fiamma_drakon: (p0rn...?)
[personal profile] fiamma_drakon
Titolo: Al centro dell'attenzione
Rating: Rosso
Genere: Erotico, Sentimentale
Personaggi: Gilbert Beilschmidt (Prussia), Ludwig (Germania)
Wordcount: 2558 ([livejournal.com profile] fiumidiparole)
Prompt: Altrove per la Missione 1 dei Magic Sticks per la terza settimana del COW-T 2 @ [livejournal.com profile] maridichallenge + "Tu non sai di cosa è capace il mio uccello!" "... quel pulcino?" "No, l'altro uccello" per il p0rn fest #5 @ [livejournal.com profile] fanfic_italia
Note: Drunk!sex, Handjob, Incest, Lemon, possibile OOC, Yaoi
«Ehi, Ovest...» esclamò con voce alta ma leggermente incerta, fermandoglisi accanto.
«Sì...?» domandò l'altro, inarcando un sopracciglio.
Il prussiano sogghignò in un modo che il più giovane reputò piuttosto pericoloso.
«Tu non sai di cos'è capace il mio uccello» esclamò all’improvviso ed in tono provocatorio, cercando al contempo di essere sensuale.
Un silenzio gelido e tombale calò sull'intero locale all’istante.
Germania sgranò gli occhi, allibito: una cosa del genere, in mezzo a tutta quella gente...!
Prussia doveva essere seriamente ubriaco per dire una cosa simile con tanta spavalderia.
Gli occhi del biondo si fissarono sull'uccellino che il maggiore portava sempre con sé e che al momento era felicemente appollaiato sulla sua testa.
Tentò di fare dello spirito su quell'affermazione, per cercare di farla sembrare meno ambigua.
«... quel pulcino?» fece, accennando con il capo all'uccellino sulla sua testa.
Il sorriso di Gilbert si incurvò ulteriormente, assumendo un che di sinistro agli occhi del più piccolo.
«No, l'altro uccello» disse.
Ludwig rimase a bocca aperta, senza sapere che dire. La cosa peggiore era che tutti avevano sentito.
In quel momento, Germania avrebbe voluto essere altrove, a casa o anche lungo la strada, in un parco, qualsiasi altro posto sarebbe stato migliore di quello.


Quella sera non sarebbe dovuto andare allo stesso bar di sempre assieme a suo fratello maggiore Prussia, ma altrove. Forse direttamente a casa, ma in realtà qualsiasi altro posto sarebbe stato perfetto.
Prussia e Germania avevano intrapreso una relazione sentimentale da circa una settimana e ancora nessuno dei due si era abituato alla cosa. Avevano cercato entrambi di venire a capo individualmente della propria infatuazione verso l’altro, ma poi si erano chiariti in modo aperto ed avevano finito con il dichiararsi. Adesso avevano maggior bisogno di vedersi, di dare libero sfogo ai sentimenti che provavano ed erano ancora un po' limitati dal fatto che la loro relazione era sia omosessuale che incestuosa.
Non era una realtà di facile assimilazione, non dopo aver passato una vita credendo di avere normali tendenze eterosessuali.

Tutte le sere i due fratelli si ritrovavano insieme in un bar a bere con altri tedeschi. Mancava completamente la componente intima, era vero, ma abitavano sotto lo stesso tetto, per cui d’intimità ne potevano avere quanta volevano non appena tornavano a casa.
L’unica pecca della loro scelta di andare a bere fuori era che, puntualmente, Prussia rientrava ubriaco fradicio.
Anche quella sera non faceva eccezione: Gilbert svuotava un boccale dietro l'altro, a discapito della sua sobrietà mentale. Chiacchierava allegro un po' con tutti, alzando di volta in volta la voce e girando tra i tavoli. Ogni tanto sghignazzava in maniera un tantino inquietante alle battute dei compagni.
Germania, seduto in disparte con un paio di questi ultimi, lo osservava in silenzio: non sembrava più in grado di ragionare, ma sembrava divertirsi. Avrebbe potuto lasciarlo fare ancora per un po', prima di tornare a casa.
