fiamma_drakon: (Default)
[personal profile] fiamma_drakon
Titolo: Incantesimi di controllo
Rating: Giallo
Genere: Generale
Personaggi: Khadgar, Oculeth
Wordcount: 2575 ([community profile] fiumidiparole)
Prompt: 64. Pecora per la mia cartellina della Maritombola 8 @ Lande Di Fandom
Timeline: Ambientata durante l'espansione "Legion".
Note: Gen
«Dovrei esaminare alcune zone di Suramar per stabilire se è possibile fare una cosa del genere» rispose il Capo Telemante con pacatezza «… e purtroppo in queste zone i soldati di Elisande e i demoni di pattuglia sono troppi per me» puntualizzò con voce lievemente smorzata.
«Ah! Se è quello l’unico problema non preoccuparti» Khadgar gli rivolse un sorriso d’incoraggiamento e gli diede una pacca sulla spalla «Ti accompagno io! So difendermi bene, credimi».


Lo scontro con Gul’dan alla Rocca della Notte era inevitabile. Se non fossero riusciti a fermarlo, lo stregone avrebbe prosciugato il Pozzo Oscuro per aprire un portale che avrebbe permesso a Sargeras di arrivare su Azeroth utilizzando il corpo di Illidan come “contenitore”.
Gul’dan doveva essere fermato, a qualsiasi costo. Il problema erano le forze che Elisande aveva schierato all’interno della Rocca per impedire a chiunque non solo di arrivare al Pozzo Oscuro, ma anche di raggiungere la cima dell’edificio.
Khadgar, da poco unitosi alla prima linea delle forze elfiche di Azeroth che tenevano in scacco la periferia di Suramar, stava cercando una maniera di eludere la sorveglianza speciale della fortezza per poter intervenire direttamente al portale sulla cima e fermare Gul’dan. Era certo che una volta sconfitto lo stregone, Elisande e i suoi si sarebbero arresi.
Tra gli Esuli Oscuri c’era uno Shal’dorei col quale sentiva di poter tentare di imbastire una strategia d’attacco “alternativa” al classico assedio col quale i nemici più forti di Azeroth erano stati abbattuti.
Il Capo Telemante Oculeth, finalmente ristabilitosi completamente dall’avvizzimento grazie al potere dell’Arcan’dor, ne sapeva abbastanza di teletrasporti da poterlo aiutare.
Così un giorno Khadgar decise di parlargli del suo piano e andò da lui all’avamposto stabilito sopra il porto di Suramar con fare piuttosto sicuro di sé.
«Capo Telemante Oculeth!» lo chiamò per attirare la sua attenzione. Il diretto interessato si stava occupando di controllare alcune armi che erano appena state requisite ad alcuni soldati di Elisande che si erano avvicinati troppo alla loro avanguardia, convinti di poter annientare i ribelli come se niente fosse. Poveri sciocchi.
Oculeth sfoggiava un abbigliamento semplice ma elegante, degno della nobiltà Shal’dorei, che gli dava un’aria molto sofisticata. Nonostante la prima impressione sbagliata che poteva dare, a Khadgar piaceva molto come persona.
«Arcimago Khadgar» Oculeth si girò verso di lui facendogli un lieve inchino col capo in segno di saluto, gesto che l’Umano ricambiò un po’ goffamente «Di cosa avete bisogno?».
«Intanto niente “arcimago”... e diamoci del “tu”, per favore...» Khadgar accennò un lieve sorriso, a disagio per la rigida formalità del suo interlocutore «In secondo luogo… vorrei parlare di una cosa importante».
Lo Shal’dorei annuì col capo, blandamente.
«Ma certo. Serve andare in un luogo più… appartato?» domandò, la voce che esprimeva chiaramente la sua curiosità e perplessità verso la richiesta di Khadgar.
«No, niente del genere» l’Arcimago fece cenno di diniego con la testa, agitando la mano per invitarlo a passeggiare insieme a lui mentre discutevano.
Oculeth non si fece certamente attendere e lo precedette lungo il passaggio circolare che correva all’interno della cupola che sovrastava il porto al centro di Suramar e dal quale si accedeva direttamente al ponte per l’ingresso principale della Rocca della Notte.
«Di cosa volevi parlare?» chiese il Capo Telemante.
Khadgar si prese un istante per riflettere sul tipo di approccio migliore per affrontare l’argomento. Forse procedere con cautela nella richiesta sarebbe stata una scelta più diplomatica, ma lui voleva una risposta il più in fretta possibile. Per questo decise di andare dritto al sodo: «Puoi creare un teletrasporto che ci permetta di arrivare direttamente alla cima della Rocca della Notte?».
La richiesta colse alla sprovvista Oculeth, il quale logicamente rispose con un’altra domanda: «A cosa ti servirebbe?».
