Ingenuità o stupidità?
Jul. 21st, 2013 12:15 pmTitolo: Ingenuità o stupidità?
Rating: Arancione
Genere: Erotico, Slice of life
Personaggi: Dante, Nero
Wordcount: 1115 (
fiumidiparole)
Prompt: wTunes Playlist / #04 - And you see that I can't stop shaking @
diecielode + Gay ingenui di
aerith1992 per la Notte Bianca #10 @
maridichallenge
Note: Age difference, Lime, Yaoi
«Che cazzo ci fai qui?!» sbottò indignato, calando sulle spalle le cuffie e raddrizzando la schiena senza però muovere le gambe «Non eri a lavoro?».
«Sono appena tornato» dichiarò l'altro, passandogli una mano sulla guancia con delicatezza, scendendo ad accarezzargli il corpo.
Rincasare ricoperto di sangue demoniaco ed altri fluidi corporei di consistenza più o meno liquida era diventata un'abitudine per Dante, per quanto discutibile essa fosse. Sempre meglio essere sporco da capo a piedi che crivellato di proiettili, anche se non gli sarebbero stati letali. Sarebbe stata soltanto una rottura di palle toglierli.
Quando Dante aprì uno dei due battenti della porta della Devil May Cry stava cercando di togliersi da i capelli quella che aveva tutta l'aria di essere bava demoniaca ma che in realtà era fuoriuscita quando aveva aperto in due il cranio dello sfortunato demone che era capitato sulla traiettoria della sua micidiale spada.
Sul viso e sul collo possente aveva minuscoli schizzi di sangue rappreso, anche se i suoi vestiti ne erano così impregnati che il fluido rosso non aveva avuto il tempo di rapprendersi.
«Non vedo l'ora di fare una bella doccia...» commentò a mezza voce, inzaccherando il pavimento mentre avanzava all'interno.
Non appena alzò lo sguardo dal suolo ciò che gli si presentò davanti fu una scena che mise subito in allerta tutti i suoi sensi, a dispetto della stanchezza che aveva provato fino ad un momento prima.
Dietro la sua scrivania era seduto Nero, il suo ospite a tempo indeterminato e amante - o fidanzato, per lui non c'era nessuna differenza tra i due termini. Il ragazzo indossava le sue enormi cuffie nere che Dante col tempo aveva imparato ad odiare, perché lo isolavano con fin troppa efficienza dal resto del mondo. Pungolarlo mentre ascoltava la musica non gli dava alcuna soddisfazione, perché semplicemente non lo sentiva.
Era abbandonato scompostamente sul grosso scranno dall'aria antica che Dante stesso utilizzava per gran parte della giornata per poltrire e leggere riviste - il tutto ovviamente quando non aveva da lavorare.
Le gambe di Nero erano aperte e appoggiate sopra il piano della scrivania che aveva davanti e con esse aveva sgomberato lo spazio necessario a trovare una posizione comoda da tutte le scatole di pizza vuote, le pile di vecchie riviste e l'altra spazzatura che Dante non si degnava mai di buttare finché non arrivava a coprirgli la vista della porta d'ingresso.
Il ragazzo dormiva della grossa, come sottolineavano l'espressione estremamente serena - l'uomo non l'aveva mai visto così tranquillo da sveglio - ed il respiro regolare e rumoroso. Aveva la bocca aperta e tramite quella inspirava ed espirava parte dell'aria che gli circolava nei polmoni, producendo un leggero russare. Le mani intrecciate sull'addome si alzavano ed abbassavano seguendo il ritmo dei suoi respiri.
Era vestito comodo, con un paio di pantaloni da ginnastica larghi color topo ed una t-shirt bianca a mezze maniche.
Contro il lato destro della scrivania era appoggiato il manico di una scopa infilata dentro un secchio. Evidentemente tutta quella stanchezza derivava dall'aver pulito l'ufficio, che non era per niente piccolo.
Dante sorrise pensando a quanto si sarebbe incazzato vedendo la scia di sangue che si era lasciato dietro entrando; tuttavia, quel divertente pensiero fu ben presto sostituito da un altro, ben più urgente. Gli occhi azzurri dell'uomo sondarono da capo a piedi il corpo del giovane che aveva davanti, soffermandosi con insistenza morbosa sulle gambe ben divaricate e ciò che c'era in mezzo.
