Soddisfazione personale
Jan. 29th, 2012 02:11 pmTitolo: Soddisfazione personale
Rating: Rosso
Genere: Erotico, Introspettivo, Sentimentale
Personaggi: Danimarca, Norvegia
Wordcount: 1033 (
fiumidiparole)
Prompt: Gemiti per il p0rn fest #5 @
fanfic_italia
Note: Handjob, Lemon, possibile OOC, Yaoi
«Norvegia, sto aspettando» gli fece presente l'altro in tono eloquente, venato di una sfumatura di comando.
L'interpellato lo fissò dritto negli occhi con la gelida inespressività che lo caratterizzava.
«Scordatelo, idiota» sentenziò con un lieve moto di rabbia. Non si sarebbe mai abbassato a mettere la propria bocca sul suo... organo sessuale. Aveva una dignità come persona cui non intendeva rinunciare per dare soddisfazione a quel ragazzetto arrogante.
«E allora che intenzioni hai? Io non ho voglia di star qui a guardarci negli occhi per tutta la notte! Voglio fare sesso!» affermò Danimarca deciso, atteggiandosi a capo e bambino capriccioso al tempo stesso.
Norvegia non mosse un muscolo, benché la voglia di malmenarlo fosse enorme.
«Io non lo faccio. Cambia programma per la serata, stupido» replicò con una sottile traccia di stizza.
Come c'erano finiti a letto insieme quella sera, Norvegia non lo ricordava minimamente e, a ben guardare, lo reputava una mancanza piuttosto grave; tuttavia, non si sentiva dell'umore adatto a sopportare pazientemente le manie di grandezza di Danimarca - almeno, non quella sera.
In aggiunta a ciò c'era il fatto che - a notte inoltrata - il danese riusciva ad essere ancora più energico e rumoroso che durante il giorno, fatto che non riusciva a spiegarsi razionalmente. Il norvegese, però, non poteva negare che... be', il cosiddetto "re della Scandinavia" nudo fosse un bello spettacolo da vedere.
Il suddetto era seduto a gambe spudoratamente aperte a mostrare i suoi preziosi attributi dei quali andava tanto fiero con la schiena appoggiata contro la testata del letto. La sua espressione denotava trepidante ed esaltata attesa.
Il norvegese avrebbe voluto cancellare il sorriso arrogante che gli incurvava le labbra ed era un vero peccato che non avesse a propria disposizione i mezzi necessari.
«Norvegia, sto aspettando» gli fece presente l'altro in tono eloquente, venato di una sfumatura di comando.
L'interpellato lo fissò dritto negli occhi con la gelida inespressività che lo caratterizzava.
«Scordatelo, idiota» sentenziò con un lieve moto di rabbia. Non si sarebbe mai abbassato a mettere la propria bocca sul suo... organo sessuale. Aveva una dignità come persona cui non intendeva rinunciare per dare soddisfazione a quel ragazzetto arrogante.
Non era un rapporto facile il loro, ma solo per Norvegia, che aveva lottato strenuamente con sé stesso per negare quello che a tutti gli effetti era poi diventato amore nei confronti dell'altro. Non condivideva per niente né tantomeno approvava il suo modo di porsi nei confronti degli altri: si comportava come se fosse il capo di tutti e di tutto e agiva seguendo ciò che gli diceva il cervello, ignorando lo stato reale delle cose - come, in quel caso, il fatto che lui non avesse la minima intenzione di fargli un pompino.
Era un comportamento che trovava personalmente odioso, ma - purtroppo - nel suo caso era vero il detto "gli opposti si attraggono".
«E allora che intenzioni hai? Io non ho voglia di star qui a guardarci negli occhi per tutta la notte! Voglio fare sesso!» affermò Danimarca deciso, atteggiandosi a capo e bambino capriccioso al tempo stesso.
Norvegia non mosse un muscolo, benché la voglia di malmenarlo fosse enorme.
«Io non lo faccio. Cambia programma per la serata, stupido» replicò con una sottile traccia di stizza.
Il danese chiuse le gambe e si spostò carponi verso il norvegese. Quando si fermò davanti al suo compagno, lo spinse supino sul letto e gli posò una mano sul membro.
Iniziò a masturbarlo con veemenza ed una fretta ben percepibile.
