Un magnifico intervento
Jul. 13th, 2012 02:14 pmTitolo: Un magnifico intervento
Rating: Rosso
Genere: Erotico
Personaggi: Gilbert Beilschmidt (Prussia), Roderich Edelstein (Austria)
Wordcount: 2153 (
fiumidiparole)
Prompt: 14. Tocco sconsiderato @
500themes_ita
Note: Handjob, Lemon, School!AU, Yaoi
Austria era seduto alla scrivania già da due lunghissime ore, immerso nei calcoli fino alla punta dei suoi morbidi ed ondulati capelli castani. Il suo cervello era in febbrile lavoro, ma lui aveva ormai quasi raggiunto il limite.
Sospirò e si addossò contro lo schienale, lanciando la penna sul quaderno aperto innanzi a sé per liberarsi le dita e potersi finalmente massaggiare le tempie.
«Che stanchezza...» borbottò, inarcando all'indietro la schiena e premendo con le mani nel tratto centrale della spina dorsale, facendo scrocchiare le vertebre.
«Non riesci a capire?».
L'appunto fu pronunciato con una certa acidità e malizia intrinseca condita con tracce ben più solide di scherno.
La scrivania era letteralmente ricoperta di fogli con appunti, formule e problemi, libri aperti e svariati quaderni.
La lampada da lettura nell'angolo gettava una luce giallo-arancio sul piano del tavolo, lasciando in penombra tutto il resto.
Austria era seduto alla scrivania già da due lunghissime ore, immerso nei calcoli fino alla punta dei suoi morbidi ed ondulati capelli castani. Il suo cervello era in febbrile lavoro, ma lui aveva ormai quasi raggiunto il limite.
Sospirò e si addossò contro lo schienale, lanciando la penna sul quaderno aperto innanzi a sé per liberarsi le dita e potersi finalmente massaggiare le tempie.
«Che stanchezza...» borbottò, inarcando all'indietro la schiena e premendo con le mani nel tratto centrale della spina dorsale, facendo scrocchiare le vertebre.
Studiare chimica analitica per il compito - che tra l'altro ci sarebbe stato l'indomani mattina - era la cosa in assoluto più estenuante che potesse fare a quell'ora della sera. Dopotutto, erano già le nove e mezza passate.
In momenti come quello l'austriaco si chiedeva perché avesse scelto di frequentare un istituto superiore così prettamente pratico e scientifico. Probabilmente aveva scelto in un momento in cui non era propriamente padrone di sé o era addirittura ubriaco fradicio - in quel caso, sospettava ci fosse stato messo lo zampino dal suo compagno di stanza.
Austria si tolse gli occhiali e si tirò indietro i capelli con fare stanco.
«Non riesci a capire?».
L'appunto fu pronunciato con una certa acidità e malizia intrinseca condita con tracce ben più solide di scherno.
Roderich si voltò indietro, verso i due letti che occupavano la metà opposta della camera. Su uno dei due era steso Prussia in canottiera e boxer - questi ultimi rappresentativi della bandiera del suo stato di appartenenza.
«Non sei nella condizione di prendermi in giro, data la tua scadente media scolastica» commentò l'Edelstein pungente e pacato.
Nonostante la Chimica Analitica non fosse proprio tra annoverata nell'elenco delle materie in cui riusciva meglio, Roderich poteva vantare senz'altro una tra le migliori pagelle di tutti i corsi del suo stesso anno. Lo stesso però non si poteva dire di Gilbert, che aveva voti poco sopra la sufficienza con occasionali punte di bravura.
Il Beilschmidt si mise seduto sul bordo del materasso, una smorfia a deformargli le labbra.
«Per tua informazione io sono discretamente bravo nelle materie di ragionamento» si vantò l'albino, dandosi arie di grand'importanza.
Si alzò senza alcun preavviso e si avvicinò al moro.
«Certo, quando ti suggeriscono i risultati» lo schernì quest'ultimo.
Il prussiano si fermò alle spalle del moro e, posata la mano sul bordo del suo schienale, si chinò ad osservare il quaderno di appunti che aveva davanti.
«Ah... le soluzioni tampone...» commentò con il tono di chi la sapeva lunga «Sono facili» aggiunse.
