Femmina? No, maschio
Feb. 19th, 2012 03:18 pmTitolo: Femmina? No, maschio
Rating: Verde
Genere: Generale
Personaggi: Elizabeta Hedérváry (Ungheria), Feliciano Veneziano Vargas (Nord Italia), Roderich Edelstein (Austria)
Wordcount: 976 (
fiumidiparole)
Prompt: "Voglio rimediare" di
mapi_littleowl per il terzo turno del Carnevale delle Lande @
landedifandom + Tra le 900 e le 999 parole per la Missione 1 dei Magic Sticks per la quinta settimana del COW-T 2 @
maridichallenge
Timeline: Quando Austria capisce che Italia è un maschio.
Note: Crossdressing, Missing Moment
«Signor Austria... ne è davvero sicuro?».
Ungheria sembrava impensierita dalla decisione dell’austriaco, che la fissava con un’espressione in cui era ancora facilmente distinguibile una nota di profonda costernazione.
«Sì, assolutamente. È stato un mio errore» sospirò il moro, portandosi una mano sul viso ed arrossendo un’altra volta nel pensare al suo imperdonabile sbaglio.
«Voglio rimediare» sentenziò deciso, assumendo nuovamente il suo solito portamento aristocratico.
Elizabeta lo osservò per qualche attimo, poi annuì.
«Se ne siete sicuro... vi chiamo Italia?».
«Signor Austria... ne è davvero sicuro?».
Ungheria sembrava impensierita dalla decisione dell’austriaco, che la fissava con un’espressione in cui era ancora facilmente distinguibile una nota di profonda costernazione.
«Sì, assolutamente. È stato un mio errore» sospirò il moro, portandosi una mano sul viso ed arrossendo un’altra volta nel pensare al suo imperdonabile sbaglio.
«Voglio rimediare» sentenziò deciso, assumendo nuovamente il suo solito portamento aristocratico.
Elizabeta lo osservò per qualche attimo, poi annuì.
«Se ne siete sicuro... vi chiamo Italia?» chiese.
«Sì, chiamal... o» replicò lui, sedendosi sul proprio letto.
Faceva ancora fatica a pensare ad Italia in termini maschili. Fino al giorno prima era la minuscola domestica un po’ tonta e pasticciona ma piena di buona volontà, adesso era un ragazzo nel vero senso della parola.
Si chiedeva come avesse fatto a non accorgersene prima. Qualche segnale che c’era qualcosa che effettivamente non quadrava ce l’aveva avuto, era vero, ma altri - adesso che ci pensava - li aveva sempre avuti sotto gli occhi ma non vi aveva mai fatto veramente caso - per esempio, la mancanza di qualsivoglia traccia di seno. Perché allora non aveva capito prima che Italia in realtà era un maschio...?
Si sentiva un po’ stupido per quella sua mancanza d’attenzione; adesso, però, il suo problema principale era un altro. Roderich voltò il viso verso l’uniforme maschile azzurra che aveva appoggiato sul letto accanto a sé, curandosi di non spiegazzarla.
Come faceva a dire a Italia che quella, d’ora in avanti, sarebbe stata la sua uniforme? Non poteva dirgli che l’aveva scambiato veramente per una ragazza: che figura ci avrebbe fatto?
La porta si aprì all’improvviso ed Italia entrò, seguito a breve distanza da Ungheria. Austria, colto completamente alla sprovvista da quella sorta d’intrusione, si alzò prontamente in piedi e si spostò per coprire con il proprio corpo l’uniforme.
«Austria? Mi volevi?» domandò Veneziano incuriosito.
Sentirlo parlare con quella voce insolitamente maschile faceva uno strano effetto a Roderich, il quale replicò pacato: «Sì, vieni qui».
Elizabeta guardò Italia avvicinarsi ad Austria e decise di andarsene: era meglio lasciarli da soli. Sapeva che per l’Edelstein quel momento era delicato e che, con ogni probabilità, gli sarebbe riuscito meno ostico se fosse stato a tu per tu con l’interessato.
Appena l’ungherese fu uscita e si fu chiusa la porta alle spalle, l’italiano domandò: «Cosa c’è?».
