un’occhiata nei dintorni, in cerca di qualcosa di meglio della saponetta da utilizzare per pulirsi che non trovò, quest’ultimo decise di sedersi vicino al rubinetto per regolare la temperatura dell’acqua. Quando il livello di liquido fu accettabile per lui chiuse il rubinetto e scavalcò con cautela il bordo per entrare. Piantò bene il piede sul fondo e poi tirò dentro anche l’altra gamba. Il secondo piede non fu fortunato come il primo, poiché finì dritto sopra la saponetta, che era andata a depositarsi sul fondo.
Il Peone cacciò un grugnito sorpreso mentre scivolava sulla saponetta e perdeva l’equilibrio, cadendo di peso in acqua all’indietro. Il liquido schizzò fuori per la maggior parte ma non abbastanza da far tornare a respirare aria al povero Orco, il cui torso si trovava per buona parte sotto la superficie.
Il Peone si dimenò cercando invano di rimettersi in piedi o quantomeno di uscire ma senza successo.
«Peoncino…?».
Elathriel lo raggiunse rapidamente in bagno dopo aver sentito il frastuono che aveva causato - e che di certo era impossibile che fosse passato inosservato. Fu la sua fortuna: dopo un primo momento di sbigottimento e panico nel vedere solamente le gambe di suo marito spuntare dalla vasca, l’Elfa del Sangue si precipitò verso l’Orco e cercò di tirarlo fuori prima che fosse troppo tardi. Lo afferrò da sotto le braccia possenti e cercò di sollevarlo, senza troppo successo, complice soprattutto il continuo dimenarsi della povera vittima.
«Sta’ fermo, sto cercando di aiutarti ad uscire!» protestò mentre tentava di farlo calmare.
Dopo alcuni secondi di forsennata agitazione il Peone cessò di muoversi del tutto. Elathriel fu colta da una rinnovata ondata di panico che le conferì nuova forza. Il suo secondo tentativo di salvare il suo Peone ebbe successo, anche se non bene come se l’era immaginato. Riuscì a trascinarlo a ridosso della parete della vasca fino a metterlo seduto con la testa e le spalle fuori.
«Peoncino mio?» chiese, inginocchiandosi accanto a lui e guardandolo in faccia. La sua angoscia era tangibile e non migliorò vedendo che l’Orco pareva svenuto.
Gli ghermì il viso con entrambe le mani e lo scosse con una certa violenza, poi iniziò a battere sulla schiena diversi colpi. Questi ultimi riuscirono a farlo riprendere: l’Orco si rianimò bruscamente e iniziò a tossire forte, sputacchiando acqua dalla bocca e dal naso.
«Stai bene?» chiese con affanno la Sin’dorei, preoccupata per la salute del marito.
«Me dispiace» rispose non appena ebbe finito di tossire «Io scivolato».
L’Elfa del Sangue sorrise apertamente e lo cinse al collo con enfasi.
«L’importante è che non sia successo niente di grave» gli rispose in tono rassicurante «Ma io ora rimango qui, per evitare che succeda di nuovo qualche incidente...».
Il Peone curvò le spalle e annuì, piegandosi a prendere la saponetta colpevole della figuraccia che aveva appena fatto e iniziando a sfregarsi vigorosamente il corpo. Cercò di evitare in tutti i modi di guardare sua moglie nel processo, mantenendo un’espressione mortificata e imbarazzata insieme fissa verso il basso.
Elathriel rimase a vegliare su di lui con estremo piacere: vedere le sue possenti membra che si stiravano e si flettevano ad ogni suo movimento dando l’impressione di potersi contrarre e di poter sostenere pesi inimmaginabili. Il suo Peone era veramente forte, come nessun altro dei suoi colleghi avrebbe mai potuto essere, ne era certa.
Il solo pensiero di poter essere di nuovo presa e sollevata come una piuma come era accaduto durante il loro matrimonio, quando erano usciti dal Mastio Grommash dopo che il consigliere - e sciamano - del Capoguerra, Eitrigg, aveva celebrato la loro unione le faceva venire i brividi per il piacere.
Era stato tutto perfetto e il suo Peone era stato così dolce…!
L’aria del bagno iniziò ben presto a farsi più calda e a saturarsi di vapore. Il Peone finì di lavarsi e poi si erse in tutta la sua orchesca stazza. L’acqua cadeva da ogni centimetro del suo corpo e i muscoli rilucevano di goccioline alla luce del sole che filtrava dall’unico oblò che si trovava nella stanza.
Vedendolo alzarsi, l’Elfa del Sangue si levò prontamente ad afferrarlo per un braccio. Fu istinto di protezione, visto ciò che era successo poco prima.
L’Orco lasciò che gli stringesse l’esile manina attorno al gomito - o che almeno ci provasse - e chiese: «Elathriel può dare asciugamano?».
«A-ah… ma sì, certo» esclamò lei, ritraendo con un po' di disagio la mano dal suo arto «Sta’ attento a non scivolare...».
Si guardò intorno alla ricerca degli asciugamani ma non li trovò, o almeno non subito: erano stati sistemati su un panchetto di legno nascosto nel piccolo spazio che separava la toilette dalla parete. Cosa ci facessero lì era un mistero.
Ne prese uno e lo portò alla sua metà. L’Orco lo aprì e cercò di avvolgerselo in vita, ma risultò troppo corto per riuscire a cingerlo all’altezza del bacino.
«Ehm… asciugamano troppo piccolo» disse il Peone, allungandolo di nuovo a sua moglie con un sorrisetto di scuse.
L’Elfa del Sangue riprese l’asciugamano e lo ripose dove si trovava inizialmente dopo aver preso un telo ripiegato che pareva decisamente più grosso. Aprendolo, scoprì che si trattava in realtà di un gigantesco accappatoio, talmente grosso che pur tenendolo sollevato con entrambe le braccia tese verso l’alto, un bel pezzo strusciava sul pavimento.
«Questo dovrebbe andare bene...» esclamò, concedendosi una lieve risata mentre glielo allungava.
