Amore nei bagni di scuola
Feb. 18th, 2012 02:40 pmTitolo: Amore nei bagni di scuola
Rating: Rosso
Genere: Erotico, Sentimentale
Personaggi: Arthur Kirkland (Inghilterra), Feliciano Veneziano Vargas (Nord Italia), Lovino Romano Vargas (Sud Italia)
Wordcount: 1340 (
fiumidiparole)
Prompt: Voyeur di
vogue91 per il secondo turno del Carnevale delle Lande @
landedifandom + 46. Studenti della mia tabellina @
auverse
Note: AU, Incest, Self!love, Voyeur, Yaoi
Inghilterra, appostato in una piccola nicchia del corridoio, sbirciava dalla fessura della porta socchiusa dei bagni cosa stava accadendo all’interno.
Per fortuna in giro per il collegio, a quell’ora della sera, non c’era praticamente nessuno, altrimenti l’inglese non aveva idea di come sarebbe riuscito a spiegare il perché della sua presenza lì. Non poteva certo mettersi a raccontare a qualche altro studente che in quel preciso momento, dentro il bagno, i due fratelli Vargas stavano facendo l’amore.
Inghilterra, appostato in una piccola nicchia del corridoio, sbirciava dalla fessura della porta socchiusa dei bagni cosa stava accadendo all’interno.
Per fortuna in giro per il collegio, a quell’ora della sera, non c’era praticamente nessuno, altrimenti l’inglese non aveva idea di come sarebbe riuscito a spiegare il perché della sua presenza lì. Non poteva certo mettersi a raccontare a qualche altro studente che in quel preciso momento, dentro il bagno, i due fratelli Vargas stavano facendo l’amore.
Anche lui era capitato lì per puro caso. Stava tornando in dormitorio quando aveva udito distintamente gemiti e sussurri alquanto ambigui provenire da oltre la porta del bagno dei maschi e incuriosito, si era avvicinato, scoprendo così i due italiani.
Arthur seguiva interessato i loro movimenti: Romano - che tra i due gli sembrava, a dispetto del suo voler sembrare figo a tutti i costi, quello con la mentalità più “sottomessa” - dominava il suo fratellino, il quale stava seduto a gambe aperte sul pavimento.
L’uniforme dell’istituto che aveva indossato fino a pochi minuti prima adesso era un cumulo di abiti spiegazzati abbandonati dietro di lui, vicini a quelli del più grande, se possibile in condizioni ancora peggiori.
I gemiti che Veneziano lanciava - soffocati “ve” carichi di piacere - mentre suo fratello lo masturbava raggiungevano distintamente l’udito di Arthur, riuscendo a scatenare in lui una reazione a livello prettamente fisico.
Benché non corresse affatto buon sangue tra i due italiani e l’inglese, quest’ultimo non poteva negare a sé stesso che non gli dispiacesse affatto essere lì a spiarli. Se c’era una cosa che aveva imparato nel periodo trascorso in quel collegio, senz’altro era che gli italiani erano bravissimi quando si trattava d’amore.
Feliciano aveva la pelle sudata e le guance arrossate. Lovino sembrava estremamente concentrato ed appagato allo stesso tempo.
Kirkland vide il ritmo con cui quest’ultimo muoveva il braccio aumentare e udì un sospiro più lungo uscire dalle labbra del Vargas minore. Se ci fosse stato lui con loro li avrebbe fatti gemere fino a far perdere loro la voce.
Iniziò a percepire una concentrazione di calore sotto il suo ombelico e subito capì di cosa si trattava. Con le sue conoscenze in merito al sesso, non gli fu molto difficile intuirlo.
Continuò a seguirli, gli occhi verdi incollati alla scena.
«Finitela con i preliminari, maledizione...!» sbuffò tra sé e sé irritato, desideroso di vedere di più.
L’eccitazione che lo percorreva sottopelle lo faceva fremere nell’attesa che quei due smettessero di “giocare” e arrivassero al sodo.
Se ci fosse stato lui all’interno del bagno, con loro, quel momento sarebbe durato ben poco. Era una cosa che anche America gli rimproverava sempre: quando facevano l’amore, lui aveva troppa fretta di arrivare al rapporto vero e proprio.
Il membro del britannico iniziava a dar segni manifesti di ciò che lui percepiva dentro.