«Italia, io...» esordì Roderich, arrossendo immediatamente per l’imbarazzo. Non era il tipo da sbandierare al suo prossimo i propri sbagli come se niente fosse - neppure se era da solo con il diretto interessato - però doveva trovare il modo di dirglielo.
Doveva - anzi, voleva - rimediare ad ogni costo.
«Oh? Che cos’è quella?» domandò l’italiano, aggirando il corpo di Austria per guardare alle sue spalle, fissando gli occhi sul capo d’abbigliamento steso sul letto.
«Quella è...» esordì l’austriaco incerto.
«Oh, che bella!» lo interruppe Italia, afferrando la gruccia per sollevare l’abito «È tua?» aggiunse, passando lo sguardo dall’abito al moro.
«N-no, in realtà...» tentò di proseguire quest’ultimo, invano.
«Allora è mia?» riprese esaltato Feliciano, esaminando l’oggetto in questione: era completamente differente da tutto ciò che aveva indossato fino ad allora. Tanto per cominciare, non era un vestito.
Austria stava iniziando a perdere la pazienza: perché non lo faceva parlare?!
«Perché ha i pantaloni?» domandò l’italiano ingenuamente.
«Perché è una divisa da uomo!» gridò spazientito Roderich, stufo di quella raffica di domande inutili.
Si rese conto solamente in seconda battuta di quel che aveva appena detto e se ne pentì subito: sarebbe dovuto rimanere calmo e pacato.
«Da uomo...?» ripeté Italia stranito. Sembrava che nemmeno riuscisse a concepire la cosa.
Austria arrossì di colpo per l’enorme figuraccia appena compiuta: urlare in faccia all’italiano la risposta più ovvia e banale ai suoi molteplici interrogativi non era un comportamento molto educato.
Vide il castano guardarsi addosso, esaminare l’abito verde con le balze ed il grembiule che ancora indossava assumendo un cipiglio se possibile ancor più perplesso.
«Perché, questo non lo è...?» chiese.
La sua ingenuità - o forse era il caso di definirla stupidità - era a dir poco sconcertante. Se non riusciva a distinguere gli abiti maschili da quelli femminili, allora era veramente messo peggio di lui - il che in un certo senso contribuiva a far sentire un po’ meno stupido l’austriaco.
«No, Italia» disse quest’ultimo, deciso a spiegargli tutto nel più semplice e breve possibile. Rivelargli il suo madornale sbaglio non sarebbe certamente stato peggiore che gridargli in faccia che l’uniforme che ancora teneva tra le mani era da maschio.
«Quello è un vestito femminile» disse Roderich, accennando all’indumento che aveva indosso «Questo, invece, è maschile» proseguì in tono elementare, sospirando mentre indicava l’uniforme blu.
«Metti l’abito blu d’ora in poi, chiaro? È un regalo...» aggiunse con una lieve inflessione di comando.
Italia rimase a fissarlo per qualche momento, senza dire niente. L’Edelstein temette che reagisse in modo inatteso alle sue affermazioni, magari arrabbiandosi - sarebbe stata la prima volta che lo vedeva arrabbiato da quando l’aveva preso a lavorare in casa sua, a ben pensarci.
Un po’, in effetti, una sua sfuriata sarebbe stata normale: chiunque si sarebbe sentito offeso nel sentirsi dire d’essere stato scambiato per un membro del sesso opposto; invece, tutto ciò che il castano fece fu sorridere radioso.
«Grazie, Austria!» esclamò, gettandogli le braccia al collo «È davvero un bel regalo!».
A quanto pareva, a lui non importava niente d’essere stato preso per una femmina.
Roderich arse d’imbarazzo per quell’inattesa manifestazione d’affetto nei propri confronti: non gli aveva mai permesso di abbracciarlo prima di allora, né di arrivargli tanto vicino.
«Ehi, Italia! Togliti!» protestò, allontanando il giovane «Non ti ho dato il permesso per avvicinarti così!».
L’italiano obbedì, arretrando di qualche passo, mentre l’austriaco sospirava: a dispetto di quanto aveva previsto, non era andata poi così male. Poteva ritenersi soddisfatto: alla fine, aveva rimediato al suo errore senza dover dire al castano che l’aveva vestito da ragazza perché credeva che lo fosse.
