Di momenti in cui si è fiaccati dall'afa
Jul. 13th, 2012 01:36 pmTitolo: Di momenti in cui si è fiaccati dall'afa
Rating: Verde
Genere: Commedia, Generale
Personaggi: Antonio Fernandez Carriedo (Spagna), Francis Bonnefoy (Francia), Gilbert Beilschmidt (Prussia)
Wordcount: 1125 (
fiumidiparole)
Prompt: Caldo, rating SAFE per la sfida contro Aak della zodiaco!challenge @
fiumidiparole + Celestial Sunshine / #01 - Afa @
diecielode
Note: Gen
L'afa era insopportabile. Nonostante le finestre fossero tutte aperte e non mancasse certamente il riscontro - le porte che davano sulla camera da letto e sulla cucina erano doverosamente aperte e mantenute tali - non c'era un filo d'aria fresca che circolasse creando una corrente che violasse quella bolla irrespirabile.
«Che caldo...!» sospirò esausto Antonio, studiando distrattamente il soffitto con le palpebre calate a mezz'asta sugli occhi verdi.
L'afa era insopportabile. Nonostante le finestre fossero tutte aperte e non mancasse certamente il riscontro - le porte che davano sulla camera da letto e sulla cucina erano doverosamente aperte e mantenute tali - non c'era un filo d'aria fresca che circolasse creando una corrente che violasse quella bolla irrespirabile.
Sdraiati sui due divani in soggiorno c'erano Francia - posizionato prono - e Spagna - che giaceva supino. Sulla poltrona, invece, era accasciato Prussia.
«Che caldo...!» sospirò esausto Antonio, studiando distrattamente il soffitto con le palpebre calate a mezz'asta sugli occhi verdi.
«Non è possibile andare avanti così, l'aria è irrespirabile...» si aggiunse Francis.
«Se avete un'idea migliore che stare qui immobili ditelo...» intervenne Gilbert con una punta di stizza nella voce, squadrando i due amici dal suo isolato angolo d'osservazione.
«Se non fossimo in questo stato potremmo benissimo andare in spiaggia e fare un bagno...» replicò il Bonnefoy in tono contrariato.
Gli altri due si scambiarono uno sguardo pieno di reciproca compassione: quel giorno erano rimasti in spiaggia fino alle due del pomeriggio, quando erano rientrati per il pranzo nell'appartamento che Francia aveva messo a disposizione per le loro vacanze al mare. Una volta rientrati, però, i tre si erano accorti di essersi ustionati sotto il sole ed avevano iniziato ad accusare dolore e prurito, anche se in porzioni differenti del corpo: Francia si era bruciato il viso, il torace e la parte anteriore delle gambe; Spagna, invece, la schiena e la parte posteriore delle gambe; Prussia, infine, aveva preso l'insolazione sulla parte superiore del corpo, schiena e petto.
Avevano mangiato doloranti e poi si erano infilati tutti e tre insieme - figurarsi se erano disposti ad aspettare ancora e permettere agli altri due di precederli - nella vasca da bagno riempita con acqua rigorosamente gelida. Nessuno di loro si lamentò della mancanza di privacy, troppo impegnati a cercare di alleviare il dolore. Successivamente si erano cosparsi reciprocamente di un abbondante strato di crema doposole e si erano sistemati su divani e poltrona nella posizione in cui avvertivano il minor dolore possibile.
«In spiaggia non ci torno finché non se n'è andata quest'insolazione...!» disse il Carriedo con inaspettata fermezza. Avrebbe fatto di tutto perché quel caldo insopportabile smettesse di opprimerlo, ma peggiorare le già deprecabili condizioni della sua schiena era troppo. Dubitava già di potersi rivestire per qualche giorno - per non dire addirittura una o più settimane. Non voleva allungare ulteriormente quel già discutibilmente lungo periodo.
«Sono d'accordo, ma dovremo far qualcosa per questo caldo assassino...» asserì Francia, dello stesso avviso dell'amico: la sua pelle chiara era già rovinata a sufficienza e non voleva tentare la sorte.
«Cosa...?» chiese lo spagnolo, affondando piacevolmente il capo nel cuscino sotto di lui. Avrebbe voluto dormire un po', ma la temperatura a dir poco bollente non glielo permetteva - e così pure agli altri due, che volentieri avrebbero voluto addormentarsi per dimenticarsi per un po' di tempo delle loro scottature.
«E se accendessimo il condizionatore...?» propose il Beilschmidt, passando lo sguardo dall'uno all'altro dei suoi interlocutori.