Norvegia si irrigidì ma rimase muto, osservando con indifferenza il partner. I suoi inespressivi occhi azzurri stridevano nettamente con la vampa di calore che gli aveva aggredito le guance nel momento stesso in cui la mano appena tiepida del "re della Scandinavia" si era posata sulle sue cosiddette "regioni vitali".
Non emise un fiato, neppure quando il danese rafforzò la presa della sua mano tanto da causargli dolore.
«Perché non gemi? Non ti piace?» chiese Danimarca all'improvviso, deluso e perplesso. Almeno quando gli aveva stretto i genitali si era aspettato un qualche rumore, un ansito dolorante, qualcosa che gli facesse capire d’essere riuscito a farlo soffrire - o perlomeno che gli desse segno del fatto che era ancora vivo.
Norvegia non era il tipo che gemeva per il piacere fino a perdere la voce, lo sapeva, ma desiderava comunque riuscire, almeno una volta, a fargli emettere almeno un sospiro debole. Sarebbe stata la conquista personale più importante della sua vita.
«Non ne sento il bisogno» controbatté senza sentimento il norvegese.
Il linguaggio del suo corpo diceva chiaramente che quanto stava subendo gli piaceva: l'erezione era completamente formata tra le dita del danese, le sue membra tremavano, la pelle era bollente e ricoperta di un velo di sudore. Ciononostante, non gemeva minimamente. Per questo il "re della Scandinavia" decise di passare alla "seconda fase". Afferrò il compagno per il bacino e lo voltò, ponendolo prono sul lenzuolo. Norvegia si fece voltare senza opporre resistenza.
Danimarca lo penetrò con forza nell'accomodarsi sul suo bacino. Le sue spinte rispecchiavano esattamente il suo carattere esuberante e arrogante. Pretendeva di suscitare nel compagno una qualche reazione manifesta, di riuscire a strappargli un gemito, un ansito, un sospiro, qualcosa - e invece non otteneva niente.
Più si spingeva dentro il corpo di Norvegia e più diventava rumoroso. Anziché riuscire a far gemere il compagno, gemeva egli stesso ad ogni proprio colpo di bacino. Sembrava selvaggiamente eccitato.
«Quando fai sesso riesci ad essere ancora più rumoroso del normale» commentò il suo compagno, lanciandogli un'occhiata di sbieco.
Danimarca si acquietò momentaneamente, come se si fosse spento un qualche interruttore nel suo cervello.
«Perché tu stai zitto?» volle sapere.
«Devo gemere oscenamente anch'io come te? Non ci penso nemmeno» si rifiutò l'altro.
«È normale farlo quando si fa l'amore» rispose Danimarca come se fosse la cosa più ovvia del mondo - e più o meno lo era.
«Dai, dammi almeno una volta questa soddisfazione!» proseguì: non c'era alcun divertimento se Norvegia non gli dava neppure un briciolo di soddisfazione «Gemi almeno un po'!» lo supplicò, riprendendo a spingersi a fondo con la veemenza di prima.
Era sul punto di venire, ma il norvegese sembrava completamente insensibile a ciò che stava subendo, anche se in realtà, quest’ultimo stava godendo visceralmente. Nel suo basso ventre percepiva un calore forte, profondo ed il suo pene gli faceva male tant'era eretto.
Il danese raggiunse l'orgasmo e riversò il proprio seme nel sedere del compagno, il quale per la prima volta emise quanto di più simile ad un gemito fosse mai uscito dalle sue labbra. Il "re della Scandinavia" lo osservò a bocca aperta, scioccato.
«Hai... l'hai fatto! Ahah!! L'hai fatto!» esclamò trionfante.
«Sta' zitto, idiota...!» borbottò Norvegia mentre percepiva il proprio sperma fuoriuscire e macchiare le lenzuola sotto di sé. Non fece nessun rumore quando raggiunse l'orgasmo, anche se gli costò parecchio trattenersi; tuttavia, non aveva la minima intenzione di dare altre soddisfazioni a Danimarca, che era ancora sovreccitato per quel gemito che era riuscito a strappargli quasi a tradimento.
«Dai, non posso crederci! L'hai fatto quando sono venuto io! Questo dimostra che sono bravo! No, sono il migliore!!» si vantò il "re della Scandinavia".
