fiamma_drakon: (SacredShipping)
[personal profile] fiamma_drakon
Titolo: Pupazzi di neve e bastoncini
Rating: Verde
Genere: Fluff, Generale, Slice of life
Personaggi: Alfred F. Jones (America), Arthur Kirkland (Inghilterra)
Wordcount: 1138 ([livejournal.com profile] fiumidiparole)
Prompt: Questa immagine + Neve per la Missione 2 dei Magic Sticks per la prima settimana del COW-T 2 @ [livejournal.com profile] maridichallenge
Timeline: Quando America era ancora una colonia britannica
«Inghilterra, Inghilterra! Vieni a vedere!».
Il piccolo America splendeva d'entusiasmo sotto i tenui riverberi del sole che non riusciva a sciogliere lo spesso strato di neve che ricopriva ogni cosa.
Era felice che Inghilterra avesse deciso di portarlo fuori a giocare con la neve: non erano molte le occasioni in cui decideva di passare il pomeriggio fuori con lui.
L'inglese, seduto su una panchina poco distante ed intento a leggere un libro, alzò lo sguardo sul bambino che gli stava correndo incontro con un sorriso radioso ad incurvargli le labbra rosee.


«Inghilterra, Inghilterra! Vieni a vedere!».
Il piccolo America splendeva d'entusiasmo sotto i tenui riverberi del sole che non riusciva a sciogliere lo spesso strato di neve che ricopriva ogni cosa.
Era felice che Inghilterra avesse deciso di portarlo fuori a giocare con la neve: non erano molte le occasioni in cui decideva di passare il pomeriggio fuori con lui.
L'inglese, seduto su una panchina poco distante ed intento a leggere un libro, alzò lo sguardo sul bambino che gli stava correndo incontro con un sorriso radioso ad incurvargli le labbra rosee.
Arthur sorrise teneramente senza un qualche motivo al solo vederlo: quando sorrideva, Alfred era veramente dolce. Alla sua apparenza estremamente tenera già in sé e per sé si aggiungeva il vestiario indossato per l’occasione: per non rischiare che si ammalasse, la madrepatria gli aveva fatto indossare un grosso e pesante cappotto marroncino a righe che gli arrivava a coprire quasi per intero le piccole gambe rivestite da un paio di spessi fuseaux color terra ed affondate per metà in un paio di grossi stivali impermeabili marrone scuro. Attorno al collo portava una sciarpa dello stesso colore dei fuseaux annodata da un lato e le manine erano protette dal gelo da un paio di guanti a manopola, anch'essi dello stesso colore.
Quando si muoveva era più goffo e impacciato del normale e guardarlo era la cosa più tenera del mondo.
Inghilterra chiuse con un gesto quasi solenne il suo libro, si alzò e gli andò incontro, onde risparmiargli di percorrere inutili metri di strada: era già capitato che, preso dall'entusiasmo, il bambino non badasse nemmeno a dove metteva i piedi e cadesse a terra. La madrepatria preferiva evitare che ciò accadesse: con l'ingombro del cappotto, difficilmente sarebbe riuscito a rimettersi in piedi.
«Allora? Cosa c'è?» domandò il britannico, piegandosi verso il più piccolo una volta raggiuntolo. La sua espressione era carica di pazienza e dolcezza.
«Inghilterra, vieni a vedere!» esclamò America, afferrandogli la manica del cappotto e tirandolo debolmente a sé.
«Okay...» acconsentì il maggiore, lasciandosi condurre dal piccolo. Quest'ultimo sembrava ansioso di raggiungere il luogo dove era diretto, a giudicare dal tentativo di accelerare il passo nonostante gli abiti ingombranti.
I piedi dell'americano affondavano nella neve lasciando piccole impronte superficiali che il passaggio dell'inglese cancellava.
Il parco dove l'aveva portato a giocare era praticamente deserto, ma la neve donava un'atmosfera magica e quasi fiabesca al paesaggio. Gli alberi spogli acquisivano un aspetto meno tetro grazie allo strato bianco che ne rivestiva la parte superiore dei rami.
«America, dove mi stai portando...?» domandò il Kirkland dopo qualche minuto, vedendo che ancora non erano arrivati.
«Manca poco! Vedrai... ihihih!» rispose felice l'americano.
Quando finalmente si fermarono, qualche decina di metri più in là, Alfred lasciò andare il cappotto del più grande e lo guardò in faccia.
«Chiudi gli occhi!!» ordinò, assumendo un'adorabile espressione di comando alla quale Arthur non seppe resistere. Chiuse gli occhi, come richiestogli, quindi domandò: «E adesso?».
«Vieni di qua» lo esortò il piccolo Jones, continuando a condurlo, stavolta afferrandolo per il lembo inferiore del cappotto.