Anche se era il minore, Ludwig si comportava come se fosse il maggiore tra loro due per sua stessa indole. Ogni volta che Gilbert si ubriacava non riusciva più a controllarsi e Germania temeva che potesse rivelare qualcosa su loro due; per questo beveva moderatamente, così da poter rimanere lucido e sorvegliarlo.
Prussia si fece riempire il boccale per l'ennesima volta, quindi puntò dritto verso il tavolo dove era seduto il fratellino.
«Ehi, Ovest...» esclamò con voce alta ma leggermente incerta, fermandoglisi accanto.
«Sì...?» domandò l'altro, inarcando un sopracciglio.
Il prussiano sogghignò in un modo che il più giovane reputò piuttosto pericoloso.
«Tu non sai di cos'è capace il mio uccello» esclamò all’improvviso ed in tono provocatorio, cercando al contempo di essere sensuale.
Un silenzio gelido e tombale calò sull'intero locale all’istante.
Germania sgranò gli occhi, allibito: una cosa del genere, in mezzo a tutta quella gente...!
Prussia doveva essere seriamente ubriaco per dire una cosa simile con tanta spavalderia.
Gli occhi del biondo si fissarono sull'uccellino che il maggiore portava sempre con sé e che al momento era felicemente appollaiato sulla sua testa.
Tentò di fare dello spirito su quell'affermazione, per cercare di farla sembrare meno ambigua.
«... quel pulcino?» fece, accennando con il capo all'uccellino sulla sua testa.
Il sorriso di Gilbert si incurvò ulteriormente, assumendo un che di sinistro agli occhi del più piccolo.
«No, l'altro uccello» disse.
Ludwig rimase a bocca aperta, senza sapere che dire. La cosa peggiore era che tutti avevano sentito.
In quel momento, Germania avrebbe voluto essere altrove, a casa o anche lungo la strada, in un parco, qualsiasi altro posto sarebbe stato migliore di quello.
Prussia, però, non aveva ancora finito con le stranezze imbarazzanti quella sera, purtroppo per il fratello.
Mentre quest'ultimo si ingegnava per cercare un modo tutto sommato indolore di cavarsi da quella situazione, Prussia si addossò contro di lui senza preavviso e con forza tale da fargli perdere l'equilibrio.
Caddero l'uno addosso all'altro a terra. I boccali di entrambi finirono al suolo, ma per fortuna non si ruppero; la birra all’interno, invece, si rovesciò sulle assi del pavimento.
Il pulcino di Gilbert svolazzò via lamentandosi con acuti pigolii.
«Fratellone, cosa stai fac...?!».
La protesta di Ludwig fu zittita dalle labbra di Gilbert che, rapide, si incollarono alle sue.
Un'esclamazione scioccata si levò dalla folla di astanti, gettando Germania nel panico: che cosa poteva fare?
«Perché proprio qui?! Non si rende conto che ci stanno guardando tutti?!» rifletté tra sé mentre cercava di togliersi l'albino di dosso.
«Dobbiamo andare da qualche altra parte. Lontano da qui» si risolse; però, per quanto cercasse di divincolarsi ed opporre resistenza, doveva ammettere che Gilbert baciava bene anche da ubriaco.
Dopo vari tentativi di sottrarsi riuscì a voltarsi su un fianco e spingerlo via, mettendosi seduto sul pavimento.
Rivolse un'occhiata fredda e colma di rimprovero al Beilschmidt, il quale si mise seduto a propria volta, ricambiando lo sguardo con uno pieno di arroganza e desiderio.
Germania sapeva benissimo che tutti li stavano guardando ancora e ciò lo mise alquanto in agitazione: non era abituato a trovarsi al centro dell'attenzione, per di più considerando che quella situazione era stata causata da un'imprudenza compiuta da suo fratello - il quale al momento si trovava in uno stato di assoluta mancanza di coscienza delle proprie azioni.
Tutto ciò era veramente frustrante. Doveva fare qualcosa prima che la situazione degenerasse ulteriormente e ci fossero conseguenze ben più gravi di un bacio tra maschi. Per esempio - ma Ludwig cercava di evitare di pensare ad una simile e terribile evenienza - Gilbert avrebbe potuto cercare di spogliarsi o spogliarlo in pubblico.
Sarebbe stata una cosa difficile da giustificare anche supponendo il fatto che il prussiano era ubriaco fradicio.