«Smetti, sta' zitto idiota. Finiscila!».
Rating: Rosso
Genere: Erotico, Introspettivo, Sentimentale
Personaggi: Danimarca, Norvegia
Wordcount: 1033 (
Prompt: Gemiti per il p0rn fest #5 @
Note: Handjob, Lemon, possibile OOC, Yaoi
«Norvegia, sto aspettando» gli fece presente l'altro in tono eloquente, venato di una sfumatura di comando.
L'interpellato lo fissò dritto negli occhi con la gelida inespressività che lo caratterizzava.
«Scordatelo, idiota» sentenziò con un lieve moto di rabbia. Non si sarebbe mai abbassato a mettere la propria bocca sul suo... organo sessuale. Aveva una dignità come persona cui non intendeva rinunciare per dare soddisfazione a quel ragazzetto arrogante.
«E allora che intenzioni hai? Io non ho voglia di star qui a guardarci negli occhi per tutta la notte! Voglio fare sesso!» affermò Danimarca deciso, atteggiandosi a capo e bambino capriccioso al tempo stesso.
Norvegia non mosse un muscolo, benché la voglia di malmenarlo fosse enorme.
«Io non lo faccio. Cambia programma per la serata, stupido» replicò con una sottile traccia di stizza.
Come c'erano finiti a letto insieme quella sera, Norvegia non lo ricordava minimamente e, a ben guardare, lo reputava una mancanza piuttosto grave; tuttavia, non si sentiva dell'umore adatto a sopportare pazientemente le manie di grandezza di Danimarca - almeno, non quella sera.
In aggiunta a ciò c'era il fatto che - a notte inoltrata - il danese riusciva ad essere ancora più energico e rumoroso che durante il giorno, fatto che non riusciva a spiegarsi razionalmente. Il norvegese, però, non poteva negare che... be', il cosiddetto "re della Scandinavia" nudo fosse un bello spettacolo da vedere.
Il suddetto era seduto a gambe spudoratamente aperte a mostrare i suoi preziosi attributi dei quali andava tanto fiero con la schiena appoggiata contro la testata del letto. La sua espressione denotava trepidante ed esaltata attesa.
Il norvegese avrebbe voluto cancellare il sorriso arrogante che gli incurvava le labbra ed era un vero peccato che non avesse a propria disposizione i mezzi necessari.
«Norvegia, sto aspettando» gli fece presente l'altro in tono eloquente, venato di una sfumatura di comando.
L'interpellato lo fissò dritto negli occhi con la gelida inespressività che lo caratterizzava.
«Scordatelo, idiota» sentenziò con un lieve moto di rabbia. Non si sarebbe mai abbassato a mettere la propria bocca sul suo... organo sessuale. Aveva una dignità come persona cui non intendeva rinunciare per dare soddisfazione a quel ragazzetto arrogante.
Non era un rapporto facile il loro, ma solo per Norvegia, che aveva lottato strenuamente con sé stesso per negare quello che a tutti gli effetti era poi diventato amore nei confronti dell'altro. Non condivideva per niente né tantomeno approvava il suo modo di porsi nei confronti degli altri: si comportava come se fosse il capo di tutti e di tutto e agiva seguendo ciò che gli diceva il cervello, ignorando lo stato reale delle cose - come, in quel caso, il fatto che lui non avesse la minima intenzione di fargli un pompino.
Era un comportamento che trovava personalmente odioso, ma - purtroppo - nel suo caso era vero il detto "gli opposti si attraggono".
«E allora che intenzioni hai? Io non ho voglia di star qui a guardarci negli occhi per tutta la notte! Voglio fare sesso!» affermò Danimarca deciso, atteggiandosi a capo e bambino capriccioso al tempo stesso.
Norvegia non mosse un muscolo, benché la voglia di malmenarlo fosse enorme.
«Io non lo faccio. Cambia programma per la serata, stupido» replicò con una sottile traccia di stizza.
Il danese chiuse le gambe e si spostò carponi verso il norvegese. Quando si fermò davanti al suo compagno, lo spinse supino sul letto e gli posò una mano sul membro.
Iniziò a masturbarlo con veemenza ed una fretta ben percepibile.