Il Peone, vedendo quanto era largo l’indumento, decise di uscire dalla vasca prima di metterlo. Con cautela mise i grossi piedi umidi sul liscio pavimento in legno lucido - creando una bella pizza fradicia sotto di sé - e poi mise l’accappatoio.
Elathriel dovette trattenersi dal ridere come una ragazzina vedendo come il suo Peone sembrava affogare nell’immensità di quell’accappatoio, certamente pensato per accogliere qualcosa di largo e decisamente più alto di un Orco, tipo un Tauren. Suo marito sembrava quasi un bambino lì dentro, eppure non si perse d’animo e si rimboccò le ampie maniche per trovare le mani e potersi chiudere in vita la cinta.
Dopo l’iniziale attacco di ilarità, la Sin’dorei riuscì a parlare con un tono di voce abbastanza controllato e chiedere: «Adesso che sei pulito ti senti meglio?».
La faccia dell’Orco fece capolino da sotto l’orlo del cappuccio gigante recando un’espressione di completa pace.
«Me rilassato. Bagno servito» rispose.
«Mi fa piacere. Vuoi ancora dormire…? Posso farti compagnia, così poi possiamo andare a vedere il resto dell’aeronave con calma» propose l’Elfa del Sangue.
Improvvisamente si udì un cupo ma forte brontolio proveniente dallo stomaco dello stesso Peone, il quale si bloccò prima ancora di essere stato in grado di formulare una qualsivoglia risposta.
Le sue guance si riscaldarono e acquisirono colore, ma fortunatamente il cappuccio che gli cadeva morbidamente attorno alla faccia le mascherò per la maggior parte alla vista di Elathriel. Quest’ultima non commentò niente riguardo al rumore; piuttosto esclamò: «Non so se il ristorante… o la mensa o quel che è… è già accessibile, però possiamo comunque fare un tentativo».
L’Orco si raddrizzò di colpo sentendo la sua proposta.
«Me si veste» esclamò, avviandosi verso la camera. Camminando si trascinava dietro un pezzo di accappatoio che strusciava sul pavimento, tipo coda. Faceva ridere ed era tenero insieme ed Elathriel non gli disse niente.
L’Orco andò a prendere qualcosa dalla sua borsa. Ci mise un bel po' a frugare e alla fine tirò fuori un paio di braghe corte e una canotta simili a quelli che si era levato poco prima e che indossava praticamente tutti i giorni.
L’Elfa del Sangue lo raggiunse e gli tolse di mano i vestiti prima che potesse indossarli.
All’occhiata interrogativa e perplessa che l’Orco le rivolse, la femmina rispose con un semplice: «Metti dei vestiti più carini… tipo quelli che ti hanno regalato i miei. So che li hai messi nella borsa con il resto...».
Il Peone emise un sospiro rassegnato e rimise a posto i vestiti, brontolando: «Io scomodo con quelli».
«Dai, ti stanno così bene» cercò di convincerlo Elathriel «Fallo per me, ti prego».
Il Peone annuì con un breve cenno del capo, spostando gli altri abiti alla ricerca di uno dei tre completi che i genitori di sua moglie gli avevano regalato per il matrimonio. Non erano niente di eclatante o di sofisticato come poteva essere il tipico abbigliamento dei Sin’dorei, però per lui che era abituato a stare in vestiti da lavoro risultavano poco pratici.
Tirò fuori il primo dei completi che gli capitò per le mani, insieme ad un paio di boxer puliti. Si cambiò davanti a sua moglie senza il minimo cenno di vergogna.
Mise i boxer e gli indumenti: un paio di pantaloni lunghi marroni e leggeri e una camicia beige con le maniche lunghe e la scollatura a “V” larga abbastanza da non rischiare di soffocare il Peone in virtù del suo collo massiccio. Il tessuto era talmente leggero da risultare quasi trasparente, infatti si riusciva ad intravedere l’incarnato verde e i pettorali tonici sottostanti.
L’Orco si lasciò guardare dalla sua compagna, che lo abbracciò forte e lo baciò sulle spesse labbra sporgenti. Il suo viso affusolato non arrivò neanche vicino alle grosse zanne sporgenti alle estremità della bocca.
«Stai benissimo!» esclamò, staccandosi poco dopo dalle sue labbra.
L’Orco abbozzò un sorrisetto imbarazzato, poi il suo stomaco decise che era il momento di protestare di nuovo, come a ricordare ad entrambi che esigeva di essere riempito - e anche alla svelta. A disagio, il diretto interessato si portò una mano sull’addome, come a voler mascherare la sua necessità.
«Dai, andiamo» Elathriel lo prese per mano e lo esortò ad uscire dalla stanza.
Il Peone le strinse amorevolmente - e con delicatezza - la piccola manina e la seguì fuori della loro camera, curandosi di chiudere a chiave la porta.
Una volta nel corridoio, andarono nella direzione dalla quale erano arrivati sperando di trovare delle indicazioni circa dove si trovasse la zona di ristorazione; tuttavia, dopo aver fatto appena pochi metri nel silenzio riecheggiò la voce di un Goblin: «Buongiorno a tutti i passeggeri! Qui è il capitano Cloudkicker che parla! A breve la Thundercaller II partirà da Porto Paranco per l’aerocrociera di inaugurazione! I passeggeri sono invitati sul ponte per assistere alla partenza!».
Elathriel si bloccò in mezzo al corridoio di colpo, tirando leggermente il braccio del suo compagno.
«Io che pensavo fossimo già in viaggio… possiamo andare a vedere la partenza?» chiese l’Elfa del Sangue con emozione.
«Me fame...» disse l’Orco per contro, grattandosi la nuca con la mano libera.
«Se non partiamo dubito che il ristorante sia aperto...» fece notare Elathriel in tono pacato.
Il Peone emise un brontolio di sconforto e poi rispose: «Me allora accompagna».