«Per te, forse. E ora lasciami in pace, devo finire di studiare» tagliò corto Austria, sporgendosi di nuovo verso la scrivania per riprendere. Il suo tono di voce dava bene ad intendere quanto ciò lo snervasse.
Prussia sorrise mettendogli le mani sulle spalle e tirandolo indietro.
«Ehi!»
«Sei teso. Cos'è, hai paura del compito?» chiese.
«Lasciami stare, stupido. Ho da fare» ribatté aspro l'altro.
Il Beilschmidt cominciò a massaggiargli le spalle lentamente, in modo sensuale.
«Sei troppo nervoso, non riusciresti comunque a studiare e, soprattutto, a capire. Devi rilassarti...».
L'albino in concomitanza con l'ultima parola fece strisciare la mano verso il colletto della camicia dell'Edelstein, aprendo il primo bottone con un gesto che l'austriaco giudicò sconsiderato.
Il moro fu scosso da un brivido e cominciò a cercare di divincolarsi.
«Prussia cosa stai?! F-fermati! Devo finire di studiare Analisi! Domani c'è il compito sulle soluzioni tampone e io...»
«Smettila di lamentarti. Quelle te le spiego io... più tardi».
L'albino continuò a sbottonargli la camicia, denudandogli il petto un pezzo alla volta. Intrufolò la mano tra il tessuto e la sua pelle e gli accarezzò il ventre, risalendo poi nuovamente verso le spalle. Un altro atto sconsiderato che però fece fremere piacevolmente Austria.
All'improvviso Prussia girò con uno scatto veemente la sedia, facendo strusciare pesantemente le zampe sul pavimento, facendo una gran confusione.
«Fa' piano! E se ti sentisse qualcuno, idiota?!» esclamò il moro, cercando di allontanarsi, ma l'albino si piegò su di lui sogghignando.
Nel suo sorriso smaliziato erano nascoste promesse di intenzioni non proprio caste.
A lui non importava granché se qualcuno, attirato dal rumore, fosse entrato e li avesse beccati in atteggiamenti poco consoni e posizioni facilmente fraintendibili. Dopotutto, era lui il partner dominante. Al contrario, sarebbe stata una dimostrazione di tutto il suo esser un gran figo e ciò era l'unica cosa di cui gl'importava veramente.
«Finiscila! Non è il mome...».
La protesta - l'ennesima - dell'austriaco si spense in un mugolio incomprensibile nel sentire le dita dell'altro insinuarsi sotto la camicia e andare - anziché a toccare la pancia - ad accarezzargli la parte centrale della schiena.
Le dita dell'albino gli solleticavano la pelle nel loro continuo sfiorarla appena. Tutti quei tocchi a malapena percepibili lo fecero inarcare leggermente all'indietro per riflesso nel vano tentativo di sfuggire ad essi.
Roderich schiuse le labbra digrignando i denti e socchiudendo gli occhi: per quanto lo trovasse inappropriato, Austria non riusciva a negare a se stesso che il momento fosse estremamente piacevole.
La mano libera di Prussia si mosse per sfilargli la giacca mentre l'altra mano andava ad infilarsi nella parte posteriore dei suoi pantaloni.
Nell'avvertire l'intrusione, Roderich reagì d'istinto e si premette contro lo schienale, bloccando a Gilbert il braccio - e, di conseguenza, qualsiasi possibilità di proseguire oltre.
«Smettila di fare il pervertito, idiota. Togli quella mano da laggiù» esclamò il moro in tono scarsamente determinato, cercando con tutte le sue forze di riprendere il suo contegno quotidiano, ma iniziava ad essere sudato ed era lampante che fosse in difficoltà.
Il Beilschmidt sorrise.
«Devo metterci qualche altra cosa al posto della mano...?» domandò con un tono che lasciava ampiamente intendere a cosa stesse facendo riferimento.
Austria arroventò letteralmente, socchiudendo le labbra senza riuscire a dire niente: era troppo imbarazzato e al tempo stesso si vergognava di provare, nel profondo, un serio piacere racchiuso nella prospettiva di cosa potesse fare il suo compagno di stanza.
