fiamma_drakon: dejichan © (Fiamma_Drakon)
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Titolo: It was a dark and stormy night
Rating: Rosso
Genere: Erotico, Romantico
Personaggi: Antonio Fernandez Carriedo (Spagna), Lovino Romano Vargas (Sud Italia)
Wordcount: 1125 ([livejournal.com profile] fiumidiparole)
Prompt: Campeggio. Bloccati in una grotta dalla tempesta per il p0rn fest #5 @ [livejournal.com profile] fanfic_italia
Note: Handjob, Lemon, Linguaggio, Yaoi
Romano si rannicchiò contro la dura, gelida parete della caverna lanciando un'occhiata truce all'esterno, dove imperversava una tempesta assurda e terrificante, espressione della devastante potenza di Madre Natura.
«È inutile arrabbiarsi, Romano. Non risolvi niente così...» gli fece presente Spagna in tono conciliante.
«È tutta colpa tua se ci troviamo qui, bastardo! Ci sei voluto venire te!» l'accusò Lovino senza garbo né pietà.
«Fa freddo... maledizione» si lamentò l'italiano, stringendosi maggiormente le gambe al petto per cercare di non disperdere inutilmente calore nell’ambiente. Si abbracciò le ginocchia e vi appoggiò sopra il mento, imbronciato.
Antonio strisciò vicino a lui, accarezzandogli amorevolmente i capelli, affondando le dita tra di essi.
«Dovresti vederti: sei così carino, Romano...!» esclamò, sorridendo beato.
«Smettila di toccarmi, coglione! Sei freddo!» protestò il Vargas, scrollando la testa irritato per toglierselo di dosso.
Fernandez gli sorrise sornione.
«Perché allora non proviamo a scaldarle?».


«Cazzo, ma perché?!».
Romano si rannicchiò contro la dura, gelida parete della caverna lanciando un'occhiata truce all'esterno, dove imperversava una tempesta assurda e terrificante, espressione della devastante potenza di Madre Natura.
«È inutile arrabbiarsi, Romano. Non risolvi niente così...» gli fece presente Spagna in tono conciliante.
«È tutta colpa tua se ci troviamo qui, bastardo! Ci sei voluto venire te!» l'accusò Lovino senza garbo né pietà.
In effetti, erano finiti in quella situazione per colpa sua e della sua smania di andare con lui in campeggio, lontano da tutto e tutti, in un luogo appartato dover poter stare in solitudine, solo loro due. Si sarebbe anche potuta trasformare in un'esperienza divertente, peccato che appena erano arrivati nel bosco erano stati colti da una tempesta in piena regola che li aveva costretti a cercare rifugio in una caverna poco distante.
Iniziava ad essere tardi e Romano cominciava ad avvertire un freddo pungente strisciargli addosso, sotto i vestiti. Il buio che regnava nella grotta non era assoluto e talvolta era rischiarato dai lampi che squarciavano il cielo; tuttavia, era abbastanza fitto da fargli desiderare d'essere a casa, dove la luce artificiale non era solo un mero miraggio.
Non aveva paura del buio - non era certo come Veneziano, che era quasi sul punto di temere persino la sua stessa ombra - però un po' di soggezione a stare in un luogo del genere a sera fatta ce l’aveva.
«Fa freddo... maledizione» si lamentò l'italiano, stringendosi maggiormente le gambe al petto per cercare di non disperdere inutilmente calore nell’ambiente. Si abbracciò le ginocchia e vi appoggiò sopra il mento, imbronciato.
Antonio strisciò vicino a lui, accarezzandogli amorevolmente i capelli, affondando le dita tra di essi.
«Dovresti vederti: sei così carino, Romano...!» esclamò, sorridendo beato.
«Smettila di toccarmi, coglione! Sei freddo!» protestò il Vargas, scrollando la testa irritato per toglierselo di dosso.
Fernandez gli sorrise sornione.
«Perché allora non proviamo a scaldarle?» domandò, il tono candido ed innocente, completamente spontaneo nonostante l’argomento tutt’altro che casto ed usuale.
Romano arrossì di colpo e fece per protestare, ma si zittì nel percepire lo spagnolo che gli infilava una mano sotto i vestiti mentre con l'altra gli afferrava la spalla per bloccarlo.
Lovino tremò e tentò di divincolarsi, ma poi avvertì una certa pressione su di sé esercitata dal Carriedo. Senza che nemmeno se ne accorgesse si ritrovò sdraiato a terra e Spagna pensò bene di sederglisi sulle gambe, onde evitare che, nel tentativo di liberarsi scalciando, potesse colpirlo... in basso.
«Dai, Romano...! Tanto non possiamo andare da nessuna parte con questo tempo»
«Mi fai male alle gam... che cazzo fai?!».
Il Vargas sgranò gli occhi nel vedere le mani dell’altro spostarsi verso il basso, dirette al suo inguine. Cercò di divincolarsi, fargli perdere l'equilibrio, staccarselo in qualche modo di dosso: non voleva che lo toccasse nelle proprie parti intime, non in una grotta sperduta e fredda; tuttavia, ogni resistenza si rivelò inutile.