Veneziano strappò un bacio improvviso a Romano, che cercò per qualche attimo di svincolarsi, ma alla fine si arrese con un’espressione beata in viso e le guance rosse quasi quanto i pomodori che gli piacevano tanto.
Il minore l’attirò a sé, finendo steso supino sul pavimento. Inghilterra vide l’italiano del nord rabbrividire palesemente quando la sua schiena toccò le mattonelle; tuttavia, non si rialzò. Piuttosto, cinse con le braccia il torace del fratello e continuò a baciarlo, divenendo più insistente e vivace.
L’italiano del sud era evidentemente succube del ritmo imposto dall’altro. Cercava in ogni modo di riprendere il controllo della situazione, ma non ci riusciva.
Per un momento ad Inghilterra parvero la cosa più tenera che avesse mai visto, mentre cominciava ad avvertire un leggero fastidio all’interno dei suoi pantaloni.
Dopo svariati tentativi falliti, il fratello maggiore riuscì ad interrompere il bacio e a sollevare leggermente il busto, così da poter guardare bene in viso l’altro.
«Vuoi voltarti, stupido fratellino?» chiese burbero, una sottesa nota d’irritazione e impazienza nella voce.
«Veee...!» fu tutto ciò che ebbe in risposta dal minore mentre quest’ultimo obbediva.
Arthur aggrottò le sopracciglia, avvicinandosi ancora un poco alla fessura, tanto da appoggiare delicatamente la fronte contro la superficie della porta. Seguì trepidante i loro spostamenti - Feliciano che si metteva carponi, irrigidendo le spalle e le braccia, Romano che gli si posizionava dietro, un’espressione di compiaciuto trionfo sul viso.
Inghilterra scorse, nell’ombra sotto il ventre del più giovane dei Vargas, la sua erezione, sulla quale immediatamente l’altro posò la mano.
Lovino lo penetrò senza tante cerimonie. Sul volto del fratello comparve una smorfia di dolore accompagnata da una sequela apparentemente infinita di “ve” che si succedevano a ritmo crescente. All’improvviso emise un sospiro spezzato ed acuto, un istante prima che l’altro iniziasse a spingere mentre contemporaneamente si dava da fare anche con la mano.
Vedere il bacino di Romano ondeggiare ed udire i gemiti che uscivano ininterrotti dalle labbra di Veneziano eccitò il britannico al punto da spingerlo a slacciarsi la cintura dei pantaloni ed infilarvi la mano, portandola immediatamente attorno al proprio membro eretto.
Inghiottì la sua stessa saliva come per farsi coraggio, quindi iniziò a masturbarsi. Il sollievo fisico che percepì fu immediato ed intenso. Il biondo si produsse in un gemito carico di soddisfazione, seppur pronunciato con voce tenue - l’ultima cosa che voleva era che quei due si accorgessero della sua presenza a causa di un suo rumore istintivo ed involontario.
Le gambe cominciarono a tremargli per il piacere del suo stesso tocco. Dovette appoggiarsi alla parete accanto a sé per non cadere a terra.
Continuò a seguire con lo sguardo i due Vargas, imprimendo alla propria mano un ritmo gemello a quello delle spinte di Romano.
Dall’espressione di Veneziano era lampante come stesse godendo visceralmente a causa dei movimenti del fratello. Vedere quel visetto innocente arrossato, la bocca semiaperta - dalla quale uscivano gemiti e respiri rapidi - e lo sguardo beato provocarono nel britannico una tenerezza mista a desiderio che lo spinse ad aumentare il ritmo della propria mano.
Il Kirkland sfruttò tutto il suo autocontrollo per arginare l’improvviso istinto di spalancare la porta ed andare dritto fino dall’italiano più giovane e costringerlo a chiudere quelle labbra rosee e delicate attorno al proprio pene e succhiarglielo.
Se fosse piombato all’interno all’improvviso quei due avrebbero iniziato ad urlare, probabilmente qualche studente sarebbe accorso e cos’avrebbe trovato?
Gli italiani intenti a incularsi e lui con i pantaloni aperti ed un’erezione che difficilmente sarebbe riuscito a nascondere.
No, doveva rimanere lì fuori a masturbarsi e godere in silenzio.