«Gul’dan… deve essere fermato» Khadgar rispose con voce cupa rispetto al solito, come se stesse pensando a qualcosa che era molto distante da quel momento «Se blocchiamo il suo rituale direttamente, i soldati vilinfusi di Elisande saranno deboli e schiacciarli insieme ai demoni loro alleati sarebbe facile per gli Esuli Oscuri e le truppe elfiche» aggiunse a supporto della sua precedente richiesta.
Lo Shal’dorei si portò una mano al mento, assumendo un cipiglio pensieroso, e spontaneamente rivolse il suo sguardo alla cima del bastione centrale della Rocca della Notte. Rimase in silenzio alcuni minuti. L’Umano al suo fianco lo osservò per tutto il tempo, cercando di cogliere nel suo atteggiamento qualche indizio che gli potesse far intuire quale sarebbe stato il suo responso.
Alla fine Oculeth si fermò e disse: «La Rocca è protetta da molti incantesimi e dal Pozzo Oscuro stesso… però se riesco a triangolare il segnale con l’aiuto di alcuni dispositivi posso riuscire a farcela».
L’espressione di Khadgar si illuminò di colpo.
«Quindi è un sì?» domandò pieno di speranza.
«Dovrei esaminare alcune zone di Suramar per stabilire se è possibile fare una cosa del genere» rispose il Capo Telemante con pacatezza «… e purtroppo in queste zone i soldati di Elisande e i demoni di pattuglia sono troppi per me» puntualizzò con voce lievemente smorzata.
«Ah! Se è quello l’unico problema non preoccuparti» Khadgar gli rivolse un sorriso d’incoraggiamento e gli diede una pacca sulla spalla «Ti accompagno io! So difendermi bene, credimi».
Oculeth lo squadrò da capo a piedi, momentaneamente perplesso.
«Non ho dubbi in merito… ma non puoi accompagnarmi così. Sei troppo riconoscibile» lo Shal’dorei scosse il capo con espressione di disappunto.
«Ovviamente non verrò così! Ho fatto costruire un giocattolo che mimi l’illusione di Dama Ly’leth Lunastre per farmi apparire come un Nobile Oscuro» spiegò Khadgar, estraendo dalla borsa che portava sempre a tracolla un oggetto metallico dall’aspetto curioso. Sembrava un piccolo disco argentato e produceva un rumore che era un ronzio e un ticchettio insieme. Al centro c’era un piccolo pulsante che brillava di giallo.
Khadgar premette il pulsante e di colpo si trasformò in uno Shal’dorei.
«Ehm...» Oculeth lo guardò accigliato, reazione perfettamente comprensibile visto che Khadgar pur avendo l’aspetto di un Nobile Oscuro continuava ad indossare la sua tunica da Arcimago «Davvero pensi sia una buona idea accompagnarmi?».
«Sembro un Nobile Oscuro, no?» domandò Khadgar con tutta l’ingenuità e la buona volontà di un ragazzino.
La solita tunica grigia sul suo “nuovo” corpo stava un po’ larga e gli cadeva sulle spalle esili e il torace asciutto. Oculeth sentì la necessità di essere schietto nei suoi confronti nella maniera più cinica possibile: «Nessun Nobile Oscuro andrebbe mai in giro conciato in quella maniera. È terribile! Dovrò trovarti qualcosa di appropriato…».
La critica colpì dritta nel segno.
«Avrei dovuto immaginare che un oggetto prodotto da un ingegnere Goblin avrebbe avuto qualche difetto… ma almeno non è esploso niente… per ora» commentò con un sospiro rassegnato l'Arcimago, al che Oculeth fu ben lieto di allontanarsi ed assicurarsi l’incolumità per andare a cercare degli abiti che gli andassero bene in quella forma.
Pur essendo in pieno centro a Suramar ed essendo circondati praticamente su ogni lato da nemici, Oculeth non ci mise niente a tornare con alcuni abiti piegati con cura su un braccio. Li porse a Khadgar, invitandolo ad appartarsi un poco per indossarli e voltandosi per concedergli la privacy di cui aveva bisogno.
Il cambio fu veloce e in men che non si dica Khadgar poté fare sfoggio di un vero e proprio abbigliamento da Nobile Oscuro completo di camicia, pantaloni, panciotto e stivali. Oculeth gli aveva anche procurato un mantello in cui avvolgersi.
«Molto meglio così» il Capo Telemante annuì, soddisfatto del proprio operato.
Khadgar si guardò accigliato, poi si strinse nelle spalle: non notava tutta questa differenza, eccetto nelle misure di spalle e torace.
«Se lo dici te… andiamo?» chiese.
«Sì, ora possiamo andare» disse Oculeth, e insieme si avviarono fuori dal loro piccolo “avamposto”.