Ci fu un momento di riflessione in cui l'unica cosa che si udì fu il verso dei gabbiani che volavano poco distante dall'appartamento.
«Buona idea. C'è un condizionatore qui, Francia, vero...?» chiese Fernandez, spostando gli occhi sul biondo.
Quest'ultimo annuì con un debole cenno della testa, l'unica parte del corpo che poteva muovere senza soffrire.
«Ovviamente» rimarcò con le parole «Si accende dalla cucina... però chi ci va?» soggiunse subito, spostando gli occhi sul soffitto.
«Visto che l'appartamento è tuo dovresti andarci te» disse il prussiano in tono ovvio. La sua logica era inoppugnabile.
«Perché non ci vai te, Prussia? Sei quello messo meglio tra tutti...» controbatté Francis in tono abbastanza acido.
«E perché non Spagna? Del resto, è lui quello più vicino alla cucina...» replicò Gilbert, tirando in ballo anche il terzo amico.
«Come faccio ad alzarmi? Sono scottato sulla schiena!» protestò lo spagnolo «E poi con questo caldo ho solo voglia di dormire...!».
«Anche noi!» intervenne Prussia, indignato.
«Qualcuno vada, quest'afa è insopportabile...!» sbuffò Francis.
Iniziarono a discutere in modo sempre più animato nonostante fossero perfettamente immobili ai rispettivi posti. Nessuno voleva muoversi ma tutti trovavano delle scuse - anche piuttosto fantasiose - perché fossero gli altri ad andare.
L'unica cosa su cui si trovavano veramente d'accordo era l'ovvio fatto che il condizionatore non si accendeva certamente da solo.
Era una scena un po' patetica cui assistere: ognuno pretendeva di aver ragione degli altri e non muovere un muscolo. Con quella temperatura e le scottature la loro voglia di spostarsi era praticamente nulla.
Alla fine fu un'uscita improvvisa di Antonio a porre fine a quella che stava assumendo i caratteri di una vera e propria lite: «Sentite, dato che bisogna anche chiudere le finestre perché il condizionatore migliori un po' la situazione, perché non ci alziamo tutti e tre?!».
La proposta inattesa lasciò senza parole i suoi due interlocutori. Ci fu un attimo di silenzio durante il quale il biondo e l'albino soppesarono l'idea appena esposta dal castano. In effetti, non aveva tutti i torti ed era un modo per soffrire tutti insieme, scelta molto più giusta rispetto all'agonia di uno solo di loro.
«Mi pare giusto...» concluse Prussia con un sospiro soddisfatto, sistemandosi meglio contro il cumulo di morbidi cuscini dietro le sue spalle.
«Concordo» approvò Francia «Allora... io vado ad accendere il condizionatore mentre voi chiudete le finestre...».
«D'accordo» dissero gli altri due in coro.
«Al tre ci alziamo tutti» interloquì Spagna «Uno... due... tre!».
Più o meno in contemporanea il terzetto si mise in posizione eretta a fatica, accompagnato da uggiolii di dolore per le scottature.
Una volta in piedi, Antonio e Gilbert si diressero strascicando i piedi verso le finestre mentre Francis in altrettanto modo prendeva la strada della cucina.
«Finalmente avremo un po' di frescura...!» sospirò il Beilschmidt, mentre richiudeva una finestra.
«Non vedo l'ora» si aggiunse il Carriedo imitandolo.
I due avevano appena iniziato a chiudere le finestre quando una serie di imprecazioni palesemente in francese stretto si levò dalla cucina. Non capirono niente di quel che il loro amico aveva appena detto, ma di certo non c'erano buone notizie in arrivo.
«Francia? Che cosa...?» esordì Fernandez con voce titubante, ma venne interrotto dal grido del Bonnefoy: «Non funziona! Il condizionatore non va!».
Gli altri due appresero la notizia nel peggior modo possibile. Fu come una doccia fredda per loro, anche se non ebbe l'effetto di recar loro sollievo, bensì di farli sprofondare in una disperazione ancor più nera di quella attuale.
«COOOSA?!» esclamarono in coro «E adesso come si fa?!» proseguì l'albino.
«Io proporrei di tornare nella vasca... e stavolta rimanerci» disse il castano.
«Anch'io...! Cominciamo a riempire la vasca, è meglio...» asserì il biondo, apparendo sulla porta della cucina con le spalle curve e l'espressione insoddisfatta e contrariata per la scoperta dell'apparecchio rotto.