Romano fu il primo a venire: con un gemito roco e strozzato irrigidì il busto piegandosi leggermente sul fratello, chiudendo gli occhi mentre riversava il suo liquido seminale in lui. Fu palese il rilassamento conseguente dei suoi muscoli. Feliciano raggiunse l’orgasmo immediatamente dopo, macchiando con il suo seme la mano dell’altro.
Un lungo e ben udibile “ve” di soddisfazione arrivò alle orecchie d’Inghilterra, che a quel punto - non riuscendo a trattenersi oltre - venne a propria volta. Il biondo socchiuse le palpebre mentre avvertiva le guance infiammarsi improvvisamente per l’estasi fisica che aveva appena raggiunto, per non parlare del sollievo dovuto alla sparizione del calore e della tensione accumulatisi sotto il suo ombelico. Si morse il labbro inferiore per impedirsi di gemere forte, ma un labile sospiro gli sfuggì ugualmente mentre si abbandonava esausto contro il muro con gli occhi chiusi.
Constatò senza alcuna meraviglia che il palmo della sua mano era interamente ricoperto del proprio sperma, caldo e vischioso. Avrebbe dovuto trovare un altro bagno dove potersi introdurre senza essere visto per sciacquarsi le mani, prima di andare in dormitorio. Anche se era un po’ ingenuo, America non era stupido: avrebbe notato subito il liquido bianco sulla sua mano e l’avrebbe bombardato di domande fino a che il suo sistema nervoso a pezzi non l’avesse costretto a confessare il misfatto.
«Fai più piano, stupido. E se ci sentisse qualcuno?!» sentì rimproverare Lovino a mezza voce.
«Ah, s-scusami, fratellone...!» borbottò Feliciano «N-non sono riuscito a trattenermi...».
«Torniamo in dormitorio...?» domandò un attimo dopo.
«Sono stanco» si lamentò Romano.
«Ah! Fratellone, non puoi dormire qui così!».
Inghilterra si distanziò dalla parete riaprendo gli occhi: lo spettacolo era finito. Non gl’importava di stare a sentirli battibeccare come due bambini dell’asilo.
Estrasse la mano dai propri calzari e li richiuse, quindi si avviò a passo incerto verso il dormitorio.
«Bene, da che parte sarà il bagno per maschi più vicino...?».
Rating: Rosso
Genere: Erotico, Sentimentale
Personaggi: Arthur Kirkland (Inghilterra), Feliciano Veneziano Vargas (Nord Italia), Lovino Romano Vargas (Sud Italia)
Wordcount: 1340 (
Prompt: Voyeur di
Note: AU, Incest, Self!love, Voyeur, Yaoi
Inghilterra, appostato in una piccola nicchia del corridoio, sbirciava dalla fessura della porta socchiusa dei bagni cosa stava accadendo all’interno.
Per fortuna in giro per il collegio, a quell’ora della sera, non c’era praticamente nessuno, altrimenti l’inglese non aveva idea di come sarebbe riuscito a spiegare il perché della sua presenza lì. Non poteva certo mettersi a raccontare a qualche altro studente che in quel preciso momento, dentro il bagno, i due fratelli Vargas stavano facendo l’amore.
Inghilterra, appostato in una piccola nicchia del corridoio, sbirciava dalla fessura della porta socchiusa dei bagni cosa stava accadendo all’interno.
Per fortuna in giro per il collegio, a quell’ora della sera, non c’era praticamente nessuno, altrimenti l’inglese non aveva idea di come sarebbe riuscito a spiegare il perché della sua presenza lì. Non poteva certo mettersi a raccontare a qualche altro studente che in quel preciso momento, dentro il bagno, i due fratelli Vargas stavano facendo l’amore.
Anche lui era capitato lì per puro caso. Stava tornando in dormitorio quando aveva udito distintamente gemiti e sussurri alquanto ambigui provenire da oltre la porta del bagno dei maschi e incuriosito, si era avvicinato, scoprendo così i due italiani.
Arthur seguiva interessato i loro movimenti: Romano - che tra i due gli sembrava, a dispetto del suo voler sembrare figo a tutti i costi, quello con la mentalità più “sottomessa” - dominava il suo fratellino, il quale stava seduto a gambe aperte sul pavimento.