L'unica cosa che manteneva allacciato il britannico con il mondo esterno era il rumore soffice prodotto dalla neve sotto le suole dei suoi stivali. Era un rumore che, se ascoltato reiteratamente e senza avere la possibilità di distrarsi con gli altri sensi, riusciva ad acquisire una musicalità tutta sua, trasformandosi in un suono rasserenante.
Quando si fermarono nuovamente, si sentì tirare verso il basso con insistenza, fatto che lo invogliò a piegarsi sulle ginocchia.
«Puoi aprire gli occhi» gli concesse il bambino, lasciandolo andare.
Quando tolse le mani e guardò innanzi a sé, non riuscì a realizzare subito cosa avesse di fronte.
Solo in un secondo momento si rese conto che stava guardando un piccolo pupazzo di neve alto quanto America che... somigliava dannatamente a sé.
Gli occhi erano fatti con due sassi disposti in modo tale da dare al pupazzo un'espressione gentile. Anche la bocca - una curva di piccoli sassi scuri - dava un’impressione di allegria e bonarietà.
Addirittura l'americano aveva messo al pupazzo una delle sue sciarpe a motivi scozzesi - il che spiegava ad Inghilterra come mai prima di uscire America si fosse messo a frugare nei suoi cassetti dei vestiti.
Ma ciò che più di tutto aveva colpito il britannico era stata la particolare cura con cui il bambino si era preoccupato di mettere le sopracciglia al pupazzo: tre bastoncini spessi per ogni sopracciglio.
Era evidente che fosse l'unico tratto distintivo e caratteristico della sua persona che gli era rimasto impresso nella memoria, fatto che abbatté il morale del povero Kirkland fino a fargli raggiungere livelli critici.
«I pupazzi di neve... hanno le sopracciglia...?» si domandò tra sé e sé, lasciandosi cadere seduto sulla neve, incrociando le gambe.
Guardò America abbracciare blandamente la sua creazione - per evitare di distruggerla - con lo stesso affetto con cui abbracciava lui.
Sembrava fermamente convinto del fatto che quel pupazzo di neve lo rappresentasse e l'inglese non sapeva se considerarlo un complimento o un insulto. Semplicemente, fissava quelle sopracciglia enormi, spropositate rispetto agli occhi, come se fossero uno schiaffo morale perpetrato ai suoi danni.
Sapeva perfettamente che aveva delle sopracciglia... folte - molto più di tutti quelli che conosceva. Non se ne era mai fatto un problema, perché le considerava un suo segno particolare, ma il fatto di vedersele sbattute in faccia con tanta ovvietà ed innocenza insieme da America - il quale non aveva agito con quello scopo, era palese - lo faceva sentire un po' a disagio.
«Ti piace?» chiese innocentemente la colonia alla madrepatria, entusiasta.
«È...» iniziò Inghilterra, cercando di sembrare quanto più sincero possibile «... molto carina, sì».
Il sorriso che si allargò sul volto del più piccolo era di pura gioia: voleva veramente bene ad Inghilterra e lo considerava un vero e proprio fratello maggiore, una guida ed un modello da seguire. Sentirsi elogiare per una cosa fatta con le sue mani lo riempiva d'orgoglio.
Gli piaceva creare sculture con la neve: era una cosa che gli dava modo di esprimere tutto il proprio estro creativo - per non parlare della soffice consistenza della materia, facilmente modellabile e sfaldabile.
«Ora però credo sia meglio andare» disse improvvisamente il Kirkland, alzandosi nuovamente in piedi, spolverando via la neve rimasta sui suoi pantaloni. In realtà, voleva smettere di avere intorno quel pupazzo dalle sopracciglia così inquietantemente grandi.
«Okay!» concesse il Jones, facendo per allontanarsi dal pupazzo, quando l'altro l'ammonì garbato: «Prendi la sciarpa. Non puoi lasciarla qui: non ce la troveresti più».
«Va bene» ubbidì il più piccolo.
Mano nella mano, i due si avviarono attraverso la neve, mentre lentamente altra polvere bianca e ghiacciata iniziava a cadere leggiadra dal cielo, ondeggiando nell'aere per poi andare ad accumularsi sul terreno.
Mentre si allontanavano, America si guardò attorno meraviglioso esclamando: «Nevica ancora, che bello!».
Arthur non gli rispose - o almeno, non subito. Era troppo impegnato a rivolgere un'ultima occhiataccia di sbieco alle proprie spalle, in direzione del pupazzo.
«Spero solo che la prossima nevicata ti distrugga, pupazzo di neve malefico» augurò, frustrato e risentito.

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Qui troverete un po' di tutto sia per tipo di relazioni (het, yaoi e yuri) sia per rating (con prevalenza di lavori NSFW). Se ciò non vi aggrada, migrate tranquillamente verso siti a voi più gradevoli; in caso contrario, buona permanenza e buona lettura! ♥

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