Gilbert non si fece di certo il minimo scrupolo a concretizzare quanto velatamente promesso: le sue dita scesero più giù, arrivando a sfiorare la linea tra le sue natiche, nonostante avesse dovuto forzare il moro a spostarsi lievemente per far ciò.
Quest'ultimo sobbalzò mugolando con un misto d'indignazione e piacere. Quel tocco indiscreto e sconsiderato era stato un po' troppo.
«Fermati. Non possiamo... e non voglio!» protestò con voce flebile. Non era completamente vero, ma voleva proteggere un poco della sua dignità personale; tuttavia, Prussia - anche a causa dei lunghi periodi che avevano trascorso assieme - era riuscito a diventare discretamente abile nel capire quando mentiva e, soprattutto, a leggere tra le righe delle sue parole per carpire cosa volesse davvero.
«Non trattarmi come se fossi un idiota. Lo so che dici così perché non vuoi ammettere di volermi» disse Gilbert con il tono di chi si sentiva nettamente superiore al proprio interlocutore.
Austria mise su un'espressione in tutto e per tutto simile ad un broncio per l'essere stato scoperto così facilmente. Comunque, tentò di apparire un po' più sicuro di sé: «Anche se così fosse, ora che lo sai che cosa vuoi fare?».
Prussia gli sorrise sprezzantemente.
«Sentiti onorato, damerino: il magnifico me andrà fino in fondo!» replicò, ghignando al suo indirizzo.
Nella sua voce Roderich carpì una sottesa nota d'ambiguità che interpretò con magistrale bravura in un "farò sesso con te fino a farti raggiungere l'orgasmo urlando".
Ormai erano arrivati ad un punto per cui era inutile provare a dissimulare che tutto ciò lo intrigasse. Gilbert l'aveva già capito ed era intenzionato ad agire.
Fu per la sensazione d'essere giunto al capolinea che l'austriaco afferrò Prussia per le spalle e lo tirò a sé senza il minimo preavviso.
L'albino gli piombò sulle gambe pesantemente, colto alla sprovvista; tuttavia, si riprese in un secondo e baciò Roderich languidamente mentre faceva scivolare le proprie dita all'interno del suo sedere, spingendosi più affondo.
L'Edelstein si contorceva leggermente mentre si stavano baciando, la pelle che si scaldava poco alla volta per la foga e la vicinanza stretta tra i loro corpi.
Prussia era eccitato da ciò che stava facendo e la sensazione che percepiva crescergli nella zona inguinale era dolorosa e piacevole allo stesso tempo. Una parte ben precisa del suo corpo lo stava implorando di smetterla di giocare e di iniziare ad utilizzarla: desiderava entrare in contatto più intimo con il ragazzo che aveva innanzi.
Iniziò ad ondeggiare con il bacino, spingendo il proprio corpo contro quello del moro. Non riusciva proprio a stare fermo, era più forte di lui.
Si alzò in piedi all'improvviso e strattonò in piedi anche il suo compagno, spingendolo contro la parete più vicina, senza togliergli le dita dal retro dei calzari.
Iniziò a spogliarlo con la mano libera senza alcun ulteriore indugio, lanciando via i vestiti con movimenti piuttosto violenti e bruschi.
Austria si ritrovò così nudo schiacciato contro la parete mentre Gilbert si denudava a propria volta.
L'Edelstein deglutì ed arroventò nel vedere l'erezione del Beilschmidt: a quanto pareva, quel che avevano fatto fino ad allora, per quanto poco fosse, aveva avuto degli effetti sorprendenti su di lui. Dal modo sgraziato ed indelicato con cui si era spogliato ed aveva spogliato lui, l'austriaco avrebbe osato pure aggiungere che a stento era riuscito a contenere i suoi impulsi più grezzi.
L'albino lo baciò di nuovo, ma più selvaggiamente. Infilò la sua lingua nella bocca del moro con prepotenza, ispezionando con fin troppa cura e passione ogni centimetro del suo cavo orale.
Austria si prestava alla cosa mansuetamente, ma solo perché non aveva le forze necessarie per contrastare efficacemente la sua incredibile foga sessuale.
Quando si staccò da lui, Roderich lo guardò dritto negli occhi con cipiglio leggermente disgustato.