«Avanti, fratellone. È meglio andare a casa» disse, passando un braccio sotto le ascelle del maggiore e strattonandolo per sollevarlo.
Prussia assecondò il movimento anche se stancamente a causa della sbronza.
Si lasciò trascinare in piedi, quindi Germania lo condusse faticosamente all'uscita sotto gli sguardi attenti dei presenti.
Appena usciti dal locale, Ludwig si sentì estremamente sollevato: adesso non c'era più pericolo che scoprissero la loro relazione anche se Gilbert gli saltava addosso.
«Ohi, Ovest... non hai caldo...?» borbottò quest'ultimo biascicando stentatamente le parole, sbattendo confuso le palpebre.
L'altro gli scoccò un'occhiata di rimprovero, che peraltro fu completamente ignorata. Avrebbe dovuto immaginare una conseguenza del genere. L'alcol tendeva a surriscaldare; peccato che fossero all'aperto, in inverno e per giunta in piena notte.
«Non ti azzardare a spogliarti. Anche se non ti sembra, fa freddo» esclamò Germania, perentorio.
«Ma io ho caldo...» brontolò in tono capriccioso Prussia «E poi... ci sei tu che mi scaldi...».
L'ambiguità dietro quell'affermazione era palpabile ed il tedesco non riuscì a far altro che ignorarla palesemente. Era meglio non dargli corda quando arrivava fino a certi punti.
Scortò il più grande fino alla macchina e sistemò quest'ultimo sul sedile anteriore prima di prendere posto accanto a lui dal lato del guidatore. Non appena si fu seduto, però, Gilbert gli si appoggiò contro la spalla, gli occhi socchiusi fissi su un punto imprecisato dello spazio davanti a sé.
«Spostati, non riesco a guidare se mi stai addosso...» brontolò il biondo, cercando di toglierselo di dosso nel modo più gentile che gli riuscisse.
Arrivava ad essere stressante quando era veramente sbronzo.
Prussia parve recepire il messaggio, cosa parecchio strana per lui quella notte; tuttavia, quell’illusione andò in fumo pochi attimi dopo, quando il maggiore incollò le labbra a quelle del minore una seconda volta.
Languidamente, cercò di scatenare una sua reazione, lasciando che in un secondo momento emergesse quella che a tutti gli effetti Ludwig catalogava sotto la dicitura "fame di sesso".
Il tedesco analizzò la situazione rapidamente: erano in macchina, ma la sicurezza - quando si trattava di certi atteggiamenti - non era mai troppa. Fu per questo che spinse via l'albino e mise in moto rapidamente.
«Germania, come... ti perm...»
«Fratellone, sta' un po' zitto per favore» tagliò corto il biondo, partendo alla volta di casa loro.
Il viaggio, benché fosse oggettivamente breve, per Germania fu una specie di supplizio: Prussia non riusciva a stare calmo. Continuava a cercare di toccarlo, baciarlo addirittura. Inutile dire che il più giovane non aveva modo di bloccarlo definitivamente dato che doveva tenere le mani sul volante.
Per un momento fu tentato di legare il prussiano al suo posto con la cintura di sicurezza, ma poi rinunciò.
Quando scesero, Prussia barcollava in modo evidente.
Germania gli passò un braccio sotto le braccia, sorreggendolo e trascinandolo in avanti, verso la porta di casa.
«Ovest...» biascicò confusamente l'albino. Sembrava dover dire altro, ma qualsiasi altra cosa avesse da dire rimase nella sua mente annebbiata.
Ludwig aprì con fatica la porta, spingendo prima l'altro all'interno, dato che in due contemporaneamente dall'uscio non passavano.
Il Beilschmidt si addossò contro la parete del piccolo ingresso, appena oltre l'entrata.
Germania ebbe solo il tempo di togliersi la giacca, perché Prussia lo aggredì letteralmente un attimo dopo, trascinandolo verso di sé.
Si baciarono un'altra volta e questa volta Ludwig si lasciò prendere: inchiodò Gilbert alla parete con il proprio corpo, posandogli le mani sul torace.
Si baciarono intensamente, con fervore crescente.