L’uniforme dell’istituto che aveva indossato fino a pochi minuti prima adesso era un cumulo di abiti spiegazzati abbandonati dietro di lui, vicini a quelli del più grande, se possibile in condizioni ancora peggiori.
I gemiti che Veneziano lanciava - soffocati “ve” carichi di piacere - mentre suo fratello lo masturbava raggiungevano distintamente l’udito di Arthur, riuscendo a scatenare in lui una reazione a livello prettamente fisico.
Benché non corresse affatto buon sangue tra i due italiani e l’inglese, quest’ultimo non poteva negare a sé stesso che non gli dispiacesse affatto essere lì a spiarli. Se c’era una cosa che aveva imparato nel periodo trascorso in quel collegio, senz’altro era che gli italiani erano bravissimi quando si trattava d’amore.
Feliciano aveva la pelle sudata e le guance arrossate. Lovino sembrava estremamente concentrato ed appagato allo stesso tempo.
Kirkland vide il ritmo con cui quest’ultimo muoveva il braccio aumentare e udì un sospiro più lungo uscire dalle labbra del Vargas minore. Se ci fosse stato lui con loro li avrebbe fatti gemere fino a far perdere loro la voce.
Iniziò a percepire una concentrazione di calore sotto il suo ombelico e subito capì di cosa si trattava. Con le sue conoscenze in merito al sesso, non gli fu molto difficile intuirlo.
Continuò a seguirli, gli occhi verdi incollati alla scena.
«Finitela con i preliminari, maledizione...!» sbuffò tra sé e sé irritato, desideroso di vedere di più.
L’eccitazione che lo percorreva sottopelle lo faceva fremere nell’attesa che quei due smettessero di “giocare” e arrivassero al sodo.
Se ci fosse stato lui all’interno del bagno, con loro, quel momento sarebbe durato ben poco. Era una cosa che anche America gli rimproverava sempre: quando facevano l’amore, lui aveva troppa fretta di arrivare al rapporto vero e proprio.
Il membro del britannico iniziava a dar segni manifesti di ciò che lui percepiva dentro.
Veneziano strappò un bacio improvviso a Romano, che cercò per qualche attimo di svincolarsi, ma alla fine si arrese con un’espressione beata in viso e le guance rosse quasi quanto i pomodori che gli piacevano tanto.
Il minore l’attirò a sé, finendo steso supino sul pavimento. Inghilterra vide l’italiano del nord rabbrividire palesemente quando la sua schiena toccò le mattonelle; tuttavia, non si rialzò. Piuttosto, cinse con le braccia il torace del fratello e continuò a baciarlo, divenendo più insistente e vivace.
L’italiano del sud era evidentemente succube del ritmo imposto dall’altro. Cercava in ogni modo di riprendere il controllo della situazione, ma non ci riusciva.
Per un momento ad Inghilterra parvero la cosa più tenera che avesse mai visto, mentre cominciava ad avvertire un leggero fastidio all’interno dei suoi pantaloni.
Dopo svariati tentativi falliti, il fratello maggiore riuscì ad interrompere il bacio e a sollevare leggermente il busto, così da poter guardare bene in viso l’altro.
«Vuoi voltarti, stupido fratellino?» chiese burbero, una sottesa nota d’irritazione e impazienza nella voce.
«Veee...!» fu tutto ciò che ebbe in risposta dal minore mentre quest’ultimo obbediva.
Arthur aggrottò le sopracciglia, avvicinandosi ancora un poco alla fessura, tanto da appoggiare delicatamente la fronte contro la superficie della porta. Seguì trepidante i loro spostamenti - Feliciano che si metteva carponi, irrigidendo le spalle e le braccia, Romano che gli si posizionava dietro, un’espressione di compiaciuto trionfo sul viso.
Inghilterra scorse, nell’ombra sotto il ventre del più giovane dei Vargas, la sua erezione, sulla quale immediatamente l’altro posò la mano.
Lovino lo penetrò senza tante cerimonie. Sul volto del fratello comparve una smorfia di dolore accompagnata da una sequela apparentemente infinita di “ve” che si succedevano a ritmo crescente. All’improvviso emise un sospiro spezzato ed acuto, un istante prima che l’altro iniziasse a spingere mentre contemporaneamente si dava da fare anche con la mano.
