fiamma_drakon: (p0rn...?)
[personal profile] fiamma_drakon
Titolo: Stranezze italiane
Rating: Giallo
Genere: Generale
Personaggi: Arthur Kirkland (Inghilterra), Feliciano Veneziano Vargas (Nord Italia), Lovino Romano Vargas (Sud Italia)
Wordcount: 1222 ([livejournal.com profile] fiumidiparole)
Prompt: School!AU di [livejournal.com profile] xshade_shinra per il quarto turno del Carnevale delle Lande @ [livejournal.com profile] landedifandom
Note: Linguaggio, School!AU
Inghilterra era stato avvertito prima delle lezioni da una impiegata della segreteria che quella sera sarebbero arrivati i suoi nuovi compagni di stanza.
La cosa che aveva più rallegrato l'inglese era stata non tanto la notizia in sé, quanto piuttosto il fatto che quei due antipatici di Francia e Spagna sarebbero andati ad importunare qualche altro studente. Era stanco di doverli sopportare ogni sera, al ritorno dalle lezioni pomeridiane.
Arthur, sdraiato sul proprio letto completamente vestito e intento a leggere una delle sue innumerevoli riviste porno, aspettava che i due nuovi studenti si facessero vivi. Erano già in ritardo di quarantacinque minuti e lui non voleva andare a dormire prima d'averli visti: non sarebbe stato educato nei loro confronti.
Quando finalmente udì bussare lievemente alla porta, erano passati altri venti minuti.
Il Kirkland si affrettò a nascondere la propria rivista sotto il cuscino e mettersi seduto mentre esclamava: «È aperto».


Inghilterra era stato avvertito prima delle lezioni da una impiegata della segreteria che quella sera sarebbero arrivati i suoi nuovi compagni di stanza.
La cosa che aveva più rallegrato l'inglese era stata non tanto la notizia in sé, quanto piuttosto il fatto che quei due antipatici di Francia e Spagna sarebbero andati ad importunare qualche altro studente. Era stanco di doverli sopportare ogni sera, al ritorno dalle lezioni pomeridiane.

