Titolo: I possibili usi alternativi di una cioccolata tiepida in una notte d'inverno
Rating: Rosso
Genere: Erotico, Romantico, Sentimentale
Personaggi: Gilbert Beilschmidt (Prussia), Ludwig (Germania), Roderich Edelstein (Austria)
Wordcount: 1580 (
fiumidiparole)
Prompt: seme!Austria, Cioccolato per il p0rn fest #5 @
fanfic_italia
Note: Biting, Blowjob, Food play, Lemon, Yaoi
Nelle serate invernali capitava che Austria si concedesse qualche piccolo peccato di gola prima di andare a dormire.
Mentre addentava un ennesimo pasticcino, l'austriaco udì l'uscio alle sue spalle aprirsi ed una voce familiare esclamare: «Ehi, perché stai mangiando?!».
Prussia si materializzò accanto a lui in un batter d'occhio, osservandolo con sguardo critico dall'alto in basso, le mani appuntate sui fianchi e l'atteggiamento tipico di qualcuno di superiore sotto ogni punto di vista.
«Forse perché questa è casa mia e posso fare quello che voglio?» chiese Edelstein in tono ovvio ed infastidito.
Il prussiano si sedette sul divano, accanto a lui, appoggiando le braccia sulle cosce e sporgendosi nella sua direzione.
«Però io sono un ospite e gli ospiti devono essere trattati con riguardo» fece presente Gilbert con arroganza e orgoglio, gonfiando il petto.
Nelle serate invernali capitava che Austria si concedesse qualche piccolo peccato di gola prima di andare a dormire.
L'austriaco, placidamente accomodato in poltrona nel suo soggiorno, stava mangiando alcuni pasticcini accompagnati da una tazza di cioccolata calda.
In quel periodo dell'anno - gli ultimi giorni prima dell'inizio del nuovo - lui, Germania e Prussia avevano stipulato una specie di "patto" per cui, a turno, ogni anno trascorrevano a casa di uno di loro i giorni delle feste. Quell'anno era toccato a lui, anche se non lo riteneva un obbligo particolarmente pesante, almeno in parte: Germania sapeva autogestirsi e non dava fastidio a causa del carattere riservato, ma Prussia non perdeva occasione per infastidirlo. A quanto pareva ci provava un gusto fuori del comune.
Mentre addentava un ennesimo pasticcino, l'austriaco udì l'uscio alle sue spalle aprirsi ed una voce familiare esclamare: «Ehi, perché stai mangiando?!».
Prussia si materializzò accanto a lui in un batter d'occhio, osservandolo con sguardo critico dall'alto in basso, le mani appuntate sui fianchi e l'atteggiamento tipico di qualcuno di superiore sotto ogni punto di vista.
«Forse perché questa è casa mia e posso fare quello che voglio?» chiese Edelstein in tono ovvio ed infastidito.
Il prussiano si sedette sul divano, accanto a lui, appoggiando le braccia sulle cosce e sporgendosi nella sua direzione.
«Però io sono un ospite e gli ospiti devono essere trattati con riguardo» fece presente Gilbert con arroganza e orgoglio, gonfiando il petto.
«Casa mia, regole mie» replicò schietto Roderich, sorseggiando un po' della sua cioccolata calda. Quella sera l'aveva preparata perché aveva voglia di qualcosa di più dolce e sfizioso della solita tazza di thé che accompagnava sempre le sue merende a base di dolci.
«Ehi, non puoi ignorarmi così!» si lamentò il Beilschmidt notando che le attenzioni di Edelstein erano tutte rivolte a cioccolato e pasticcini. Non era scritto nel suo codice genetico di riuscire a sopportare l'essere ignorato. Il suo ego ed il suo orgoglio smisurati glielo impedivano.
«E perché no? Non ho niente da dirti» gli disse l'austriaco, fissando la superficie della sua bevanda come sovrappensiero.
Prussia, stizzito dal suo atteggiamento, lo afferrò per il colletto della camicia e lo trascinò a sé, costringendolo a baciarlo.
Il principale motivo per cui il prussiano continuava ad andare a trascorrere le feste a casa sua era perché gli piaceva - ed era anche il perché dei suoi continui dispetti ai suoi danni. Cercava in ogni modo di attirare la sua attenzione. Austria era perfettamente consapevole della sua situazione sentimentale e - a modo suo - ricambiava l'amore dell'altro. Il fatto che non si sottoponesse volentieri alle sue attenzioni nasceva solamente dal suo desiderio di impedire fastidiose intromissioni ad opera di altri, come potevano essere Germania o Ungheria. Se li avessero colti in flagrante, come avrebbero dovuto giustificarsi?