Il fiato dell'albino sapeva ancora di birra e l'odore di alcol che gli aleggiava intorno era forte. La sua lingua fece un paio di rapide incursioni nella bocca del biondo, donando a quest'ultimo un piacere sottile e profondo.
Ludwig spostò leggermente la testa di lato, reclinandola per avere un più ampio margine di azione. Si stava eccitando a livello puramente fisico e riusciva a sentire che anche nel corpo dell’altro stava avvenendo più o meno la stessa cosa.
Gilbert, trattenendolo contro di sé per la camicia, si spostò con un'azione rapida ed imprevedibile, ribaltando la situazione. Adesso era il più giovane ad essere bloccato contro la parete.
«Ovest... voglio fare l'am...» Prussia venne interrotto da un singhiozzo improvviso, ma il contenuto della sua frase era fin troppo chiaro.
Con un sorriso tremulo che voleva essere sprezzante, biascicò: «Tu non sai... davvero di cosa è capace... il mio uccello».
Le guance di Germania s'imporporarono: era imbarazzante sentirlo parlare in certi termini, anche sapendo che non lo faceva in modo totalmente conscio.
«Vuoi... dimostrarmelo, fratellone?» chiese con uno scarto di qualche secondo con un tono che non voleva in alcun modo essere perverso né provocatorio. Era solo un casto invito.
Prussia non se lo fece ripetere due volte: senza alcuna esitazione gli slacciò i pantaloni con mani appena tremanti, estraendo allo stesso tempo la camicia.
Si baciarono un’altra volta. Le labbra si cercavano con ancora più forza mentre le mani del biondo strisciavano lungo il corpo dell'altro.
Gli sollevò la camicia ed aprì i calzari, abbassandoli assieme alla biancheria, denudandogli l’area attorno all’inguine.
Gilbert infilò le mani all'interno delle mutande di Ludwig, chiudendo le dita gelide a coppa attorno allo scroto. Il minore si lasciò sfuggire un gemito strozzato nell'avvertire la pelle fredda delle sue dita a contatto con le sue zone più intime e calde.
Dalle sue labbra iniziarono ad uscire sospiri carichi di piacere nel momento stesso in cui il Beilschmidt cominciò a masturbarlo con foga e veemenza. Sembrava smaniare perché si eccitasse in fretta.
Germania si morse un labbro, rabbrividendo sensibilmente ai tocchi indiscreti del suo partner: era soddisfacente, ma la furia che ci metteva gli impediva di godere appieno del momento.
Fu più che altro per quello che, inumiditi indice e medio, fece strisciare la mano destra oltre il fianco del prussiano, portandola tra le sue natiche.
Sfiorò con le due dita la sua apertura, osservando con un certo piacere le sue labbra tremare e gli occhi socchiudersi leggermente. Ansimò pesantemente e rallentò in modo significativo il movimento delle dita, dando un poco di tregua al più piccolo.
Quest'ultimo allora insinuò le proprie falangi in lui, muovendole piano.
«Ovest...» chiamò esasperato Gilbert, inarcando all’indietro la schiena, la voce roca ed erotica.
I movimenti deliberatamente lenti erano atroci e contribuivano solamente ad eccitarlo in misura sempre maggiore e fargli desiderare di possederlo.
A seguito di quel primo richiamo ce ne furono altri, tutti pregni del più vivo fervore passionale.
Udire i suoi gemiti eccitava Ludwig: la sua voce era colma di una carica sensuale tale da scuotere le sue corde emotive più profonde.
Il suo pene turgido era sottoposto alle piacevoli attenzioni di Prussia, il quale stava contemporaneamente muovendosi per cercare di spostare le sue dita dove gli erano più congeniali.
«Ovest...» sussurrò di nuovo il Beilschmidt.
Germania estrasse le proprie falangi a distanza di una manciata di secondi, quindi si voltò di propria iniziativa, appoggiando il torace contro la parete.
Gilbert gli calò i pantaloni, quindi lo penetrò senza tante cerimonie: fremeva dal desiderio di farlo.
Ludwig emise un ansito spezzato, vinto dal piacere quasi estatico dovuto alla penetrazione. Il dolore fu solo una componente marginale nella sensazione globale dell'atto.
Le prime spinte arrivarono pochissimi momenti dopo, rapide ed incalzanti.