Ripresero a camminare e non troppo tempo dopo arrivarono alla scala che portava sul ponte. Il Peone continuava ad agitarsi nervosamente e tirare i pantaloni sulle chiappe: il tessuto era molto più rigido rispetto a quello della sua divisa da lavoro e le cuciture sembravano avere il brutto vizio di incastrarsi tra le sue larghe natiche mentre camminava.
Uscendo sul ponte smise di colpo di armeggiarsi i pantaloni: c’erano così tanti passeggeri che erano usciti come loro per assistere alla partenza che si vergognava di farsi vedere mentre si toccava il posteriore costantemente. Si sforzò di ignorare la spiacevole sensazione mentre si faceva strada dietro Elathriel verso uno dei parapetti.
C’erano membri non solo dell’Orda - tra i quali il Peone vide ben pochi altri Orchi - ma anche dell’Alleanza - più che altro Elfi della Notte vestiti in maniera sofisticata e che non mancarono di rivolgergli occhiate colme di sdegno.
L’Orco si guardò bene dall’attaccar briga, consapevole della sua mancanza di esperienza nel combattimento - i Peoni non avevano preparazione militare, erano i Grunt a combattere per loro e difenderli.
«È davvero pieno di gente… il capitano ha anche assoldato delle guardie per tenere sotto controllo entrambe le fazioni...» commentò Elathriel, indicando con un breve cenno della mano un Goblin che aveva tutta l’aria di stare sorvegliando tutta quanta la folla. Teneva una specie di pistola infilata in una fondina che portava alla cintura e non sembrava avere un’aria amichevole.
Il Peone annuì per poi riprendere a muoversi insieme con sua moglie. Riuscirono a guadagnarsi un posto sul parapetto, vicino alle scale che portavano alla zona sopraelevata sulla quale si trovava il capitano insieme al suo secondo in comando.
Il capitano si affacciò alla ringhiera e disse: «Siamo lieti di annunciare l’inizio della prima aerocrociera di tutta Azeroth! Speriamo che il vostro soggiorno sia piacevole e che vogliate spendere il vostro tempo - e i vostri soldi - presso le nostre strutture! Ristorante, casinò e bagni termali, tutti a vostra disposizione!».
Alle sue parole seguì un applauso piuttosto contenuto e senza entusiasmo.
«Signor Coppernut, avvii i motori!» esclamò il capitano Cloudkicker, rivolgendosi alla Goblin che era al momento ai comandi.
Quest’ultima distolse lo sguardo dal timone per guardarlo con stupore.
«Signore, mi ha chiamata col nome giusto!» disse incredula. Da che ne aveva memoria, era la prima volta che succedeva. Era un evento memorabile a dir poco.
L’altro si girò prontamente a guardarla con espressione di rimprovero: «Stiamo perdendo tempo, signor Copperpot!».
La gioia e la meraviglia della Goblin si sgretolò in un istante a quelle parole e tornò ad occuparsi del suo lavoro brontolando infastidita: «Era troppo bello per durare...».
L’aeronave iniziò ad emettere dei rumori di ingranaggi che lavoravano e poi si udì l’inconfondibile rumore di eliche in movimento. Il pavimento oscillò bruscamente sotto i piedi dei passeggeri ed Elathriel rischiò di cadere. Fortunatamente suo marito era accanto a lei e l’afferrò saldamente per le braccia, trattenendola. L’Elfa rimase appoggiata contro il suo petto largo e caloroso con immenso piacere.
«Non preoccupatevi, le scosse alla partenza sono normali. Non sta esplodendo niente… non ancora almeno» disse il capitano usando il suo microfono per essere udito bene da tutti, cercando di rassicurare la folla.
In effetti le oscillazioni durarono solo per poco tempo prima che il mezzo di trasporto si sollevasse lentamente dal suolo sotto gli occhi di coloro che erano riusciti ad arrivare fino ai parapetti.
Elathriel era ancora saldamente aggrappata al torace del suo Peone e si sporse solo dopo un poco a guardare l’arida terra delle Savane Settentrionali che si allontanava sotto di loro.
«Adesso che il bello è passato potete tornare alle vostre vacanze! Buona permanenza… e ricordatevi di visitare tutti i nostri servizi» annunciò il capitano Cloudkicker, al che tutti i passeggeri lentamente si ritirarono sottocoperta, inclusi Elathriel e il Peone.
«Ora noi va a mangiare, sì?» chiese quest’ultimo in tono speranzoso. Adesso aveva decisamente appetito. Se avessero continuato ad aspettare molto probabilmente quando fosse giunta l’ora di riempirsi lo stomaco non sarebbe stato un bello spettacolo.
Per sua fortuna la Sin’dorei gli rispose: «Va bene, andiamo a pranzo...».
Tornarono a percorrere i vari corridoi, adesso decisamente più popolati rispetto a poco prima, fino a che non trovarono dei cartelli che indicavano le direzioni per i vari servizi presenti a bordo.
In tal modo fu molto facile riuscire a trovare la via per giungere al ristorante. La sala in questione era molto grande e piena di tavolo adatti ad ospitare gruppetti di poche persone. Agli occhi del Peone era arredata in maniera fin troppo lussuosa per uno della sua razza: candelabri con tre bracci erano sistemati al centro di ogni tavolo, apparecchiato con piatti di ceramica e posate. I bicchieri erano di vetro ed erano a forma di calice, troppo piccoli e delicati per le grosse mani di un Orco come lui.
Elathriel, al suo fianco, era positivamente impressionata dall’organizzazione di quella zona e non si avvide dell’espressione colma di disagio del suo compagno mentre notava che molti degli Elfi che aveva visto sul ponte si erano spostati lì.
I camerieri e le cameriere erano tutti Goblin. Una di queste, vedendoli fermi vicino alla porta, si fece loro incontro e disse: «Salve! Un tavolo per due?».
«Sì, noi soli» rispose il Peone con una certa prontezza di riflessi, facendosi leggermente avanti.