«Sei un animale» constatò con aria di rimprovero.
«Però ti piaccio comunque, per cui sta' zitto e goditela, damerino!» lo rimbeccò Gilbert.
Afferrò stoicamente l'Edelstein per i fianchi e lo sollevò da terra, cogliendolo totalmente di sorpresa. Sapeva di essere magrolino e leggero - Svizzera gliel'aveva ripetuto fino alla nausea fin da quando era bambino e veniva bersagliato dai bulletti del quartiere - ma non credeva di esserlo talmente tanto da poter essere sollevato con così tanta facilità.
D'istinto allacciò le gambe attorno al bacino del prussiano spingendosi con la schiena contro il muro per mantenersi sollevato ed in equilibrio.
Prussia non esitò minimamente a spingere il proprio inguine verso il sedere del partner, talmente vicino al suo membro eretto da essere quasi un peccato ignorarlo.
Austria irrigidì i muscoli e si morse un labbro nell'avvertire l'altro penetrarlo. Un po' ci si era abituato ormai - figurarsi se il signor "ego smisurato" faceva il passivo - però l'atto della penetrazione gli faceva ancora parecchio male.
Superato quel momento, tuttavia, a partire dal punto di contatto tra i loro corpi si dipanò come una rete una sensazione di profondo, sottile piacere.
Il Beilschmidt spinse con forza e l'Edelstein lanciò un sospiro, premendosi contro il muro.
Prussia andava a fondo con colpi mirati e veementi, deciso ad ottenere l'appagamento massimo.
Austria aveva le guance simili a fuochi e la pelle bollente. Gli occhiali gli scivolavano sul naso a causa della patina di sudore che lo ricopriva ed ogni suo tentativo di sistemarli risultava inutile.
La forza e la foga sessuale di Gilbert furono tali da far raggiungere in pochi minuti l'orgasmo a Roderich. Quest'ultimo lanciò un gridolino acuto, incapace di trattenersi dall'esplicitare l'estasi dell'attimo in cui venne.
Il suo sperma macchiò il ventre del prussiano, il quale non ci fece minimamente caso, troppo preso dal turbinio di libidine, passione e desiderio carnale per preoccuparsi un una sciocchezza simile.
Con uno scarto di pochi secondi venne a propria volta, riversando il proprio seme caldo nel corpo del compagno, che sgranò gli occhi e si lasciò sfuggire un grugnito.
Quest'ultimo rilassò i muscoli - fino ad allora contratti ed irrigiditi - e si aggrappò prontamente alle spalle dell'albino per non cadere.
«Avresti potuto fare con un po' più di calma...» gli rimproverò Roderich.
«Non fare l'antipatico ed ammettilo che sono stato bravo» esclamò Gilbert, vantandosi.
«Potrai anche essere stato bravo...» l'austriaco s'interruppe momentaneamente e si concesse un attimo per arrossire «... però hai la delicatezza di un elefante» si lamentò.
Prussia si distanziò dalla parete e portò il moro in grembo fino al suo letto, sul quale lo lasciò cadere.
«Impara ad essere un po' meno rude, animale» continuò Austria con il medesimo tono incisivo.
«Smetti di lamentarti, damerino» l'interruppe bruscamente l'altro, lanciandogli la camicia della sua uniforme «Dovresti ringraziarmi, eri un fascio di nervi a causa del compito di Analisi di d...».
«Il compito!» esclamò Austria d'un tratto, facendo sobbalzare l'altro per lo spavento.
Si ricordò soltanto allora del test dell'indomani ed iniziò a sudare freddo: aveva perso un sacco di tempo con quello stupido di Prussia...!
«Devo studiare!».
Come avrebbe fatto a studiare in modo efficace adesso, dopo aver fatto sesso?! Iniziava pure ad accusare una non indifferente stanchezza.
«Vestiti, damerino» gli ordinò il Beilschmidt in tono duro, voltandosi verso di lui con solo i boxer indosso. Sembrava orgoglioso di mostrarsi così, ma Austria era del parere che stava semplicemente cercando di sembrare più figo.
L'Edelstein lo guardò senza aver capito il senso delle sue parole di poco prima, al che l'altro disse: «Il grande Me ti spiegherà Analisi!».