Quel bacio colse l'austriaco completamente alla sprovvista, così come l'intensità dello stesso: le labbra di Gilbert ricercavano una risposta da parte sua in modo quasi soffocante, mentre sospingeva il proprio corpo a ridosso del suo. Con ciò rischiò di far rovesciare la tazza di cioccolata ormai tiepida ad Austria.
Quando l'aristocratico riuscì a liberarsi dalle sue attenzioni soffocanti, la prima cosa che fece fu mettere al sicuro la tazza sul tavolinetto innanzi al divano, assieme ai dolci.
«Idiota! Che ti è passato per la testa?!» esclamò indignato l'austriaco, le guance simili a vampe di fuoco. La vicinanza fisica del prussiano lo metteva fortemente a disagio.
«Ovest sta dormendo e tu mangi pasticcini e bevi cioccolata. Io mi annoio e non mi piace annoiarmi» sentenziò Gilbert brevemente, accorciando ulteriormente le distanze.
Improvvisamente Roderich desiderò avere un divano immenso sul quale loro potessero sedersi rigorosamente alle estremità: quella mancanza di spazio personale lo metteva in agitazione. Non gli piaceva affatto essere oppresso, ma a quanto sembrava il Beilschmidt era di parere diverso. Quest'ultimo gli posò le mani sul torace, accarezzandogli il ventre attraverso il sottile tessuto della camicia.
«Facciamo sesso» disse. Non era una proposta né tantomeno una richiesta: dal tono aveva tutta l'aria di essere un'affermazione.
«Non pensarci nemmeno!» si rifiutò a voce alta Austria, ritraendosi contro il divano.
«Mi annoio, per cui lo facciamo»
«Un'idiozia del genere poteva venire in mente solo a te»
«Se lo facciamo ti permetto di stare sopra, per una volta» cercò di convincerlo Prussia.
Rinunciare alla sua supremazia a letto era un sacrificio enorme per i suoi parametri: il suo smisurato ego non era facile da sottomettere. Se faceva certe promesse significava che voleva proprio farlo.
L'idea di non essere aperto dalle sue spinte tutt'altro che delicate convinse Roderich a dargli filo; così si tolse la camicia e iniziò ad abbassare i pantaloni, lentamente, le guance rosse d'imbarazzo. Anche se erano da soli, il suo forte senso del pudore gli impediva di spogliarsi con disinvoltura. Semplicemente, non faceva parte del suo carattere.
Gilbert gli guardò l'inguine, leccandosi le labbra bramoso.
Quando il moro fu nudo, il prussiano si volse a guardarsi intorno, posando infine lo sguardo sul tavolo che sosteneva i dolcetti, soffermandosi in particolare sulla tazza di cioccolata. Allora nella sua mente prese forma un progetto che di casto aveva poco e niente e che lo rese orgoglioso delle sue prodigiose qualità intellettuali. Colto da questa ispirazione, prese la tazza della cioccolata - che ora si era fatta appena tiepida - e, d'istinto, la rovesciò sul ventre di Austria.
Quest'ultimo emise un verso strozzato prima di esclamare uno scandalizzato: «Cosa stai facendo con quella?!».
«Mi allieto il tutto» sentenziò il Beilschmidt, esaminando il liquido marrone scuro colare denso sull'inguine di Roderich, ricoprendolo pian piano.
Mentre la cioccolata gocciolava sul membro, Gilbert si spogliò a propria volta, lanciando disordinatamente i vestiti sul pavimento.
La percezione di lieve tepore trasmessagli dalla bevanda riusciva in qualche modo a rilassare l'Edelstein.
Prussia gli s'inginocchiò davanti e gli posò un bacio sopra l'inguine, poi scese, ricoprendo la sua pelle sempre più sensibile di minuscoli morsi, leccando via allo stesso tempo il cioccolato.
Austria ritrasse il bacino in un involontario spasmo di piacere. L'istinto gli diceva di proteggere l'inguine da tutto ciò perché scandaloso, ma un lato di sé apprezzava tutto ciò, la sensazione di spasmodico piacere fisico e desiderio prettamente carnale.