La Goblin lo guardò come se avesse appena scoperto che in realtà era in grado di parlare come tutte le persone normali, poi si spostò e andò verso un piccolo mobiletto con diversi scaffali pieni di cartelline rilegate. Ne prese due dalla mensola più alta con l’aiuto di un panchetto e tornò dalla coppia.
«Prego, venite di qua» e si avviò per prima tra i tavoli. Fortuna volle che proprio mentre la Goblin si allontanava lo stomaco dell’Orco decise di protestare un’altra volta, risparmiandogli una figuraccia in pubblico.
Elathriel non badò al rumore, avvezza ormai alle innocue e buffe manifestazioni di necessità del suo corpo, seguendo subito la cameriera. Il Peone si affrettò ad andarle dietro, cercando di evitare di trascinare con sé le sedie visto che lo spazio per passare era poco poiché buona parte dei tavoli erano già occupati. La maggior parte degli ostacoli sul suo cammino vennero colpiti e in diversi ospiti si girarono a fulminarlo con occhiate tutt’altro che gentili.
Quando giunsero al tavolo libero che la Goblin aveva deciso di assegnare loro, fu con un moto di sollievo immenso che l’Orco si avvicinò a Elathriel per aiutarla a sedersi. Aveva imparato a farlo sempre dopo le dolorose, stressanti ed innumerevoli lezioni di galateo che sua suocera aveva insistito per impartirgli in vista delle nozze.
L’Elfa del Sangue gradì il gesto e si accomodò; subito dopo si sedette anche suo marito, di fronte a lei.
La Goblin lasciò loro i menù e se ne andò, lasciandoli soli a consultarsi circa il pranzo. Elathriel prese una cartellina, l’aprì con garbo ed iniziò a scorrere interessata le pietanze. Il Peone saltò a piè pari le prime pagine per andare direttamente all’elenco dei secondi piatti. Alla vista di così tante ricette comprendenti diverse varietà di carni condite e cotte nelle maniere più disparate, la sua salivazione si fece decisamente più copiosa. A mettere un freno al suo appetito incontenibile ci pensarono i prezzi annotati di fianco a ciascuna pietanza, decisamente in linea con lo spirito imprenditoriale e avido che contraddistingueva ogni Goblin su Azeroth.
Con il suo lavoro di Peone a Tranciacolle non aveva molti risparmi da parte, per cui buona parte del denaro che si erano portati in luna di miele proveniva dallo stipendio e dalle ricchezze della famiglia di Elathriel. Non voleva gravare troppo su di lei.
«Hai già deciso cosa mangiare?» lo interrogò dopo un poco la sua metà, spezzando il silenzio che si era andato a creare involontariamente tra di loro.
«Carne» rispose semplicemente il Peone, poi abbassò il suo menù e lo girò verso di lei «Io indeciso… tu aiuta?».
Elathriel rise con delicatezza per il suo evidente impaccio. Senza neanche dare una rapida occhiata al menù disse: «Ordina quello che vuoi».
«Carne no tutta uguale» insistette il Peone, fortemente a disagio, ostinandosi affinché lei considerasse il suo problema «Elathriel aiuta scegliere. Me fame...».
Il suo tono di voce si era fatto progressivamente più affannato e la sua espressione sembrava chiederle disperatamente aiuto. Fu quella più che altro a spingerla a consigliarlo.
«Va bene, vediamo un po'...» la Sin’dorei consultò l’elenco dei secondi piatti con una certa attenzione, poi si appellò ai mesi trascorsi a Wor’var e all’esperienza che aveva accumulato in merito alle preferenze del suo Peone. Alla fine della consultazione disse: «Secondo me ti piacerebbero molto… questo qui, questo o quest’altra», e indicò i tre piatti con l’indice lungo e affusolato.
L’Orco seguì con lo sguardo le indicazioni dell’Elfa del Sangue: aveva puntato il dito su una bistecca di Mushan condita salsa piccante, una tagliata di carne varia con patate e condita con qualcosa dal nome troppo complicato perché potesse capire di cosa si trattava e del pesce impanato e fritto con verdura parimenti fritta.
La Goblin tornò proprio in quel momento, prima che il Peone avesse il tempo di prendere la decisione definitiva, armata di taccuino e penna. Voltò pagina e si preparò a scrivere, alzando i grandi occhi a guardare la coppia.
«Avete deciso cosa ordinare?» chiese in tono spiccio, posando gli occhi dapprima su Elathriel.
Quest’ultima rispose: «Per me una Zuppa di Boccioli Speziati ed una bottiglia di vino bianco».
La risposta fu garbata e galante e dopo sollevò lo sguardo verso suo marito. Su quest’ultimo si concentrò anche l'attenzione della cameriera.
«Per lei?» chiese.
Il Peone temporeggiò un istante, poi voltò il menù verso la Goblin indicandole la sua scelta.
«Io prende questo» disse.
La sua interlocutrice lesse e chiese a voce alta e con tono incredulo: «Un Banchetto di Sangue col condimento speciale?».
L’Orco annuì con un breve cenno del capo e la Goblin scrollò le piccole spalle e appuntò l’ordinazione.
«Dividete il vino? Lei vuole qualcosa di particolare?» esclamò.
«No» rispose secco il Peone, incapace di pensare a qualche replica più articolata.
«Bene, grazie. L’ordine arriverà prima possibile» disse la piccola cameriera, prendendo i menù e allontanandosi, lasciandoli soli.
Elathriel si appoggiò allo schienale, guardando la sua metà.
«Spero di averti suggerito bene» esclamò.
«Me contento uguale» il Peone si accarezzò l’addome con aria pensosa «Io spera Goblin tornare presto con cibo».
Come se fosse stato udito, la cameriera di poco prima tornò da loro pochi secondi dopo, ma non con il loro pranzo: posò una bottiglia di vino bianco in mezzo alla tavola per poi andarsene nuovamente.
L’Elfa del Sangue aprì il contenitore e si versò un po' di vino, poi ne offrì anche al suo compagno. Prese il calice e lo sollevò come per brindare.