Quella posizione era un invito a nozze che Dante non si sentiva per niente in grado di rifiutare. Desiderava farsi una doccia, riposarsi e - perché no - ordinare una bella pizza per cena per rifocillarsi, ma la brama che nutriva per il corpo di Nero in quel momento batteva in priorità ed intensità tutte le sue altre necessità.
Avvertiva il proprio sesso cominciare a farsi più duro nei suoi pantaloni pian piano che accorciava la distanza che lo separava dalla scrivania. Si liberò degli abiti strada facendo, lanciandoli a destra e a manca in modo del tutto casuale, rimanendo nudo.
Al di sotto dei vestiti non era sporco - fatta eccezione per il viso, il collo e i capelli - per cui Nero non avrebbe potuto addurre nessuna giustificazione del tipo "Lavati, che puzzi di interiora di demone!".
Dante salì a quattro zampe sulla scrivania, gettando giù tutto quel che c'era sopra, avvicinandosi al ragazzo con sguardo famelico.
Fu quando protese una mano a toccargli il membro che il ragazzo si svegliò. Sobbalzò nel trovarsi di fronte il padrone dell'ufficio tutto nudo con una mano tra le sue gambe e l'espressione di chi si appresta a far sesso dopo settimane di digiuno forzato. Per di più, in faccia era pieno di sangue che per via del colore piuttosto scuro non reputava appartenesse all'uomo.
«Che cazzo ci fai qui?!» sbottò indignato, calando sulle spalle le cuffie e raddrizzando la schiena senza però muovere le gambe «Non eri a lavoro?».
«Sono appena tornato» dichiarò l'altro, passandogli una mano sulla guancia con delicatezza, scendendo ad accarezzargli il corpo. Fremeva d'impazienza ad ogni contatto col corpo di Nero. Temeva che se non avesse dato sfogo alla voglia di sesso che aveva dentro come minimo sarebbe esploso.
«Vai a lavarti. Sei pieno di sangue» gli intimò Nero «E smettila di toccarmi in questo modo!» soggiunse, bloccandogli la mano che stava cercando di insinuarglisi sotto la T-shirt.
«Ammettilo, l'hai fatto di proposito ragazzino» l'accusò Dante, sottraendosi alla sua presa e tornando ad accarezzargli la morbida, liscia pelle del viso.
Nero lo guardò con fare interrogativo.
«Cosa?» domandò, corrugando le sopracciglia come se stesse riflettendo per cercare di capire il significato delle parole del suo compagno. Quest'ultimo gli risparmiò la fatica: «Questa posizione... non dirmi che non te ne eri accorto? A volte mi chiedo se sei stupido o solo ingenuo, ragazzo».
Lui si stava rodendo cercando di controllarsi quel tanto necessario a mantenere un briciolo di dignità e quel ragazzino nemmeno capiva che genere di effetto sortisse su di lui. Era crudele.
«Io non mi sono neanche accorto di essermi addormentato!» sbottò per contro Nero, infervorandosi. Sentiva le guance ardergli.
«Figurati se ho pensato a come mettermi!» soggiunse.
«Non importa» tagliò corto Dante, prendendogli la mano e portandola senza indugi alla sua erezione.
«Wow» fu tutto quel che Nero riuscì a dire, finché poi dopo qualche secondo aggiunse «Ti sei eccitato facilmente».
«Colpa tua e della tua posizione, ragazzo» gli ricordò il più grande «Quindi adesso tocca a te rimediare» proseguì, utilizzando la sua mano per prendersi l'erezione ed iniziare a masturbarsi gemendo piano.
Sembrava struggersi per ogni suo tocco e Nero percepì fin troppo bene il tremore del suo corpo mentre cambiava posizione, sedendosi sulla scrivania ed allargando le gambe.
Sentendosi responsabile per quella situazione data l'avventatezza con cui si era lasciato sopraffare dal sonno dove Dante poteva facilmente trovarlo, Nero si posizionò in modo tale da poter lavorare al meglio.