«Menomale, speriamo solo di non avere altre brutte sorprese con i domestici...» sospirò tra sé e sé Roderich.
Era certo che non avrebbe retto se avesse dovuto affrontare un’altra situazione analoga.
Rating: Verde
Genere: Generale
Personaggi: Elizabeta Hedérváry (Ungheria), Feliciano Veneziano Vargas (Nord Italia), Roderich Edelstein (Austria)
Wordcount: 976 (
Prompt: "Voglio rimediare" di
Timeline: Quando Austria capisce che Italia è un maschio.
Note: Crossdressing, Missing Moment
«Signor Austria... ne è davvero sicuro?».
Ungheria sembrava impensierita dalla decisione dell’austriaco, che la fissava con un’espressione in cui era ancora facilmente distinguibile una nota di profonda costernazione.
«Sì, assolutamente. È stato un mio errore» sospirò il moro, portandosi una mano sul viso ed arrossendo un’altra volta nel pensare al suo imperdonabile sbaglio.
«Voglio rimediare» sentenziò deciso, assumendo nuovamente il suo solito portamento aristocratico.
Elizabeta lo osservò per qualche attimo, poi annuì.
«Se ne siete sicuro... vi chiamo Italia?».
«Signor Austria... ne è davvero sicuro?».
Ungheria sembrava impensierita dalla decisione dell’austriaco, che la fissava con un’espressione in cui era ancora facilmente distinguibile una nota di profonda costernazione.
«Sì, assolutamente. È stato un mio errore» sospirò il moro, portandosi una mano sul viso ed arrossendo un’altra volta nel pensare al suo imperdonabile sbaglio.
«Voglio rimediare» sentenziò deciso, assumendo nuovamente il suo solito portamento aristocratico.
Elizabeta lo osservò per qualche attimo, poi annuì.
«Se ne siete sicuro... vi chiamo Italia?» chiese.
«Sì, chiamal... o» replicò lui, sedendosi sul proprio letto.
Faceva ancora fatica a pensare ad Italia in termini maschili. Fino al giorno prima era la minuscola domestica un po’ tonta e pasticciona ma piena di buona volontà, adesso era un ragazzo nel vero senso della parola.
Si chiedeva come avesse fatto a non accorgersene prima. Qualche segnale che c’era qualcosa che effettivamente non quadrava ce l’aveva avuto, era vero, ma altri - adesso che ci pensava - li aveva sempre avuti sotto gli occhi ma non vi aveva mai fatto veramente caso - per esempio, la mancanza di qualsivoglia traccia di seno. Perché allora non aveva capito prima che Italia in realtà era un maschio...?
Si sentiva un po’ stupido per quella sua mancanza d’attenzione; adesso, però, il suo problema principale era un altro. Roderich voltò il viso verso l’uniforme maschile azzurra che aveva appoggiato sul letto accanto a sé, curandosi di non spiegazzarla.
Come faceva a dire a Italia che quella, d’ora in avanti, sarebbe stata la sua uniforme? Non poteva dirgli che l’aveva scambiato veramente per una ragazza: che figura ci avrebbe fatto?
La porta si aprì all’improvviso ed Italia entrò, seguito a breve distanza da Ungheria. Austria, colto completamente alla sprovvista da quella sorta d’intrusione, si alzò prontamente in piedi e si spostò per coprire con il proprio corpo l’uniforme.
«Austria? Mi volevi?» domandò Veneziano incuriosito.
Sentirlo parlare con quella voce insolitamente maschile faceva uno strano effetto a Roderich, il quale replicò pacato: «Sì, vieni qui».
Elizabeta guardò Italia avvicinarsi ad Austria e decise di andarsene: era meglio lasciarli da soli. Sapeva che per l’Edelstein quel momento era delicato e che, con ogni probabilità, gli sarebbe riuscito meno ostico se fosse stato a tu per tu con l’interessato.
Appena l’ungherese fu uscita e si fu chiusa la porta alle spalle, l’italiano domandò: «Cosa c’è?».
«Italia, io...» esordì Roderich, arrossendo immediatamente per l’imbarazzo. Non era il tipo da sbandierare al suo prossimo i propri sbagli come se niente fosse - neppure se era da solo con il diretto interessato - però doveva trovare il modo di dirglielo.