L’Orco la imitò con non poco impaccio a causa delle ridotte dimensioni del calice rispetto alla sua mano.
«Alla nostra luna di miele!» esclamò Elathriel « … e a noi» aggiunse, lanciando un bacio a suo marito prima di avvicinare il bicchiere a quello di lui.
Quest’ultimo avvampò in viso e annuì con vigorosi cenni del capo, sbattendo con un po' troppa enfasi il contenitore in vetro contro quello di lei, facendolo tintinnare così forte da far temere che stesse per distruggerlo. Lo ritrasse rapidamente, intimorito dal rumore che aveva prodotto, e si affrettò a svuotarlo.
Non era abituato al sapore del vino: quando non stava lavorando al massimo poteva concedersi del grog o della birra di qualità mediocre, entrambe bevande molto meno alcoliche rispetto a quella e dal gusto molto più forte. Aveva avuto occasione di berne un po' solo al matrimonio, ma non troppo: agli Elfi del Sangue pareva piacere particolarmente e al banchetto di nozze si era letteralmente volatilizzato nel giro di pochissimo.
Elathriel sorseggiò un poco del suo, lasciandone metà nel calice.
A seguito dell’introduzione di liquidi in assenza di cibo solido, lo stomaco del Peone riprese a brontolare, tanto da costringere l’interessato a coprirsi l’addome con le braccia nella speranza di soffocare il rumore.
«Io chiede scusa» borbottò.
Sunstriker agitò una mano lievemente con fare noncurante.
«A me non importa sentire quanta fame hai, lo sai» gli fece presente con tono dolce.
Il Peone abbozzò un sorriso timido, liberando l’addome dalla costrizione del braccio e si rilassò almeno in parte sulla sedia, in attesa.
Il pranzo non ci mise molto ad arrivare, proprio come la Goblin aveva loro promesso.
A Elathriel fu servita la sua Zuppa di Boccioli Speziati in una scodella piuttosto elaborata per essere un qualcosa in possesso di Goblin; il Peone d’altro canto si vide arrivare un largo vassoio rotondo sul quale erano stati posizionati diversi piatti colmi di carni diverse. Al centro si trovava una ciotola contenente una salsa rosso scuro.
L’odore di carne cotta ma non troppo invase le narici dell’Orco all’istante, scatenando una nuova ondata di copiosa salivazione.
«Buon appetito!» esclamò la cameriera che li aveva serviti - la stessa delle ordinazioni - prima di allontanarsi di nuovo.
Elathriel fece per iniziare a mangiare quando vide suo marito avventarsi letteralmente sul suo pranzo. Infilzò un trancio di carne con la forchetta e lo immerse per metà nella salsa, quindi l’addentò. Masticò vigorosamente ed inghiottì.
«Com’è?» domandò la Sin’dorei.
«Buona. Carne saporita» rispose il Peone mentre immergeva ancora la fetta di carne già morsicata nella salsa «Io felice Elathriel consigliato questa».
«Sono contenta» sorrise la sua interlocutrice prima di iniziare finalmente a mangiare a sua volta.
I modi grezzi del suo Peone attirarono ben presto l’attenzione degli ospiti seduti ai tavoli vicini in virtù dei rumori molesti - almeno per loro - che produceva mangiando e masticando. Il diretto interessato non se ne curò affatto, troppo impegnato a ingurgitare grossi bocconi di quei deliziosi tagli di carni varie.
Fu solo dopo un po' che aveva cominciato a mangiare, quando era ormai quasi arrivato a svuotare per metà la ciotola del condimento che il Peone cominciò a sentire il palato pizzicare. La sgradevole sensazione si intensificò velocemente e si estese alla lingua e poi a tutto il cavo orale e addirittura alla gola, trasformandosi improvvisamente in un bruciore ustionante. Si sentiva ardere la bocca e non solo: iniziò addirittura a sudare e sentire l’impellente desiderio di spogliarsi di quei soffocanti vestiti.
Istintivamente il Peone mise fuori la lingua e cercò di farla “raffreddare”, poi decise di provare con qualcosa di un po' più drastico.
«Peoncino mio, che ti è preso?» chiese sua moglie in tono preoccupato nel vederlo aprire la bocca non per mangiare ma per estrarre la lingua e lasciarla ciondolare fuori.
«Brucia…!» esclamò con urgenza l’Orco, allungando un braccio per afferrare la bottiglia di vino. La stappò con violenza e ne tracannò il contenuto direttamente dalla bottiglia.
«Non penso ti farà bene tutto quel vino…» commentò Elathriel, protendendo una mano verso il robusto braccio con cui il suo Peone teneva sollevata la bottiglia «S-stai esagerando…! Cosa succede?».
Si alzò in piedi e afferrò la bottiglia per il fondo, cercando di strapparla dalla presa dell’Orco mentre questo continuava a ingurgitarne il liquido all’interno.
La scena attirò l’attenzione di molti degli altri ospiti nei dintorni, che si girarono a fissare stupiti la scena.
«Amore, lascia la bottiglia!» protestò la Sin’dorei con enfasi. Il Peone le diede ascolto e le lasciò in mano la bottiglia solo dopo che si fu scolato l’intero contenuto.
Il contraccolpo spinse l’Elfa del Sangue di nuovo seduta con la bottiglia stretta in mano, ma l’Orco non aveva ancora finito: sentiva ancora bruciare la bocca.
«Brucia, brucia!» esclamò alzandosi in piedi di scatto. Il litro di vino che si era appena bevuto aveva rapidamente fatto il suo effetto, essendo la bevanda decisamente più alcolica di una birra o di qualsiasi cosa avesse bevuto prima di allora.
Alzandosi fu aggredito da un terribile senso di vertigine e barcollò pesantemente, rischiando di franare sul tavolo. Si aggrappò allo schienale per mantenersi dritto e si guardò intorno in cerca di qualcosa o qualcuno di particolare.
«Brucia… brucia…!» gemette, correndo verso un Goblin di passaggio che portava un vassoio con una caraffa d’acqua. Lo derubò e bevve avidamente dal contenitore, direttamente, sotto gli sguardi esterrefatti e disgustati di buona parte dei presenti.