Rating: Rosso
Genere: Erotico
Personaggi: Gilbert Beilschmidt (Prussia), Roderich Edelstein (Austria)
Wordcount: 2153 (
Prompt: 14. Tocco sconsiderato @
Note: Handjob, Lemon, School!AU, Yaoi
Austria era seduto alla scrivania già da due lunghissime ore, immerso nei calcoli fino alla punta dei suoi morbidi ed ondulati capelli castani. Il suo cervello era in febbrile lavoro, ma lui aveva ormai quasi raggiunto il limite.
Sospirò e si addossò contro lo schienale, lanciando la penna sul quaderno aperto innanzi a sé per liberarsi le dita e potersi finalmente massaggiare le tempie.
«Che stanchezza...» borbottò, inarcando all'indietro la schiena e premendo con le mani nel tratto centrale della spina dorsale, facendo scrocchiare le vertebre.
«Non riesci a capire?».
L'appunto fu pronunciato con una certa acidità e malizia intrinseca condita con tracce ben più solide di scherno.
La scrivania era letteralmente ricoperta di fogli con appunti, formule e problemi, libri aperti e svariati quaderni.
La lampada da lettura nell'angolo gettava una luce giallo-arancio sul piano del tavolo, lasciando in penombra tutto il resto.
Austria era seduto alla scrivania già da due lunghissime ore, immerso nei calcoli fino alla punta dei suoi morbidi ed ondulati capelli castani. Il suo cervello era in febbrile lavoro, ma lui aveva ormai quasi raggiunto il limite.
Sospirò e si addossò contro lo schienale, lanciando la penna sul quaderno aperto innanzi a sé per liberarsi le dita e potersi finalmente massaggiare le tempie.
«Che stanchezza...» borbottò, inarcando all'indietro la schiena e premendo con le mani nel tratto centrale della spina dorsale, facendo scrocchiare le vertebre.
Studiare chimica analitica per il compito - che tra l'altro ci sarebbe stato l'indomani mattina - era la cosa in assoluto più estenuante che potesse fare a quell'ora della sera. Dopotutto, erano già le nove e mezza passate.
In momenti come quello l'austriaco si chiedeva perché avesse scelto di frequentare un istituto superiore così prettamente pratico e scientifico. Probabilmente aveva scelto in un momento in cui non era propriamente padrone di sé o era addirittura ubriaco fradicio - in quel caso, sospettava ci fosse stato messo lo zampino dal suo compagno di stanza.
Austria si tolse gli occhiali e si tirò indietro i capelli con fare stanco.
«Non riesci a capire?».
L'appunto fu pronunciato con una certa acidità e malizia intrinseca condita con tracce ben più solide di scherno.
Roderich si voltò indietro, verso i due letti che occupavano la metà opposta della camera. Su uno dei due era steso Prussia in canottiera e boxer - questi ultimi rappresentativi della bandiera del suo stato di appartenenza.
«Non sei nella condizione di prendermi in giro, data la tua scadente media scolastica» commentò l'Edelstein pungente e pacato.
Nonostante la Chimica Analitica non fosse proprio tra annoverata nell'elenco delle materie in cui riusciva meglio, Roderich poteva vantare senz'altro una tra le migliori pagelle di tutti i corsi del suo stesso anno. Lo stesso però non si poteva dire di Gilbert, che aveva voti poco sopra la sufficienza con occasionali punte di bravura.
Il Beilschmidt si mise seduto sul bordo del materasso, una smorfia a deformargli le labbra.
«Per tua informazione io sono discretamente bravo nelle materie di ragionamento» si vantò l'albino, dandosi arie di grand'importanza.
Si alzò senza alcun preavviso e si avvicinò al moro.
«Certo, quando ti suggeriscono i risultati» lo schernì quest'ultimo.
Il prussiano si fermò alle spalle del moro e, posata la mano sul bordo del suo schienale, si chinò ad osservare il quaderno di appunti che aveva davanti.
«Ah... le soluzioni tampone...» commentò con il tono di chi la sapeva lunga «Sono facili» aggiunse.