A quel punto tutti e tre assieme maledissero mentalmente quell'odioso ed insopportabile caldo un'ultima volta, prima di andare a dedicarsi a preparare il loro prossimo bagno gelido.
Rating: Verde
Genere: Commedia, Generale
Personaggi: Antonio Fernandez Carriedo (Spagna), Francis Bonnefoy (Francia), Gilbert Beilschmidt (Prussia)
Wordcount: 1125 (
Prompt: Caldo, rating SAFE per la sfida contro Aak della zodiaco!challenge @
Note: Gen
L'afa era insopportabile. Nonostante le finestre fossero tutte aperte e non mancasse certamente il riscontro - le porte che davano sulla camera da letto e sulla cucina erano doverosamente aperte e mantenute tali - non c'era un filo d'aria fresca che circolasse creando una corrente che violasse quella bolla irrespirabile.
«Che caldo...!» sospirò esausto Antonio, studiando distrattamente il soffitto con le palpebre calate a mezz'asta sugli occhi verdi.
L'afa era insopportabile. Nonostante le finestre fossero tutte aperte e non mancasse certamente il riscontro - le porte che davano sulla camera da letto e sulla cucina erano doverosamente aperte e mantenute tali - non c'era un filo d'aria fresca che circolasse creando una corrente che violasse quella bolla irrespirabile.
Sdraiati sui due divani in soggiorno c'erano Francia - posizionato prono - e Spagna - che giaceva supino. Sulla poltrona, invece, era accasciato Prussia.
«Che caldo...!» sospirò esausto Antonio, studiando distrattamente il soffitto con le palpebre calate a mezz'asta sugli occhi verdi.
«Non è possibile andare avanti così, l'aria è irrespirabile...» si aggiunse Francis.
«Se avete un'idea migliore che stare qui immobili ditelo...» intervenne Gilbert con una punta di stizza nella voce, squadrando i due amici dal suo isolato angolo d'osservazione.
«Se non fossimo in questo stato potremmo benissimo andare in spiaggia e fare un bagno...» replicò il Bonnefoy in tono contrariato.
Gli altri due si scambiarono uno sguardo pieno di reciproca compassione: quel giorno erano rimasti in spiaggia fino alle due del pomeriggio, quando erano rientrati per il pranzo nell'appartamento che Francia aveva messo a disposizione per le loro vacanze al mare. Una volta rientrati, però, i tre si erano accorti di essersi ustionati sotto il sole ed avevano iniziato ad accusare dolore e prurito, anche se in porzioni differenti del corpo: Francia si era bruciato il viso, il torace e la parte anteriore delle gambe; Spagna, invece, la schiena e la parte posteriore delle gambe; Prussia, infine, aveva preso l'insolazione sulla parte superiore del corpo, schiena e petto.
Avevano mangiato doloranti e poi si erano infilati tutti e tre insieme - figurarsi se erano disposti ad aspettare ancora e permettere agli altri due di precederli - nella vasca da bagno riempita con acqua rigorosamente gelida. Nessuno di loro si lamentò della mancanza di privacy, troppo impegnati a cercare di alleviare il dolore. Successivamente si erano cosparsi reciprocamente di un abbondante strato di crema doposole e si erano sistemati su divani e poltrona nella posizione in cui avvertivano il minor dolore possibile.
«In spiaggia non ci torno finché non se n'è andata quest'insolazione...!» disse il Carriedo con inaspettata fermezza. Avrebbe fatto di tutto perché quel caldo insopportabile smettesse di opprimerlo, ma peggiorare le già deprecabili condizioni della sua schiena era troppo. Dubitava già di potersi rivestire per qualche giorno - per non dire addirittura una o più settimane. Non voleva allungare ulteriormente quel già discutibilmente lungo periodo.
«Sono d'accordo, ma dovremo far qualcosa per questo caldo assassino...» asserì Francia, dello stesso avviso dell'amico: la sua pelle chiara era già rovinata a sufficienza e non voleva tentare la sorte.
«Cosa...?» chiese lo spagnolo, affondando piacevolmente il capo nel cuscino sotto di lui. Avrebbe voluto dormire un po', ma la temperatura a dir poco bollente non glielo permetteva - e così pure agli altri due, che volentieri avrebbero voluto addormentarsi per dimenticarsi per un po' di tempo delle loro scottature.
«E se accendessimo il condizionatore...?» propose il Beilschmidt, passando lo sguardo dall'uno all'altro dei suoi interlocutori.
Ci fu un momento di riflessione in cui l'unica cosa che si udì fu il verso dei gabbiani che volavano poco distante dall'appartamento.