Elathriel sgranò gli occhi e si affrettò a raggiungerlo per cercare di fermarlo e trascinarlo di nuovo a tavola. Ci riuscì con non poca fatica, ma oramai il peggio era fatto: la scenata aveva catalizzato l’attenzione di tutta la sala.
«Ti prego, finiamo di mangiare con calma...» Elathriel lo supplicò a bassa voce, cercando di tornare a mangiare in pace la sua zuppa «Va bene?».
Il Peone rimase a guardarla con aria assente, dondolando leggermente sulla sedia con la faccia arrossata. Abbassò lo sguardo sul suo pranzo e poi si mise a mangiare con rinnovata foga, continuando a consumare la salsa.
Elathriel attirò l’attenzione di un cameriere di passaggio e chiese: «Può portarci dell’acqua?».
«Vino!» esclamò il Peone con voce un po’ troppo alta «Me vuole vino… per favore» puntualizzò guardando sua moglie.
Quest’ultima vedendo il suo sguardo quasi supplichevole, non riuscì ad opporsi alla sua richiesta e modificò l’ordinazione.
Si rivelò essere un errore, ma se ne accorse solo quando fu costretta a pagare il conto del ristorante in tutta fretta e trascinare suo marito via quasi di peso prima che andasse a prendere acqua e vino dai tavoli vicini lamentandosi di avere caldo e la bocca che bruciava.
Si era ubriacato, poco ma sicuro. Elathriel non lo aveva mai visto comportarsi in maniera così sfacciatamente maleducata. Solitamente in sua presenza cercava di essere al meglio delle sue possibilità.
L’Orco si aprì la camicia non appena arrivati in corridoio. Barcollava vistosamente e sembrava che da un momento all’altro avrebbe schiacciato la sua compagna.
«È colpa mia… mi dispiace, non avrei dovuto prendere il vino… né suggerirti di prendere la carne piccante» disse la Sin’dorei con tono contrito, fermandosi davanti alla porta della loro cabina.
Prese la chiave dalla tasca dei pantaloni dell’Orco, il quale percependo la sua manina avvicinarsi al suo apparato riproduttore pensò che avesse ben altre intenzioni. Ubriaco com’era, non riuscì a vedere la differenza.
«Elathriel vuole giocare...» disse piano, ghermendola per i fianchi e sollevandola mentre apriva la porta. Oscillò pericolosamente per il fardello che reggeva, anche se non era poi così pesante.
L’Elfa del Sangue cacciò un gridolino nel sentirsi alzare da terra e si aggrappò ai suoi avambracci con forza, conficcando nella sua spessa pelle verde le unghie.
«Amore, che fai?! Mettimi giù, sei ubriaco!» protestò, ma senza ottenere niente: il Peone la portò dentro la camera e la mise a letto, quindi si tolse la camicia già aperta e cercò di aprirsi i pantaloni. Elathriel fece per allontanarsi ma l’Orco la prese per una gamba e salì carponi sul materasso, abbandonando la questione delle braghe.
Il Peone la guardò e sorrise con aria ebete.
«Noi ora giocare...» disse con quella che voleva essere un’espressione maliziosa ma che di fatto era soltanto ridicola.
Elathriel lo guardò con cipiglio costernato: era abbastanza grosso e forte da costringerla a “giocare” anche se lei si fosse rifiutata di assecondarlo. In fin dei conti, era pur sempre un Orco.
«Peoncino mio… non vorresti dormire un po’? Con tutto quello che hai mangiato… non hai sonno?» chiese in tono dolce, cercando di farlo ragionare.
«Me vuole divertirsi. Elathriel così bella...» il Peone si piegò per baciarla ma finì col leccarle la faccia senza baciarla davvero «Io fortunato».
L’Elfa accennò un sorriso mentre cercava di trovare la maniera di sfuggire alle attenzioni da ubriaco del suo compagno. Per sua fortuna, il Peone ebbe un imprevisto fisiologico: grugnì e si ritrasse, mettendosi in piedi lentamente e con palese fatica.
«Me svuota giocattolino» borbottò, portandosi una mano all’altezza dell’inguine con un certo disagio. Da ciò Elathriel suppose che dovesse fare pipì e si rilassò sul materasso nel vederlo caracollare verso il bagno.
L’Orco ci mise un bel po' per aprirsi i pantaloni e li calò fino alle caviglie visti i suoi propositi per l’immediato futuro. Svuotò la vescica e poi tornò verso il letto senza curarsi di tirarsi nuovamente su i calzoni.
Quando riapparve sulla porta del bagno e guardò verso il letto vide che Elathriel non c’era più.
«Elathriel?» chiamò spaesato «Me pronto… giocattolino pronto» disse a voce più alta. Camminò verso il letto chiamandola più volte, senza ottenere risposta. Arrivato al bordo del materasso sospeso, fece per salire ma i pantaloni ancora calati si tesero e si opposero, bloccandogli le gambe. L’Orco cadde in avanti sul letto con tutto il peso del suo corpo, facendolo oscillare, e lì rimase.
Sua moglie, che si era provvidenzialmente nascosta oltre di esso, esitò un poco prima di fare capolino per verificare perché il suo partner non si fosse rialzato.
Rimase a fissarlo perplessa per qualche secondo, temendo che si sollevasse improvvisamente e l’afferrasse per trascinarla sul letto con lui, ma poi lo sentì russare sonoramente e tirò un sospiro di sollievo.
«Era l’ora che si addormentasse…!» commentò in un soffio, rialzandosi.
Il Peone iniziò a russare più forte, segno che era andato definitivamente K.O. - per sua fortuna.
La Sin’dorei lo fissò e si sentì stringere il cuore in una morsa di tenerezza e pietà alla vista delle condizioni dell’Orco. Non poteva lasciarlo dormire in quello stato, era più forte di lei.