Vedere il bacino di Romano ondeggiare ed udire i gemiti che uscivano ininterrotti dalle labbra di Veneziano eccitò il britannico al punto da spingerlo a slacciarsi la cintura dei pantaloni ed infilarvi la mano, portandola immediatamente attorno al proprio membro eretto.
Inghiottì la sua stessa saliva come per farsi coraggio, quindi iniziò a masturbarsi. Il sollievo fisico che percepì fu immediato ed intenso. Il biondo si produsse in un gemito carico di soddisfazione, seppur pronunciato con voce tenue - l’ultima cosa che voleva era che quei due si accorgessero della sua presenza a causa di un suo rumore istintivo ed involontario.
Le gambe cominciarono a tremargli per il piacere del suo stesso tocco. Dovette appoggiarsi alla parete accanto a sé per non cadere a terra.
Continuò a seguire con lo sguardo i due Vargas, imprimendo alla propria mano un ritmo gemello a quello delle spinte di Romano.
Dall’espressione di Veneziano era lampante come stesse godendo visceralmente a causa dei movimenti del fratello. Vedere quel visetto innocente arrossato, la bocca semiaperta - dalla quale uscivano gemiti e respiri rapidi - e lo sguardo beato provocarono nel britannico una tenerezza mista a desiderio che lo spinse ad aumentare il ritmo della propria mano.
Il Kirkland sfruttò tutto il suo autocontrollo per arginare l’improvviso istinto di spalancare la porta ed andare dritto fino dall’italiano più giovane e costringerlo a chiudere quelle labbra rosee e delicate attorno al proprio pene e succhiarglielo.
Se fosse piombato all’interno all’improvviso quei due avrebbero iniziato ad urlare, probabilmente qualche studente sarebbe accorso e cos’avrebbe trovato?
Gli italiani intenti a incularsi e lui con i pantaloni aperti ed un’erezione che difficilmente sarebbe riuscito a nascondere.
No, doveva rimanere lì fuori a masturbarsi e godere in silenzio.
Romano fu il primo a venire: con un gemito roco e strozzato irrigidì il busto piegandosi leggermente sul fratello, chiudendo gli occhi mentre riversava il suo liquido seminale in lui. Fu palese il rilassamento conseguente dei suoi muscoli. Feliciano raggiunse l’orgasmo immediatamente dopo, macchiando con il suo seme la mano dell’altro.
Un lungo e ben udibile “ve” di soddisfazione arrivò alle orecchie d’Inghilterra, che a quel punto - non riuscendo a trattenersi oltre - venne a propria volta. Il biondo socchiuse le palpebre mentre avvertiva le guance infiammarsi improvvisamente per l’estasi fisica che aveva appena raggiunto, per non parlare del sollievo dovuto alla sparizione del calore e della tensione accumulatisi sotto il suo ombelico. Si morse il labbro inferiore per impedirsi di gemere forte, ma un labile sospiro gli sfuggì ugualmente mentre si abbandonava esausto contro il muro con gli occhi chiusi.
Constatò senza alcuna meraviglia che il palmo della sua mano era interamente ricoperto del proprio sperma, caldo e vischioso. Avrebbe dovuto trovare un altro bagno dove potersi introdurre senza essere visto per sciacquarsi le mani, prima di andare in dormitorio. Anche se era un po’ ingenuo, America non era stupido: avrebbe notato subito il liquido bianco sulla sua mano e l’avrebbe bombardato di domande fino a che il suo sistema nervoso a pezzi non l’avesse costretto a confessare il misfatto.
«Fai più piano, stupido. E se ci sentisse qualcuno?!» sentì rimproverare Lovino a mezza voce.
«Ah, s-scusami, fratellone...!» borbottò Feliciano «N-non sono riuscito a trattenermi...».
«Torniamo in dormitorio...?» domandò un attimo dopo.
«Sono stanco» si lamentò Romano.
«Ah! Fratellone, non puoi dormire qui così!».
Inghilterra si distanziò dalla parete riaprendo gli occhi: lo spettacolo era finito. Non gl’importava di stare a sentirli battibeccare come due bambini dell’asilo.
Estrasse la mano dai propri calzari e li richiuse, quindi si avviò a passo incerto verso il dormitorio.
«Bene, da che parte sarà il bagno per maschi più vicino...?».