Arthur, sdraiato sul proprio letto completamente vestito e intento a leggere una delle sue innumerevoli riviste porno, aspettava che i due nuovi studenti si facessero vivi. Erano già in ritardo di quarantacinque minuti e lui non voleva andare a dormire prima d'averli visti: non sarebbe stato educato nei loro confronti.
Quando finalmente udì bussare lievemente alla porta, erano passati altri venti minuti.
Il Kirkland si affrettò a nascondere la propria rivista sotto il cuscino e mettersi seduto mentre esclamava: «È aperto».
Fece timidamente capolino dapprima un giovanotto coi capelli castano chiaro ed un curioso ciuffo ribelle arricciato da un lato del capo, poi una copia dello stesso, ma con i capelli più scuri ed il ricciolo che si arricciava dal lato opposto e verso l'alto.
Gemelli. L’inglese ci avrebbe scommesso la sua rivista preferita.
Timidamente entrarono nella stanza, quello coi capelli più scuri aggrappato alle spalle dell'altro. Si guardarono intorno con espressione spaesata e impaurita.
«Io sono Inghilterra, piacere» esclamò Arthur, alzandosi per avvicinarsi alla coppia.
Sembravano due conigli spauriti.
«I-io sono I-I-Italia Veneziano...» si presentò con un fil di voce il giovane dai capelli chiari «E q-questo è il mio fratellone, Italia Romano...» aggiunse, riferendosi all'altro.
Erano italiani. Adesso Inghilterra si spiegava il perché di tutta quella paura: gli italiani erano famosi in tutto il mondo per l'essere dei gran fifoni ma dei bravi cuochi.
«Veneziano... io non voglio starci qui» intervenne Romano.
«E perché?» chiese incuriosito Arthur, scoccando loro un'occhiata eloquente ed intimidatoria al tempo stesso.
I due cominciarono a tremare in modo visibile.
«Zitto! Sta' zitto, fratellone...!» si allarmò Veneziano, cercando di indietreggiare come per proteggere il fratello.
Quest'ultimo fissò i suoi occhioni ambrati sul viso dell'inglese assumendo un cipiglio serio e severo ed esclamò: «Sei un bastardo spaventoso».
«Fratellone!!».
«Eh?» fece Inghilterra, alterandosi: erano appena arrivati e già iniziavano a fare i problematici?
«Non osare mai più chiamarmi "bastardo", chiaro?» minacciò, assumendo il cipiglio più cupo e spaventoso che riuscì a trovare.
I due italiani impallidirono ed arretrarono fino a sbattere contro il muro.
Arthur diede loro le spalle e si diresse di nuovo verso il suo letto.
«Prendete le vostre cose e sistematevi. È tardi e credo che abbiate più voglia di andare a dormire di me...» esclamò. Non aveva intenzione di litigare con loro dopo appena dieci minuti dal loro arrivo, senza che neppure avessero preso possesso dei loro letti, situati rispettivamente uno a destra ed uno a sinistra del proprio.
I due giovani portarono tremanti le loro valigie all'interno, badando a non fissare il loro terribile compagno, onde evitare di scatenare nuovamente la sua ira.
Il britannico si piegò sulla cassapanca al fondo del suo letto ed iniziò a frugarci dentro stancamente in cerca del proprio pigiama.
«Vuoi il letto a destra o a sinistra, fratellone...?» chiese Veneziano, fermandosi poco distante da Inghilterra con la valigia al seguito, girandosi a guardare il fratello maggiore.
«Mmmh, fa lo stesso» disse quest'ultimo, muovendosi verso il letto a sinistra rispetto a quello dell’inglese.
Veneziano si mosse nello stesso momento per andare dalla parte opposta, ma inciampò nella valigia dell’altro. Cadde sopra di essa ed oltre lanciando un gridolino di terrore.
In seguito, tutto accadde velocemente.
Il povero Inghilterra, ignaro, avvertì un peso improvviso aggrapparsi ai suoi pantaloni e tirarli verso il basso con forza. Con un forte strap i calzari gli caddero fino alle caviglie assieme al responsabile.
«Che...?!» esordì il biondo sconcertato, guardandosi le gambe.
Divenne paonazzo nel vedere i suoi boxer con la Union Flag in bella mostra. Solo successivamente notò Veneziano, sdraiato bocconi al suolo, le gambe piegate contro la valigia su cui era caduto e con le mani ancorate saldamente ai suoi pantaloni.
«Ahio...!» frignò a bassa voce, mettendosi in piedi a fatica.
Kirkland, vedendo in che condizioni erano i poveri resti dei pantaloni della sua uniforme, non riuscì a trattenere un grido di rabbia: «T-TU!».
«AAAH!» urlò Veneziano, spaventato.
«Mi hai distrutto i pantaloni, CRETINO!» inveì l’altro.
Colto da uno scatto d'ira e volendo fargli quanto più male possibile, Arthur afferrò l’italiano più giovane per l'unica cosa che sporgeva: il suo buffo ricciolo.
«Stupido fratellino!» chiamò Romano con una palese nota d’allarme nella voce.
«Giuro che ti strappo quel ricciolo idiota!» ringhiò Inghilterra su tutte le furie, strattonando il suddetto ciuffo; tuttavia, tutto ciò che udì fu una sequela di gemiti piuttosto acuti da parte della sua vittima.
Ad un esame più attento, il biondo notò che l'italiano era improvvisamente arrossito in volto e stava iniziando a sudare mentre il suo corpo vibrava leggermente. L'espressione che recava in volto era un misto tra paura e quello che pareva a tutti gli effetti essere piacere.
«Ahn... uh... veee...!» sospirò il minore dei due nuovi arrivati, incassando impercettibilmente il collo nelle spalle.
Non stava piangendo né strillando come il Kirkland aveva previsto.
Contro ogni possibilità, pareva proprio che stesse... godendo?
«Cosa cazz...?» esordì, ma s'interruppe nel sentirsi circondare da dietro da un paio di braccia, le quali si avvinghiarono stoicamente attorno alle sue spalle passando sotto le ascelle.
«Che cazzo tocchi, maniaco depravato?! Lascialo andare!!» gridò Romano, strattonando per cercare di allontanare l'inglese dal suo fratellino.
All’improvviso pareva essersi riscosso dalla paura che l’aveva paralizzato nel vedere l’ira dipingersi in viso al britannico per aiutare il più giovane.
«Lasciami andare, maledizione!» sbottò Arthur, digrignando i denti.
Affibbiò una gomitata nel fianco al suo aggressore, che si accasciò dolorante e piangente a terra, imprecando tra i denti.
Veneziano non sembrava più in grado di far niente al di fuori dello star fermo e sospirare.
Arthur fissò lo sguardo sul ricciolo che teneva ancora in mano: possibile che toccando quello gli provocasse un piacere che - date le sue ampie conoscenze in merito - non era poi tanto diverso né inferiore a quello dovuto alla masturbazione...?
Se così fosse stato, non sarebbe stato certo un caso che il fratello maggiore l'avesse accusato d'essere un maniaco e un depravato.
Stranito dalla faccenda, volle sperimentare lo stesso trattamento anche sull'altro per avere conferma; così, allungò una mano e strinse tra le dita il ciuffo ribelle di Romano, strusciandolo e tirandolo leggermente.
Subito riscontrò la stessa reazione avuta in precedenza: gemiti, tremiti e sudore.
«B-basta... n-non toc-carmi più... ahw... b-bastardo...» balbettò faticosamente l'italiano maggiore.
Era la prima volta che Inghilterra si trovava davanti ad una situazione del genere: nessun'altra sua conoscenza si eccitava se gli veniva tirato un ricciolo ribelle.
«Le stranezze degli italiani...» sospirò tra sé e sé, mentre ad alta voce diceva: «Adesso voi due ve ne andate a letto da bravi, chiaro? E se mi fate un altro tiro del genere, giuro che quei riccioli ve li strappo!».
I due stridettero spaventati, segno che avevano ben inteso.
Quando Inghilterra lasciò la presa sui loro capelli, i due si alzarono e diressero a passo incerto verso i loro letti.
«Ma perché dovevano capitarmi proprio due italiani...? A questo punto preferivo rimanere con quegli altri due scocciatori...» pensò il britannico esasperato mentre si liberava con un calcio dei pantaloni - ormai da buttare - e riprendeva la ricerca del suo pigiama nella cassapanca.
I due nuovi arrivati, nel frattanto, si spogliarono silenziosamente e con una certa fretta, coricandosi senza emettere un fiato, ancora piacevolmente sconvolti dal tocco deciso ed indiscreto del britannico sui loro riccioli, le loro zone erogene.

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