Lo girò supino e gli sfilò i pantaloni, quindi cercò di spostarlo più in alto per farlo appoggiare sui cuscini. Le ci volle un po’ di sforzo ma riuscì a muoverlo.
Una volta che l’ebbe sistemato, si stese vicino a lui e gli accarezzò il viso.
«Riposati, peoncino mio… e io rimarrò qui a vegliare su di te...».

Il Peone si svegliò diverse ore dopo, frastornato e con un mal di testa terribile. Aprì piano le palpebre e poi le richiuse, grugnendo per il dolore. Tentò di mettersi seduto ma non riuscì a farcela a causa dell’emicrania, per cui rimase disteso a guardare verso l’alto.
Si coprì il viso con una mano nel ricordare come si era comportato con Elathriel: si vergognava così tanto di se stesso.
Si sforzò di nuovo di sedersi: doveva trovarla ad ogni costo e parlarle, assolutamente. Stavolta riuscì a rimanere seduto e passò alla fase successiva: cercare di mettersi in piedi. Si spostò cautamente verso il bordo del materasso e tentò di alzarsi, ma ricadde pesantemente seduto con un grugnito di dolore.
Rimase lì seduto a guardare il vuoto per qualche momento, stordito dalle vertigini che l’avevano aggredito nuovamente e che l’avevano costretto a rimanere sul materasso. Nel mentre che era lì seduto sentì il rumore di una porta che si apriva e si girò istintivamente verso la fonte.
Vide Elathriel uscire dal bagno silenziosamente con indosso solo due asciugamani, uno piccolo avvolto attorno ai capelli e uno più ampio che le fasciava il fisico snello e slanciato. Dalla porta del bagno fuoriuscì una nube di vapore, segno che si era lavata con acqua che doveva essere bollente.
Il Peone rimase attonito a guardarla, incantato dalla sua bellezza. Sentì il suo corpo risvegliarsi e buona parte del sangue andare ad accumularsi a livello del suo inguine.
L’Elfa del Sangue non si avvide di suo marito subito. Servì che quest’ultimo parlasse perché si accorgesse che era sveglio.
«Elathriel bellissima» disse l’Orco.
La diretta interessata sobbalzò e si girò verso di lui.
«Ti sei svegliato… pensavo avresti dormito di più» disse «Come ti senti?».
«Io mal di testa...» borbottò il Peone «Me vuole chiedere scusa. Io ubriaco essere cattivo con Elathriel...» aggiunse poco dopo, abbassando il capo con fare contrito.
«Oh… peoncino mio...» esclamò Elathriel, andandogli incontro. Si sedette di traverso sulle sue gambe e lo abbracciò al collo con tenerezza «Sono contenta che stai meglio».
Si strinse a lui e percepì che c’era qualcosa di duro che le premeva con insistenza contro una coscia. Si ritrasse istintivamente da lui e lo guardò di traverso.
«Cos’è questa cosa che mi preme qui…?» esclamò in tono malizioso, abbassando una mano a premere l’inguine dell’Orco. Il pene turgido di suo marito sembrava troppo grosso per poter essere compreso nella sua presa.
Il Peone sobbalzò leggermente e si fece di un verde più intenso in viso.
«Elathriel poco vestita… me piace vedere poco vestita» disse cercando di scusarsi «Me dispiace giocattolino duro… io no vuole costringere fare niente».
L’Elfa del Sangue gli sorrise e lo accarezzò in viso con affetto.
«Non mi costringi a fare niente se sono io a volerlo fare per prima» gli disse a bassa voce, spingendolo sdraiato di nuovo.
Si girò per mettersi a cavalcioni su di lui e si chinò a baciarlo con impeto. Il Peone lasciò che dettasse lei il ritmo per un po', poi la cinse con le sue possenti braccia e la strinse, agitando il bacino e strusciando la sua erezione contro il suo corpo.
Elathriel mugolò debolmente contro la bocca di lui. Si era naturalmente opposta quando aveva cercato di costringerla da ubriaco, ma adesso che si era scusato ed era nuovamente sobrio era molto più desiderosa di assecondare le sue voglie. Era così tenero nei suoi confronti che se l’avesse lasciato eccitato senza fare niente non se lo sarebbe mai perdonato.
Scivolò improvvisamente da sopra di lui, mettendosi in ginocchio sul materasso, poi disse: «Sistemati contro i cuscini, vedrai che il tuo giocattolino tra un po' non avrà più tanta voglia di stare duro...».
Nel parlare si sollevò per togliersi gli asciugamani, rimanendo del tutto nuda con i capelli umidi e mossi dinanzi all’Orco, che rimase a fissarla a bocca aperta.
«Io spostare… subito» disse, muovendosi per eseguire immediatamente l’ordine di sua moglie «I-io sapere giocattolino rimanere duro con Elathriel. Elathriel bellissima».
La Sin’dorei si piegò ad aprirgli i pantaloni con deliberata lentezza. Il Peone le offrì volenteroso il bacino, sperando che lo liberasse da quegli odiosi e scomodi vestiti il più presto possibile; tuttavia, la sua compagna si prese il suo tempo e si godette il momento sino in fondo. Quando gli ebbe aperto i pantaloni glieli abbassò a malapena fino a metà coscia insieme ai boxer, il minimo indispensabile ad avere libertà d’azione sulla sua erezione.
L’Orco emise un debole grugnito di sollievo e mormorò: «Elathriel no spoglia?».
«Non ho tutta questa fretta...» gli rispose la diretta interessata, cingendogli la base del pene con la mano per raddrizzarlo. Aprì la bocca e lo guidò all’interno, iniziando a succhiare con deliberata lentezza.
Il Peone si strinse nelle enormi spalle, spingendosi contro la cima del materasso mentre si inarcava e mugugnava in estasi.

Si sentì bussare alla porta della cabina della coppia, diverse ore più tardi. Dal groviglio di coperte si levò un mugolio di disappunto mentre sbucava fuori il torso di Elathriel. I capelli erano spettinati e ancora leggermente umidi e le sue guance solitamente rosee erano di un bel colorito intenso. Era ancora completamente nuda ed un sottile strato di sudore le imperlava la carnagione.