Norvegia si irrigidì ma rimase muto, osservando con indifferenza il partner. I suoi inespressivi occhi azzurri stridevano nettamente con la vampa di calore che gli aveva aggredito le guance nel momento stesso in cui la mano appena tiepida del "re della Scandinavia" si era posata sulle sue cosiddette "regioni vitali".
Non emise un fiato, neppure quando il danese rafforzò la presa della sua mano tanto da causargli dolore.
«Perché non gemi? Non ti piace?» chiese Danimarca all'improvviso, deluso e perplesso. Almeno quando gli aveva stretto i genitali si era aspettato un qualche rumore, un ansito dolorante, qualcosa che gli facesse capire d’essere riuscito a farlo soffrire - o perlomeno che gli desse segno del fatto che era ancora vivo.
Norvegia non era il tipo che gemeva per il piacere fino a perdere la voce, lo sapeva, ma desiderava comunque riuscire, almeno una volta, a fargli emettere almeno un sospiro debole. Sarebbe stata la conquista personale più importante della sua vita.
«Non ne sento il bisogno» controbatté senza sentimento il norvegese.
Il linguaggio del suo corpo diceva chiaramente che quanto stava subendo gli piaceva: l'erezione era completamente formata tra le dita del danese, le sue membra tremavano, la pelle era bollente e ricoperta di un velo di sudore. Ciononostante, non gemeva minimamente. Per questo il "re della Scandinavia" decise di passare alla "seconda fase". Afferrò il compagno per il bacino e lo voltò, ponendolo prono sul lenzuolo. Norvegia si fece voltare senza opporre resistenza.
Danimarca lo penetrò con forza nell'accomodarsi sul suo bacino. Le sue spinte rispecchiavano esattamente il suo carattere esuberante e arrogante. Pretendeva di suscitare nel compagno una qualche reazione manifesta, di riuscire a strappargli un gemito, un ansito, un sospiro, qualcosa - e invece non otteneva niente.
Più si spingeva dentro il corpo di Norvegia e più diventava rumoroso. Anziché riuscire a far gemere il compagno, gemeva egli stesso ad ogni proprio colpo di bacino. Sembrava selvaggiamente eccitato.
«Quando fai sesso riesci ad essere ancora più rumoroso del normale» commentò il suo compagno, lanciandogli un'occhiata di sbieco.
Danimarca si acquietò momentaneamente, come se si fosse spento un qualche interruttore nel suo cervello.
«Perché tu stai zitto?» volle sapere.
«Devo gemere oscenamente anch'io come te? Non ci penso nemmeno» si rifiutò l'altro.
«È normale farlo quando si fa l'amore» rispose Danimarca come se fosse la cosa più ovvia del mondo - e più o meno lo era.
«Dai, dammi almeno una volta questa soddisfazione!» proseguì: non c'era alcun divertimento se Norvegia non gli dava neppure un briciolo di soddisfazione «Gemi almeno un po'!» lo supplicò, riprendendo a spingersi a fondo con la veemenza di prima.
Era sul punto di venire, ma il norvegese sembrava completamente insensibile a ciò che stava subendo, anche se in realtà, quest’ultimo stava godendo visceralmente. Nel suo basso ventre percepiva un calore forte, profondo ed il suo pene gli faceva male tant'era eretto.
Il danese raggiunse l'orgasmo e riversò il proprio seme nel sedere del compagno, il quale per la prima volta emise quanto di più simile ad un gemito fosse mai uscito dalle sue labbra. Il "re della Scandinavia" lo osservò a bocca aperta, scioccato.
«Hai... l'hai fatto! Ahah!! L'hai fatto!» esclamò trionfante.
«Sta' zitto, idiota...!» borbottò Norvegia mentre percepiva il proprio sperma fuoriuscire e macchiare le lenzuola sotto di sé. Non fece nessun rumore quando raggiunse l'orgasmo, anche se gli costò parecchio trattenersi; tuttavia, non aveva la minima intenzione di dare altre soddisfazioni a Danimarca, che era ancora sovreccitato per quel gemito che era riuscito a strappargli quasi a tradimento.
«Dai, non posso crederci! L'hai fatto quando sono venuto io! Questo dimostra che sono bravo! No, sono il migliore!!» si vantò il "re della Scandinavia".
«Smetti, sta' zitto idiota. Finiscila!».