«Per te, forse. E ora lasciami in pace, devo finire di studiare» tagliò corto Austria, sporgendosi di nuovo verso la scrivania per riprendere. Il suo tono di voce dava bene ad intendere quanto ciò lo snervasse.
Prussia sorrise mettendogli le mani sulle spalle e tirandolo indietro.
«Ehi!»
«Sei teso. Cos'è, hai paura del compito?» chiese.
«Lasciami stare, stupido. Ho da fare» ribatté aspro l'altro.
Il Beilschmidt cominciò a massaggiargli le spalle lentamente, in modo sensuale.
«Sei troppo nervoso, non riusciresti comunque a studiare e, soprattutto, a capire. Devi rilassarti...».
L'albino in concomitanza con l'ultima parola fece strisciare la mano verso il colletto della camicia dell'Edelstein, aprendo il primo bottone con un gesto che l'austriaco giudicò sconsiderato.
Il moro fu scosso da un brivido e cominciò a cercare di divincolarsi.
«Prussia cosa stai?! F-fermati! Devo finire di studiare Analisi! Domani c'è il compito sulle soluzioni tampone e io...»
«Smettila di lamentarti. Quelle te le spiego io... più tardi».
L'albino continuò a sbottonargli la camicia, denudandogli il petto un pezzo alla volta. Intrufolò la mano tra il tessuto e la sua pelle e gli accarezzò il ventre, risalendo poi nuovamente verso le spalle. Un altro atto sconsiderato che però fece fremere piacevolmente Austria.
All'improvviso Prussia girò con uno scatto veemente la sedia, facendo strusciare pesantemente le zampe sul pavimento, facendo una gran confusione.
«Fa' piano! E se ti sentisse qualcuno, idiota?!» esclamò il moro, cercando di allontanarsi, ma l'albino si piegò su di lui sogghignando.
Nel suo sorriso smaliziato erano nascoste promesse di intenzioni non proprio caste.
A lui non importava granché se qualcuno, attirato dal rumore, fosse entrato e li avesse beccati in atteggiamenti poco consoni e posizioni facilmente fraintendibili. Dopotutto, era lui il partner dominante. Al contrario, sarebbe stata una dimostrazione di tutto il suo esser un gran figo e ciò era l'unica cosa di cui gl'importava veramente.
«Finiscila! Non è il mome...».
La protesta - l'ennesima - dell'austriaco si spense in un mugolio incomprensibile nel sentire le dita dell'altro insinuarsi sotto la camicia e andare - anziché a toccare la pancia - ad accarezzargli la parte centrale della schiena.
Le dita dell'albino gli solleticavano la pelle nel loro continuo sfiorarla appena. Tutti quei tocchi a malapena percepibili lo fecero inarcare leggermente all'indietro per riflesso nel vano tentativo di sfuggire ad essi.
Roderich schiuse le labbra digrignando i denti e socchiudendo gli occhi: per quanto lo trovasse inappropriato, Austria non riusciva a negare a se stesso che il momento fosse estremamente piacevole.
La mano libera di Prussia si mosse per sfilargli la giacca mentre l'altra mano andava ad infilarsi nella parte posteriore dei suoi pantaloni.
Nell'avvertire l'intrusione, Roderich reagì d'istinto e si premette contro lo schienale, bloccando a Gilbert il braccio - e, di conseguenza, qualsiasi possibilità di proseguire oltre.
«Smettila di fare il pervertito, idiota. Togli quella mano da laggiù» esclamò il moro in tono scarsamente determinato, cercando con tutte le sue forze di riprendere il suo contegno quotidiano, ma iniziava ad essere sudato ed era lampante che fosse in difficoltà.
Il Beilschmidt sorrise.
«Devo metterci qualche altra cosa al posto della mano...?» domandò con un tono che lasciava ampiamente intendere a cosa stesse facendo riferimento.
Austria arroventò letteralmente, socchiudendo le labbra senza riuscire a dire niente: era troppo imbarazzato e al tempo stesso si vergognava di provare, nel profondo, un serio piacere racchiuso nella prospettiva di cosa potesse fare il suo compagno di stanza.