Suramar era una città vasta già vedendola dall’alto; dall’interno appariva ancor più immensa grazie alle sue strade enormi e a quelle più piccole che si snodavano tra gli edifici.
Khadgar e Oculeth si inoltrarono in esse rimanendo vicini e facendo attenzione a non incrociare le pattuglie di demoni e soldati vilinfusi che giravano praticamente ovunque in città.
Oculeth doveva fare rilevamenti in diversi punti che si affacciavano sul versante più vicino alla Rocca della Notte, a partire ovviamente dai quartieri più ricchi - e anche i più difficili in cui infiltrarsi. Fortunatamente i due erano attenti e riuscirono a non farsi scoprire, nonostante Khadgar fosse costantemente in allerta e pronto a coprire il compagno.
La mancanza di incidenti lungo il percorso gli fece guadagnare sicurezza, tanto da fargli progressivamente abbassare la guardia.
Stavano finalmente uscendo dalla zona altamente pattugliata dei quartieri nobiliari, sgattaiolando dietro una squadra di guardie e demoni quando improvvisamente Khadgar si ritrovò con il suo vero aspetto. Il panciotto si tese cercando di accogliere il torace più largo e le maniche della camicia divennero di colpo più strette. Inutile dire che così i suoi movimenti risultavano essere decisamente bloccati.
In un batter d’occhio le guardie lo circondarono, e con lui Oculeth. Lo Shal’dorei emise un verso nella sua lingua madre che dalla pronuncia dava l’idea di essere un insulto o un’imprecazione e cominciò rapidamente a formulare un incantesimo di teletrasporto. Peccato che per realizzarne uno ci volesse un po’ di tempo, cosa che nell’immediato non avevano in abbondanza.
Khadgar si esibì in una magistrale dimostrazione delle sue arti magiche arcane, togliendo rapidamente di mezzo quasi tutte le guardie che avevano preso di mira il Capo Telemante per impedirgli di fuggire. In breve rimase a secco di energia magica e dovette appellarsi ad una maniera alternativa di gestire la situazione. Niente più dispendiosi incantesimi d’attacco, solo strategici colpi mirati.
Era rimasta solo una guardia e doveva fare in fretta a neutralizzarla prima che attirassero l’attenzione di altre. Senza poter ricaricare la sua energia magica, Khadgar non era in grado di proteggere Oculeth.
Si concentrò sull’ultima guardia rimasta ed eseguì uno dei più semplici incantesimi da mago, spesso sottovalutato nel suo potenziale di controllo del nemico: Polimorfismo.
Oculeth udì il verso di una pecora alle sue spalle e, mosso dalla sua ovvia curiosità scientifica, interruppe il teletrasporto per scoprire di cosa si trattava. Quando si trovò dinanzi ad una belante e lanosa pecora, Oculeth sgranò gli occhi per la sorpresa.
«Ma che…?» iniziò a domandare, ma l’altro lo afferrò velocemente per un polso e lo trascinò via.
«Muoviti! Dobbiamo nasconderci prima che ne arrivino altri!» lo incitò l’Arcimago, cercando di correre via nonostante il palese impedimento dei pantaloni, troppo stretti per le dimensioni attuali delle sue gambe.
Trovarono un angolo sicuro pochi metri più avanti e lì si fermarono per riprendere fiato e per concedere a Khadgar il tempo di riattivare il suo dispositivo di camuffamento.
«Così va meglio...» mormorò una volta che ebbe di nuovo assunto l’aspetto di Nobile Oscuro, sistemandosi il panciotto e la camicia «Non mi sembravano così stretti questi vestiti...».
«Che cos’hai fatto a quella guardia? Che incantesimo era?» Oculeth sembrava genuinamente incuriosito e fissava il suo interlocutore con fare quasi morboso, tanto che quest’ultimo istintivamente arretrò di alcuni passi.
«L’ho... polimorfata per impedirle di attaccarti» spiegò Khadgar, non sapendo bene cosa ci fosse di strano in ciò, specialmente per uno della sua razza, che con la magia arcana aveva convissuto per secoli e secoli «Avevo finito il mana e non potevo attaccarla...».
«È un uso curioso della magia arcana...» commentò Oculeth, con gran sorpresa dell’Umano, che lo fissò ad occhi sgranati «Non avevo mai visto un simile incantesimo prima d’ora… è complicato?».
Khadgar scrollò le spalle.
«Nient’affatto, è uno dei primi incantesimi di controllo che i maghi imparano ad eseg… aspetta un momento, vuoi imparare a farlo?».
Il tono inizialmente pragmatico dell’Arcimago divenne di colpo scettico, tanto da infastidire non poco Oculeth, il quale replicò con uno stizzito: «Sì, mi piacerebbe».
«Ma dobbiamo finire i rilevamenti per il teletrasporto» obiettò l’Umano, al che l’altro fece un cenno di noncuranza con la mano.