Quando l'albino si fermò a posare le labbra sul suo pene, questo era già parzialmente eretto.
Seguì un momento di completa stasi in cui per un momento l'aristocratico temette di perdere la lucidità ed il controllo. Dopo qualche momento, avvertì la lingua del Beilschmidt passare lenta sopra la sua pelle, leccandogli i genitali.
Asportò parte del cioccolato e provocò nel partner una scarica di piacere che lo fece gemere con voce spezzata.
Non rimase più cioccolata sulla sua zona pelvica, ad eccezione di quella che ricopriva la sua erezione ormai completa.
Le labbra di Gilbert si chiusero alla fine su di essa ed iniziarono a succhiare con delicatezza.
Austria aprì la bocca, tremante, senza riuscire ad emettere alcun suono, troppo appagato per avere la forza di farlo.
Era la prima volta che intraprendevano un tipo di rapporto sessuale del genere e doveva ammettere che non era così brutto - anzi, era emozionante.
Prussia era eccitato visceralmente e ad ogni risucchio si sentiva pervadere da un calore forte, principalmente attorno all'inguine.
Il sapore dolce del cioccolato gli faceva riuscire ancora più erotica e piacevole la pratica.
L'austriaco non raggiunse l'orgasmo ed il prussiano un po' se ne dispiacque: pensava d'essere più bravo a fare i pompini.
Roderich, però, era in uno stato di eccitazione confusionale; perciò si lasciò trascinare dall'impulso: quando Gilbert si girò di schiena, l'Edelstein gli si sistemò dietro e lo penetrò. Fu tutto sommato gentile nell'azione e Prussia apprezzò particolarmente: era la prima volta che si faceva penetrare. Gli faceva male la sua erezione dentro, tanto che per un momento fu tentato di ritrarsi, ma poi quando arrivò la prima spinta, al dolore si aggiunse e si mescolò un piacere netto e profondo.
Gemette con voce acuta mentre Austria si dava da fare per entrargli dentro sempre di più. Udì Prussia lanciare gridolini rochi ed incoerenti.
Farsi penetrare non era così male come aveva sempre pensato. Era dannatamente piacevole, appagante, soddisfacente.
Aumentò il tono di voce, senza curarsi minimamente di fare piano. Dava voce alla sua esaltazione senza risparmiarsi.
Austria venne dopo poco, svuotandosi in Gilbert. Quest'ultimo fu scosso da un tremito prima di raggiungere a propria volta l'orgasmo. Schizzò sul pavimento ansimando, chiudendo gli occhi beato.
Austria gli crollò addosso, esausto.
«Sei stato... bravo, per essere la prima volta» si complimentò senza fiato Beilschmidt, sorridendo sprezzante.
«Cosa diavolo...?».
Roderich e Gilbert si voltarono in contemporanea verso la porta, incontrando l'imponente figura di Germania. Il biondo era fermo sulla soglia, in canotta e boxer, i capelli scompigliati e l'espressione sorpresa - anzi, sconvolta.
«Cosa state facendo?» esclamò, allucinato.
Stava a guardare particolarmente il punto di contatto tra i due, come se non potesse credere ai suoi occhi.
«O-Ovest?!» esclamò Prussia, sorpreso. Il tono e l'espressione erano da colpevole consapevole dei propri misfatti.
Austria avvampò di colpo, vergognandosi di essere stato sorpreso in certi atteggiamenti.
«Noi... ecco...» cominciò balbettando Roderich, ma s'interruppe per bloccare Gilbert quando quest'ultimo cercò di sollevarsi e staccarsi da lui.
«E-ehi!» protestò l'albino, voltandosi verso il moro.
Ludwig sospirò e decise, semplicemente, di cercare di ignorare la cosa. Aveva ancora sonno ed essere svegliato da rumori poco comuni come quelli che aveva udito fino ad allora provenire da quella stanza per poi scoprire che suo fratello e Austria avevano una relazione amorosa di qualche tipo non era proprio il massimo delle sue aspirazioni.
Si girò e se ne andò mentre Austria si decideva a liberare Prussia dall'erezione che aveva voluto nascondere agli occhi del tedesco.
«Ovest, aspetta! Posso spiegarti!!» lo richiamò Gilbert, correndogli appresso.
Mentre lo guardava andarsene, nudo e sporco di sperma, l'austriaco constatò che in quello stato Prussia non sembrava affatto virile - anzi, faceva abbastanza pena.