Mentre il suo partner ululava di piacere, il giovane prese mentalmente appunti riguardo all'andare a riposare nel letto al piano di sopra, dove c'era almeno una porta a separarlo dagli audaci occhi indagatori del padrone di casa.
Rating: Arancione
Genere: Erotico, Slice of life
Personaggi: Dante, Nero
Wordcount: 1115 (
Prompt: wTunes Playlist / #04 - And you see that I can't stop shaking @
Note: Age difference, Lime, Yaoi
«Che cazzo ci fai qui?!» sbottò indignato, calando sulle spalle le cuffie e raddrizzando la schiena senza però muovere le gambe «Non eri a lavoro?».
«Sono appena tornato» dichiarò l'altro, passandogli una mano sulla guancia con delicatezza, scendendo ad accarezzargli il corpo.
Rincasare ricoperto di sangue demoniaco ed altri fluidi corporei di consistenza più o meno liquida era diventata un'abitudine per Dante, per quanto discutibile essa fosse. Sempre meglio essere sporco da capo a piedi che crivellato di proiettili, anche se non gli sarebbero stati letali. Sarebbe stata soltanto una rottura di palle toglierli.
Quando Dante aprì uno dei due battenti della porta della Devil May Cry stava cercando di togliersi da i capelli quella che aveva tutta l'aria di essere bava demoniaca ma che in realtà era fuoriuscita quando aveva aperto in due il cranio dello sfortunato demone che era capitato sulla traiettoria della sua micidiale spada.
Sul viso e sul collo possente aveva minuscoli schizzi di sangue rappreso, anche se i suoi vestiti ne erano così impregnati che il fluido rosso non aveva avuto il tempo di rapprendersi.
«Non vedo l'ora di fare una bella doccia...» commentò a mezza voce, inzaccherando il pavimento mentre avanzava all'interno.
Non appena alzò lo sguardo dal suolo ciò che gli si presentò davanti fu una scena che mise subito in allerta tutti i suoi sensi, a dispetto della stanchezza che aveva provato fino ad un momento prima.
Dietro la sua scrivania era seduto Nero, il suo ospite a tempo indeterminato e amante - o fidanzato, per lui non c'era nessuna differenza tra i due termini. Il ragazzo indossava le sue enormi cuffie nere che Dante col tempo aveva imparato ad odiare, perché lo isolavano con fin troppa efficienza dal resto del mondo. Pungolarlo mentre ascoltava la musica non gli dava alcuna soddisfazione, perché semplicemente non lo sentiva.
Era abbandonato scompostamente sul grosso scranno dall'aria antica che Dante stesso utilizzava per gran parte della giornata per poltrire e leggere riviste - il tutto ovviamente quando non aveva da lavorare.
Le gambe di Nero erano aperte e appoggiate sopra il piano della scrivania che aveva davanti e con esse aveva sgomberato lo spazio necessario a trovare una posizione comoda da tutte le scatole di pizza vuote, le pile di vecchie riviste e l'altra spazzatura che Dante non si degnava mai di buttare finché non arrivava a coprirgli la vista della porta d'ingresso.
Il ragazzo dormiva della grossa, come sottolineavano l'espressione estremamente serena - l'uomo non l'aveva mai visto così tranquillo da sveglio - ed il respiro regolare e rumoroso. Aveva la bocca aperta e tramite quella inspirava ed espirava parte dell'aria che gli circolava nei polmoni, producendo un leggero russare. Le mani intrecciate sull'addome si alzavano ed abbassavano seguendo il ritmo dei suoi respiri.
Era vestito comodo, con un paio di pantaloni da ginnastica larghi color topo ed una t-shirt bianca a mezze maniche.
Contro il lato destro della scrivania era appoggiato il manico di una scopa infilata dentro un secchio. Evidentemente tutta quella stanchezza derivava dall'aver pulito l'ufficio, che non era per niente piccolo.
Dante sorrise pensando a quanto si sarebbe incazzato vedendo la scia di sangue che si era lasciato dietro entrando; tuttavia, quel divertente pensiero fu ben presto sostituito da un altro, ben più urgente. Gli occhi azzurri dell'uomo sondarono da capo a piedi il corpo del giovane che aveva davanti, soffermandosi con insistenza morbosa sulle gambe ben divaricate e ciò che c'era in mezzo.