«Sììì…?» esclamò a voce alta.
«Avete richiesto la cena in camera?» rispose in tono altrettanto alto una voce inequivocabilmente maschile e Goblin.
L’Elfa del Sangue uscì dal letto prontamente e solo alla fine sbucò fuori dalle coperte una grossa mano verde che le afferrò una coscia.
«No lasciare me proprio su più bello...» brontolò il Peone.
«Prendo la cena e torno!» gli sibilò Elathriel, cercando di svincolarsi dalla sua presa. Per sua fortuna l’Orco capì l’antifona e la lasciò andare senza insistere oltre, cosicché la Sin’dorei poté andare a prendere una delle sue vesti da camera dalla valigia, indossarla ed andare ad aprire.
Il Peone nel frattempo tornò a nascondersi sotto le coperte, onde evitare di essere visto per sbaglio dalla porta - che si trovava proprio in linea con il letto.
Elathriel aprendo si trovò davanti un carrello imbandito alto quanto il Goblin che l’aveva spinto fin lì e del quale riusciva a vedere solo la punta delle orecchie. Ad una rapida occhiata sembrava esserci tutto quello che aveva ordinato, per cui si preoccupò subito di pagare il Goblin per il servizio in camera prima di trasportare il tutto dentro e chiudere di nuovo la porta.
L’odore di cibo era forte e visto che era passato parecchio tempo dal pranzo risultava essere una tentazione difficile da ignorare persino per lei, che solitamente riusciva a nascondere bene le sue necessità.
Portò il carrello vicino al letto e chiamò: «Peoncino? Non dirmi che non senti questo profumo...».
Le coperte si mossero e la testa del Peone venne fuori, girata in direzione del carrello.
«Odorino carne buona...» esclamò con tono pieno di desiderio «Me fame...».
«Quindi non hai più bisogno di me laggiù?» Elathriel ridacchiò.
L’Orco si leccò le labbra e poi si mordicchiò quello inferiore con aria indecisa.
«Io volere finire… prima» disse.
L’Elfa del Sangue si spogliò e tornò a letto, infilandosi sotto le coperte.
«Mmmh… dove ero rimasta? Ah, sì…!» borbottò mentre si posizionava in ginocchio tra le gambe aperte del marito.
L’espressione di quest’ultimo si fece di colpo estatica e prese a mugolare con trasporto, tendendo il corpo e rilassandolo ritmicamente mentre Elathriel lo portava all’orgasmo senza doversi neanche impegnare troppo.
L’Orco venne dopo poco con un verso più forte degli altri, schizzando il suo seme direttamente nella gola di sua moglie, che lo inghiottì tutto senza lasciarsene sfuggire nemmeno una goccia. Leccò la cima del suo pene per assicurarsi che fosse pulito prima di lasciarlo andare.
«Antipasto niente male...» disse, leccandosi le labbra mentre sbucava di nuovo fuori dalle coperte, stendendosi vicino a suo marito.
«Elathriel brava con bocca…» commentò il Peone prima di emettere un nuovo verso di piacere.
«Sono contenta che ti sia piaciuto» la Sin’dorei gli accarezzò il torace delicatamente «Anche a me è piaciuto molto… e non pensare che sia già contenta».
Il Peone si mise seduto, guardandola piacevolmente stupito.
«Tu no stanca ancora?» chiese.
Elathriel si mise seduta a sua volta e si sporse a prendere un piatto dal carrello contenente una grossa bistecca circondata di patate e lo passò all’Orco insieme ad un paio di posate.
«Ora come ora sì… ma sono sicura che dopo aver mangiato possiamo riprendere da dove abbiamo interrotto» replicò lei.
Il Peone prese in grembo il piatto e si accinse a mangiare voracemente. L’Elfa si servì a sua volta di un piatto di carne, per variare dal primo che aveva mangiato a pranzo.
«Aspetta un momento» disse, prendendo dal carrello un paio di calici di cristallo e una bottiglia dal secchiello del ghiaccio.
L’aprì e versò il contenuto nei due bicchieri, quindi ne porse uno al Peone.
«Io no bere, io no vuole essere ubriaco ancora...» cercò di rifiutare subito, allontanando il calice che Elathriel gli offriva.
«Bevi solo questo, ho ordinato anche dell’acqua e della birra per te. Per favore… almeno brindiamo» esclamò la Sin’dorei, spingendogli gentilmente il bicchiere nella grande mano verde con cui lui stava così teneramente e inutilmente tentando di difendersi.
Il Peone assunse un cipiglio pensoso e poi suo malgrado accettò.
«Me beve solo poco vino. Per brindisi» garantì. Gli ci volle un po' di sforzo per pronunciare l’ultima parola, più complicata di quelle facenti parte del suo vocabolario quotidiano.
Elathriel gli cinse un braccio con affetto ed appoggiò il capo contro la sua immensa spalla nuda.
Sollevò il calice ed esclamò: «Allora brindiamo… a noi e alla luna di miele, che si preannuncia essere molto piacevole…!».
«A luna di miele» disse l’Orco alzando il bicchiere e picchiandolo non troppo forte contro quello della sua compagna.
Bevvero e poi quest’ultima si sporse a baciare il marito con trasporto, cogliendolo un poco alla sprovvista; ciononostante, il Peone le rispose con tenerezza.
«Mangiamo prima che si raffreddi… o, peoncino mio… ti amo così tanto!» esclamò Elathriel.
Il Peone le accarezzò la schiena nuda.
«Io ama Elathriel tanto» rispose lui con impaccio, sorridendole esibendo le zanne e i grossi denti usurati e leggermente ingialliti.
Elathriel gli infilzò con la forchetta un pezzetto di carne e glielo portò alla bocca con espressione radiosa, imboccandolo.
Quella serata romantica e splendida era certamente il preludio di una luna di miele altrettanto meravigliosa.

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