Rating: Rosso
Genere: Erotico, Romantico, Sentimentale
Personaggi: Gilbert Beilschmidt (Prussia), Ludwig (Germania), Roderich Edelstein (Austria)
Wordcount: 1580 (
Prompt: seme!Austria, Cioccolato per il p0rn fest #5 @
Note: Biting, Blowjob, Food play, Lemon, Yaoi
Nelle serate invernali capitava che Austria si concedesse qualche piccolo peccato di gola prima di andare a dormire.
Mentre addentava un ennesimo pasticcino, l'austriaco udì l'uscio alle sue spalle aprirsi ed una voce familiare esclamare: «Ehi, perché stai mangiando?!».
Prussia si materializzò accanto a lui in un batter d'occhio, osservandolo con sguardo critico dall'alto in basso, le mani appuntate sui fianchi e l'atteggiamento tipico di qualcuno di superiore sotto ogni punto di vista.
«Forse perché questa è casa mia e posso fare quello che voglio?» chiese Edelstein in tono ovvio ed infastidito.
Il prussiano si sedette sul divano, accanto a lui, appoggiando le braccia sulle cosce e sporgendosi nella sua direzione.
«Però io sono un ospite e gli ospiti devono essere trattati con riguardo» fece presente Gilbert con arroganza e orgoglio, gonfiando il petto.
Nelle serate invernali capitava che Austria si concedesse qualche piccolo peccato di gola prima di andare a dormire.
L'austriaco, placidamente accomodato in poltrona nel suo soggiorno, stava mangiando alcuni pasticcini accompagnati da una tazza di cioccolata calda.
In quel periodo dell'anno - gli ultimi giorni prima dell'inizio del nuovo - lui, Germania e Prussia avevano stipulato una specie di "patto" per cui, a turno, ogni anno trascorrevano a casa di uno di loro i giorni delle feste. Quell'anno era toccato a lui, anche se non lo riteneva un obbligo particolarmente pesante, almeno in parte: Germania sapeva autogestirsi e non dava fastidio a causa del carattere riservato, ma Prussia non perdeva occasione per infastidirlo. A quanto pareva ci provava un gusto fuori del comune.
Mentre addentava un ennesimo pasticcino, l'austriaco udì l'uscio alle sue spalle aprirsi ed una voce familiare esclamare: «Ehi, perché stai mangiando?!».
Prussia si materializzò accanto a lui in un batter d'occhio, osservandolo con sguardo critico dall'alto in basso, le mani appuntate sui fianchi e l'atteggiamento tipico di qualcuno di superiore sotto ogni punto di vista.
«Forse perché questa è casa mia e posso fare quello che voglio?» chiese Edelstein in tono ovvio ed infastidito.
Il prussiano si sedette sul divano, accanto a lui, appoggiando le braccia sulle cosce e sporgendosi nella sua direzione.
«Però io sono un ospite e gli ospiti devono essere trattati con riguardo» fece presente Gilbert con arroganza e orgoglio, gonfiando il petto.
«Casa mia, regole mie» replicò schietto Roderich, sorseggiando un po' della sua cioccolata calda. Quella sera l'aveva preparata perché aveva voglia di qualcosa di più dolce e sfizioso della solita tazza di thé che accompagnava sempre le sue merende a base di dolci.
«Ehi, non puoi ignorarmi così!» si lamentò il Beilschmidt notando che le attenzioni di Edelstein erano tutte rivolte a cioccolato e pasticcini. Non era scritto nel suo codice genetico di riuscire a sopportare l'essere ignorato. Il suo ego ed il suo orgoglio smisurati glielo impedivano.
«E perché no? Non ho niente da dirti» gli disse l'austriaco, fissando la superficie della sua bevanda come sovrappensiero.
Prussia, stizzito dal suo atteggiamento, lo afferrò per il colletto della camicia e lo trascinò a sé, costringendolo a baciarlo.
Il principale motivo per cui il prussiano continuava ad andare a trascorrere le feste a casa sua era perché gli piaceva - ed era anche il perché dei suoi continui dispetti ai suoi danni. Cercava in ogni modo di attirare la sua attenzione. Austria era perfettamente consapevole della sua situazione sentimentale e - a modo suo - ricambiava l'amore dell'altro. Il fatto che non si sottoponesse volentieri alle sue attenzioni nasceva solamente dal suo desiderio di impedire fastidiose intromissioni ad opera di altri, come potevano essere Germania o Ungheria. Se li avessero colti in flagrante, come avrebbero dovuto giustificarsi?