Sentì le sue mani sganciargli i pantaloni, rivelando le mutande. Glieli calò leggermente e, con essi, anche il suo intimo.
Lo spagnolo osservò il viso dell'italiano e notò che le sue guance erano rosse e gli occhi stretti, chiusi come se stesse soffrendo.
«Romano rilassati...» gli sussurrò Spagna mentre si abbassava a propria volta calzari e mutande.
«Coraggio, apri gli occhi» lo esortò, posandogli delicatamente la mano sui genitali.
L'italiano sobbalzò ed aprì gli occhi di scatto, fissandolo.
«Bastardo! Sei freddo, maledizione!» si lamentò.
Antonio gli afferrò un polso e gli avvicinò la mano al proprio inguine.
«Dai, toccami. L'hai già fatto altre volte, no?».
Il Vargas arrossì mentre, lentamente, lo assecondava. Fernandez tremò piacevolmente, socchiudendo gli occhi ed emettendo un sospiro profondo, erotico, di soddisfazione.
Lovino strinse piano, arrossendo maggiormente: quell'ansito sfuggito dalle labbra del Carriedo lo aveva scosso fin nelle viscere. Desiderò udire ancora quel rumore, più e più volte: gli dava una sensazione di onnipotenza che gli piaceva e lo eccitava.
Lo spagnolo, mentre godeva, iniziò a muovere le dita attorno al membro dell'italiano, lentamente e languidamente, strappando al partner un gemito sommesso accompagnato da un’imprecazione tra i denti.
«Dai, dai, Romano! Non trattarmi sempre m... ahow!».
S'interruppe e sbatté le palpebre varie volte ansimando, mentre la sua presa sul pene parzialmente eretto del Vargas si faceva più debole: Lovino aveva iniziato a muovere le dita attorno ai suoi genitali, piano e con una certa forza. Era assolutamente divino.
Romano iniziò a manifestare dell’interesse per la situazione poco dopo, tanto che fece pressione sul corpo del partner per spingerlo via. Stavolta ci riuscì: con una spinta nello stomaco lo fece cadere di lato, poi si mise in ginocchio davanti a lui, affrettandosi a chiudere i pantaloni.
Fernandez aprì le gambe spostando all'indietro il busto, sorreggendosi con le braccia. Aveva creduto di poter sopraffare l'altro, ma in realtà il piacere che gli dava essere toccato intimamente da lui era enorme, troppo perché potesse fare niente più che subire.
Il Vargas si chinò su di lui e gli riposizionò sull'inguine la mano, riprendendo a masturbarlo, stavolta applicandosi un po’ di più, osservando le reazioni del compagno.
Antonio reclinò all'indietro la testa, sospirando: «Ahw, più forte, Romano...!».
«Stupido bastardo» bofonchiò sprezzante l'italiano, proseguendo compiaciuto.
Metterlo in difficoltà lo rendeva orgoglioso e soddisfatto di sé e, in quel frangente, poteva dire tranquillamente di stare riuscendo nella cosa in modo piuttosto egregio.
«Più... forte, Romano. Più forte, ancora più... AHIO!».
Il Carriedo si raddrizzò sgranando gli occhi nel sentire la mano del ragazzo strizzargli fin troppo forte il pene eretto, quasi con violenza. Lacrime di dolore si affacciarono ai lati dei suoi occhi.
«R-Romano...» borbottò Spagna con voce appena tremula.
«Me l'hai chiesto tu di fare più forte, coglione!» protestò l'italiano mentre con le dita gli sfiorava la punta dell'erezione. Notò un brivido precorrere Antonio, scuoterlo da capo a piedi. Contemporaneamente dalla bocca gli sfuggì un verso incoerente ed incomprensibile.
Lovino ripeté il gesto ed osservò nello spagnolo la stessa reazione, che lo spinse a perpetrare ancora l’azione, spostando definitivamente la sua attenzione all'estremità della sua erezione.
Fernandez mugolò a voce più alta: la punta del pene era la zona più sensibile e che dava maggior piacere se toccata. Probabilmente Lovino non lo sapeva, ma pareva che lo stesse scoprendo per contro proprio.
L’italiano continuò a toccargli il glande con finché non ebbe raggiunto l'orgasmo. A quel punto lo spagnolo si morse il labbro inferiore e sentì le forze abbandonarlo di colpo.
Romano allontanò la mano avvertendo il suo sperma macchiargli le dita.
Con un sospiro Antonio si abbandonò all'indietro, cadendo steso sulla roccia. Era stanco, ma soprattutto accaldato.
«Romano... tu non hai caldo?» chiese in un soffio, respirando piano ma profondamente, deglutendo a vuoto.
Il Vargas si strinse nelle spalle voltando altrove la testa.
«Adesso... sì» disse a mezza voce. Si sentiva a disagio per quanto appena accaduto: aveva appena finito di masturbare Spagna, ma sembrava che non fosse successo niente.
«Ho sonno, vado a dormire» aggiunse in fretta, alzandosi e allontanandosi, dirigendosi verso la parete.
Antonio si mise carponi e strisciò lentamente e stancamente verso di lui.
«Romano... dormiamo insieme?».

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