Germania fu grato del fatto che erano a casa loro: non osava neppure pensare a cosa sarebbe potuto succedere se fossero arrivati a quel punto al bar, in mezzo a tanta gente. Probabilmente, se fosse accaduto, non avrebbe avuto più il coraggio di mettere piede fuori di casa.
Prussia spingeva con poderosi colpi del cinto pelvico, aderendo con particolare soddisfazione alle natiche toniche del biondo, sogghignando trionfante nel vederlo reclinare all'indietro il capo e lanciare gemiti verso il soffitto.
Il tedesco strinse i pugni sul muro, emettendo uno sbuffo rumoroso: l’eccitazione che lo pervadeva come una scarica elettrica e che gli serpeggiava sotto pelle ovunque era a dir poco meravigliosa.
«Ovest, ti... amo» dichiarò il prussiano, le parole più impastate del normale.
Spinse ancora, affondando ulteriormente.
Germania esalò un ennesimo sospiro. Doveva ammettere che suo fratello era bravo a fare sesso da ubriaco e che il suo vantarsi dei suoi attributi non era poi così insensato.
«A-anch'io... fratellone» riuscì a dire, non senza arrossire: fare troppo il sentimentale non gli riusciva molto congeniale.
Gilbert venne all'improvviso, socchiudendo gli occhi quando riversò il proprio sperma nel corpo del minore. Quest'ultimo chiuse gli occhi lentamente, godendosi interamente la sensazione d'estasi totale del momento.
Con uno scarto di un paio di minuti raggiunse anche lui l'orgasmo, macchiandosi di sperma la parte anteriore dei boxer, che Prussia non si era minimamente preoccupato di abbassare, preso com’era stato dal denudargli il sedere.
«Ahn...» si lasciò sfuggire involontariamente il tedesco, appoggiando la fronte sulla parete, respirando forte e profondamente.
«Ovest...?» si sentì chiamare debolmente.
«Sì...?» domandò in un soffio lui.
«Sono... stanco...» borbottò il prussiano, uscendo da dentro di lui, barcollando qualche passo indietro.
Ludwig si volse e lo sorresse prontamente.
«Andiamo, ti accompagno in camera...».

Quando si svegliò il mattino seguente, Prussia era dilaniato da un'emicrania lancinante: la testa minacciava di scoppiargli da un momento all’altro.
Era nudo e abbandonato prono sul materasso, sotto le coperte, il viso rivolto verso il suo comò.
Lamelle di luce solare entravano dalla persiana leggermente aperta.
Gilbert lentamente sollevò il busto e volse il viso dall'altra parte, verso il lato dove dormiva suo fratello minore. Trovò quest'ultimo già sveglio, seduto sul bordo del materasso in canotta nera e boxer azzurri.
«Ovest... sei già sveglio...?».
Non capitava di rado che Germania si svegliasse prima di lui, ma con il mal di testa lancinante che aveva non se ne ricordava.
Il tedesco si posò le mani sui fianchi, girandosi a guardarlo perplesso.
«Non ti volevo svegliare...» disse a bassa voce.
«Non mi hai svegliato tu» assicurò Prussia «È stato il mal di testa...».
«Ti porto un'aspirina...» esclamò Ludwig, alzandosi.
Una smorfia di dolore gli attraversò fugacemente il viso: nel muoversi aveva percepito una fitta di dolore intensa attraversarlo all'altezza delle anche.
Era la conseguenza del sesso della notte avanti, ne era certo: erano poche le volte in cui aveva avuto un ruolo passivo in un rapporto con Gilbert, ma ricordava che in quelle poche occasioni, il giorno successivo, solitamente percepiva qualche lieve dolore.
Quella però era la prima volta che soffriva fitte così forti, segno che il maggiore c’era andato giù pesante.
«Se avesse fatto con un po' più di delicatezza...» borbottò tra sé e sé, dirigendosi indolenzito verso il bagno.
Ripensò a quanto accaduto al bar mentre apriva l'armadietto dietro lo specchio del bagno. Arrossì per l'enorme imbarazzo che il solo ricordo gli provocava e ringraziò il cielo che tutto ciò che era avvenuto nell'ingresso di casa loro non fosse avvenuto altrove.

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