Quel bacio colse l'austriaco completamente alla sprovvista, così come l'intensità dello stesso: le labbra di Gilbert ricercavano una risposta da parte sua in modo quasi soffocante, mentre sospingeva il proprio corpo a ridosso del suo. Con ciò rischiò di far rovesciare la tazza di cioccolata ormai tiepida ad Austria.
Quando l'aristocratico riuscì a liberarsi dalle sue attenzioni soffocanti, la prima cosa che fece fu mettere al sicuro la tazza sul tavolinetto innanzi al divano, assieme ai dolci.
«Idiota! Che ti è passato per la testa?!» esclamò indignato l'austriaco, le guance simili a vampe di fuoco. La vicinanza fisica del prussiano lo metteva fortemente a disagio.
«Ovest sta dormendo e tu mangi pasticcini e bevi cioccolata. Io mi annoio e non mi piace annoiarmi» sentenziò Gilbert brevemente, accorciando ulteriormente le distanze.
Improvvisamente Roderich desiderò avere un divano immenso sul quale loro potessero sedersi rigorosamente alle estremità: quella mancanza di spazio personale lo metteva in agitazione. Non gli piaceva affatto essere oppresso, ma a quanto sembrava il Beilschmidt era di parere diverso. Quest'ultimo gli posò le mani sul torace, accarezzandogli il ventre attraverso il sottile tessuto della camicia.
«Facciamo sesso» disse. Non era una proposta né tantomeno una richiesta: dal tono aveva tutta l'aria di essere un'affermazione.
«Non pensarci nemmeno!» si rifiutò a voce alta Austria, ritraendosi contro il divano.
«Mi annoio, per cui lo facciamo»
«Un'idiozia del genere poteva venire in mente solo a te»
«Se lo facciamo ti permetto di stare sopra, per una volta» cercò di convincerlo Prussia.
Rinunciare alla sua supremazia a letto era un sacrificio enorme per i suoi parametri: il suo smisurato ego non era facile da sottomettere. Se faceva certe promesse significava che voleva proprio farlo.
L'idea di non essere aperto dalle sue spinte tutt'altro che delicate convinse Roderich a dargli filo; così si tolse la camicia e iniziò ad abbassare i pantaloni, lentamente, le guance rosse d'imbarazzo. Anche se erano da soli, il suo forte senso del pudore gli impediva di spogliarsi con disinvoltura. Semplicemente, non faceva parte del suo carattere.
Gilbert gli guardò l'inguine, leccandosi le labbra bramoso.
Quando il moro fu nudo, il prussiano si volse a guardarsi intorno, posando infine lo sguardo sul tavolo che sosteneva i dolcetti, soffermandosi in particolare sulla tazza di cioccolata. Allora nella sua mente prese forma un progetto che di casto aveva poco e niente e che lo rese orgoglioso delle sue prodigiose qualità intellettuali. Colto da questa ispirazione, prese la tazza della cioccolata - che ora si era fatta appena tiepida - e, d'istinto, la rovesciò sul ventre di Austria.
Quest'ultimo emise un verso strozzato prima di esclamare uno scandalizzato: «Cosa stai facendo con quella?!».
«Mi allieto il tutto» sentenziò il Beilschmidt, esaminando il liquido marrone scuro colare denso sull'inguine di Roderich, ricoprendolo pian piano.
Mentre la cioccolata gocciolava sul membro, Gilbert si spogliò a propria volta, lanciando disordinatamente i vestiti sul pavimento.
La percezione di lieve tepore trasmessagli dalla bevanda riusciva in qualche modo a rilassare l'Edelstein.
Prussia gli s'inginocchiò davanti e gli posò un bacio sopra l'inguine, poi scese, ricoprendo la sua pelle sempre più sensibile di minuscoli morsi, leccando via allo stesso tempo il cioccolato.
Austria ritrasse il bacino in un involontario spasmo di piacere. L'istinto gli diceva di proteggere l'inguine da tutto ciò perché scandaloso, ma un lato di sé apprezzava tutto ciò, la sensazione di spasmodico piacere fisico e desiderio prettamente carnale.
Quando l'albino si fermò a posare le labbra sul suo pene, questo era già parzialmente eretto.