Doveva - anzi, voleva - rimediare ad ogni costo.
«Oh? Che cos’è quella?» domandò l’italiano, aggirando il corpo di Austria per guardare alle sue spalle, fissando gli occhi sul capo d’abbigliamento steso sul letto.
«Quella è...» esordì l’austriaco incerto.
«Oh, che bella!» lo interruppe Italia, afferrando la gruccia per sollevare l’abito «È tua?» aggiunse, passando lo sguardo dall’abito al moro.
«N-no, in realtà...» tentò di proseguire quest’ultimo, invano.
«Allora è mia?» riprese esaltato Feliciano, esaminando l’oggetto in questione: era completamente differente da tutto ciò che aveva indossato fino ad allora. Tanto per cominciare, non era un vestito.
Austria stava iniziando a perdere la pazienza: perché non lo faceva parlare?!
«Perché ha i pantaloni?» domandò l’italiano ingenuamente.
«Perché è una divisa da uomo!» gridò spazientito Roderich, stufo di quella raffica di domande inutili.
Si rese conto solamente in seconda battuta di quel che aveva appena detto e se ne pentì subito: sarebbe dovuto rimanere calmo e pacato.
«Da uomo...?» ripeté Italia stranito. Sembrava che nemmeno riuscisse a concepire la cosa.
Austria arrossì di colpo per l’enorme figuraccia appena compiuta: urlare in faccia all’italiano la risposta più ovvia e banale ai suoi molteplici interrogativi non era un comportamento molto educato.
Vide il castano guardarsi addosso, esaminare l’abito verde con le balze ed il grembiule che ancora indossava assumendo un cipiglio se possibile ancor più perplesso.
«Perché, questo non lo è...?» chiese.
La sua ingenuità - o forse era il caso di definirla stupidità - era a dir poco sconcertante. Se non riusciva a distinguere gli abiti maschili da quelli femminili, allora era veramente messo peggio di lui - il che in un certo senso contribuiva a far sentire un po’ meno stupido l’austriaco.
«No, Italia» disse quest’ultimo, deciso a spiegargli tutto nel più semplice e breve possibile. Rivelargli il suo madornale sbaglio non sarebbe certamente stato peggiore che gridargli in faccia che l’uniforme che ancora teneva tra le mani era da maschio.
«Quello è un vestito femminile» disse Roderich, accennando all’indumento che aveva indosso «Questo, invece, è maschile» proseguì in tono elementare, sospirando mentre indicava l’uniforme blu.
«Metti l’abito blu d’ora in poi, chiaro? È un regalo...» aggiunse con una lieve inflessione di comando.
Italia rimase a fissarlo per qualche momento, senza dire niente. L’Edelstein temette che reagisse in modo inatteso alle sue affermazioni, magari arrabbiandosi - sarebbe stata la prima volta che lo vedeva arrabbiato da quando l’aveva preso a lavorare in casa sua, a ben pensarci.
Un po’, in effetti, una sua sfuriata sarebbe stata normale: chiunque si sarebbe sentito offeso nel sentirsi dire d’essere stato scambiato per un membro del sesso opposto; invece, tutto ciò che il castano fece fu sorridere radioso.
«Grazie, Austria!» esclamò, gettandogli le braccia al collo «È davvero un bel regalo!».
A quanto pareva, a lui non importava niente d’essere stato preso per una femmina.
Roderich arse d’imbarazzo per quell’inattesa manifestazione d’affetto nei propri confronti: non gli aveva mai permesso di abbracciarlo prima di allora, né di arrivargli tanto vicino.
«Ehi, Italia! Togliti!» protestò, allontanando il giovane «Non ti ho dato il permesso per avvicinarti così!».
L’italiano obbedì, arretrando di qualche passo, mentre l’austriaco sospirava: a dispetto di quanto aveva previsto, non era andata poi così male. Poteva ritenersi soddisfatto: alla fine, aveva rimediato al suo errore senza dover dire al castano che l’aveva vestito da ragazza perché credeva che lo fosse.
«Menomale, speriamo solo di non avere altre brutte sorprese con i domestici...» sospirò tra sé e sé Roderich.
Era certo che non avrebbe retto se avesse dovuto affrontare un’altra situazione analoga.