«Buona idea. C'è un condizionatore qui, Francia, vero...?» chiese Fernandez, spostando gli occhi sul biondo.
Quest'ultimo annuì con un debole cenno della testa, l'unica parte del corpo che poteva muovere senza soffrire.
«Ovviamente» rimarcò con le parole «Si accende dalla cucina... però chi ci va?» soggiunse subito, spostando gli occhi sul soffitto.
«Visto che l'appartamento è tuo dovresti andarci te» disse il prussiano in tono ovvio. La sua logica era inoppugnabile.
«Perché non ci vai te, Prussia? Sei quello messo meglio tra tutti...» controbatté Francis in tono abbastanza acido.
«E perché non Spagna? Del resto, è lui quello più vicino alla cucina...» replicò Gilbert, tirando in ballo anche il terzo amico.
«Come faccio ad alzarmi? Sono scottato sulla schiena!» protestò lo spagnolo «E poi con questo caldo ho solo voglia di dormire...!».
«Anche noi!» intervenne Prussia, indignato.
«Qualcuno vada, quest'afa è insopportabile...!» sbuffò Francis.
Iniziarono a discutere in modo sempre più animato nonostante fossero perfettamente immobili ai rispettivi posti. Nessuno voleva muoversi ma tutti trovavano delle scuse - anche piuttosto fantasiose - perché fossero gli altri ad andare.
L'unica cosa su cui si trovavano veramente d'accordo era l'ovvio fatto che il condizionatore non si accendeva certamente da solo.
Era una scena un po' patetica cui assistere: ognuno pretendeva di aver ragione degli altri e non muovere un muscolo. Con quella temperatura e le scottature la loro voglia di spostarsi era praticamente nulla.
Alla fine fu un'uscita improvvisa di Antonio a porre fine a quella che stava assumendo i caratteri di una vera e propria lite: «Sentite, dato che bisogna anche chiudere le finestre perché il condizionatore migliori un po' la situazione, perché non ci alziamo tutti e tre?!».
La proposta inattesa lasciò senza parole i suoi due interlocutori. Ci fu un attimo di silenzio durante il quale il biondo e l'albino soppesarono l'idea appena esposta dal castano. In effetti, non aveva tutti i torti ed era un modo per soffrire tutti insieme, scelta molto più giusta rispetto all'agonia di uno solo di loro.
«Mi pare giusto...» concluse Prussia con un sospiro soddisfatto, sistemandosi meglio contro il cumulo di morbidi cuscini dietro le sue spalle.
«Concordo» approvò Francia «Allora... io vado ad accendere il condizionatore mentre voi chiudete le finestre...».
«D'accordo» dissero gli altri due in coro.
«Al tre ci alziamo tutti» interloquì Spagna «Uno... due... tre!».
Più o meno in contemporanea il terzetto si mise in posizione eretta a fatica, accompagnato da uggiolii di dolore per le scottature.
Una volta in piedi, Antonio e Gilbert si diressero strascicando i piedi verso le finestre mentre Francis in altrettanto modo prendeva la strada della cucina.
«Finalmente avremo un po' di frescura...!» sospirò il Beilschmidt, mentre richiudeva una finestra.
«Non vedo l'ora» si aggiunse il Carriedo imitandolo.
I due avevano appena iniziato a chiudere le finestre quando una serie di imprecazioni palesemente in francese stretto si levò dalla cucina. Non capirono niente di quel che il loro amico aveva appena detto, ma di certo non c'erano buone notizie in arrivo.
«Francia? Che cosa...?» esordì Fernandez con voce titubante, ma venne interrotto dal grido del Bonnefoy: «Non funziona! Il condizionatore non va!».
Gli altri due appresero la notizia nel peggior modo possibile. Fu come una doccia fredda per loro, anche se non ebbe l'effetto di recar loro sollievo, bensì di farli sprofondare in una disperazione ancor più nera di quella attuale.
«COOOSA?!» esclamarono in coro «E adesso come si fa?!» proseguì l'albino.
«Io proporrei di tornare nella vasca... e stavolta rimanerci» disse il castano.
«Anch'io...! Cominciamo a riempire la vasca, è meglio...» asserì il biondo, apparendo sulla porta della cucina con le spalle curve e l'espressione insoddisfatta e contrariata per la scoperta dell'apparecchio rotto.
A quel punto tutti e tre assieme maledissero mentalmente quell'odioso ed insopportabile caldo un'ultima volta, prima di andare a dedicarsi a preparare il loro prossimo bagno gelido.