Seguì un momento di completa stasi in cui per un momento l'aristocratico temette di perdere la lucidità ed il controllo. Dopo qualche momento, avvertì la lingua del Beilschmidt passare lenta sopra la sua pelle, leccandogli i genitali.
Asportò parte del cioccolato e provocò nel partner una scarica di piacere che lo fece gemere con voce spezzata.
Non rimase più cioccolata sulla sua zona pelvica, ad eccezione di quella che ricopriva la sua erezione ormai completa.
Le labbra di Gilbert si chiusero alla fine su di essa ed iniziarono a succhiare con delicatezza.
Austria aprì la bocca, tremante, senza riuscire ad emettere alcun suono, troppo appagato per avere la forza di farlo.
Era la prima volta che intraprendevano un tipo di rapporto sessuale del genere e doveva ammettere che non era così brutto - anzi, era emozionante.
Prussia era eccitato visceralmente e ad ogni risucchio si sentiva pervadere da un calore forte, principalmente attorno all'inguine.
Il sapore dolce del cioccolato gli faceva riuscire ancora più erotica e piacevole la pratica.
L'austriaco non raggiunse l'orgasmo ed il prussiano un po' se ne dispiacque: pensava d'essere più bravo a fare i pompini.
Roderich, però, era in uno stato di eccitazione confusionale; perciò si lasciò trascinare dall'impulso: quando Gilbert si girò di schiena, l'Edelstein gli si sistemò dietro e lo penetrò. Fu tutto sommato gentile nell'azione e Prussia apprezzò particolarmente: era la prima volta che si faceva penetrare. Gli faceva male la sua erezione dentro, tanto che per un momento fu tentato di ritrarsi, ma poi quando arrivò la prima spinta, al dolore si aggiunse e si mescolò un piacere netto e profondo.
Gemette con voce acuta mentre Austria si dava da fare per entrargli dentro sempre di più. Udì Prussia lanciare gridolini rochi ed incoerenti.
Farsi penetrare non era così male come aveva sempre pensato. Era dannatamente piacevole, appagante, soddisfacente.
Aumentò il tono di voce, senza curarsi minimamente di fare piano. Dava voce alla sua esaltazione senza risparmiarsi.
Austria venne dopo poco, svuotandosi in Gilbert. Quest'ultimo fu scosso da un tremito prima di raggiungere a propria volta l'orgasmo. Schizzò sul pavimento ansimando, chiudendo gli occhi beato.
Austria gli crollò addosso, esausto.
«Sei stato... bravo, per essere la prima volta» si complimentò senza fiato Beilschmidt, sorridendo sprezzante.
«Cosa diavolo...?».
Roderich e Gilbert si voltarono in contemporanea verso la porta, incontrando l'imponente figura di Germania. Il biondo era fermo sulla soglia, in canotta e boxer, i capelli scompigliati e l'espressione sorpresa - anzi, sconvolta.
«Cosa state facendo?» esclamò, allucinato.
Stava a guardare particolarmente il punto di contatto tra i due, come se non potesse credere ai suoi occhi.
«O-Ovest?!» esclamò Prussia, sorpreso. Il tono e l'espressione erano da colpevole consapevole dei propri misfatti.
Austria avvampò di colpo, vergognandosi di essere stato sorpreso in certi atteggiamenti.
«Noi... ecco...» cominciò balbettando Roderich, ma s'interruppe per bloccare Gilbert quando quest'ultimo cercò di sollevarsi e staccarsi da lui.
«E-ehi!» protestò l'albino, voltandosi verso il moro.
Ludwig sospirò e decise, semplicemente, di cercare di ignorare la cosa. Aveva ancora sonno ed essere svegliato da rumori poco comuni come quelli che aveva udito fino ad allora provenire da quella stanza per poi scoprire che suo fratello e Austria avevano una relazione amorosa di qualche tipo non era proprio il massimo delle sue aspirazioni.
Si girò e se ne andò mentre Austria si decideva a liberare Prussia dall'erezione che aveva voluto nascondere agli occhi del tedesco.
«Ovest, aspetta! Posso spiegarti!!» lo richiamò Gilbert, correndogli appresso.
Mentre lo guardava andarsene, nudo e sporco di sperma, l'austriaco constatò che in quello stato Prussia non sembrava affatto virile - anzi, faceva abbastanza pena.