Quella posizione era un invito a nozze che Dante non si sentiva per niente in grado di rifiutare. Desiderava farsi una doccia, riposarsi e - perché no - ordinare una bella pizza per cena per rifocillarsi, ma la brama che nutriva per il corpo di Nero in quel momento batteva in priorità ed intensità tutte le sue altre necessità.
Avvertiva il proprio sesso cominciare a farsi più duro nei suoi pantaloni pian piano che accorciava la distanza che lo separava dalla scrivania. Si liberò degli abiti strada facendo, lanciandoli a destra e a manca in modo del tutto casuale, rimanendo nudo.
Al di sotto dei vestiti non era sporco - fatta eccezione per il viso, il collo e i capelli - per cui Nero non avrebbe potuto addurre nessuna giustificazione del tipo "Lavati, che puzzi di interiora di demone!".
Dante salì a quattro zampe sulla scrivania, gettando giù tutto quel che c'era sopra, avvicinandosi al ragazzo con sguardo famelico.
Fu quando protese una mano a toccargli il membro che il ragazzo si svegliò. Sobbalzò nel trovarsi di fronte il padrone dell'ufficio tutto nudo con una mano tra le sue gambe e l'espressione di chi si appresta a far sesso dopo settimane di digiuno forzato. Per di più, in faccia era pieno di sangue che per via del colore piuttosto scuro non reputava appartenesse all'uomo.
«Che cazzo ci fai qui?!» sbottò indignato, calando sulle spalle le cuffie e raddrizzando la schiena senza però muovere le gambe «Non eri a lavoro?».
«Sono appena tornato» dichiarò l'altro, passandogli una mano sulla guancia con delicatezza, scendendo ad accarezzargli il corpo. Fremeva d'impazienza ad ogni contatto col corpo di Nero. Temeva che se non avesse dato sfogo alla voglia di sesso che aveva dentro come minimo sarebbe esploso.
«Vai a lavarti. Sei pieno di sangue» gli intimò Nero «E smettila di toccarmi in questo modo!» soggiunse, bloccandogli la mano che stava cercando di insinuarglisi sotto la T-shirt.
«Ammettilo, l'hai fatto di proposito ragazzino» l'accusò Dante, sottraendosi alla sua presa e tornando ad accarezzargli la morbida, liscia pelle del viso.
Nero lo guardò con fare interrogativo.
«Cosa?» domandò, corrugando le sopracciglia come se stesse riflettendo per cercare di capire il significato delle parole del suo compagno. Quest'ultimo gli risparmiò la fatica: «Questa posizione... non dirmi che non te ne eri accorto? A volte mi chiedo se sei stupido o solo ingenuo, ragazzo».
Lui si stava rodendo cercando di controllarsi quel tanto necessario a mantenere un briciolo di dignità e quel ragazzino nemmeno capiva che genere di effetto sortisse su di lui. Era crudele.
«Io non mi sono neanche accorto di essermi addormentato!» sbottò per contro Nero, infervorandosi. Sentiva le guance ardergli.
«Figurati se ho pensato a come mettermi!» soggiunse.
«Non importa» tagliò corto Dante, prendendogli la mano e portandola senza indugi alla sua erezione.
«Wow» fu tutto quel che Nero riuscì a dire, finché poi dopo qualche secondo aggiunse «Ti sei eccitato facilmente».
«Colpa tua e della tua posizione, ragazzo» gli ricordò il più grande «Quindi adesso tocca a te rimediare» proseguì, utilizzando la sua mano per prendersi l'erezione ed iniziare a masturbarsi gemendo piano.
Sembrava struggersi per ogni suo tocco e Nero percepì fin troppo bene il tremore del suo corpo mentre cambiava posizione, sedendosi sulla scrivania ed allargando le gambe.
Sentendosi responsabile per quella situazione data l'avventatezza con cui si era lasciato sopraffare dal sonno dove Dante poteva facilmente trovarlo, Nero si posizionò in modo tale da poter lavorare al meglio.
Mentre il suo partner ululava di piacere, il giovane prese mentalmente appunti riguardo all'andare a riposare nel letto al piano di sopra, dove c'era almeno una porta a separarlo dagli audaci occhi indagatori del padrone di casa.