Gilbert non si fece di certo il minimo scrupolo a concretizzare quanto velatamente promesso: le sue dita scesero più giù, arrivando a sfiorare la linea tra le sue natiche, nonostante avesse dovuto forzare il moro a spostarsi lievemente per far ciò.
Quest'ultimo sobbalzò mugolando con un misto d'indignazione e piacere. Quel tocco indiscreto e sconsiderato era stato un po' troppo.
«Fermati. Non possiamo... e non voglio!» protestò con voce flebile. Non era completamente vero, ma voleva proteggere un poco della sua dignità personale; tuttavia, Prussia - anche a causa dei lunghi periodi che avevano trascorso assieme - era riuscito a diventare discretamente abile nel capire quando mentiva e, soprattutto, a leggere tra le righe delle sue parole per carpire cosa volesse davvero.
«Non trattarmi come se fossi un idiota. Lo so che dici così perché non vuoi ammettere di volermi» disse Gilbert con il tono di chi si sentiva nettamente superiore al proprio interlocutore.
Austria mise su un'espressione in tutto e per tutto simile ad un broncio per l'essere stato scoperto così facilmente. Comunque, tentò di apparire un po' più sicuro di sé: «Anche se così fosse, ora che lo sai che cosa vuoi fare?».
Prussia gli sorrise sprezzantemente.
«Sentiti onorato, damerino: il magnifico me andrà fino in fondo!» replicò, ghignando al suo indirizzo.
Nella sua voce Roderich carpì una sottesa nota d'ambiguità che interpretò con magistrale bravura in un "farò sesso con te fino a farti raggiungere l'orgasmo urlando".
Ormai erano arrivati ad un punto per cui era inutile provare a dissimulare che tutto ciò lo intrigasse. Gilbert l'aveva già capito ed era intenzionato ad agire.
Fu per la sensazione d'essere giunto al capolinea che l'austriaco afferrò Prussia per le spalle e lo tirò a sé senza il minimo preavviso.
L'albino gli piombò sulle gambe pesantemente, colto alla sprovvista; tuttavia, si riprese in un secondo e baciò Roderich languidamente mentre faceva scivolare le proprie dita all'interno del suo sedere, spingendosi più affondo.
L'Edelstein si contorceva leggermente mentre si stavano baciando, la pelle che si scaldava poco alla volta per la foga e la vicinanza stretta tra i loro corpi.
Prussia era eccitato da ciò che stava facendo e la sensazione che percepiva crescergli nella zona inguinale era dolorosa e piacevole allo stesso tempo. Una parte ben precisa del suo corpo lo stava implorando di smetterla di giocare e di iniziare ad utilizzarla: desiderava entrare in contatto più intimo con il ragazzo che aveva innanzi.
Iniziò ad ondeggiare con il bacino, spingendo il proprio corpo contro quello del moro. Non riusciva proprio a stare fermo, era più forte di lui.
Si alzò in piedi all'improvviso e strattonò in piedi anche il suo compagno, spingendolo contro la parete più vicina, senza togliergli le dita dal retro dei calzari.
Iniziò a spogliarlo con la mano libera senza alcun ulteriore indugio, lanciando via i vestiti con movimenti piuttosto violenti e bruschi.
Austria si ritrovò così nudo schiacciato contro la parete mentre Gilbert si denudava a propria volta.
L'Edelstein deglutì ed arroventò nel vedere l'erezione del Beilschmidt: a quanto pareva, quel che avevano fatto fino ad allora, per quanto poco fosse, aveva avuto degli effetti sorprendenti su di lui. Dal modo sgraziato ed indelicato con cui si era spogliato ed aveva spogliato lui, l'austriaco avrebbe osato pure aggiungere che a stento era riuscito a contenere i suoi impulsi più grezzi.
L'albino lo baciò di nuovo, ma più selvaggiamente. Infilò la sua lingua nella bocca del moro con prepotenza, ispezionando con fin troppa cura e passione ogni centimetro del suo cavo orale.
Austria si prestava alla cosa mansuetamente, ma solo perché non aveva le forze necessarie per contrastare efficacemente la sua incredibile foga sessuale.
Quando si staccò da lui, Roderich lo guardò dritto negli occhi con cipiglio leggermente disgustato.
«Sei un animale» constatò con aria di rimprovero.