«Non servono più. I rilevamenti preliminari nei quartieri nobili hanno dato esito negativo… e il mercato è ancora più lontano dalla Rocca della Notte, quindi è impossibile trovare un riscontro positivo» spiegò lo Shal’dorei «Non possiamo teletrasportarci in cima alla fortezza. Mi dispiace...».
Al termine della spiegazione, tutto ciò che Khadgar riuscì a dire fu un semplice: «Oh… capisco...».
Tacquero entrambi per qualche istante, poi l’Arcimago riprese la parola: «Be’... a questo punto immagino che possa anche cercare di insegnarti il Polimorfismo… non abbiamo molto altro da fare in questo momento».
Khadgar gli rivolse uno sguardo incoraggiante, al che Oculeth annuì e gli rivolse un sorriso grato.
«Mi sembra una buona idea. Dove andiamo a far pratica?» domandò il Capo Telemante.
«Nella zona del mercato ci sono abbastanza guardie su cui far pratica… ma anche punti senza pattuglie in cui riposarsi» ponderò a voce alta l’Arcimago, riscontrando l’approvazione del suo allievo temporaneo.
Di comune accordo si mossero in direzione del mercato. Nel mentre Khadgar gli spiegò i fondamenti dell’incantesimo e la maniera di incanalare correttamente la magia. Non era un granché ferrato come insegnante, poiché per lui era una cosa talmente spontanea da non far più caso a come farla. La faceva e basta.
La spiegazione di Khadgar, seppur un po’ caotica, era stata compresa da Oculeth quantomeno a grandi linee e quest’ultimo non vedeva l’ora di provare a tramutare in pecora qualche soldato.
Arrivarono pochi minuti più tardi nella zona del mercato e girarono alcune delle strade secondarie in cerca di una vittima che si aggirasse isolata. Per loro fortuna ne incrociarono una non molto lontano dal molo delle gondoliere, appostata poco dietro un angolo.
«D’accordo… provaci» Khadgar poggiò una mano sulla esile spalla di Oculeth con l’intento di incoraggiarlo «Se attiri l’attenzione di altre guardie… ci penso io».
Lo Shal’dorei annuì e poi si concentrò, cercando di fare esattamente quello che l’altro gli aveva spiegato. Khadgar rimase a fissare la guardia per tutto il tempo, in silenzio, aspettando di vederla tramutarsi in una piccola pecorella lanosa e soffice.
Quello che invece si ritrovò a vedere fu la trasformazione del povero elfo in un’orrenda pecora deforme e glabra che ebbe a malapena il tempo di emettere un verso rantolante che voleva essere un belato prima di esplodere in una pioggia di sangue e frattaglie che imbrattarono tutto quanto nel raggio di un metro, inclusi loro due.
«Eeeehw...» fu l’unica cosa che riuscì a commentare Khadgar, ritrovandosi la camicia sporca di rosso e di brandelli di organi.
Oculeth era impallidito dinanzi allo spettacolo. Arretrò di alcuni passi per andare a vomitare nascondendosi dietro il compagno, il quale aveva visto abbastanza incantesimi finiti in tragedia da riuscire a resistere alla nausea. Quand’ebbe finito, tornò vicino a Khadgar e mormorò: «Non… capisco cosa abbia sbagliato… mi dispiace...».
«Hai mai provato a lanciare degli incantesimi d’attacco prima d’ora?» chiese l’Arcimago.
«No, nessuno mi ha mai insegnato a farlo...» ammise Oculeth.
L’altro annuì col capo e gli batté una pacca sulla spalla.
«Credo sia meglio non provarci più… per evitare conseguenze ancor più drammatiche» disse, sentendosi un po’ in colpa per la triste fine della guardia. Anche se era un seguace di Elisande, non meritava una fine così... disgustosa.
Oculeth assentì con un debole cenno del capo.
«Lo credo anch’io… basta pecore. Per favore, torniamo indietro» disse a bassa voce, guardando un punto lontano oltre Khadgar, dove non c’erano resti di interiora.
«Va bene, l’uscita è finita» replicò l’Arcimago, prendendo l’altro per il polso e scortandolo via velocemente dal mattatoio che aveva creato «Permettimi di offrirti un bagno nelle mie stanze a Dalaran. In fondo… è stata anche colpa mia» aggiunse.
Oculeth lo fissò con espressione un po’ smarrita, ancora evidentemente provato dall’incidente.
«D’accordo… grazie» rispose semplicemente.
A quel punto si posizionarono poco più in là e Khadgar aprì un portale che li conducesse direttamente a Dalaran. Avrebbe dato un aiuto ad Oculeth per riprendersi dall’iniziale shock del suo fallimentare incidente prima che si proseguisse con l’assedio alla Rocca della Notte. Non poteva lasciarlo tornare in prima linea in quello stato, era fuori discussione.

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