«Però ti piaccio comunque, per cui sta' zitto e goditela, damerino!» lo rimbeccò Gilbert.
Afferrò stoicamente l'Edelstein per i fianchi e lo sollevò da terra, cogliendolo totalmente di sorpresa. Sapeva di essere magrolino e leggero - Svizzera gliel'aveva ripetuto fino alla nausea fin da quando era bambino e veniva bersagliato dai bulletti del quartiere - ma non credeva di esserlo talmente tanto da poter essere sollevato con così tanta facilità.
D'istinto allacciò le gambe attorno al bacino del prussiano spingendosi con la schiena contro il muro per mantenersi sollevato ed in equilibrio.
Prussia non esitò minimamente a spingere il proprio inguine verso il sedere del partner, talmente vicino al suo membro eretto da essere quasi un peccato ignorarlo.
Austria irrigidì i muscoli e si morse un labbro nell'avvertire l'altro penetrarlo. Un po' ci si era abituato ormai - figurarsi se il signor "ego smisurato" faceva il passivo - però l'atto della penetrazione gli faceva ancora parecchio male.
Superato quel momento, tuttavia, a partire dal punto di contatto tra i loro corpi si dipanò come una rete una sensazione di profondo, sottile piacere.
Il Beilschmidt spinse con forza e l'Edelstein lanciò un sospiro, premendosi contro il muro.
Prussia andava a fondo con colpi mirati e veementi, deciso ad ottenere l'appagamento massimo.
Austria aveva le guance simili a fuochi e la pelle bollente. Gli occhiali gli scivolavano sul naso a causa della patina di sudore che lo ricopriva ed ogni suo tentativo di sistemarli risultava inutile.
La forza e la foga sessuale di Gilbert furono tali da far raggiungere in pochi minuti l'orgasmo a Roderich. Quest'ultimo lanciò un gridolino acuto, incapace di trattenersi dall'esplicitare l'estasi dell'attimo in cui venne.
Il suo sperma macchiò il ventre del prussiano, il quale non ci fece minimamente caso, troppo preso dal turbinio di libidine, passione e desiderio carnale per preoccuparsi un una sciocchezza simile.
Con uno scarto di pochi secondi venne a propria volta, riversando il proprio seme caldo nel corpo del compagno, che sgranò gli occhi e si lasciò sfuggire un grugnito.
Quest'ultimo rilassò i muscoli - fino ad allora contratti ed irrigiditi - e si aggrappò prontamente alle spalle dell'albino per non cadere.
«Avresti potuto fare con un po' più di calma...» gli rimproverò Roderich.
«Non fare l'antipatico ed ammettilo che sono stato bravo» esclamò Gilbert, vantandosi.
«Potrai anche essere stato bravo...» l'austriaco s'interruppe momentaneamente e si concesse un attimo per arrossire «... però hai la delicatezza di un elefante» si lamentò.
Prussia si distanziò dalla parete e portò il moro in grembo fino al suo letto, sul quale lo lasciò cadere.
«Impara ad essere un po' meno rude, animale» continuò Austria con il medesimo tono incisivo.
«Smetti di lamentarti, damerino» l'interruppe bruscamente l'altro, lanciandogli la camicia della sua uniforme «Dovresti ringraziarmi, eri un fascio di nervi a causa del compito di Analisi di d...».
«Il compito!» esclamò Austria d'un tratto, facendo sobbalzare l'altro per lo spavento.
Si ricordò soltanto allora del test dell'indomani ed iniziò a sudare freddo: aveva perso un sacco di tempo con quello stupido di Prussia...!
«Devo studiare!».
Come avrebbe fatto a studiare in modo efficace adesso, dopo aver fatto sesso?! Iniziava pure ad accusare una non indifferente stanchezza.
«Vestiti, damerino» gli ordinò il Beilschmidt in tono duro, voltandosi verso di lui con solo i boxer indosso. Sembrava orgoglioso di mostrarsi così, ma Austria era del parere che stava semplicemente cercando di sembrare più figo.
L'Edelstein lo guardò senza aver capito il senso delle sue parole di poco prima, al che l'altro disse: «Il grande Me ti spiegherà Analisi!».